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The Speed of Hypocrisy: come l'America è diventata dipendente dalla meth legale

L'America sta raggiungendo livelli vertiginosi di consumo di anfetamine, che molto spesso vengono chiamate medicine.
2.7.14
Immagine: Regina Pryanichnikova

Sono stati scritti moltissimi pezzi su Breaking Bad, eppure nessuno ha colto davvero l'ironia che sta alla base della serie. Nonostante il vanto di tutte le scene realistiche e di tutti i riferimenti culturali, nella serie ormai cult non c'è stato nemmeno un accenno all'aumento della "blu" legale, avvenuto parallelamente nel mondo reale.

Nei cinque anni in cui Heisenberg passava il tempo a sfornare metanfetamine blu, negli Stati Uniti si è verificata un'esplosione reale della produzione e della vendita di pillole color zaffiro e capsule azzurre contenenti meth. Quest'altra "blu", conosciuta con i suoi nomi commerciali Adderall e Vyvanse, ha trovato il suo più grande mercato nelle classi dei licei, come quella in cui insegnava Walter White. Dato che questo speed è prodotto e venduto da aziende farmaceutiche, ovviamente la serie si è concentrata solo sulla meth blu e i suoi consumatori, solitamente mostrati mentre si grattano qualche ferita durante attacchi di tic nervosi, vestiti di stracci che sembrano presi dalle gang di cannibali de La Strada di Cormac McCarthy.

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Proprio per la rappresentazione unilaterale dello speed in America, Breaking Bad merita di essere definito il Reefer Madness dei giorni nostri. Il film del 1937 immortalava l'attenzione selettiva della prima guerra alle droghe, in cui il delirio si concentrava sulla marijuana messicana e intanto non veniva detto assolutamente niente sul commercio della Benzedrina, la droga autorizzata della Grande Depressione.

Per capire perché il telefilm della AMC entra così bene nei panni di Reefer Madness, bisogna guardarlo dal punto di vista dei dirigenti delle case farmaceutiche, che sospetto organizzassero party scatenati per guardare tutti insieme Breaking Bad.

Perché così stanno i fatti: se si eliminano le caricature della meth da strada e gli stigma sociali che associamo ad esso, l'attenzione inizia a spostarsi sul marketing delle industrie farmaceutiche, che vende i loro prodotti puri come sicuri e applicabili a sempre più cure. Basterebbe togliere i contrasti in stile Goofus e Gallant tra gli Zombie delle zone degradate e gli Adderall-Aspirazionali della provincia bene, e improvvisamente dovremmo parlare (non senza imbarazzo) della tavola periodica, della dipendenza e di cosa vuol dire essere fatti.

A parte le sostanze usate per tagliarla, la metanfetamina da camper è chimicamente cugina di primo grado di quella farmaceutica. La differenza sta tutta in una molecola del gruppo metilico che fa circolare la meth un po' più velocemente tra sangue e cervello e rende il suo effetto un po' più forte. Dopodiché la meth diventa velocemente destroanfetamina, cioè la sostanza dominante dell'Adderall, il farmaco prediletto d'America per curare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) o per aiutarsi durante le sessioni di studio.

Immagine: Michael Chen/Flickr

Tra l'ammasso di ragioni dietro la scelta americana di separare lo speed tra "buono" e "cattivo", la chimica è quella meno convincente. Essendo uno che ha consumato le sue belle dosi di entrambe le categorie (ne parlerò meglio in seguito) posso dire che la differenza tra l'Adderall e la meth da strada è davvero ingigantita, e quasi sfocia nella finzione sociale.

Non è un segreto di stato. Quando lo speed legale ha fatto il suo ritorno come cura per l'ADHD, il Journal of Neuroscience ha pubblicato uno studio che sembrava un avvertimento cortese. Anfetamina e metanfetamina, scrivevano i ricercatori, sono "quasi ugualmente potenti" e "producono risposte comportamentali qualitativamente simili." Entrambe eccitano il sistema nervoso centrale in modi quasi identici, inibendo i recettori di dopamina, serotonina e adrenalina. La meth è meth. Il cervello risponde allo stesso modo, che sia prodotta dal Cartello di Sinaloa e messa in bustine trasparenti o dalla  Lundbeck Inc. e venduta in farmacia in confezioni arancioni come Desoxyn®.

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La maggior parte delle persone capisce che l'eroina e l'Oxycontin sono entrambe droghe pesanti e che creano una forte dipendenza. Ma non lo capiscono dello speed. Quando si parla di anfetamine, gli Stati Uniti hanno scelto un atteggiamento dualistico nazionale, per cui ci sono dottori che senza pensarci troppo prescrivono lo speed a giovani e adulti sani, mentre unità speciali lanciano bombe a mano nelle culle alla ricerca di pischelli spacciatori.

