Charles H. Traub ha fotografato l'Italia che non c'è più

Negli anni Ottanta, Charles H. Traub ha iniziato a scattare foto alle persone che incontrava nel corso delle sue vacanze in Italia. Ora le sue foto sono un libro, e questo è ciò che ci ha detto a riguardo.

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28 luglio 2014, 12:27pm


Alla spiaggia. Napoli, 1982

Charles H. Traub ha iniziato la sua carriera di fotografo nella New York del 1967, in piena epoca hippie. Quindici anni più tardi, negli anni Ottanta, approfittando dei periodi di vacanza trascorsi in Italia ha iniziato a scattare foto alle persone che incontrava per strada, la maggior parte delle quali corrispondeva esattamente all'idea che il mondo aveva degli italiani: ragazzi con calzoncini troppo corti e more in posa davanti a vecchie statue. All'inizio di quest'anno, Traub ha raccolto i suoi scatti italiani in un libro pubblicato da Damiani e intitolato Dolce Via

L'ho contattato per farmi raccontare delle sue vacanze in Italia e di com'era la vita ai tempi.


Positano, 1981.

VICE: Che cosa faceva a New York alla fine degli anni Settanta, prima di partire per l'Italia? 
Charles Traub: Ero artista e fotografo freelance. Avevo dei contatti con la Light Gallery di New York, e per arrotondare collaboravo con una redazione. L'Italia mi permetteva di sfuggire alla routine—era una fonte di ispirazione e di energia. 

Cosa l'ha portata in Italia? Perché ha scelto di documentare la vita delle persone che incontrava dal suo punto di vista americano? 
L'Italia a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta rappresentava il terreno perfetto per il mio lavoro di fotografo. Sono andato lì per quattro o cinque anni con la sola intenzione di fotografare quelli che definivo "momenti rilevanti". Città e paesaggi erano ancora relativamente conservati. Non avevano subito gli effetti della globalizzazione di oggi.  

La cultura era ancora abbastanza uniforme, anche se c'era una tendenza a provare a riprodurre il passato, seppure con una certa ironia. Ma è comprensibile, perché dopo tutto forse l'Italia è l'unico paese ad avere fortemente influenzato il pensiero occidentale in due diversi momenti storici: al tempo dell'Impero Romano e durante il Rinascimento.


Napoli, 1982

Dolce Via potrebbe essere definito un tentativo di street photography—un esercizio tipicamente americano e tipico di quell'epoca—ma in un altro paese? 
In realtà non ho mai capito questo termine. Lo trovo inopportuno. Sono sempre stato e sarò sempre qualcuno che cerca di riportare ciò che vede, ciò che ha visto. Sarebbe più corretto parlare di fotografo passeggiatore più che di un fotografo di strada, perché è un fotografo che scatta in interni, all'aperto, ovunque. 

Le immagini che produco si focalizzano principalmente sul tempo che passa, sullo spazio, e sugli eventi che accadono. Eppure non credo di fare un lavoro di documentazione—non sono un giornalista, e non pretendo di mostrare alcuna verità al di fuori della mia. Sono interessato a tutti, sempre e ovunque. Sono convinto che le nostre vite siano già tanti racconti, molto più interessanti di tutto ciò che può essere costruito—o ciò di cui cerchiamo di appropriarci.


Roma, 1983

Come diceva prima, le foto mostrano un'Italia particolarmente candida, non ancora colpita dal consumismo. Com'era il Paese nei primi anni Ottanta? 
Il design italiano moderno, la ricchezza gastronomica e l'influenza del passato sullo stile di vita degli italiani... Tutto contribuiva a creare il contesto ideale per chi cercava la dolce vita. Tutto deve essere letto in superficie, parafrasando Oscar Wilde; e l'Italia a quel tempo era il posto perfetto per mettere alla prova questa dichiarazione. La complessità della cultura italiana è una fonte inesauribile di ispirazione. C'erano sempre eventi, aneddoti da fotografare. C'è una parola italiana per descrivere questo sentimento: leggerezza

Mi sembra che quasi tutte le foto del libro abbiano una componente sessuale: c'è un sacco di pelle scoperta, la gente cammina per strada in costume da bagno. È d'accordo? 
La sensualità delle mie foto deriva dal fatto che sono state scattate in un paese decadente, che stava cercando di nascondere le sue difficoltà economiche, il suo declino, e che viveva nella nostalgia della gloria passata. Durante la pausa pranzo o mentre si cammina, a Roma o a Napoli, lo si fa per mostrarsi, per sfuggire alla routine. Tutti vogliono essere visti. Pochissime persone si opponevano alla mia richiesta di scattare una foto. La sessualità, la sensualità di ognuno, stava a loro il volerla rivelare. 

E poi, appunto, c'è anche un forte senso di nostalgia, quella di un'epoca in cui tutto era possibile.
Dopo aver presentato le immagini negli anni Ottanta le ho messe via, chiuse in scatoloni. Da allora sono tornato altre volte in Italia, anche l'anno scorso, e ho avuto modo di constatare che l'Italia di oggi non è affatto quella della Dolce Via. La leggerezza è evaporata. La gente ha perso ciò che la rendeva così speciale, così diversa dagli altri. L'Italia era una macedonia di frutta esotica. Oggi, purtroppo, è diventata una sorta di frullato.

Dolce Via è stato pubblicato da Damiani. Per saperne di più, clicca qui.

Per vedere altre foto, vai nelle pagine successive.


Napoli, 1981


Napoli, 1981


Napoli, 1982


Napoli, 1982


Milano, 1981


Firenze, 1982


Roma, 1981


Reggio Emila

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