Music by VICE

Abbiamo chiesto ai Baustelle di mettere in classifica i loro stessi dischi

A Francesco Bianconi, nello specifico. E no, il Sussidiario illustrato della giovinezza e La moda del lento non sono sul podio.

di Matteo Contigliozzi
08 maggio 2017, 12:04pm

Rank Your Records è la serie di Noisey in cui chiediamo a musicisti di ripercorrere la loro carriera mettendo i propri album in ordine di preferenza.

Come vi avevo già raccontato, i Baustelle hanno giocato una parte importantissima nella mia adolescenza (e parlo al passato prossimo, come se l'avessi superata da poco, come se io e lei non avessimo più nulla da spartire; sorvoliamo), e riuscire a spiegarlo al mio caporedattore non è stato semplice. Quando, finalmente, si è intenerito e ha deciso come un padre amorevole e severo di concedermi la possibilità di intervistare Francesco Bianconi, il frontman e la penna del gruppo, mi sono messo a saltellare per casa come un capriolo. Mi metto d'accordo con Francesco per fare l'intervista alle 10.30 di sabato mattina, e già alle 10.29 avevo il dito ad un millimetro dal tasto della chiamata. Ho scritto l'intervista a Francesco che avrei voluto leggere, interfacciandomi con lui come avrei fatto con il mio migliore amico. Abbiamo provato ad esorcizzare assieme qualche fantasma di troppo, ma per fortuna non ci siamo riusciti.

Noisey: Allora, come ti ho già detto sarà un'intervista un po' particolare. Siccome avete già rilasciato parecchie interviste e le domande tendono un po' a ripetersi, questa sarà una chiacchierata à la Alta Fedeltà. Io ti aprirò il mio cuore su ogni singolo disco che avete inciso, e anche tu se vuoi potrai sbottonarti e raccontarmi qualcosa di personale. Insomma, cercheremo di fare un'intervista un po' più intima delle solite, il che significa che sarai il mio psicanalista per il tempo di una telefonata.
Francesco Bianconi: Hm, hm. Ma tu mi fai un elenco di cose e io te le metto in ordine.

No no, tu dimmi solo i dischi che gradisci di meno, uno ad uno.
Va bene. (Silenzio) Ma in assoluto, dici?

No, no, dei Baustelle.
Ah, va bene. Allora, fammi pensare. Il mio disco "spreferito" dei Baustelle è…

7. La moda del lento (2003)

Sapevo che avresti nominato questo.
È il mio spreferito non per i testi, ma solamente dal punto di vista del suono, mi pare sia quello che da questo punto di vista abbia resistito meno. Ci sono degli arrangiamenti frutto del fatto che io e Fabrizio Massara, l'ex tastierista, eravamo molto attratti da certi dischi di musica elettronica. Mi sembra un po' troppo modaiolo, ecco. Per carità, contiene delle canzoni bellissime, ma il mio piacere nell'ascoltarlo è un po' influenzato negativamente da questo fatto. Sussidiario, che è comunque naif e a tratti impreciso, ha comunque un suono più materico. Tutto qua. Poi, le canzoni sono comunque molto belle e chissà, magari le riarrangeremo tutte pianoforte e voce e sarà il mio disco preferito.

[La moda del lento è il mio disco dei Baustelle preferito in assoluto, e tento di non far trapelare vocalmente il brivido che mi ha attraversato la spina dorsale nell'ascoltare questa notizia; fallendo, immagino, nda] Vi prego, fatelo. Sarebbe un sogno per tutti i fan. Soprattutto il mio.
Guarda che potremmo anche farlo. Forse lo faremo.

Che bello. Anche perché poi dal vivo lo suonate ancora molto.
Sì, ci sono dei classici, come la title-track e "La canzone di Alain Delon." C'è questa canzone si chiama "Cin Cin," in apertura al disco, che mi piace sempre tanto, mi ricordo per chi l'ho scritta, quando l'ho scritta… e quindi, se lo metto in ultima posizione è solo per una questione di vestito.

A questo disco ho legato un ricordo amoroso particolarmente agrodolce, situato temporalmente nell'estate miei sedici anni. Ho questa immagine nitidissima di me che ascolto "Arrivederci" e "Beethoven o Chopin", seduto sulla poltrona di un treno che dalla stazione Tuscolana mi avrebbe riportato a casa, mentre penso alla mia ragazza che non vedevo da quasi un mese. È il disco della mia estate solitaria, una delle più dolorose della mia vita. Quell'estate ebbi il mio primo attacco di panico, sempre per lo stesso (e)motivo.
Sì, lo so. Oddio, adesso che mi hai fatto ricordare che il disco contiene anche "Beethoven o Chopin," quasi quasi… (ride) scherzo, rimane comunque il disco che preferisco meno, però ci sono delle canzoni effettivamente belle, paradossalmente molto eterne, che canterei volentieri anche adesso.

