Il progetto per l'area Expo non è poi così 'petaloso'

Human Technopole, il campus di ricerca destinato all'ex area Expo, continua a sollevare polemiche tra ricercatori e politici.
15.6.16

Human Technopole, Italia 2040 è un progetto nato per renderci "un paese leader a livello mondiale nelle genomica, nella medicina e nelle tecniche di prolungamento della vita umana, attraverso un approccio multidisciplinare al tema della salute e dell'invecchiamento, combinato ai contributi della nanotecnologia, delle scienze della nutrizione e dei Big Data."

Lo scopo fondamentale, comunque, è quello di riadattare le strutture sorte nell'area Expo a Milano: nel polo centrale, infatti, dovrebbero trovare spazio dei laboratori che, a pieno regime, ospiteranno 1.500 fra ricercatori, tecnici e personale amministrativo.

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Il progetto include diversi settori di sviluppo, e il fine ultimo è quello di studiare i meccanismi delle malattie oncologiche autoimmuni, dell'invecchiamento, delle malattie neurodegenerative, definire diete che prevengano l'insorgere di malattie degenerative e sviluppare dispositivi nanotecnologici per migliorare il monitoraggio dello stato dei pazienti.

Per dirla con le parole che ha usato al Wired Next Fest Roberto Cingolani, direttore dell'IIT di Genova e curatore del progetto designato dal Governo, "si tratta di fare una fotografia del genoma di una persona, correlarla alla sua storia clinica e allo stile di vita, quindi fare un'analisi statistica sulla popolazione", per realizzare una forma di "medicina predittiva, che non solo ti dice di cosa ti ammalerai, ma anche quando".

Lo Stato, naturalmente, ha tutto l'interesse di risparmiare sulla spesa pubblica e un progetto del genere, a lungo termine, potrebbe arginare idealmente le spese. Per curare il cancro e le malattie neurodegenerative, infatti, "spendiamo ogni anno due punti di Pil". E considerata l'alta aspettativa media di vita, l'Italia sarebbe il luogo ideale per operare uno screening di malattie del genere, oltre che per studiare le interazioni tra nutrizione e genetica.

Insomma, il progetto promette di rivoluzionare questi settori facendo giocare al nostro paese un ruolo da protagonista e, ovviamente, ci sono un sacco di soldi in ballo: il Presidente del Consiglio ha dichiarato, a novembre, che "lo Stato è pronto a investire 150 milioni all'anno per i prossimi 10 anni".

Ma anche se tutti concordano sul valore generale dei propositi, i dubbi riguardo alle modalità di sviluppo del progetto Human Technopole 2040 non sono pochi. Tra gli scettici, troviamo in prima linea la senatrice Elena Cattaneo, farmacologa, biologa e divulgatrice scientifica, che ha messo nero su bianco le sue perplessità in un documento presentato al Senato.

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Innanzitutto, la Senatrice sottolinea come "ogni assegnazione politico-economica di fondi pubblici non possa prescindere da una competizione per finanziare le migliori proposte e proponenti" e riporta dei casi di studio per provare che, generalmente, "la concentrazione continuativa e non competitiva di denaro pubblico per la ricerca in poche mani è inefficace."

Proseguendo nel documento, ricorda le responsabilità dell'IIT, nel dover rendere conto pubblicamente dei soldi spesi, oltre a esprimere dubbi su quanto sia opportuno aver interpellato quell'ente, considerato che "non ha le competenze specifiche" in scienze della vita e nutrizione.

"Riteniamo che la gestione di HT non possa essere affidata a una fondazione privata così poco trasparente"

"È come se il Governo avesse deciso di costruire con i fondi pubblici un'autostrada ("una", qualunque essa sia), che vada da un posto all'altro senza chiedere agli abitanti dell'uno o dell'altro se è necessaria" spiega la senatrice. "Non solo, ma poi dando mandato di realizzazione e (tanti) soldi pubblici a un'impresa di costruzione di sua scelta, prescindendo da gare e dalla valutazione competitiva delle capacità di più imprese."

Chi volesse esaminare un riassunto del documento presentato al Senato può consultare quello redatto da ROARS (Return On Academic ReSearch) un network dedito "allo sviluppo di una discussione meditata e competente sui problemi dell'università e della ricerca." Gli stessi membri di ROARS hanno stilato un lista di dieci domande indirizzate all'IIT per garantire una maggiore trasparenza dell'organo. Ma non hanno ancora ricevuto risposta.

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Come era naturale aspettarsi, la presa di posizione della Senatrice ha suscitato molte reazioni nei principali organi di stampa nazionali e da parte di personalità in vista del mondo politico e scientifico, arrivando persino a varcare i confini nazionali. Finora, il direttore dell'IIt ha risposto alle critiche con un editoriale pubblicato su La Stampa in cui attribuisce l'origine delle critiche alla "non conoscenza di quanto si sta mettendo in opera."

"Riteniamo che la gestione di HT non possa essere affidata a una fondazione privata così poco trasparente. Abbiamo misurato che l'efficienza scientifica di IIT, in termini di costo per articolo o per citazione, è inferiore a quella, ad esempio, del Politecnico di Bari" ha dichiarato la redazione di ROARS a Motherboard.

"Abbiamo pubblicato le dieci domande sul nostro sito, che è il forum più seguito in Italia per la discussione su università e ricerca, ritenendo che i vertici IIT dovessero rispondere alla comunità accademica e scientifica che ci segue" continuano. "Le domande sono note, ora aspettiamo le risposte."

‎Ho chiesto a Stefano Amoroso, addetto alle pubbliche relazioni presso l'IiT, se fosse a conoscenza delle dieci domande di ROARS e il suo commento è stato che "le risposte sono informazioni disponibili sul sito IIT.it. Alcune di esse sono senza ratio, oppure da rivolgere ai ministeri vigilanti."

In merito al processo di nomina per il progetto HT, Amoroso mi ha spiegato che semplicemente "il Governo, attraverso una norma, ha indicato in IIT e nelle Accademie milanesi i referenti per scrivere il progetto Human Technopole." Invece, riguardo il processo di giudizio in cui nove valutatori che dovranno promuovere o bocciare il progetto del Technopole mi ha rimandato ad altre fonti. "È una procedura definita e gestita dal MIUR, soggetto a cui va rivolta la domanda."

Il 2040 non è esattamente dietro l'angolo, speriamo che le varie parti riescano a trovare un accordo almeno entro quella data e che questi 1,5 miliardi di euro in 10 anni vengano spesi in modo sensato.

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