cambiamento climatico

Perché la geo-ingegneria solare non risolverà mai il cambiamento climatico

Anzi, secondo questo studio combinerà soltanto casini.

di Rebecca Flowers
26 gennaio 2018, 10:03am

Immagine: Ludovic Hirlimann/Flickr

“In molti casi, le temperature cambierebbero in una direzione e le precipitazioni nell’altra,” mi ha detto Alan Robock, uno scienziato climatico della Rutgers University e uno dei coautori dello studio, al telefono. Alcuni habitat con temperature e precipitazioni specifiche smetterebbero di esistere. Non è difficile immaginare che, una volta accaduto tutto questo, l’intero ecosistema possa crollare.

Nel 1991, le particelle sparate nell'aria dall'eruzione di un vulcano nelle Filippine hanno temporaneamente raffreddato il pianeta, riflettendo a schermo l'energia solare. Ora, con le conseguenze del cambiamento climatico che incombono sull'umanità, alcuni scienziati e attivisti pensano di poter imitare il processo e alterare deliberatamente i sistemi naturali della Terra attraverso un metodo chiamato geoingegneria solare. Ma potrebbe trattarsi di un'idea molto pericolosa.

Un paper pubblicato su Nature Ecology & Evolution spezza una lancia a favore dell'idea che la geoingegneria solare sia una soluzione rapida al riscaldamento globale. Se una nazione o il pianeta intero si imbarcasse in un progetto di questo tipo, che magari si interrompe all'improvviso per mancanza di fondi o conflitti intergovernativi, gli effetti collaterali potrebbero mettere un alto numero di specie viventi a rischio.

Con le emissioni globali in continua crescita, gli scienziati e gli attivisti hanno iniziato a dibattere interventi sempre più drastici atti a mitigare il surriscaldamento della Terra, compresa la geoingegneria solare. La tecnologia per raggiungere l'obiettivo in modo artificiale è ancora ipotetica — nessuno ha mai sparato una nube di particelle nell'atmosfera prima d'ora — ma sarebbe talmente economico che un governo qualsiasi potrebbe provarci.

"Direi che è una possibilità concreta che qualcuno, da qualche parte, finisca per premere il grilletto," mi ha detto al telefono Gernot Wagner, direttore esecutivo del Solar Geoengineering Research Program di Harvard.

Nel nuovo paper, Christopher Trisos, un ecologista del National Socio-Environmental Synthesis Center e colleghi hanno cercato di capire che cosa succederebbe se la biodiversità del nostro pianeta — altrimenti detta il numero di specie diverse per una data area geografica — se all'improvviso iniziassimo a sparare un aerosol di particelle riflettenti nella nostra atmosfera, a partire dal 2020, per smettere all'improvviso nel 2070.

"Nessuno ha mai fatto una stima globale di cosa implicherebbero dei cambiamenti climatici di tipo geoingegneristico per la biodiversità e gli ecosistemi," mi ha detto Trisos per telefono.

La biodiversità è cruciale per la nostra stessa salute, dalla produzione del pesce alle medicine che usiamo, ma è minacciata dal cambiamento climatico. Gli organismi possono solo migrare o morire in risposta alle temperature sempre più alte e, se anche qualcuno di loro sopravvivesse, la dispersione delle specie potrebbe frantumare l'equilibrio degli ecosistemi.

"La biodiversità sottende a molteplici aspetti della salute umana," ha detto Trisos.

Trisos e i suoi colleghi hanno paragonato una simulazione di clima geoingegnerizzato in cui gli aerosol sono iniettati in un punto dell'equatore a iniziare dal 2020 fino al 2070, con un modello di cambiamento climatico che predice l'aumentare delle temperature al ritmo attuale. Hanno scoperto che le conseguenze per la biodiversità del pianeta sarebbero molto peggiori che senza alcun intervento di questo tipo.