Avevo letto, in una vecchia intervista, che soffrivi di attacchi di panico in quel periodo.
Sì, ho avuto varie manifestazioni. Forse sono cominciati anche prima de La moda del lento, poi li ho curati, poi sono ritornati tipo cinque-sei anni dopo, poi li ho curati, poi sono ritornati… insomma, tre cicli me li sono fatti nella mia vita [lui ride, a me si strozza in gola un pianto nda]. Adesso sto bene, rimango una persona sola ma credo di aver superato il problema. Per esorcizzare quegli attacchi ho scritto anche una canzone, "Panico", che si trova nel disco Amen.

Secondo me funziona molto bene come inno apotropaico, o almeno con me l'effetto catartico è raggiunto.
Con me non funziona tanto, però spero che abbia potuto aiutare qualcun altro che ha avuto lo stesso disagio.

Adesso stai bene, però, vero?
Sì, mi trovo stranamente in un ottimo periodo. Mi sono separato dalla mia compagna a Settembre, e al di là del della separazione, comunque dolorosa, mi spiace più che altro per mia figlia. Sono molto contento, per il resto, di essere tornato "libero", non so come dire. Mi sento bene, sono particolarmente in forma, bruciante dal punto di vista emotivo, molto aperto alla vita. Poi m'infilo comunque in casini, anche adesso ad esempio. Però sto bene, mi sento, non so… molto vivo. Il che, boh, non… non è male per me, in questo momento.

Secondo me te lo meriti. Vai col secondo disco preferito.
(Francesco esita un po'). Mah, forse metterei, anche se a malincuore…

6. I mistici dell'occidente, 2010

Lo sapevo! Ecco perché dal vivo non lo proponete più.
Sai, ci sono delle canzoni molto belle dal punto di vista del suono, però… è un po' impostato, come disco, è un po' di maniera, se posso fare questa auto-critica. Voglio bene a tutti i miei dischi, però se proprio sono obbligato a fare questa cosa, nei Mistici ci trovo un po' di maniera, sia nella scrittura sia nelle musiche. A me il manierismo non piace, anche se i Baustelle sono spesso definiti troppo formali, ricercati, citazionisti, cioè sono spesso definiti…

Pettinati.
Sì. Ecco, vorrei dichiarare, qui e adesso, che sì, perdo molto tempo a scrivere i testi e ad adattarli alle musiche scritte precedentemente, però non è che sto lì col cesello ore e ore. Anzi. Molti dei testi dei Baustelle che sembrano così ricamati, sono scritti di getto, in una manciata di minuti. Per quanto riguarda i Mistici, invece, la scrittura è stata più faticosa rispetto agli altri dischi, e secondo me nel complesso l'album ha finito col risentirne.

Secondo me è un disco molto denso. Io ho fatto molta fatica a entrarci, ci ho messo mesi per farmelo piacere, però alla fine ce l'ho fatta. Anche perché inizia con un pezzo, L'indaco, molto dilatato, e in generale il disco ha dei tempi piuttosto lunghi, il minutaggio delle canzoni è estesissimo. Anche se ci sono dei pezzi più ritmati, tipo "L'estate enigmistica," che secondo me è lo zenit del disco.
Hmm. Quel pezzo lo trovo un tentativo un po' di maniera di replicare "Charlie fa surf." Per dire, io quel pezzo non l'avrei proprio messo.

Perfetto!
Poi il disco ha dei momenti buoni, tipo "La bambolina," che magari è un po' troppo veloce… anche "La canzone della rivoluzione" risente dello stesso problema della velocità, bpm eccessivi. Chissà cosa prendevamo, a quell'epoca.

Vai con l'altro disco.
Cosa c'è rimasto? Amen, La malavita, Fantasma e L'amore e la violenza, questi quattro.

Te ne sei dimenticato uno, che freudianamente immagino andrà ad occupare la prossima posizione.

5. Sussidiario illustrato della giovinezza, 2000

Francesco: Sussidiario è un esordio, che ormai è di culto e mi va benissimo, però dentro ha delle cose che non rifarei. Ad esempio, "Io e te nell'appartamento."

