Un weekend di guerriglia nelle strade turche

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Un weekend di guerriglia nelle strade turche

Da Istanbul ad Ankara, i manifestanti protestano e la polizia li attacca con lacrimogeni.
3.6.13

"Al giorno d’oggi c’è una minaccia chiamata Twitter,” ha dichiarato il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan alla televisione di stato. “Ci si possono trovare i miglior esempi di menzogna. Per quanto mi riguarda, i social media sono la peggior minaccia mossa alla società.”

L’affermazione, fatta in uno dei due discorsi tenuti alla TV turca, dà un'idea gli scontri tuttora in corso in Turchia e ne costituisce una chiara legittimazione. Mentre i principali media turchi hanno infatti tentato di ignorare le decine di migliaia di manifestanti nelle strade di Istanbul, Twitter ha offerto loro uno strumento con il quale organizzarsi e divulgare la causa. Così, quella che era cominciata come una protesta pacifica contro la rimozione di un parco per far posto a un centro commerciale è presto sfociata in una più vasta espressione del malcontento popolare. Molte categorie sociali individuano nelle ultime mosse di governo il segno della trasformazione della democrazia in una dittatura di stampo islamico e sono scese in strada per contestarla: la combinazione di elementi quali gentrificazione, corruzione e sintomi di restrizione delle libertà civili, come il divieto di consumare alcolici o scambiarsi effusioni in pubblico, ha provocato la più grande insurrezione popolare turca degli ultimi dieci anni, alimentata indubbiamente anche dal blackout mediatico.

Scontri ad Ankara.

Nel corso del fine settimana le proteste hanno toccato circa metà delle 81 province turche. Ankara ha assistito a scontri violenti tra polizia e manifestanti che hanno lasciato dietro di sé oltre 700 feriti, mentre a Istanbul il numero tocca addirittura il migliaio e sembra destinato a salire. La polizia, dal canto suo, ha annunciato di aver concluso circa 1.700 arresti. Domenica notte gli ultras del Beşiktaş hanno preso comando di una scavatrice da cantiere con cui hanno caricato la polizia in assetto anti-sommossa. Nel frattempo, quelli che non se la sentivano di unirsi alle manifestazioni di piazza facevano la loro parte battendo su pentole e padelle, sporgendosi dalle finestre.

Ultras del Beşiktaş a Istanbul.

Ieri abbiamo parlato con uno dei nostri reporter attivi sul campo per assicurarci che non fosse rimasto soffocato dai lacrimogeni e sentire la sua versione rispetto agli ultimi sviluppi. Nella gallery qui sopra, invece, potete trovare una selezione di scatti dei principali eventi del fine settimana.

VICE: Come procede a Istanbul? La situazione si è calmata, o le violenze sono in aumento?
VICE: A piazza Taksim ora c'è più calma: i manifestanti hanno costruito delle barricate per impedire alle camionette della polizia e ai bulldozer di entrare. Dalle 21.30 di ieri nel quartiere di Beşiktaş ci sono stati scontri tra la polizia e i manifestanti. Hanno usato lacrimogeni e altri gas che hanno indotto la gente al vomito—qualcuno dice si tratti dell’agente arancio, un gas defoliante, ma non posso confermare o smentire questa voce.

Hai visto molti feriti?
Camminando per strada ti imbatti in feriti ogni cinque minuti, che sia una contusione o qualcuno soffocato dai lacrimogeni. La polizia blocca le ambulanze, quindi in piazza Taksim sono state allestite cinque cliniche mobili con medici volontari e studenti di medicina pronti a intervenire. C’erano almeno cinquecento persone che necessitavano di cure, nel centro medico in cui ero ieri; non potevano essere portate in ospedale. Venerdì un manifestante che si trovava davanti a un pronto soccorso ha visto arrivare quaranta ambulanze—allora la stima dei feriti era al di sotto di quella cifra. Non sono in grado di confermare, ma evidentemente i media hanno diffuso numeri di molto inferiori rispetto a quelli reali. Al momento le riserve Gaviscon, un farmaco usato per contrastare gli effetti dei lacrimogeni, sono esaurite.