Questo dualismo è tenuto in vita dalle storie raccontate dai media, che danno per scontato il paradigma dello speed "buono" e di quello "cattivo". Il New Yorker ha parlato di "amplificatori cognitivi" popolari tra i pionieri della "neurologia cosmetica" delle università dell'Ivy League—quelle persone "molto attive e impegnate che prendono Adderall e Ritalin per essere ancora più attive ed efficienti e impegnarsi ulteriormente." Gli articoli sulla meth, invece, sistematicamente sembrano scritti dai figli di David Brooks e Jane Goodall. L'antropologo Jason Pine si è "inserito" tra i drogati di meth delle campagne del Missouri e ha descritto l'esperienza al New Republic. "Sono molto allegri e vogliono parlare, condividere," spiegava Pine. "Hanno anche cambi d'umore improvvisi—passano velocemente a reazioni aggressive."

Magari fanno anche un gesto per dire "banana"?

Un'operazione anti meth a Bristol, Virginia. Immagine: Robert Spiegel, Wikimedia

I risultati di questo dualismo fittizio iniziano a venir fuori. A un ragazzino americano su cinque è stata diagnosticata la sindrome da deficit di attenzione; il mercato di prescrizioni di anfetamine per adulti è in pieno boom, in rialzo del 50 percento dal 2008. Un numero sempre crescente di persone che usano lo speed arriva nei pronti soccorso e nei centri di riabilitazione del Paese.

Il Dottor Lawrence Diller, autore di Running on Ritalin, fa notare che in California le anfetamine hanno superato gli oppiacei come causa maggiore di ingresso nelle cliniche per le tossicodipendenze. Speriamo che la reazione dell'industria dei farmaci per l'ADHD a questo ultimo primato sia più contenuta di quella che probabilmente c'è stata quando il settore ha superato i farmaci per il diabete come categoria in maggior espansione, nel 2012. Per chi non si può permettere il rehab, stanno nascendo vari forum per i dipendenti come QuittingAdderall.com.

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Sono le donne ad avere il primato nel boom delle anfetamine. A marzo Express Scripts, che monitora i trend del settore, ha pubblicato un report che mostrava come negli ultimi cinque anni le donne dai 26 ai 34 anni siano diventate il segmento di mercato in maggiore crescita, con un aumento dell'85% di prescrizioni di farmaci per curare l'ADHD. La fascia demografica appena più giovane di loro, le ragazze "millennial", ha visto un picco di diagnosi della malattia nello stesso periodo.

Se guardiamo tutte le fasce demografiche, la spesa nazionale per le anfetamine è quasi raddoppiata dal 2008. Adesso il mercato vale dieci miliardi di dollari, e consuma più dei quattro quinti dello speed farmaceutico in tutto il mondo. Si prevede che il consumo in America salga ancora di un quarto entro la fine del 2015. Il report di Express Scripts si chiude con una domanda retorica: "Forse stiamo diagnosticando e curando eccessivamente la popolazione adulta?"

"Curando" non è la parola giusta, ma farsi questa domanda è già un inizio.

I trend di consumo tra gli adulti non sono causali. Per anni l'industria farmaceutica ha modernizzato il marketing delle campagne pubblicitarie del dopoguerra rivolte alle donne. Avevano avuto un tale successo che alla fine degli anni Sessanta milioni di donne erano dipendenti dai farmaci prescritti. Proprio in quel periodo, quando il mercato americano dello speed toccava i quattro miliardi di dollari all'anno, il giovane ramo della scienza del cervello (una branca delle neuroscienze) ha iniziato a capire perché, per usare le parole di uno studioso, "avendo a disposizione abbastanza anfetamine, ogni topo, scimmia o uomo finisce per autodistruggersi."

Quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità studiò il picco della crisi da speed americana del dopoguerra, stabilì che i pericoli delle anfetamine superavano i benefici. Ogni nazione industrializzata fu d'accordo con questo giudizio, inclusi gli Stati Uniti, che cambiarono le leggi per adeguarsi. Tra i cambiamenti sociali degli anni Sessanta vi fu anche una reazione negativa verso lo speed che produsse stampa critica, indignazione pubblica e riunioni del Congresso che ne limitarono la produzione, la promozione e la vendita.

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Il boom anfetaminico di oggi è stranamente simile. La storia e le previsioni di mercato ci dicono che il nuovo "pillola party" americano assomiglierà presto al vecchio, e finirà male allo stesso modo. E il party è appena iniziato. Usando le parole di  momswithADD.com, “Stasera c'è un ADD PARTY e sei invitata!"

Per capire la futura epidemia da speed americana, si possono studiare le epidemie precedenti. Oppure si può seguire lo show di medicina ambulante della Dott.ssa Patricia Quinn. Entrambi i metodi portano alla stessa visione catastrofica finale.

Negli ultimi 20 anni la Quinn è emersa come una dei maggiori esperti dell'ADHD. Un caposaldo del circuito delle conferenze, è anche l'autrice di vari libri e appare regolarmente sui canali televisivi nazionali. Come tanti suoi colleghi che fanno parte della rete incestuosa di organizzazioni e siti finanziati dalle case farmaceutiche, anche la Dott.ssa Quinn sta dalla parte dei produttori dei farmaci.