Tempo fa hai dichiarato che non suonerete più quella canzone dal vivo.
Sì, probabilmente la penso ancora così! Nel disco in generale ci sono un po' di ingenuità a livello di esecuzione, degli errori, dei momenti vocali un po' storti, alcuni voluti e altri meno… rimane comunque un disco molto bello e coraggioso, e quando lo rimetto–anche se finora è capitato solo una volta, in occasione dell'uscita del Cofanetto illustrato della giovinezza (disegnato da Alessandro Baronciani, ndr) - mi dico: "Cazzo, era il primo disco ma avevamo già una visione del mondo ben precisa". Si tratta di un disco che testimonia una visione forte… e poi ha il suono giusto, ci sono delle belle idee dietro, però è ancora un po' acerbo, si sente che non eravamo ancora dei grandi musicisti.

Questo disco, e lo dico proprio senza retorica, mi ha cambiato la vita, perché lo regalai a Silvia, che qualche minuto dopo il regalo sarebbe diventata la mia prima, vera ragazza (siamo rimasti assieme quasi tre anni). Ci trovavamo nella sala del cinema (non dico a vedere quale film perché è un dettaglio un po' prosaico e rovinerebbe tutto), a film già iniziato, e io tirai fuori il disco dallo zainetto per regalarglielo, disco che abbiamo scoperto e ascoltato insieme e senza il quale forse non ci saremmo mai messi insieme.
Cioè, non ho capito, tu le hai regalato il disco e lo hai dimenticato sulla poltrona?

No, no, l'hai resa un po' troppo drammatica… gliel'ho regalato e lei lo ha messo in borsa..
Ah ok, pensavo ad una cosa tragica tipo che glielo hai regalato e lei lo ha dimenticato al cinema.

Ma no, mi sarei ammazzato probabilmente. (Ridiamo all'unisono e questa risata fa scattare un percettibile clic emozionale che mi fa capire senza ombra di dubbio che sono un pescatore di uomini, e ho appena pescato l'amicizia di Francesco. Nella mia testa, un immaginario proiettore mi mostra cosa sarebbe accaduto nei successivi tre anni della mia vita se quel Sussidiario fosse stato dimenticato, o peggio ancora se fosse stato rifiutato).
Mi è capitato abbastanza di recente, a Milano, di essere fermato da un ragazzo -erano le undici di mattina- stranamente ubriaco, mi chiamava da lontano, "Tu sei Francesco, quello dei Baustelle eccetera", io mi sono fermato e… lui era proprio drogato secondo me, stava ancora infoiato, e mi fa: " io ho comprato il tuo disco, il Sussidiario, per posta, insieme al disco dei Clash…" e io, insomma, ho piacere di queste cose, mi fanno piacere queste manifestazioni d'amore. In tanti mi dicono: Sussidiario è legato a questa e a quest'altra cosa, in tanti. Anche rapper drogati usciti da un after alle undici di mattina.

Tu ci vai agli after?
No, no, no. Ma io è da un po' che non mi muovevo di casa, da quando sono diventato papà ho condotto una vita un po' monastica, la sera uscivo molto poco. Evidentemente, quando sei nel mondo con una figlia meravigliosa vuoi passare del tempo con lei. Non rimpiango il fatto di non essere uscito fuori la sera, anche perché spesso, poi, vengo risucchiato da un flusso che magari lì per lì mi diverte, ma poi torno a casa e dico vabbè, non so cosa mi abbia dato questa cosa. Invece, guardare negli occhi mia figlia, addormentarmi con lei, raccontarle una storia… magari è più bello di andare a vedere qualche concerto del cazzo.

Anche perché uscire può diventare una nevrosi.
Sì. Adesso però sento che è arrivato il momento di uscire un po' di più.

Il tour de L'amore e la violenza non è ancora finito, quindi comunque devi uscire per forza.
Adesso vado ai miei concerti, sì (ride) ma anche a quelli degli altri, un po' mi sta ripiacendo. Recentemente, ho visto un concerto di musica classica e i Cigarettes After Sex, che non conoscevo. Il concerto più rilassante della mia vita. Musica molto tranquillizzante, e di solito per me la musica tranquillizzante è una roba terribile, perché niente dovrebbe mai essere tranquillizzante, però non so, il mio umore avrà influito, probabilmente mi è piaciuto il contrasto fra il mio cuore spezzato e il concerto.

