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L'americana che sta leggendo tutta la Biblioteca Adelphi

Eva Karen Barbarossa ha deciso di leggere i (finora) 653 libri della collana più famosa di Adelphi. Le abbiamo chiesto perché lo sta facendo, perché sta condividendo la sua impresa sui social e come pensa di uscirne viva.

Elena Viale

Elena Viale

Foto di Eva K. Barbarossa, con i libri e la lavagna su cui appunta le sue riflessioni.

Prima che esistesse internet, la regola era che chi leggeva i libri stava con chi leggeva i libri e tutti gli altri si godevano la vita. Poi è successo quel che è successo, e qualche giorno fa ho scoperto Eva K. Barbarossa e il suo Adelphi Project. Un progetto che, come suggerisce il nome, consiste nella lettura dell'intera collana Biblioteca Adelphi. E che, come suggerisce il sottotitolo, ha portato Barbarossa a cercare di spiegare "Perché ho deciso di leggere 653 libri per seguire il percorso tracciato da una casa editrice italiana."

Come forse sapete, la Biblioteca è la collana in cui dal 1965 Calasso e compagnia pubblicano letture complesse, non solo libri di letteratura ma anche metaletteratura, storia, scienza e filosofia. È la collana in cui sono stati pubblicati, per citarne solo un paio, la raccolta di saggi sulla letteratura russa di Landolfi (I russi) e Lezioni e conversazioni di Wittgenstein—oltre a un sacco di altri libri belli e molto più aggredibili, tipo Sciascia, Hesse etc.

L'americana Eva K. Barbarossa invece si definisce artista, scrittrice, lettrice e viaggatrice. Come scrive nella presentazione del progetto, "Ci sono poche case editrici capaci di stregarti [...]. Creare un tale mistero richiede lungimiranza e determinazione, ma cosa bisogna fare per capirlo? Volendo farsi stregare da una collana, non c'è scelta milgiore che la Biblioteca Adelphi. Eclettica, dotta, estesa—ogni libro affronta i grandi interrogativi dell'uomo."

Nel tentativo di scomporli e individuare una continuità, Barbarossa ha quindi deciso di leggere tutti e 653 i volumi che compongono la collana—"in ordine, quanti più possibile nella loro lingua originale, alcuni anche in italiano"—oltre ad altri voluti utili per il contesto e di documentare il processo attraverso le sue riflessioni.

Dato che ero molto invidiosa del suo coraggio e un filo perplessa sulle possibilità di riuscita dell'operazione, e oltre a quelle mutuate dall'articolo di Medium non trovato altre informazioni su di lei online, l'ho contattata per avere qualche risposta.

VICE: Ciao Eva, raccontami come è nato l'Adelphi Project—ho letto che fai la traduttrice, è così che sei entrata in contatto con Adelphi?
Eva K. Barbarossa: Guarda, a dirti la verità non so come mai sugli articoli italiani c'è scritto che faccio la traduttrice. In realtà non sono una traduttrice—ho un master in linguistica, lingue e culture straniere e leggere e scoprire altre lingue e altri mondi culturali è sempre stata una mia passione, fin da quando ero piccola.

Ah, chiaro. Quanti libri hai letto finora?
Il progetto è nato a novembre del 2015, e da allora ho letto 240 libri, di cui 85 della Biblioteca Adelphi e il resto perché mi servivano per il contesto—per esempio libri di storia, religione e altri libri magari dello stesso autore. Ne ho anche letti molti sul modernismo e l'arte, e sulla teoria dei colori. Seguo un po' la strada su cui mi portano i libri. Diciamo che metà li avevo già letti in altre occasioni—come ti dicevo ho sempre letto un sacco, una media di 300 libri all'anno.

Ma perché Adelphi? Cioè, in Italia Adelphi rappresenta una casa editrice "alta", che pubblica libri di vasta diffusione ma anche La biblioteca di Fozio. Negli Stati Uniti cosa rappresenta?
Conosco Calasso dai tempi della pubblicazione di Cadmo e Armonia (che nel 1988 è uscito in inglese) e da lì ho sempre letto i suoi libri appena uscivano in inglese. Adelphi è una casa editrice veramente fantastica—altre che mi piacciono sono la Eridanos Library e la Kodasha Globe. Diciamo che tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta ho scoperto le mie tre case editrici preferite.

Quanto ha influito nella tua scelta la fama americana di Calasso, a cui lo scorso anno il New York Times ha addirittura dedicato un articolo intitolato "Italy's Publishing Maestro"?
Calasso è noto negli Stati Uniti come scrittore e studioso, diciamo come intellettuale, ma Adelphi è praticamente sconosciuta per banali motivi linguistici, ovvero che gli americani non sanno l'italiano e non si interessano agli autori italiani che pubblica.

Ma il fatto che tu legga i libri in traduzione, o comunque nelle edizioni che hai disponibili, non è un po' un controsenso visto che parte dell'importanza di una casa editrice e della sua fama dipende dalla qualità di traduttori, curatori etc?
Leggo tutti quelli che posso in lingua originale [Barbarossa sa, oltre all'inglese, italiano e francese], e alcuni li leggo in più lingue, per cercare di capire cosa succede quando vengono tradotti. Penso che sia importante leggere in originale, no? Comunque non è la versione che mi interessa, è seguire il percorso della casa editrice.

Immagino che tu abbia un lavoro, anche. Come fai a gestire il progetto?
A dire il vero lavoro al progetto sei giorni alla settimana, dalle cinque del mattino alle due del pomeriggio. La mattina leggo per qualche ora, poi faccio ricerca e scrivo per qualche ora, poi torno a leggere. Di solito leggo tre o quattro libri contemporaneamente, ci metto un paio di giorni per finirne uno. Quindi direi che leggo una media di cinque o sei libri a settimana.

L'Adelphi è nata come casa editrice in un momento "formativo" dell'editoria economica italiana, per questo è a volte, credo, complesso trovare un disegno portante soprattutto nelle prime pubblicazioni—cosa che tu ti sei proposta di fare. Stai riuscendo nel tuo intento?
Singolarmente presi, i libri scelti da Adelphi sono affascinanti, e quindi la somma di tutti i libri non può che essere ancora più affascinante. In che modo, non lo so ancora dire. Più libri leggo, più connessioni trovo, più domande vengono sollevate sulla vita, il senso delle cose, e tutte le questioni profonde su cui gli uomini si interrogano da quando esistono. Al centro del mio lavoro c'è l'amore, nient'altro. È un progetto al cui centro ci sono le domande, non le risposte.

Ognuno di questi libri, proprio per la linea della collana, è complesso e ha bisogno di un contesto; come te lo costruisci?
A seconda del libro in questione, il contesto è formato da libri che non c'entrano con Adelphi o da altri libri Adelphi. Per leggere, per esempio, Il libro degli eroi: Leggende sui Narti sono dovuta tornare indietro e leggere un sacco sulla storia della Russia e della Georgia, perché erano vent'anni che non davo una rinfrescata a quella parte di storia. E avevo bisogno di sapere tutto.

Questo progetto ti sta rendendo discretamente popolare—sia negli Stati Uniti che in Italia sono usciti diversi articoli, e tu gestisci tutto sui social e hai anche creato una linea di segnalibri—e quindi te lo chiedo: lo stai facendo per fama?
Lo sto facendo perché è affascinante, perché mi permette di leggere centinaia di libri all'anno e perché io stessa non so quale sarà il risultato.

Secondo te Calasso sa della tua iniziativa? E se lo sapesse, cosa direbbe?
Questo lo devi chiedere a lui.

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