Dove mangiare a Milano dopo mezzanotte
All photos by Alice Gemingnani

Sono andato alla ricerca del miglior cibo di Milano dopo Mezzanotte

Ho iniziato con il kebab e ho finito con delle linguine all'astice.
26.9.17

Mangiare mi piace da morire. Essendo nato e cresciuto nel profondo sud, prima di radicarmi a Milano, a ogni ora del giorno e della notte, ovunque mi voltassi trovavo modo di allevare il mio adipe con streetfood a prezzi ridicoli. Spesso non lo facevo neanche per appetito, era pura gola.

A Milano no. Dopo una certa ora, se sei in chimica o hai solo cenato otto ore fa, divorare qualcosa di notte diventa un (mezzo) problema.

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Di norma le cucine dei locali alle 23 alzano bandiera bianca e gli zozzoni coi camioncini sono sparsi a macchia di leopardo - e se non hai un'auto: puppa. A parte qualche raro spaccino di pizzette e kebabbari aperti a oltranza, gli affamati hanno vita dura.

Così, fiutando la pista come un cane da tartufo e accompagnato dalla mia fotoreporter preferita Alice, per un'intera notte sono andato alla ricerca di cibo, per vedere qual è il menu della Milano nel pieno delle tenebre.

Intravedo le lucine accese al chioschetto di via Feltre alle 1.05 ma l'orologio che lampeggia sul tetto segna le 23.39. Misterioso fuso orario.

C'è una signora cinese che dorme con tanto di bocca semispalancata, io e Alice la svegliamo chiedendole un panino e se è possibile fare delle foto. Lei si oppone con fare arcigno così anche l'assaggio del panino fallisce: no foto, no grana.

Ristoranti aperti Milano dopo mezzanotte

Chioschetto di via Feltre.

Nonostante vesta una pettinatissima t-shirt dei Tool, in auto ci sono solo Beyoncé e trap a palla. Prendete nota.

Scendendo su Corso Buenos Aires il mio stomaco gorgoglia come un mostro risvegliatosi da un abisso lovecraftiano. All'altezza di Piazza Argentina si fa sosta da Istanbul Ayasofya, La Mecca dei desperados notturni tra Porta Venezia e Loreto.

Kebabbari aperti di notte Milano

Istanbul Ayasofya.

Qui si parla la lingua del kebab (o kebap, alla turca) dal 2006, anno in cui il locale ha aperto e che tira fino alle 6 del mattino. Siccome l'insalatina nel kebab mi provoca rash cutanei, faccio solo carne, patatine e inumidisco con della salsa bianca (che è a base di yogurt, maionese, menta e origano). Verace e primordiale, un kebab come si deve.

Prendo anche un fagottino di patate ripieno di formaggio incandescente come la lava dell'Etna e mentre faccio amicizia con un ragazzo peruviano dalla loquacità alcolica e intercetto un Tommy Lee più sistemato insieme a una sosia di Kelys con gli occhiali, saldo il conto: 5€.

Gli amici del Kebab.

Di notte scorrazza un esercito di aspiranti suicidi che attraversa la strada senza guardare. Alice, alla guida dell'auto che ci ripara dalla pioggia a sprazzi, ne risparmia almeno 3 prima di arrivare di fronte Rosa & Gabriele, ristorante/pizzeria che sta aperto fino a tardi. Però la saracinesca è abbassata e sono quasi le 2. Tristezza.

Niente panico, però, semmai panini a go-go. E quale posto migliore se non la Paninoteca di Buenos Aires? Locale storico in campo dal 1978 e che sopravvive alla concorrenza mainstream di Burger King dietro l'angolo.

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Sono le 2.15 e stanno quasi per chiudere ma riusciamo a intrufolarci lo stesso. Il signor Vito dietro la cassa mi spiega che stanno aperti fino alle 2.30 ma prima si andava a nanna dopo le 5. Con la crisi s'è ridotta la clientela e, di conseguenza, anche l'orario.

Paninoteca Buenos Aires

Paninoteca di Buenos Aires

Il solerte Chamika in 3 secondi mi infiocchetta un Tartar: carne cruda di manzo, pomodoro e salsa (non specificata sul menu ma il mio palato dice Tartara).

Paninari aperti dopo mezzanotte Milano

Toast Milanese con carne e salsa

Più che panini sono toast, il toast milanese: croccante e robusto, carne e salsina copulano che è una meraviglia e il pomodoro è soltanto un piccolo comprimario, se non un inopportuno guardone. Emetto un ruttino di soddisfazione solo dopo aver corrisposto i 5€ richiesti per la prestazione.

Ristoranti milano aperti di notte

Prima del ruttino.

Passano i quarti d'ora e la popolazione notturna diminuisce, in giro si vede qualche ubriaco barcollante ben vestito e qualche stronzo che brucia i rossi al semaforo.