Se il mio cuore è perennemente spezzato è anche per colpa tua un po', lo sai? Colpa tua, di Morrissey e dei Belle & Sebastian.
Mi dispiace. Devo dire che i Belle & Sebastian in particolare lo hanno spezzato anche a me, soprattutto con i primi due dischi…

"I was happy for a day in 1975"…
…ma è bello avere il cuore spezzato, è meglio essere così, nello struggimento anche confinante con la sofferenza, piuttosto che essere, boh… delle pietre. Te lo dico anche se in realtà non ci credo, voglio solo consolarti, anche perché secondo me in realtà essere delle pietre sarebbe interessante… ma questo non l'ho mai detto, facciamo che lo ritiro. (Ridiamo, all'unisono, ancora e ancora).

Sono rimasti tre dischi.
Direi che il prossimo potrebbe essere…

4. La malavita, 2005

Francesco: Adesso siamo molto ex aequo, per me La malavita e Amen sono un po' lo stesso disco. Forse La malavita è un po' più spreferito di Amen perché quest'ultimo—ed è un suo limite per quanto riguarda la fruizione del pubblico, ma non per quanta il mio punto di vista—è più stratificato, contiene canzoni pop-rock molto ricche anche perché abbiamo usato tutte le armi possibili. In Amen ci sono musicisti di musiche bizzarre, di mondi diversi: Alessandro Alessandroni, Mulatu Astatke, Beatrice Antolini, Beatrice Martini... e forse questa sfaccettatura volevo darla anche alla Malavita ma sai, era il nostro primo disco per una major e quindi ci siamo limitati un po'.

Nella scaletta del disco ci sono quasi tutti classici. Le uniche due che non mi piacciono sono "Perché una ragazza d'oggi può uccidersi" e "Revolver."
Son d'accordo con te. "Revolver" non riesco proprio più ad ascoltarla. Tutto il resto è molto buono.

Tra i miei pezzi preferiti ci sono di sicuro "La guerra è finita", una sorta di "What She Said" ambientata dalle parti dei Navigli anziché in Inghilterra, e "Il nulla", molto simile ad una poesia di Michel Houellebecq, "Ipermercato-Novembre", nella quale il poeta ha un attacco di panico improvviso ("Dapprima sono inciampato in un congelatore. Mi sono messo a piangere e avevo un po' paura") che sembra coincidere con una presa di coscienza più ampia, quella (e qui arriviamo alla canzone) dello "spogliato e crudo" nulla.
In effetti Houellebecq è uno scrittore che ha fortemente influenzato la mia scrittura e più in generale la mia visione del mondo. In particolare, il libro Il senso della lotta è entrato parecchio nei dischi dei Baustelle, sia ne La malavita sia ne La moda del lento, quindi è probabile che la poesia che dici tu sia entrata nel disco in qualche modo.

Ad una mia ex ragazza, che spero stia leggendo questo pezzo con un accenno di groppo in gola, ho dedicato un'altra poesia di Houellebecq. La poesia, ad un certo punto, recitava: " È l'idea che questa intesa potrebbe essere duratura; che nulla, ragionevolmente, si oppone a che sia duratura". Abbiamo rotto due settimane dopo. Passiamo al disco che viene dopo. Le relazioni finiscono sempre d'Estate.

3. Amen, 2008

Noisey: Qui entriamo sul podio. Questo disco è pieno di pezzi geniali, il mio preferito forse è "Colombo," una figura che tu rendi cristologica, la tratti la avvicini molto al Padre Brown di Chesterton (penso all telefilm con i mitici Renato Rascel e Arnoldo Foà).
Francesco: Bello Chesterton, l'ho letto tempo fa. Ho una vera e propria passione per Colombo e per Peter Falk. Questo italiano un po' sgualcito e sudicio che va a ficcare il naso in questo mondo americano di straricchi, è una collisione di mondi se vuoi anche un po' marxista. Colombo è un underdog, uno sfigato apparente che in realtà ti fa il culo.

Poi c'è Baudelaire.
A proposito di Baudelaire, in questo momento sto leggendo un graphic novel di Alessandro Tota che si chiama Charles, in cui l'autore immagina che Baudelaire sia vivo e viva a Bari, me lo ha regalato lui, ed è molto divertente. Baudelaire, che non ci è dato sapere perché, si ritrova in un parchetto di mezzi tossici e all'inizio non viene preso troppo sul serio, ma poi ovviamente finisce per fare il culo a tutti e diventa l'idolo del parco.