Negli anni ha lavorato come consulente e relatrice al soldo della Shire, della Noven, e della Janssen Pharmaceuticals. Questi marchi vendono anfetamine. La fascia demografica di successo per questi medicinali, guarda caso, sono le giovani donne: la specialità della dottoressa. La sua professione gira intorno al problema che le donne e le ragazze americane non stiano consumando abbastanza delle 200 tonnellate di speed che il Paese butta giù ogni anno. Il fatto che le diagnosi della sindrome stiano aumentando sempre più velocemente tra le donne è una conferma del suo duro lavoro.

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Le stime positive del mercato non rallentano il lavoro della Quinn e dei suoi colleghi, che persuadono le donne e le ragazze a farsi curare i sintomi dell'ADHD. Il sito della dottoressa, ADDvance.com—"Siamo qui per aiutarti a spiegare le ali e volare!"—propone dei quiz per l'auto diagnosi.

Per le ragazze: "La tua stanza è molto disordinata?"

Per le loro madri: "Tua figlia sogna ad occhi aperti, è un maschiaccio o una chiacchierona?"

Secondo la sua biografia, la Dott.ssa Quinn avrebbe fondato un gruppo chiamato Centro Nazionale per Ragazze e Donne affette da ADHD. Dobbiamo fidarci delle sue parole, perché il centro a quanto pare non ha un sito, cosa stranamente comune ai gruppi del genere dedicati alle donne. Il link al Centro Nazionale per i Problemi di Genere e l'ADHD della Dott.ssa Kathleen Nadeau rimanda a un sito che promuove un altro prodotto, le sigarette elettroniche, e nella fattispecie il modello Ave 40 Vape. Mentre scrivo questo articolo chi gestisce l'attività della Nadeau non si è ancora preoccupato di cambiare l'acronimo del gruppo nell'URL.

Che questi centri siano mai esistiti o meno, le intestazioni danno una patina di credibilità agli slide show promozionali e ambulanti della Quinn, chiamati “AD/HD in Girls and Women: The Hidden Disorder (L'ADHD nelle ragazze e nelle donne: la sindrome nascosta)." Il suo pubblico di solito non conosce i legami economici della dottoressa con le case farmaceutiche che vendono le medicine che loda.

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E non viene detto loro nemmeno che lo speed è stato il primo sinonimo della spirale della dipendenza, visto che i testi moderni sulla dipendenza fisiologica e la tolleranza nascono dagli studi degli effetti delle anfetamine sulla dopamina. Inoltre, le slide della Quinn si dimenticano di dire che lo speed in passato ha dato ai medici la migliore simulazione sperimentale di schizofrenia. Negli anni Sessanta i ricercatori conclusero che l'uso abituale di anfetamine produceva un "modello di psicosi" più accurato dell'LSD.

Ciò che invece le donne imparano dalla dottoressa è che una dose quotidiana di speed migliorerà le loro carriere, la vita sentimentale e il girovita. Una slide di "The Hidden Disorder" ci spiega che "I sintomi della sindrome includono un appetito esagerato…e sono correlati all'indice di massa corporea… e si riscontrano assunzioni abitudinarie di carboidrati (dolci e amidi) di sera."

Una slide da "The Hidden Disorder" della Dott.ssa Quinn.

Avere un debole per i dolci e i carboidrati a quanto pare è un sintomo dell'ADHD più lampante del rendimento scolastico insufficiente. Come ha detto la Quinn ad un sito di "coaching per l'ADD", "è importante curare la sindrome nelle ragazze anche se vanno bene a scuola e non sembrano avere problemi, perché magari tirano avanti ad un duro prezzo." Una volta che assumono i farmaci devono continuare ad assumerli sempre, dice la dottoressa, perché "l'ADHD è una sindrome cronica che dura tutta la vita," che si cura al meglio con pillole che "diminuiscono lo stimolo ad abbuffarsi."

La Dott.ssa Quinn è una dei più grandi ciarlatani del circuito che gira intorno all'ADHD. Ed è anche una tipa molto retrò. La sua vendita martellante alle donne con allusioni all'indice di massa corporea e al "mantenimento della casa" è un ritorno alla strategia di mercato così di successo a metà del secolo scorso: convincere le donne sfruttando le loro insicurezze sul peso, sulla produttività e positività, e poi lasciare che il resto lo faccia la dipendenza—che i rappresentanti farmaceutici chiamavano "abitudine."

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I produttori di anfetamine legali non si sono mai accontentati di un mercato limitato ai ragazzini iperattivi, esattamente come gli spacciatori di meth non limitano la loro clientela ai camionisti. Infatti gli sforzi per ampliare il mercato risalgono al primo brevetto delle anfetamine.