In zona Corso Como la fauna si fa interessante. Alle 2.30 l'età media è bassa e a zonzo ci sono i superstiti del bomberismo del sabato sera, oltre a qualche spaccino che tenta di rifilarci della bamba. No grazie, mi sballo di fritto, se possibile.

Princi è chiuso ma dall'altro lato della strada campeggia un'insegna rosa luminosa. Leggo Ballarò, penso cibo siculo. Mi sento a casa. Entro ma di cibaglie della Trinacria neanche l'ombra. In vetrina è rimasto poco, qualche mozzarella in carrozza, panzerotti fritti, tranci di pizza dal formaggio rappreso, sulle piastre sfrigolano degli hamburger.

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Da buon rompicoglioni dico alla tizia che non vedo nulla di siciliano ma lei mi informa che l'insegna è della vecchia gestione e che loro sono aperti da una sola settimana. Chiudono alle 6 del mattino e fanno 6 giorni su 7.

Con Alice, che è vegetariana, addentiamo un panzerotto con pomodoro e mozzarella. Si sente che ha già qualche ora e rischia il rigor mortiis.

Irrompono ragazzini in botta e il cui tasso alcolico supera l'intero stabilimento della Heineken. Un tizio coi capelli platinati alla Eminem veste una maglia tutta bucherellata e ci tiene a dirci che l'ha fatta lui. É di Massa ed è arrivato oggi da Mykonos. Gli cedo il mezzo panzerotto da 3.50€.

Il mio amico di Massa con i capelli platinati e la felpa home-made.

Il panzerotto si siede sulla mia panza e un po' appesantito, alle 2.55 entriamo da Calafuria, in viale Marche.

Il locale è stranamente vuoto, tutte le volte che sono stato qui c'era un autentico carnaio, a qualunque ora. Il tizio alla cassa, poco incline al sorriso, mi spiega che alla riapertura delle discoteche a ottobre tornerà il marasma.

Buon per loro. Io e Alice ordiniamo una pizza Boscaiola, che è una margherita con funghi porcini. La cameriera ci propone i porcini freschi. Stupendo, pensiamo, ma non ci dice che la pizza costerà 3,50 € in più. Non mi pare molto corretto. Inoltre, dopo l'1, tutto ciò che si ordina costa il 10%. Finisce che una pizza da 6,50€ mi costa 11€, quasi quanto una di quelle "pizze gurmé" che impazzano per Milano.

Pizzerie aperte di notte Milano

Pizza Boscaiola da battaglia.

Peccato che di gourmet qui non ci sia neanche il piatto da portata. La pizza è comunque onesta, da battaglia, pasta molto sottile, anche troppo, che si rammollisce con l'acquetta del sugo e della mozzarella. Digestione facile facile. Con una boccia d'acqua viene 14,50€, sta aperto fino alle 5 del mattino.

Paninoteche di notte Milano

La Comida

Diretti verso la prossima meta ci concediamo un fuori rotta. Intercetto con lo sguardo un chiosco aperto nei pressi dei Bastioni di Porta Venezia, vicino uno degli ingressi del parco Indro Montanelli. Si chiama La Comida e al bancone tre donne si danno da fare per piastrare panini e miscelare cocktail. Mi sembra il posto giusto per un panino con la porchetta, che vedo campeggiare dietro una vetrinetta. Chiedo consiglio alla casa e mi viene suggerito un Bomber: porchetta, caprino, salsa della casa, funghi, zucchine, formaggio. E un abbonamento dal cardiologo. Sono le 3.30, l'orario perfetto per uno spuntino del genere.

Dove mangiare di notte a Milano

Il Bomber

Il panino arriva in tutto il suo splendore e devo ammettere che anche il mio rozzo palato apprezza tale raffinatezza: brutale e senza mezze misure, la porchetta domina su tutti gli altri ingredienti. Arriva un dobermann senza guinzaglio e senza padrone, mi si siede davanti e allungando la zampa mi fa: Stronzo, molla qui. Dato che è lì lì per fare un salto a fauci aperte, direzione mia-mano-con-panino, gli smollo l'ultimo tozzo e salvo le falangi.

Cocktail e panini a Milano

Salutiamo non prima che qualche cliente urli ma che cazzo fa quello lì? mentre, per dovere di cronaca, mi metto in posa per l'obiettivo di Alice come una Ratajkovskij che addenta la causa del suo futuro infarto.

Con coca-cola per mandare giù il boccone, sono 8€ alla cassa. Ci offrono anche un cocktail, cose serie.

Pandy e Mucca Milano

Pandy e Mucca, Piazzale Libia.

Ormai ho preso il volo, non fermatemi adesso. Infatti non rinuncio a fare un sopralluogo al Chiosco – Pandy e Mucca, che si affaccia su Piazzale Libia.

Sono le 4.05 e qui si chiude baracca alle 5.30. S'è rimesso a piovere, io ho freddo e temo che per il gelo possa venirmi un supercagotto. Ma non devo preoccuparmi più di tanto perché il chioschetto, che è aperto da 13 anni, udite udite, c'ha pure il cesso. Servizio a cinque stelle comete.