Un classico che riproponi spesso dal vivo è Alfredo. In un pezzo che si chiama Baustellemania, Lo Sgargabonzi tratteggia la parodia del fan medio dei Baustelle, un esteta stretto tra la venerazione di Leo Ferrè e il dolore lancinante e mai sopito per la morte di Alfredo. Lo hai letto?
Sì sì, mi ricordo, molto divertente quel pezzo. Tra l'altro Alessandro Gori, Lo Sgargabonzi, è un amico, e credo sia il primo vero fan dei Baustelle. Di sicuro è stato il primo a regalarmi un teschio umano dopo un concerto, milioni di anni fa. Sono contento che sia cresciuto e che, camminando con le sue gambe, sia diventato più bravo e soprattutto più cattivo di Paolo Villaggio. Ad ogni modo, la vicenda di Alfredino Rampi è stato il mio primo incontro col fatto che la vita poteva anche essere violenta, e che potesse anche non avere un happy ending. Fin lì tutto era andato bene, tutto quello che non aveva un lieto fine non mi apparteneva. A volte, la consapevolezza del "sad ending" ti arriva come un pugno in faccia quando muore un tuo caro, e altre volte può manifestarsi in modi diversi, come nel mio caso. Ad esempio mia figlia, a tre anni, forse ha già dovuto capirlo a causa della separazione con la mia compagna. La psicologa dell'infanzia dice che può persino essere un bene, sapere fin da subito che non sempre tutto va per il verso giusto.

Spero vivamente che la psicologa abbia ragione, ma personalmente credo di aver sepolto questa consapevolezza da qualche parte dentro di me, perché ancora non riesco ancora ad abituarmi al fatto che le storie d'amore possano non durare per sempre ("Cosa resta di me / un rottame di Volkswagen"). Anche se magari lo intuisco a livello speculativo e razionale, poi però quando ci sono calato dentro finisco per dimenticarlo.
Dipende anche da cos'è l'amore, secondo me. Sai, l'amore legato alle relazioni di coppia è molto facilmente classificabile. All'inizio si tratta di innamoramento. Quella prima fase può durare un po' ma poi finisce, abbastanza inevitabilmente. Tutto sta nel trasformarla in qualcos'altro. A volte diventa una meravigliosa tenerezza, alcune volte diventa tenerezza e comunione di interessi reciproci, altre volte è una fantastica tendenza a voler rimanere "oltre la vita", e quindi c'è questo slancio, questa progettualità verso il futuro, e qui rientra tutto il discorso del "facciamo dei figli", che a volte in effetti può salvare il rapporto. L'amore è tante cose, è tutte queste cose insieme. Poi, forse, c'è un amore che non muore mai, più lontano degli dei (canticchia, ridendo, una strofa de Gli spietati), ma questo amore è slegato al fatto del mettersi insieme a un'altra persona. E' un amore più assoluto, che significa voler bene a qualcuno o a qualcosa o a tutti o a tutto in maniera non esclusiva, senza patti né progetti. È quello della canzone di Scott Walker, quando lui canta "a nd you walk like Saint Francis / with love". Quel " love" lì. Che forse è metafisico e manda in crisi tutta la mia Weltanschauung. Quindi, boh, non so neanche se questa forma di amore esista. E probabilmente morirò prima di averlo capito. Credo.

"Resta poco tempo per capire / il significato del poliamore". La mia ex ragazza, Chiara, bella bocca occhi miei verdi, forse la stessa di prima forse no, era poliamorista. Che ne pensi di questa forma d'amore?
Non ho mai creduto fino in fondo al mito del possesso. E non ho nulla in contrario al poliamore. O al fatto di prendere il cosiddetto amore e cercare di praticarlo in maniera sperimentale. Ma non sempre funziona. Quando il giochino provoca spargimento di sangue inutile, quando fa star male le persone, quando il giochino rivela la sua natura di, appunto, mero giochino intellettuale, allora lasciamo stare il poliamore e impariamo ad amare bene una persona alla volta. Che è già difficilissimo, roba da professionisti. Hai presente la canzone di Gaber, "L'orgia"? Ecco, dice tutto. Accidenti, Gaber e Luporini hanno già detto tutto su tutto, e in maniera perfetta, andrebbero insegnati alle elementari...

