Dieci anni fa arrivava nei cinema Into the Wild, trasposizione cinematografica dell'omonimo libro di Jon Krakauer (1997). La pellicola racconta l'esperienza di Christopher McCandless, studente dell'Emory University che nel 1990 donò in beneficienza tutti i suoi risparmi all'organizzazione benefica OxFam, distrusse le sue carte di credito e intraprese un viaggio per le sconfinate lande americane. Spostandosi per oltre due anni in macchina, treno, canoa e a piedi, Christopher giunse sino alle desolate terre dell'Alaska dove sorge ora una sorta di santuario per giovani vagabondi a lui dedicato. A volte per scelta, a volte per caso, durante il suo vagabondare ha conosciuto altri viaggiatori in solitaria con cui ha condiviso brevi momenti, dando vita a fuggenti comunità nomadi.McCandless non è stato il primo a rifiutare i dogmi della società contemporanea e andare alla ricerca di un'esistenza guidata da valori più autentici. E non è stato neanche l'ultimo. Dal 2011, Michael Joseph fotografa autostoppisti e passeggeri di treni che hanno scelto di vivere all'insegna del nomadismo. Come accaduto a McCandless, anche i soggetti ritratti dal fotografo hanno stretto rapporti d'amicizia insoliti per poi intraprendere strade diverse e, in qualche occasione, rincontrarsi per caso in qualche altra parte degli Stati Uniti. Questo perdersi per poi ricongiungersi si traduce in una tribù di viaggiatori che si espande per tutta la nazione. I ritratti in bianco e nero di Joseph fanno parte di una serie dal titolo "Lost and Found"—smarriti e ritrovati—in mostra alla Daniel Cooney Fine Art a New York.Continua a leggere su i-D: Foto che raccontano la vita dei giovani vagabondi americani
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