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Scruto il menu e reclamo a gran voce il Cavallo. Si chiama così, il panino con bistecca di equino condita. Pandy, che è uno dei due proprietari che sta alla piastra – Mucca oggi non c'è – mi chiede: come la vuoi la bistecca, a modo mio o a modo tuo? Mi fido dello chef, fai tu, gli dico.

E arriva questo paninozzo con il cavallino che mi nitrisce in bocca insieme a rucola e scaglie di grana. La carne è morbidissima e ha mantenuto i succhi durante la cottura. Le mie papille volano come in quadro di Chagall. Anche il pane è bello fragrante e non si spacca mordendolo. Bravo Pandy, ti nomino cavaliere equino.

Ma, a proposito, perché ti chiami così? Mi dice che quando era bambino era geloso dei fidanzati della sorella e le rompeva le scatole, così lei gli ha affibbiato questo soprannome che è un evidente diminutivo derivato da, udite udite: Pandy – Pandino – Pandaffanculo. Poesia familiare d'alta scuola.

Con una bottiglietta d'acqua il conto è di 9€.

Alle 4.30, però, arriva la grande delusione della serata. Mi arriva una soffiata per provare Ak Waba, bar/ristorante sul via Ludovico Il Moro che fa cucina della Costa d'Avorio. Entro fremente, ci son solo due clienti e i gestori, Marc e Patricia dalla cresta leonina stilosa che Tina Turner scansate.

Chiedo se si può ancora mangiare. Cucina chiusa. Colpo al cuore. Stanno aperti fino alle 5, con la cucina regime ma stasera c'è stata poca gente e hanno interrotto prima. Comunque sia, tornerò per i miei personali traccheggi per assaggiare: allocco (accento sull'ultima "o", platano fritto), attieke (cous cous di manoca con pesce alla brace), mafe (salsa di arachidi con riso), chakouille de poulet (pollo alla fiamma o al forno), riso verde con verdure.

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Il tempo scorre e in via Tabacchi, al Chiosco di Maradona, c'è vita. C'è anche tanta pioggia e ci sono le magliette del Napoli appese. Mi aspetto un napoletano verace a prendere l'ordinazione invece a farlo è un simpatico ed efficiente cingalese.

Dato che anche qui si parla la lingua del cavallo, datemi un Varenne: carne equina, cime di rapa, sale, olio.

Dark polo gang Bocconi

Qui brulicano ragazzetti imberbi e magistralmente sbronzi, così come la ragazza dell'est che ho accanto durante la fila che mi si struscia sulla giacca, dice che le tiene caldo solo al contatto. Le zaffate alcoliche che mi arrivano dalla sua cavità orale sono poco sexy. Poi vedo cosa sta bevendo: una Corona. Io non ci parlo con chi beve la Corona. Che schifo. Smetto di rivolgerle la parola e mangio il mio panino in cui le cime sono abbastanza piccanti da farmi temere il peggio domattina, con tutto quello che sto ingurgitando. Inoltre ce ne sono tante, troppe e il sapore soverchia quello della carne, quasi non pervenuta. Pandy m'ha emozionato di più.

Si chiude alle 6, il panino m'è costato 7€.

Prima che albeggi c'è tempo e spazio (nel mio capiente pancino) per l'ultimo sopralluogo.

Ore 5.30, entriamo a Le Capannelle in viale Papiniano. Molti tavoli sono occupati da clienti, alcuni ingobbiti da una faticosa nottata alcolica, che mangiano pizza. Guardo il menu e vedo la sezione ristorante. Chiedo alla cameriera venezuelana se la cucina va ancora. Lei dice di sì. Quindi se la cucina va, vanno anche le linguine all'astice (che costano 23 euro)?
Sì.

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Inni di giubilo si odono dal cielo.

Quando plana sul tavolo il piatto con mezzo astice sormontato da un nido di pasta sul quale svetta una chela inerte, non nego di sentirmi un magnate russo caduto in disgrazia finanziaria.

La pasta è cotta a puntino e il sughetto saporito, l'astice è un po' gommosetto nel busto e un po' crudo nella chela. Macchissenefrega, sono menate del cazzo, non mi aspetto un'esecuzione alla Alain Ducasse anche perché se alle 5.45, quando gli altri fanno colazione, ti senti un bullo a mangiare pasta coi crostacei.

MAngiare a Milano tardi

Le linguine all'astice de Le Capannelle.

Insomma, se non vogliono le brioche, dategli l'astice! Non diceva così Maria Antonietta?

Questo è quanto, suggerite i vostri posti della notte, adesso.

p.s.: sì, ne mancano parecchi tra cui Le Luride, lo zozzone di Piazzale Lodi e quello di viale Romolo, il forno vicino l'Atomic e il forno in Barona. Oh, mica posso magnamme tutto, eh.

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