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gli attentati di parigi

Come Telegram è diventato la macchina di propaganda dello Stato Islamico

Con Telegram, lo Stato Islamico ha trovato un modo semplice e accessibile per diffondere comunicati e video.

di VICE News
17 novembre 2015, 9:25am

Foto via Telegram

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Negli istanti successivi agli attacchi di Parigi, le forze dell'ordine e gli esperti di terrorismo hanno cominciato a setacciare il web in cerca di una rivendicazione ufficiale.

Solo poche ore dopo, la rivendicazione è stata pubblicata attraverso Telegram, un'app di messaggistica istantanea fondata a Berlino da due imprenditori russi.

Nel corso dell'ultimo anno, Telegram ha acquisito una popolarità sempre maggiore, arrivando persino a sfidare WhatsApp sul mercato delle app internazionali. 

Allo stesso tempo, un altro risultato di rilievo è stato riconosciuto a Telegram: l'app è infatti diventata la piattaforma preferita dallo Stato Islamico per la diffusione di video e comunicati ufficiali.

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Benché IS abbia infatti una consolidata presenza su Twitter, i principali account collegati al movimento fondamentalista vengono chiusi di continuo. Su Telegram, invece, IS trova meno problemi.

"La lista di piattaforme da cui sono stati cacciati è abbastanza lunga: Diaspora, Friendster, VK e altre ancora," ha spiegato JM Berger, che studia la presenza mediatica dello Stato Islamico presso il Brookings Institute. "Spostarsi a Telegram è stato un passaggio naturale, simile ad altre mosse fatte in precedenza dopo che Twitter ha iniziato a mettere pressione agli account gestiti dal gruppo."

A settembre tra l'altro Telegram ha lanciato un nuovo servizio, offrendo la possibilità a ogni utente di creare un "canale" in cui comunicare anonimamente con un gruppo indefinito di persone secondo una modalità one-to-many.

Ecco come appariva, ieri, il canale in arabo gestito dallo Stato Islamico:

Nei primi giorni di novembre, lo Stato Islamico ha diffuso una serie di informazioni attraverso canali chiamati Nashirs ("distributori"), in nove lingue diverse. Chiunque può seguire questi canali, che sono diventati il metodo di diffusione più diretto della propaganda di IS. 

A ottobre, tra il 7 e il 12, i seguaci del gruppo su Telegram sono raddoppiati — passando da 4.000 a 8.000. Oggi il feed in lingua araba raggruppa da solo 15.000 followers.

Nelle ore successive agli attacchi di Parigi, gli analisti di Stato Islamico si sono rivolti a Telegram, nell'attesa di capire e verificare eventuali rivendicazioni da parte del gruppo. "Da quanto ne so, la rivendicazione è stata postata inizialmente proprio su Telegram," ha spiegato Berger.

Il gruppo ha anche usato Telegram per diffondere elenchi degli account Twitter 'verificati' di IS, e per coordinare la sua campagna di comunicazione dopo gli attacchi in Francia.

Seguire lo Stato Islamico su Telegram è semplice quanto seguire un amico su Facebook. Ogni persona in possesso di un numero telefonico può aprire un account; a quel punto tutto ciò che serve è incollare nel browser l'URL del canale che si desidera seguire, cliccare su "segui", e ricevere così aggiornamenti in tempo reale dai canali ufficiali di IS.

Quello che si riceve va dal banale all'osceno. Lunedì pomeriggio, il canale inglese ha pubblicato una serie di immagini in cui si vantava del trasporto pubblico nella città siriana di Manjib.


 

Solo poche ore dopo, però, lo stesso canale ha diffuso un'immagine di un'esecuzione pubblica nella provincia irachena di Anbar. 

Telegram è stato fondato nel 2013, finanziata dagli imprenditori russi Nikolai e Pavel Durov. Inizialmente, era stata pensata come un mezzo per aiutare i russi a evitare la sorveglianza e la censura nel paese.

"Il mio primo obiettivo era quello di costruire un canale di comunicazione che non fosse accessibile da parte delle agenzie dei servizi russi," ha detto Nikolai Durov a Techcrunch lo scorso febbraio.

Non si sa come agirà ora Telegram, se continuerà a fornire i suoi servizi ai canali gestiti dallo Stato Islamico. Secondo Berger, ora la compagnia sarà sotto pressione, e forse vorrà fare a meno "della cattiva pubblicità" derivante dalla situazione attuale. 

La compagnia non ha risposto a una richiesta di commento inoltrata da VICE News.

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