A metà degli anni Trenta, a meno di un decennio dalla prima sintesi dell'anfetamina, lo psichiatra Charles Bradley condusse degli esperimenti con dei sali alla benzedrina prodotti da Smith, Kline & French. I risultati furono pionieristici. Bradley concluse che l'uso più promettente della sostanza era come cura per i bambini "problematici". Ma alla SKF non piacevano i numeri di questo business limitato.

La società preferì il lavoro di ricercatori che prospettavano un mercato più ampio per quella che uno scienziato del tempo chiamò "una medicina alla ricerca di una malattia." La SKF scelse Abraham Myerson, un professore di Harvard e psichiatra che pubblicava saggi che consigliavano l'uso delle anfetamine come "tonico" per le sbornie e la "tensione."

L'opera omnia di Myerson, incluso il libro “The Nervous Housewife,” ha fornito la base intellettuale e commerciale per la promozione delle anfetamine al grande pubblico—specialmente alle donne. La SKF inviava pubblicità che citavano Myerson a decine di migliaia di medici di base. La società consigliava la sua fantastica nuova medicina come cura per ben 39 disturbi, tra cui il singhiozzo.

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Proprio come i siti di oggi, finanziati dal settore farmaceutico, anche queste pubblicità non menzionavano affatto il rischio di dipendenza, di depressione, ansia e psicosi. Il lavoro di Myerson per la SKF ha dato vita ad una tradizione imbarazzante. La sua eredità vive oggi nel professore di psichiatria di Harvard Joseph Biederman, un'autorità che promuove la crescita dei farmaci per l'ADHD, condannato nel 2008 dall'Istituto Nazionale di Sanità americano per l'occultamento di milioni di dollari provenienti dalle consulenze farmaceutiche.

Una vecchia pubblicità per il farmaco per la perdita di peso biphatemine.  Immagine: Pubblico dominio.

Nel dopoguerra lo speed ebbe un enorme successo commerciale. Negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta le anfetamine erano usate da tutte le classi sociali, ma i maggiori profitti si dovevano al fatto che era diventato lo strumento socialmente accettato per far perdere peso alle donne e mantenerle allegre mentre vivevano negli squallidi sobborghi da Guerra Fredda. In tutto il Paese si consumavano diverse varietà di anfetamine legali, dalle bestseller Benzedrina, Dexedrina e Dexamyl alle innumerevoli copie. Un buon numero di questi farmaci conteneva metanfetamina.

Il popolare Obetrol, farmaco per controllare la dieta prodotto a Brooklyn dalla Rexar Pharmaceuticals, controllava l'appetito delle donne di Levittown e animava le feste della Factory di Warhol, dove era la prima scelta di speed. (La mattina in cui Valerie Solanas sparò a Warhol, l'artista stava andando in farmacia con la prescrizione per comprare l'Obetrol).

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Nel 1970 circa il dieci percento delle donne americane usava regolarmente o era dipendente da qualche tipo di anfetamine, prescritte prevalentemente per perdere peso. Nel suo libro Speed-Speed-Speedfreak, Mick Warren ci ricorda che casalinghe e le ventenni dipendenti erano modelli culturali assodati, le sirene nelle canzoni come “Mother's Little Helper” dei Rolling Stones o “Amphetamine Annie” dei Canned Heat. Sin dalla metà degli anni Sessanta le denunce dei media in Ladies Home Journal e altre riviste chiedevano un intervento da parte del Congresso. Seguirono udienze di alto profilo. Si arrivò quindi al Controlled Substances Act e alla classificazione delle anfetamine, contro le accanite resistenze dell'industria di settore, come droghe “Schedule II”, caratterizzate cioè dall'alto rischio di dipendenza e abuso. Per la prima volta vennero messi degli ostacoli federali alla produzione annua di speed.

Con l'aiuto di alcuni amici al Congresso queste misure sono state regolarmente ammordibite negli ultimi anni, e stanno ora raggiungendo livelli simili a quelli precedenti al 1970.

La legge del 1970 firmata da Richard Nixon non è un modello per una politica razionale contro della droga, ma le udienze che portarono ad essa avevano ragione su molti punti. Guardando indietro, si è colpiti dal realismo che ha caratterizzato i procedimenti legali che riguardavano lo speed. Non c'era nessun dualismo che separasse lo speed “buono” medicinale e quello “cattivo” da strada. Chiunque tentasse di usare due categorie per descrivere la stessa droga sarebbe stato deriso, oppure salutato come un visionario del marketing venuto dal futuro.

