Perché "Passionfruit" è scientificamente la tua canzone preferita di Drake

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Perché "Passionfruit" è scientificamente la tua canzone preferita di Drake

La progressione di note usata nel nuovo singolo tratto da 'More Life' dice più di mille parole.

Per quanto l'ampiezza di suoni e influenze renda More Life unico nella discografia di Drake, le prime due tracce sono canzoni rap ben prodotte ma lineari. "Free Smoke" e "No Long Talk" spaccano, ma sono trite. Le abbiamo già sentite in una forma o nell'altra. Ma la posa da uomo della strada viene meno quando "Passionfruit", la terza traccia, prende il volante con la sua effervescenza. Questo pezzo rappresenta più di un cambiamento in More Life—dal rap al pop, da duro a morbido, da vecchio Drake a nuovo Drake—ma non spicca sul resto solo perché è una delle canzoni pop più sincere del nostro, ma perché la sua progressione di accordi turba la stessa composizione del brano. La melodia costruisce una tensione emotiva che la rende l'evoluzione dei precedenti grandi classici R&B di Drake come "Marvins Room" e "Hold On, We're Going Home".

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Non che "'Passionfruit' è una hit" sia un'opinione particolarmente controcorrente. Anzi, la grandezza di questa canzone è riconosciuta all'unanimità su tutta la Twittersfera. Anche "Passionfruit" stessa sa di essere fantastica; ricontestualizzando un'improvvisazione della leggenda della techno di Chicago Moodymann per dare l'impressione che i DJ la stiano già passando alle feste. Ma il groove e il sentimento di Drake non sono l'unica cosa che rende questa canzone così istantaneamente affascinante. Come sempre, sono gli accordi a comunicare la sua vera natura emotiva.

"Passionfruit" è in Si maggiore, ma quell'accordo (la "tonica" o accordo base) non è mai presente. Al contrario, la progressione di accordi della producer Nana Rogues ci danza attorno, creando una sensazione di sospensione che non molla mai. Questo movimento costante significa che non riusciamo a individuare l'umore basandoci soltanto sugli accordi, e questa ambiguità vuol dire molto. È calda, sensuale ed euforica senza sconfinare nella stucchevolezza, come dovrebbe essere ogni buona traccia pop-house. Gli accordi non sono nemmeno maggiori o minori ordinari. Hanno la settima, cosa comune nel soul (vedi "What's Going On" di Marvin Gaye), cosa che rende la canzone meno piatta, o felice o triste, rispetto agli accordi maggiori e minori naturali. Per la precisione, la progressione di accordi di "Passionfruit" inizia e finisce con un Mi maggiore settima (quarta in chiave di Si). Accordi di questo tipo hanno un feeling ultra-rilassato e sono responsabili di quell'atmosfera estiva, da cocktail a bordo piscina di cui tutti parlano descrivendo "Passionfruit". Questa non è una mossa speciale; in primis, la musica dance usa spesso questi accordi jazz per il senso di freschezza, e in secondo luogo l'uso della quarta è tanto comune nel pop da essere uno stereotipo.

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La quarta (anche conosciuta come la sottodominante) è un accordo potente perché è la rampa di lancio per ogni direzione emotiva. Da qui l'accordo può scendere verso la tonica maggiore o salire verso la sua minore, e questo può comunicare una miriade di sensazione, molte più di quanto facciano quegli accordi stessi. Pensa a tracce come "Call Me Maybe" o l'immortale esempio di "Teenage Dream" di Katy Perry. Cominciano con la sottodominante e, oggettivamente, sono canzoni che non toccano terra, sono piene di possibilità e di luoghi da esplorare nel corso della loro durata perché non si appoggiano mai sulla tonica o lo fanno molto brevemente. Questo è ciò che le rende una razza pop differente, capace di comunicare con molti diversi stati mentali allo stesso tempo.

Anche Drake ha già usato questa tecnica. "Marvins Room" comincia con la sottodominante Fa maggiore, arriva alla dominante Sol maggiore per spingere verso una risoluzione, e atterra su un triste La minore per poi risolvere, beatamente inebriata, sulla tonica di Do maggiore. È la perfetta saga del messaggiare da ubriachi perché gli accordi raccontano la storia da soli, dall'esitazione iniziale all'attesa della risposta, all'oggetto dei messaggi che si rende conto che Drake è andato avanti con la sua vita e sta per addormentarsi da qualche parte, chissà dove. "Hold On We're Going Home" va addirittura oltre entrambe queste canzoni iniziando sul secondo accordo o "sopratonica" (in questo caso il Si minore in chiave di La maggiore), che è una mossa poco comune nel pop moderno ma un canone universale nel funk e nell'R&B degli anni Settanta e Ottanta. Questi generi prendevano in prestito questo accordo dal jazz e la sua fondamentale progressione II-V-I, che alcune delle canzoni dell'epoca poi finiscono per utilizzare. Brani come "I'm Gonna Love You Just a Little Bit More Baby" di Barry White e "Love Come Down" di Evelyn "Champagne" King cavalcano le sopratoniche anche per lunghi tratti, creando un senso di riposo a fuoco lento che dà un senso di maggior carica erotica di una semplice sottodominante. Il messaggio è chiaro: queste canzoni sono fatte per il sesso.

"Passionfruit" non assomiglia per niente a "Marvins Room" e ha in comune soltanto il beat in quattro quarti con "Hold On". Ma entra nella stessa tradizione di queste canzoni per il suo uso degli accordi per creare un ambiente emotivo a 360 gradi che può sembrare spensierato a un ascoltatore, malinconico a un altro e romantico a un altro ancora. Questi accordi creano tensione non risolvendo, ma quella tensione è invitante piuttosto che stressante o respingente. Il ritmo ha un ruolo importante nel rendere più allegra l'atmosfera, certo, ma provate a isolare quegli accordi e vi si paleserà la complessità del cuore di questa traccia.

"Passionfruit" è facile da identificare come uno dei pezzi migliori di More Life e di tutto il catalogo di esperimenti di Drake, e prova che la sensibilità pop del nostro è solida. Potrebbe creare un album con 12 cloni di "Passionfruit" e abbandonare completamente il rap se volesse (e chi lo sa…). Sarebbero in pochi a lamentarsi, perché gli accordi rivelerebbero le sue emozioni tanto quanto le sue parole, se non di più. Foto di Jake Kivanç.

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