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L'indignato numero uno

Un 94enne francese eroe della resistenza dice ai giovani come ribellarsi
30.1.12

Fotografia per gentile concessione di La Voix De L’enfant.

Dalla sua pubblicazione, nell’ottobre 2010, Indignatevi! di Stéphane Hessel ha venduto circa tre milioni di copie ed è stato tradotto in 40 lingue—dato certamente notevole per un pamphlet dal contenuto politico, peraltro scritto da un novantaquattrenne. In realtà, Stéphane non è un novantaquattrenne qualsiasi, ma un vero eroe della Resistenza francese che è sopravvissuto a due campi di concentramento e ha preso parte alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

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Indignatevi! esprime in modo così accattivante il malcontento frutto di decenni di oppressione finanziaria e politica da risvegliare persino il peggiore dei fan di Jersey Shore. Ultimamente il libro di Stéphane è stato oggetto di qualche critica, ma siamo certi che tutto finirà per il meglio. Poco tempo fa abbiamo parlato con lui, e ci è parso forte e intelligente come sempre.

VICE: L'hanno accusata di incitamento all'indignazione fine a se stessa e di giustificazione della violenza. Perché?
Stéphane Hessel: Le persone che non vanno oltre la lettura del titolo tendono a fraintendere. Sono d’accordo, indignarsi per il solo gusto di farlo non porterebbe da nessuna parte. La collera deve portare a qualcosa, all’assunzione della responsabilità, che poi conduce all’azione.

E indignarsi nel senso di andare in strada e distruggere qualsiasi cosa, come è successo a Londra ad agosto, le sembra giusto?
Quello è stato un caso davvero particolare: una questione di scontri culturali e di persone che non si vedono riconosciute come vorrebbero. Nelle periferie delle grandi città questi problemi sono importanti, ma non devono essere confusi con il movimento generale degli indignati, che è una lotta non violenta contro il potere finanziario.

Come si fa a combattere un nemico del genere?
È più complicato combattere un nemico come il potere finanziario, difficile da individuare, piuttosto che lottare contro un esercito straniero che sta occupando il tuo territorio. Ma è altrettanto importante. Si tratta di una lotta che può essere condotta attraverso la mobilitazione di persone comuni attraverso il potere elettorale, rendendole consapevoli del fatto che le cose possono cambiare e devono essere cambiate. I problemi d’oggi sono pericolosi tanto quanto fascismo, stalinismo e altre grandi dittature, che sono state superate con la resistenza civile.

Mi pare di capire che lei stia dalla parte del movimento Occupy.
Sì! I governi hanno sistematicamente ignorato valori importanti come la lotta alle ingiustizie sociali e la salvaguardia del pianeta: è giunta l'ora di protestare.

Cosa si sente di dire ai giovani che pensano che il mondo ormai sia spacciato?
Be’, innanzitutto dovete aprire gli occhi. Una volta fatto, troverete qualcosa di inaccettabile e uscirete dal guscio dell’indifferenza. Preoccupati, sentirete di dover fare qualcosa. Non è impossibile—anche i gruppi più piccoli possono ottenere dei risultati se agiscono con determinazione. L’indifferenza è sempre esistita. Persino durante la Seconda Guerra Mondiale, per esempio, la Resistenza in Francia era costituita da una piccola minoranza. Ma è arrivato il momento in cui quella parte minoritaria è stata accettata come guida per il futuro. Se le cose continuano così, nel giro di vent'anni non sarà più possibile vivere su questo pianeta.

Crede che il mondo possa cambiare in meglio?
Non solo è possibile, ma è necessario. Abbiamo bisogno di una trasformazione radicale. Quando questa esigenza verrà percepita da tutti, accadrà. Spero che avvenga presto, perché abbiamo già sprecato dieci anni.