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Nei tardi anni Sessanta, le aziende farmaceutiche producevano circa il 90 percento delle anfetamine che venivano vendute per strada, e tutti lo sapevano. Nel 1964, una troupe televisiva della CBS usò della carta intestata falsificata in modo approssimativo per ottenere centinaia di migliaia di pillole di speed dalle grandi compagnie per poche centinaia di dollari. Walter Cronkite concluse il report con uno schiaffo morale ai principali e “apparentemente innocenti” produttori di speed. Qualche volta le case farmaceutiche consegnavano il prodotto direttamente al mercato nero. Strasenburgh, produttore del famoso precursore dell'Adderall conosciuto come Black Beauties, venne più volte multato per vendita illegale di pillole, inclusa una quantità recapitata nell'undicesimo buco di un campo da golf a Tijuana.

Le udienze del 1970 erano caratterizzate dal presupposto di base che le anfetamine creassero dipendenza e fossero dannose anche, e spesso soprattutto,quando “prese sotto prescrizione.” Oggi siamo ancora lontani anni luce da questa affermazione. Lo stesso vale per la perdita della nostra comprensione del rapporto simbiotico tra lo speed e la diffusione epidemica dei sedativi. Come ha testimoniato David Smith della Haight-Ashbury Clinic, “quello che succede quando si sviluppa molto l'uso dello speed [è che] ne segue la diffusione dei sedativi.”

Qualcuno ha un po' di Xanax per caso?

In ogni ambito del boom odierno dello speed—chimica, storia, economia—“speed” è l'unica parola credibile.

La Dottoressa Quinn non è l'unica a sforzarsi di far rivivere il mercato di speed per adulti del dopoguerra. Fate un giro nei siti collegati alle aziende farmaceutiche che parlano dell'ADHD e ascoltate la copertura mediatica: incontrerete lo stresso gruppo di donne, più e più volte, tutte che fanno eco alla visione delle donne con la sindrome proposta dalla Dottoressa Quinn, secondo cui sono loro “le vere “Desperate Housewives”. Sono le persone dalla sindrome "nascosta" le cue sofferenze finiranno quando “riconosceranno il proprio ADD,” citando le parole della campagnia di commercializzazione diretta con testimonial Adam Levine dei Maroon 5. (Aspettatevi altre pubblicità sull'ADHD con celebrità nel futuro.)

Una star che difende questo mondo di donne adulte con l'ADHD è Terry Matlen di momswithADD.com. Come la Dott.ssa Quinn, Matlen afferma di aiutare le donne a comprendere la malattia. Ma il messaggio che viene trasmesso sul sito del suo business, ADDconsults.com è rivolto a un pubblico molto diverso: clienti delle aziende farmaceutiche che hanno un prodotto da promuovere. Matlen fa una grande offerta alle compagnie nel business dell'ADHD: "Vi piacerebbe che i vostri prodotti/servizi fossero visti da migliaia di persone che sono interessate all'ADHD? Grazia alla mia grande visibilità online io posso: promuovere il vostro servizio/prodotto attraverso molti canali, ad esempio, il sito ADDConsult, newsletter, blog, negozi online; scrivete un articolo che riguardi il vostro prodotto; siate disponibili a rappresentare voi stessi o il vostro prodotto ai media."

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I clienti recenti di Matlen includono i produttori dei principali marchi di speed. Ma dato che il suo è più un compito da faccendiere, e non può prescrivere le pillole, vede queste relazioni irrilevanti per la sua integrità come terapista. “Non sono compromessa dai legami che ho con le compagnie che producono cure—farmaci—per l'ADHD, dato che non posso prescrivere farmaci,” ha detto Matlen a Motherboard.

Sari Solden, la terapista di Ann Arbor che sta dietro a ADDjourneys.com potrebbe dire le stesse cose in sua difesa. Come la Matlen, Solden non è un medico, ma ama porre delle domande che orientino le donne nella giusta direzione. Nella sua “pratica lista” di sintomi dell'ADHD pubblicata su ADDitudemag.com, Solden chiede, “il tempo, i soldi, le scartoffie, o “delle cose” dominano la vostra vita e ostacolano la vostra capacità di ottenere i vostri risultati?”

Le donne possono chiacchierare con Solden delle proprie lotte con “le cose” a luglio a Orlando, presso il centro geografico del Pill Mill State, dove Solden presenterà la International Adult ADHD Conference. L' organizzatore di questo esaltante evento annuale di networking è la Attention Deficit Disorder Association, un gruppo rappresentativo della Ortho-McNeil-Janssen Pharmaceuticals di Johnson and Johnson’s, il produttore di Concerta. Il piano della conferenza del 2014 riflette degli importanti trend di mercato. Un pannello ha il titolo di “Oddio – I miei figli mi hanno attaccato l'ADHD!” Ma all'evento c'è molto di più che pannelli informativi. La conferenza è un'opportunità per i medici di incontrare alcune delle 100.000 persone che, nei termini dell'ADDA, “vengono sul nostro sito per cercare gli esperti che la diagnostichino e i professionisti che li possano aiutare,” [Enfasi mia]

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A Orlando, l'ADDA festeggerà i suoi 25 anni. Il gruppo festeggerà in maniera non ufficiale molto di più. Dopo decine di anni di animazione sospesa, il mercato adulto dello speed è finalmente tornato in piedi, è rinvigorito e pronto per partire. Una strategia a lungo termine di alimentazione di società professionali, medici di assistenza primaria, media e alleati politici ha dato i suoi frutti. Fin dall'inizio l'arma segreta di questa strategia sono state donne come la signora Quinn: persone che pongono domande pseudo-scientifiche che parlano come Oprah, che affermano di soffrire di ADHD e ti convincono, e che hanno qualcosina che potrebbe aiutarti a perdere quei chili in più, occuparti della casa, allontanare la malinconia.