Nel pezzo dello Sgargabonzi di cui discutevamo, il deus ex machina che propone alla ragazza—che rifiuterà—di salvare il piccolo Alfredo dal pozzo, in cambio di cento euro, è "il dio laico delle canzoni dei Baustelle", e infatti Alessandro mi prende spesso in giro perché spesso ti definisco un cristiano irrisolto. In effetti continui a dichiararti ateo eppure a flirtare con simboli religiosi (in sottofondo, immaginate che ci sia If You're Feeling Sinister dei Belle & Sebastian).
Sai, sono cresciuto in un posto "rosso" ma dove, paradossalmente, anche il cattolicesimo era molto radicato, a livello di semplice tradizione. Andare la domenica alla messa, andare a catechismo perché tutti i tuoi amici vanno e se non vai sta male. E comunque mi piace molto giocare con l'immaginario della religione cristiana. Ogni religione ha un libro, ogni libro ha delle storie, e quando scrivi canzoni ti può servire avere dei contenitori di storie da cui attingere, anche perché le canzoni come le poesie hanno bisogno di figure retoriche, di metafore, di similitudini, e quindi una cosa anziché dirla così com'è puoi metterla giù in maniera obliqua. Sono proprio spietato, la religione la uso solo perché è funzionale alla metrica (ride). No, in realtà pur essendo ateo mi interessa molto la religione. Sono un ateo che vorrebbe non esserlo e che cerca di non esserlo.

A proposito di Belle & Sebastian, mi fai venire in mente il ritornello di una canzone: "But if you are feeling sinister go off and see a minister, he'll try in vain to take away the pain of being a hopeless unbeliever". Qual è il prossimo disco?

2. L'amore e la violenza, 2017

Noisey: Questo disco è un condensato dei Baustelle: ci sono i Pulp, i Kraftwerk, Michel Houellebecq, il Sussidiario, persino Sandokan. Una volta stavo al bar e pensavo che alla radio stessero passando Basso e batteria, e invece era la intro di Sandokan. Lo faresti uguale, se potessi?
Fantasma secondo me è meno perfetto anche se forse contiene dei picchi più alti, ma nel complesso L'amore e la violenza mi sembra un disco più compiuto. Lo rifarei assolutamente uguale.

Approfitto di questo trafiletto per dedicare Amanda Lear alla ragazza che mi ha lasciato nonostante il dono della poesia di Michel Houellebecq (sì, è sempre lei, è sempre lei). Il tuo pessimismo da quattro soldi chiaramente aveva fatto proseliti.

1. Fantasma, 2013

Noisey: questo disco per me è stato molto importante. Quando è uscito ho sperimentato per la prima volta, per fortuna indirettamente, l'esperienza prosciugante della chemioterapia: "ma diversa arriverà la potenza di un addio, o la storia di un amico entrato in chemioterapia". Nel mio caso, ad essere entrata in chemioterapia era la madre di una compagna di classe. Al di là delle contingenze, Fantasma è un disco in cui mi ritrovo moltissimo perché spesso ho l'impressione di vivere il presente esclusivamente come continuo esorcismo di un passato sempre troppo ingombrante, quasi ipertrofico. Ti capita mai?
Certo che mi capita. Molte delle canzoni del disco parlano proprio di questo. Bisognerebbe violentare il passato, evocarlo e stenderlo su un maledetto foglio di carta o su uno schermo di computer. Scriverlo, scriverne, per renderlo inerme, distruggerlo per sempre. E vivere il presente come bambini, o come vecchi senza memoria. Sono molto legato a Fantasma, secondo me contiene alcune delle cose più belle che abbiamo mai scritto, e cioè le canzoni "Nessuno", "Il futuro", "Il finale", "Diorama", "Radioattività", "Contà l'inverni". Ecco, forse Fantasma doveva essere composto esclusivamente da queste canzoni, con gli intro strumentali e con "L'orizzonte degli eventi" e sarebbe stato un disco perfetto.

È un progetto molto sperimentale, sia dal punto di vista della scrittura sia per quanto riguarda l'esplorazione delle possibilità della forma-canzone, siccome è un disco che ne dilata tempi e spazi. Negli arrangiamenti orchestrali di questo disco c'è una collisione di mondi anche molto lontani fra loro che con Enrico Gabrielli abbiamo provato a far sposare follemente. C'è molta musica classica del novecento, l'abbandono della tonalità, la dodecafonia, ma anche la musica barocca, Wagner e Beethoven. Mi piace che la musica che sta sotto le parole di Fantasma esploda in mille direzioni deliranti e imprevedibili. Ecco perché è il mio disco dei Baustelle preferito.

Grazie Francesco, ti voglio bene. Dedico questa conversazione a tutte le ragazze che ho amato, a quelle che continuo ad amare, a quelle a cui non penso (quasi) mai.

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