Lasciate che vi descriva ciò che succederebbe alla biodiversità terrestre in uno scenario del genere, stando alla ricerca condotta da Trisos e colleghi.

Le emissioni continuerebbero anche dopo il 2020 alla faccia delle particelle protettive che spariamo nell'atmosfera. Mentre le temperature continuano a salire, il riscaldamento globale non è drastico quanto lo sarebbe senza la mitigazione artificiale, stando ai ricercatori.

Figura 1 il paper mostra la differenza di aumento della temperatura con e senza ingegneria solare tra il 2020 e il 2070. L'aumento improvviso è intorno al 2070

Prima di tutto, gli organismi smettono di dover cambiare habitat in risposta all’aumento delle temperature. Le specie nomadi che si sono già spostate, come gli uccelli migratori, potrebbero tornare ai loro ecosistemi originari, e le specie che erano troppo lente per muoversi prima, come i coralli, avevano una possibilità di sopravvivere più alta prima che iniziasse il progetto geoingegneristico. Dopo molte decadi, comunque, gli esseri viventi in aree ad alta biodiversità come il bacino delle Amazzoni, dovranno iniziare a muoversi di nuovo, più di quanto farebbero in uno scenario non geo-ingegnerizzato.

All’improvviso, è il 2070. I governi iniziano a essere in disaccordo sul modo in cui risolvere il cambiamento climatico e, per di più, non possono permettersi di pompare altri gas nell’atmosfera. Risultato: smettiamo di pomparli.

Così, va tutto a diavolo. La quantità di riscaldamento a cui si sarebbe arrivati senza geoingegneria nel corso di cinquant’anni viene raggiunto nel corso di una decade.

Tutti gli esseri viventi devono muoversi dalle quattro alle sei volte più velocemente di quanto non facciano oggi, e circa tre volte più velocemente di quanto non avrebbero fatto con le temperature raggiunte senza geoingegneria nel 2070, per sopravvivere al caldo. Nelle aree tropicali, che hanno la biodiversità più alta, gli organismi si sarebbero spostati di 9,8 km all’anno, che è la velocità massima a cui la maggior parte degli organismi possono muoversi. Ciò è particolarmente distruttivo per le specie tropicali, che sono meno tolleranti al caldo.

Figure 2 in the paper comparing temperature velocities with and without geoengineering at 2020, when it is initially implemented, and in 2070, after it has been terminated.

Gli animali devono muoversi a questa velocità sul 90 percento della superficie della Terra. Gli ecosistemi iniziano a frammentarsi, uno scenario in cui il clima diventa così drasticamente diverso nei vari habitat che le specie devono muoversi in direzioni diverse per trovarne di più adatti. Immaginate i leoni e le zebre, che si trovano al momento nella parte meridionale dell’Africa, che si spostano in direzioni differenti.

“In molti casi, le temperature cambierebbero in una direzione e le precipitazioni nell’altra,” mi ha detto Alan Robock, uno scienziato climatico della Rutgers University, tra gli autori dello studio, al telefono. Alcuni habitat con temperature e precipitazioni specifiche smetterebbero di esistere. Non è difficile immaginare che una volta accaduto tutto questo, l’intero ecosistema possa crollare.

Questo è quanto predetto dalla ricerca, ma possiamo immaginare cosa potrebbe succedere di seguito: le specie morirebbero in estinzioni di massa e, forse, anche noi.

Questo è solo uno degli scenari possibili della Terra. Eppure, è un racconto paranoico per chiunque sostenga la geoingegneria solare come soluzione veloce. Trisos e gli altri, che credono sia necessario fare altre ricerche sulla geoingegneria, credono che la riduzione delle emissioni sia ancora l’opzione migliore.

“La soluzione è smetterla di riempire l’atmosfera di gas serra,” ha detto Robock. “È davvero frustrante che non ci si riesca. Sappiamo anche che non è impossibile: c’è abbastanza sole e abbastanza vento per muovere il pianeta senza usare l’atmosfera come una fogna.”