Chiunque cerchi di comprendere la malafede dietro l'industria medica dell'ADHD al giorno d'oggi, dovrebbe iniziare dalla storia essenziale, On Speed: The Many Lives of Amphetamine di Nicolas Rasmussen. Rasmussen, uno storico della scienza alla University of South Wales, racconta una storia che dovrebbe influenzare ogni trattamento del tema da parte dei media, cosa che non succede mai. Quando si parla di speed, l'amnesia nazionale dilaga. Lo speciale di Esquire di Ryan D'Agostino sull'ADHD, “The Drugging of the American Boy,” inizia la storia dello speed con due riferimenti: 1955, l'anno in cui il Ritalin ottenne il brevetto, e il 1987, quando la American Psychiatric Association codificò il termine ADHD (in opposizione a ADD). Altrimenti sarebbe come tornare all'età del fuoco.

Una delle prime pubblicità del Ritalin. Immagine: Public domain.

Le conseguenze di questa amnesia sono termini deliranti e pericolosi.

Gli americani amano la parola “speed”. La usiamo in titoli di film, videogiochi, pubblicità per la banda larga e consegna di pizze. La sua etimololgia fa anche eco ai miti nazionali. L'antico termine inglese “sped”, dal quale deriva la parola moderna, significava “successo, prosperità, salute, fortuna, opportunità, crescita”. Questa origine cattura tutti i motivi per cui lo speed è la droga americana per antonomasia. E suggerisce anche un lessico rischioso.

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Gli articoli che riguardano i farmaci per l'ADHD parlano di successo, competizione lavorativa e progresso, ma trovatene una che chiami la droga con il suo nome: speed. La parola semplicemente ci sfugge quando cerchiamo di capire perché Johnny Prep viene portato al pronto soccorso. Quando il nostro speed si trova in una bottiglia su cui c'è una croce blu la chiamiamo “medicina”; ma quando è metanfetamina blu in una busta, non sono la chiamiamo “droga pesante” ma chiamiamo una squadra di agenti speciali, dichiariamo il giorno nazionale della “Methamphetamine Awareness” e guardiamo intontiti i poveri tossici senza assicurazione sanitaria sui canali via cavo.

Consideriamo l'indagine incriminante di Alan Schwarz del dicembre 2013 sul New York Times,“The Selling of Attention Deficit Disorder”. Il servizio espone gli sforzi sistematici durati decenni da parte delle aziende farmaceutiche per far crescere il mercato e i fascino dei farmaci per l'ADHD. Nonostante il pezzo sia forte, Schwarz rimane fedele al linguaggio del marketing che usano le aziende. Parla di “medicine” e, verso la fine, di “stimolanti”. Nonostante la sua profonda conoscenza delle numerose vittime “off-label” di speed, neanche una volta Schwarz usa il termine “speed” o fa riferimento alla campagna “speed kills” che c'era quando era piccolo.

Il linguaggio non incisivo danneggia i tentativi delle persone che cercano di esprimersi in termini schietti e onesti. Kate Miller ha scritto per il Times il blog “Anxiety” che raccontava di aver simulato una diagnosi di ADHD e di essere diventata dipendente dall'Adderall. Il blog termina con Miller che getta le sue “medicine rimaste” nel water.

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"Ho fatto uno sbaglio infantile credendo che ci fosse una scorciatoia per la maturità e il successo,” ha scritto. “È stato bello capire finalmente che il mio vero Io che cercavo di cambiare è stata in realtà la mia salvezza.”

Traduzione dal linguaggio da terapia: “sono diventata dipendente dallo speed, sono stata una tossica per un po' e mi sono sballata.”

Solo “speed” cattura la sensazione che le anfetamine danno e ciò che fanno al cervello. Solo “speed” implica uno schianto, che definisce bene sia la droga che la fattanza. Solo “speed” connette la vendita presente di anfetamine da parte delle aziende con quella del passato. Solo “speed” annulla la separazione immaginaria tra il prodotto di Walter White e quello di Shire.

Per coloro che non hanno mai provato lo speed è difficile descrivere la serietà della catastrofe a livello di salute pubblica—e gli abissi della corruzione che ci sta sotto—che porta sani studenti del college a prendere 90 milligrammi di anfetamine al giorno per ordine del medico.

