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La corruzione in Italia e il problema digitale

L'Italia è il paese più corrotto in Europa insieme alla Grecia. La digitalizzazione potrebbe cambiare le cose?
4.12.14

Transparency International ha pubblicato il nuovo rapporto sull'Indice di Percezione della Corruzione 2014 (CPI). È l'indicatore di più ampio utilizzo per valutare il grado di corruzione all'interno delle istituzioni amministrative e politiche in 175 paesi nel mondo. Senza grandi sorprese, l'Italia si colloca insieme alla Grecia come il paese più corrotto in Europa.

Quella che segue è una breve riflessione su come uno degli strumenti più efficaci per scrollarsi di dosso questo tratto distintivo—al netto dei miracoli—sia una diffusa digitalizzazione.

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Esattamente come l'anno scorso, l'Italia si classifica 69esima nel mondo. La Francia peggiora, posizionandosi comunque più in alto, con un punteggio di 69 su 100 contro il 43 su 100 dell'Italia, ora pari merito con Grecia e Bulgaria che invece sono in risalita. A quanto pare, mentre nel bene o nel male le altre nazioni europee cambiano, da noi la corruzione subisce lo stesso processo cui vanno soggetti tutti gli altri più classici settori: resistenza alle novità e immobilismo.

Potrebbe trattarsi di un pareggio statistico: non si può escludere che ci sia stato un capillare sforzo virtuoso con il nuovo governo, ma dev'essere certamente crollato sotto i nuovi colpi dei grandi scandali 2014, EXPO e #MafiaCapitale tra gli altri. Per capire meglio in quale compagnia si trovi la nona potenza economica mondiale, questa è la classifica nei suoi dintorni, comparata ai due anni precedenti.

Questa invece una mappa interattiva.

E questa infine è la prima metà della classifica CPI.

I quattro paesi meno corrotti sono nell'ordine Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia. Continuando, risulta evidente come l'area socialdemocratica e i paesi anglofoni portino avanti politiche di trasparenza migliori rispetto alla regione mediterranea. Questo ha ovviamente conseguenze anche economiche.

Per i paesi occidentali, sembra ci sia una certa corrispondenza tra i risultati di trasparenza e quelli di benessere percepito. Se guardiamo al reddito pro-capite, fatte le dovute eccezioni abbiamo una classifica che non si discosta troppo da quella del CPI: la qualità della vita peggiorerebbe insieme al grado di corruzione.

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La prima eccezione è quella di Danimarca e Finlandia, che sono eccellenze assolute pur senza avere redditi pro-capite esorbitanti. La Danimarca ha un prodotto interno lordo PPA pro-capite non dissimile da quello di Italia e Spagna—37.000 dollari contro i circa 30.000 di queste ultime. Cosa porta a una differenza così significativa nel CPI?

Per esempio, la digitalizzazione. C'è un'altra classifica in cui la corrispondenza con il CPI è più evidente. È il rapporto MIS dell'International Telecommunications Union. La Danimarca, oltre a essere il paese più trasparente, è anche quello più connesso al mondo. Come per il CPI, in testa al MIS ci sono i paesi dell'area socialdemocratica e quelli anglofoni, in entrambi la Svizzera e Singapore. Nel MIS, a onor del vero, c'è anche la Francia.

Stando al rapporto, tra gli elementi che portano a una maggiore trasparenza ci sono la rapidità dei processi burocratici e la partecipazione diretta della cittadinanza. Tra gli elementi che portano a una maggiore corruzione ci sono la lentezza burocratica e l'esclusione dei cittadini dalla vita pubblica. È innegabile che a fare da spartiacque la digitalizzazione abbia un ruolo fondamentale.

La Danimarca, oltre a essere il paese più trasparente, è anche quello più connesso al mondo

Un paese altamente digitalizzato accelera non soltanto l'innovazione tecnologica e quindi la catena produttiva, ma anche i colli di bottiglia della pubblica amministrazione e, per esempio, le indagini e i processi per gli stessi casi di corruzione. In buona sostanza, la digitalizzazione riesce a conciliare sviluppo e progresso.

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Con la pubblicazione del rapporto di Transparency International, a Roma è stato lanciato il progetto ALAC - Allerta Anticorruzione, una piattaforma digitale che si serve di Globaleaks per l'invio di segnalazioni in sicurezza e anonimato.

Immagine: ​International Telecommunications Union

Restano due dubbi.

Primo. Forse in Italia la corruzione conviene? A dar retta agli studi più avanzati di economia e sicurezza, sì. La formula è semplice e mette in gioco Monopolio, Segretezza e Responsabilità civile e penale. Le regole nazionali fanno sì che i rischi che si corrono siano molto più bassi dei benefici. In alcuni paesi esistono strategie e strutture adeguate a inibire la corruzione, in altri sono queste strutture e strategie ad essere inibite. Quando si parla di convenienza, naturalmente, si intende sempre quella del singolo.

Il secondo dubbio è se la digitalizzazione non sia un semplice appannaggio delle supremazie economiche. Più soldi, più banda, più computer, più smartphone. Basta però guardare i dati—il PIL pro-capite della Danimarca tra gli altri—per capire che non è così, o non solo così. È vero piuttosto il contrario: una forte digitalizzazione migliora l'economia. ​

È stata pubblicata qualche giorno fa una mappa degli S​tati Uniti, in cui a ognuno dei cinquanta stati viene fatto coincidere un paese estero con simile PIL. Alla California viene fatta corrispondere l'Italia. La California ha il 37 percento in meno della popolazione italiana, quindi il 37 percento in meno della forza lavoro. Se un tempo ci si poteva giustificare con "là Hollywood, qui Cinecittà," oggi la differenza è dovuta certamente ad altro.

Bastano tre nomi: Apple, Facebook, Google. Là la Silicon Valley, qui Fabio Fazio che invita Carlo De Benedetti per sentirlo raccontare per l'ennesima volta come alla fine degli anni Settanta incontrò a Cupertino Steve Jobs, allora "vestito malissimo dentro a un garage pieno di piastre elettroniche," che gli avrebbe proposto di acquistare il 20 percento di Apple per una cifra ridicola, proposta che "l'Ingegnere", allora a capo dell'Olivetti, avrebbe prontamente declinato.

L'aneddoto scatena l'applauso divertito del pubblico di Che Tempo Che Fa.

Se è vero che in Italia la corruzione è decisamente un problema culturale, l'altro grande problema culturale è la refrattarietà a tutto ciò che non ha l'odore confortante della tradizione.

Di sicuro una forte digitalizzazione e un migliore utilizzo delle risorse legate a internet non cambieranno da un giorno all'altro certe situazioni. Sono la forma mentis, la percezione e la consapevolezza di quali siano le scelte più appropriate, lo spirito con cui si affronta il futuro prossimo, anche immersi in un sistema non particolarmente trasparente, a fare la differenza. La digitalizzazione è un abilitatore di queste potenzialità.

Un altro aneddotto, meno famoso. Nel 1995 in Italia c'era Video On Line, un progetto nato dall'esperienza di Carlo Rubbia al CERN. Non solo VOL aveva un suo motore di ricerca, ma funzionava da vero e proprio portale ante litteram: chat, forum, servizi ftp e VOLmail, la prima webmail commerciale al mondo. Era il primo fornitore di accesso a internet in Italia, davanti al gigante Telecom. Fu subito inglobata nel monopolio delle telecomunicazioni e presto scomparve. Un anno dopo, Google registrava il suo dominio online.