Ho sentito che la polizia ha distrutto panchine e cartelloni pubblicitari per far ricadere la colpa sui manifestanti. Puoi confermare?Girano tantissime voci su ogni tipo di cosa. Nella nostra prima notte in strada c'erano delle persone che dicevano che la polizia avesse ucciso a sangue freddo dei giovani, fatto che rimane da confermare. Ancora, ieri dicevano che la sezione turca di Greenpeace aveva confermato l’utilizzo dell’agente arancio, ma penso tuttora fosse solo una voce priva di fondamento. Non sto dicendo si debba escludere a priori, ma è un’ipotesi difficile da avvalorare. È probabile che la polizia si sia mischiata alla folla gettando appositamente scompiglio, ma potrebbe essersi trattato di hooligan o anarchici. Ieri abbiamo incontrato un gruppo di manifestanti impegnati nella raccolta di tutte le voci per poi tentare di confermarle o smentirle.

Manifestanti a Istanbul.

Alla luce di quanto hai visto negli ultimi giorni, potresti darci un'idea di chi sono i manifestanti?
Ho incontrato perlopiù giovani, dal momento che la nostra troupe lavora la sera, ma la cosa impressionante di queste proteste—come sottolineato da molti turchi—è che c'è di tutto. Nazionalisti turchi fianco a fianco con musulmani anti-capitalisti e addirittura curdi. Per un paese come la Turchia tutto questo è quantomeno speciale. Vedi donne con il velo, tifosi e anarchici. Sono tutti lì perché hanno capito che la repressione brutale di una manifestazione pacifica è profondamente ingiusta. Hanno unito le loro forze per dire “Basta, questo è abbastanza.” Quindi non è facile darti una risposta precisa.

C'è un'ideologia comune?
Ovviamente come in ogni protesta trovi bandiere socialiste e anarchiche, ma come dicevo, non si può definire una manifestazione con obiettivi politici chiari e definiti. In generale è una lotta per diritti umani, libertà di espressione e democrazia. Tutto è cominciato con un piccolo picchetto per proteggere il parco Gezi. Un parlamentare del partito turco “Pace e Democrazia”, Sırrı Süreyya Önder, si è opposto alle ruspe con il proprio corpo, cercando di spiegare che era illegale sradicare gli alberi del parco senza permesso. È stato colpito da un lacrimogeno della polizia ed è stato successivamente ricoverato. La gente è arrabbiata perché Gezi è una delle ultime aree verdi in questa zona di Istanbul e perché è storicamente un simbolo di resistenza civile, ma anche la gentrificazione è motivo di rabbia popolare. In ogni caso, più la polizia si mostra in tutta la sua brutalità, più le persone si fanno prendere dall’ira.

I manifestanti si stanno alleando con i principali rappresentanti dell’opposizione turca?
Alcune persone stanno cercando di dirottare la protesta per i propri scopi ideologici, ma ci sono molti gruppi di vario tipo e natura. Non riesco nemmeno a dare l’idea della varietà ideologica delle diverse componenti. Trovi hipster vicino a nazionalisti, vicino a musulmani contro il capitalismo, vicini, a loro volta, a famiglie, vicine agli anarchici. È una reazione alla repressione, per far sentire la propria voce. È incredibile, c'erano addirittura dei curdi che protestavano insieme a dei nazionalisti, nonostante la celebre ostilità tra i due gruppi.

Un ferito in uno degli ospedali da campo allestiti nel centro di Istanbul.

Ci sono stati tentativi di attacco da parte di sostenitori del governo o di gruppi islamisti?
Sì, alcuni sostenitori dell’AKP [il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, il cui presidente è Erdogan] hanno combattuto a fianco della polizia contro i manifestanti, sia a Istanbul che in altre città. Si tratta di persone molto vicine all’AKP, quindi possiamo dire che si tratta di islamisti. Non ce ne sono molti, tuttavia.

Ci sono richieste, slogan o cori comuni a tutti quelli che prendono parte alle rivolte?
Ho sentito “Uniti contro il fascismo,” “Poliziotti, toglietevi le maschere antigas e vediamo chi sono i veri uomini” e “Non smettere di esprimerti. Se lo fai, sarai la prossima vittima della repressione.”

Quali sono i media vicini al governo che trasmettono dal posto?
È un argomento di cui parlano tutti quelli che abbiamo intervistato. Vogliono sapere se apparteniamo a media turchi o esteri. C’è davvero poca copertura mediatica. Eravamo in un hotel per alcune interviste e un telegiornale trasmetteva immagini di agricoltori e del loro bestiame mentre fuori sembrava una zona di guerra. Le persone in strada avvertono che la situazione non è descritta nella maniera adeguata. Ci sono state contestazioni contro i furgoncini delle emittenti turche. Erdogan continua a far infuriare i manifestanti con le sue apparizioni televisive, mentre i mezzi di informazione turchi stanno cercando di insabbiare il tutto.

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