La letteratura clinica sullo speed non è molto ampia, e questo c'entra con il fatto che le aziende farmaceutiche finanziano gran parte della ricerca, poi decidono che cosa viene pubblicato o no. Quando emergono report indipendenti, come lo studio della American Heart Association che collega l'uso di speed a un rischio quasi triplicato di lacerazioni all'aorta—che porta a una veloce e terribile morte—le conclusioni non attirano molto l'attenzione. Quando l'AHA ha annunciato nel 2007 il bisogno di migliori ricerche sugli impatti a lungo termine poco esplorati sul sistema cardiovascolare, i media quasi non se ne sono accorti. Molte riviste nazionali erano troppo occupate a pubblicare immagini ingannevoli della “bocca da meth”.

C'è un motivo per cui gruppi come il CHADD e l'ADDA si concentrano sulla “scienza dell'ADHA”, che non è una scienza dura e ignora la scienza dei medicinali che vengono usati per curarle, che è invece scienza dura. Usando il linguaggio edulcorato di uno studio pubblicato nel 2009 su Molecular Psychiatry “gli effetti di cure prolungate con stimolanti non sono state completamente esplorati, e comprendere questi effetti è una priorità della ricerca..ci sono casi che indicano che l'uso sotto prescrizione può produrre eventi avversi dal punto di vista psicologico, incluse psicosi indotte dagli stimolanti.”

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Il saggio non si sofferma sulla distinzione tra prodotto farmaceutico e da strada, perché la distinzione non è d'interesse. È nata con la diffusione dei medicinali per l'ADHD e la (probabilmente non è una coincidenza) concomitante isteria nazionale sulla sporca metanfetamina da strada. La distinzione si è rafforzata negli anni fino a diventare uno spesso muro di plexiglass che è il vetro attraverso cui si guarda nel disfunzionale dibattito sullo speed.

Permettetemi di rimuovere questo vetro e condividere con voi la mia breve esperienza con lo speed.

Per circa cinque anni verso i miei vent'anni ho consumato speed “cattivo”. Era la fine degli anni Novanta e vivevo a Praga, che era allora, come adesso, la capitale europea dello speed. Ho consumato il pervitin locale, che i Nazisti avevano prodotto in massa nelle industrie chimiche della Boemia occupata. In Cambogia ho preso delle pastiglie rosa di metanfetamine chiamate yaba (tailandese per “medicina pazza”). Quando mi sono trasferito a New York nei primi anni 2000 mi sono dilettato con la crystal meth “a necessità”. Ho consumato metanfetamine per gli stessi motivi ed effetti per cui gli studenti del secondo anno a Stanford, i professionisti impegnati e i genitori della Bergen County si fanno prescrivere Adderall, Ritalin e Vyvanse. Lo facevo per lavorare, per competere con gli altri, per aumentare la produttività. Dopo una giornata di lezioni di inglese o di lavoro in redazione per giornali a corto di personale, volevo indietro le mie energie.

Lo speed dà anche una sensazione di euforia ed è divertente. O almeno è così finché non arriva quel vuoto orribile che è conosciuto come Crash (schianto). A quel punto faresti qualsiasi cosa per riempire quel vuoto. Una via semplice per farlo è prendere altro speed. Ma poi il tuo corpo inizia ad acquisire tolleranza. Il crash peggiora. Dopo solo una settimana di uso regolare, ho iniziato a sentire arrivare i demoni e la vita ha iniziato a perdere tono. Inizi a diventare solo un involucro funzionante.

La prima volta che qualcuno mi ha dato 30 milligrammi di Adderal, non mi aspettavo molto. Come esperto di metanfetamine pensavo fosse più simile alle pillole alla caffeina per lo studio che prendevamo nei più innocenti anni Novanta. Non è questo che danno a tutti quei bambini di terza elementare? Quanto può essere pesante?

Pesante. Il mio primo sballo farmaceutico non è stato a livello di nessun crank-sale da bagno che io abbia mai comprato alla stazione dei treni di Bratislava. Era più pulito, con una superficie più liscia. Dopo il primo assaggio, non ho più usato "speed” cattivo.

“Tra la meth illegale e la Dexedrina o l’Adderall, un vero drogato di anfetamine sceglierà sempre la Dexedrina pura” mi ha detto James Kent, un veterano giornalista di droga e editor di DoseNation.com. “Anche se, è possibile che alcuni scelgano l’Adderall perché il cocktail di Benzedrina rende più intenso lo sballo.”

Negli anni seguenti, ho comprato il mio “buon” speed approvato dallo Stato di New York dagli stessi spacciatori che una volta mi fornivano quello "cattivo". Comprare l’Adderall dagli spacciatori ha due vantaggi. Uno, che vendono anche ansiolitici e oppiacei per farlo scendere. Due, i prezzi di strada e i pick-up defilati non mi fanno mai dimenticare che sto comprando una droga pesante che crea dipendenza elevata. Chi non ha esperienze precedenti con lo speed non ha bisogno di dimenticarselo.

