Ecco come cominciare seriamente a proteggere i tuoi dati su Facebook

Lo scandalo Cambridge Analytica ha confermato l'ovvio: Facebook è stato progettato per lucrare sui nostri dati.

|
20 marzo 2018, 10:31am

Immagine: Shutterstock

Nel corso degli ultimi giorni, un'inchiesta guidata dal The Guardian/Observer e portata avanti anche dal The New York Times ha dimostrato come l'azienda di consulenza Cambridge Analytica abbia sfruttato i dati di 50 milioni di utenti Facebook per aiutare Donald Trump a vincere le elezioni presidenziali americane del 2016.

Le accuse affermano che Cambridge Analytica abbia sfruttato i dati in possesso di Facebook per confezionare dei messaggi politici progettati su misura per il profilo cosiddetto psicometrico di queste persone, al fine di influenzarne il voto. Lo scandalo sta decisamente cogliendo Facebook di contropiede, che si trova a dover affrontare una delle più grosse crisi aziendali della sua storia.

La stessa crisi, però, sta investendo anche gli utenti del social network stesso. Per la prima volta, infatti, si ha una prova concreta del fatto che sia il design stesso dietro a Facebook ad abilitare questo tipo di pratiche. Come abbiamo già scritto qui su Motherboard, infatti, quella di Cambridge Analytica non è una data breach ai danni di Facebook, ma, molto più banalmente, uno scandalo in cui un'azienda ha sfruttato a suo vantaggio dei termini di servizio previsti da Facebook stesso.

Quella di Cambridge Analytica non è una data breach ai danni di Facebook, ma, molto più banalmente, uno scandalo in cui un'azienda ha sfruttato a suo vantaggio dei termini di servizio previsti da Facebook stesso.

Per farla breve: nel 2014 una app/test personalità per Facebook aveva permesso a Cambridge Analytica di raccogliere i dati principali dei 270.000 utenti Facebook che la avevano utilizzato, ma proprio grazie ai termini di servizio della piattaforma quella stessa app aveva permesso di raccogliere i dati anche degli amici degli utenti che ne avevano fatto uso.

Come proteggersi da questo tipo di meccanismi? Soluzione #1: cancellatevi da Facebook – Facile, veloce ed efficace. Ma soluzione stupida, ve lo dice uno che ha capito quanto gli serve Facebook.

La soluzione #2 è altrettanto radicale, ma perlomeno permette di continuare a usare Facebook proteggendo allo stesso tempo una grossa fetta dei propri dati alle applicazioni di terzi. Esiste infatti un metodo abbastanza semplice per fare una revisione del tipo e del numero di applicazioni con cui, nel corso del tempo, abbiamo condiviso i nostri dati Facebook.

  1. Dalla homepage di Facebook, clicchiamo sul menù a tendina in alto a destra ed entriamo nella pagina 'Impostazioni'.
  2. Da qui spostiamoci nella sezione 'App' e, poi, clicchiamo sul pulsante 'Edit' appena sotto il riquadro 'Applicazioni, siti web e plugin'.
  3. Cliccando a questo punto su 'Disabilita piattaforma' verrà completamente disattivata qualunque interazioni del nostro account Facebook con applicazioni di terzi. Ciò significa aumentare sensibilmente il livello di protezione dei nostri dati, ma anche che non potremmo più effettuare il login su altri siti web attraverso il nostro account Facebook — E voi lo sapete bene quanto è comodo farlo. Pensateci.

Se un'opzione del genere è troppo radicale, dalla stessa schermata 'App' potete, anziché disattivare la funzione 'Piattaforma', gestire quali sono i dati che vengono condivisi attraverso quel meccanismo. Se avete parecchio tempo a disposizione, sempre da 'App' potete revisionare singolarmente ogni App con cui avete condiviso i vostri dati Facebook e cancellare quelle che sembrano perlomeno sospette.

È una soluzione? Per niente, perché il vero problema è che Facebook è stato progettato in tutto e per tutto per sfruttare questi meccanismi di condivisione dati come principale metodo di sostentamento, ma è sicuramente un primo passo fondamentale per aumentare la consapevolezza circa le politiche e le tecniche che regolano la gestione della privacy dei nostri dati online. E le conseguenze che si possono consumare quando decidiamo di non curarcene.