Intorno al 2009, ho notato che sempre più amici e conoscenti ottenevano delle prescrizioni mediche. Erano il tipo di persone che non avresti visto alle prese con le metanfetamine di strada nemmeno in un milione di anni, ma ora erano mega entusiasti dell’Aderall—la “medicina” di Kate Miller. Più di una di queste persone mi aveva chiesto perché pagassi 20 dollari a pillola, suggerendomi di fare come loro: compilare un quiz online e cercare un dottore approvato dall’ADDA che potesse fornirmele.

Non ho mai considerato quest’ipotesi. Un fornitura economica e illimitata di anfetamine farmaceutiche, prescritte da un amichevole professionista medico, mi sembrava incredibilmente poco saggia; è il modo più veloce per diventare consumatori giornalieri. La strada verso la dipendenza pesante è lastricata di ricette da spendere da Duane Reade. Avevo tristemente ragione, perché mi è toccato vedere persone a cui tenevo cadere vittime dello speed.

Una di queste, una ragazza di 24 anni che chiamerò Lily, aveva comprato la prima pillola di Adderall da un amico delle superiori. Quando aveva 17 anni, una serie di psichiatri di Manhattan avevano gioiosamente acconsentito alla sua richiesta di una prescrizione. Durante il college, Lily era perennemente fatta di speed. Nonostante ciò, aveva ottenuto buoni voti e un posto di lavoro dopo la laurea. Intanto, la sua dose giornaliera cresceva insieme alla soglia di tolleranza. Aveva dimenticato chi era, sviluppato ansia acuta, e stava perdendo la testa—se non anche l’anima. Aveva cercato di smettere, ma i suoi dottori le avevano detto che poteva essere pericoloso interrompere bruscamente la “cura.” Piuttosto che toglierle lo speed, che lei sapeva essere il problema, l' avevano messa sotto Effexor, un antidepressivo. Alla fine, dopo una crisi in una farmacia di Brooklyn dovuta alla mancanza di sonno causata dalla speed, aveva mollato i suoi dottori.

“Nel periodo della crisi, assumevo 90 mg di Aderall al giorno. Conoscevo ragazze nella mia stessa situazione. Non so se qualcuna di noi avesse il così detto disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività, ma gli effetti dell’Adderall iniziavano ad avere esattamente questi sintomi. Mi avevano detto che ne avevo bisogno, e ci ho creduto. Ma si trattava davvero soltanto di dipendenza.”

Per coloro che non hanno mai provato lo speed è difficile descrivere la serietà della catastrofe a livello di salute pubblica—e gli abissi della corruzione che ci sta sotto—che porta sani studenti del college a prendere 90 milligrammi di anfetamine al giorno per ordine del medico. A 90 mg al giorno, la domanda non è se la persona vivrà una qualche forma di psicosi da speed, ma con quale intensità e quando. Jack Kerouac e Neal Cassady avrebbero fatto fatica a tenere il passo di questa generazione dello speed.

Credo che gli adulti dovrebbero avere accesso a questa droga, se la vogliono, senza paura di essere arrestati. E credo anche che dovrebbero esserci trattamenti di disintossicazione gratuiti. Il problema inizia, e diventa uno scandalo nazionale, quando fornitori aziendali condannati socialmente sono autorizzati a commerciare in maniera disonesta queste droghe attraverso la rete sofisticata che ha permeato le istituzioni mediche, con il sostegno ulteriore del potere della pubblicità. Nessuno spacciatore di meth ha mai cercato di darmela a bere dicendo che il suo prodotto era uno stimolante senza effetti collaterali. Nessun cartello messicano ha mai comprato paginoni di giornali per allargare il mercato ai preadolescenti, o assunto stelle del pop per propinare il loro prodotto alle giovani madri per mezzo della televisione nazionale.

Come Adam Levine potrebbe confermare, ma non lo farà, i crash da speed diventano più profondi e più neri con il passare degli anni. Intorno ai 35 anni il mio uso dello speed è diventato molto raro e strategico—una spinta d'emergenza limitata alle situazioni a stretta scadenza. Adesso mi fanno paura anche solo 10 milligrammi di Adderal, quel triste mondo "blu". Ho iniziato a considerare lo speed come la nemesi della creatività e del pensiero, la droga definitiva per diventare un piccolo-buon-robot. Non mentirò dicendo di non aver mai buttato niente nel water, o che non assumerò mai più speed. Ma è passato molto tempo da quando l'ho comprato l'ultima volta. Adesso mi affido alle eccitazioni deboli del caffè e del tè, che credo possano essere definiti onestamente stimolanti non dannosi.

Dico anche a chi legge di prendere a esempio la storia di Lily. I trend dell'industria sono in crescita, e continueranno così. Lily non è stata la prima vittima di questa nuova crisi da speed. E non sarà sicuramente l'ultima.

Amanda Knudsen ha contribuito alla stesura di questo articolo