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Disneyland è perfetta

Volete lavorare a Disneyland? Non fatelo. Vendete l'anima a una multinazionale che se la merita.
26 agosto 2011, 10:26am
Tutte le illustrazioni dell'autrice.

Lavorare "nel posto più felice del mondo"? Ma quando mai! Per tre anni, il mio amico M. è stato un impiegato nei parchi Disney di Parigi e Orlando. Lavorava nel settore marketing e interpretava diversi personaggi, nello specifico Aladdin (M. è portoricano, in caso ve lo stiate chiedendo) e Tigro. Gli abbiamo chiesto di raccontarci gli aspetti più strani ed eccentrici della sua esperienza in una delle più grandi e, come immaginerete, potenti aziende del mondo, dai test psicologici ai tunnel sotterranei, passando per la pipì che cola tra le gambe. Ecco la sua testimonianza.

Staff
Diciamolo una volta per tutte: il personale non è giovane. Non sono teenager, ma donne e uomini adulti, dei fanatici totali che conoscono ogni singola battuta dei film Disney e abitano in case tappezzate di poster. Per loro è tutto come Matrix, The Sims, Second Life o qualsiasi altra realtà virtuale. Alloggiavamo in un residence recintato, sotto la minaccia costante di essere licenziati. Per entrare servivano i pass Disney, e in fatto di alcol vigeva una politica di tolleranza zero. Frequentavo messicani, scozzesi e giapponesi, i più divertenti insomma, ma condividevo la casa con un cinese, un giapponese, un marocchino, un inglese e un americano. L'Epcot raccoglie attori da tutto il mondo, perciò vivere lì è un po' come stare in ostello. Le posizioni migliori erano quelle del reparto accoglienza (assistenza a visitatori e membri del cast, sportello informazioni, ecc.), mentre i personaggi odiavano praticamente tutti, perché c'era molta concorrenza e chiunque gli dava addosso—una questione di gelosia, invidia o come la volete chiamare. I più detestati erano i francesi e gli americani, anche se io ce l'avevo in particolare coi tedeschi.

Formazione
Ci sarebbe la Disney University, e ci si può specializzare in cose come servizio clienti, sorrisi, lingue straniere. Non esistono quaderni, ma Qui-Quo-Qua-derni. Io stesso ho frequentato delle lezioni, ma non che ne vada fiero. E poi fanno questa cosa terribile a inizio corso... l'insegnante è in ritardo e salta fuori un tizio che si spazientisce e finisce per lamentarsi di tutto e di tutti. Questo tizio è in realtà l'insegnante, in incognito ovviamente, che sta lì e cerca di psicanalizzarti per capire se sei in grado di gestire le situazioni di confusione e stress. Vuole spingerti ad andartene o a criticare la Disney, tutto per vedere se riesci a mantenere una certa professionalità di fronte a ogni tipo di evenienza. È una cosa da matti, perché proprio quando sei sul punto di cedere e dargli ragione, lui se ne esce con "Ok, ecco chi sono veramente: mi chiamo Steve, e lavoro per la Disney." Seguono gli applausi, in un'atmosfera di totale ammirazione per la genialità del test.

Tunnel sotterranei
I visitatori vedono il castello e le varie attrazioni, ok. Ma non sanno che sottoterra, per tutta la superficie del parco, c'è un reticolo di gallerie riservate ai dipendenti. I lavoratori Disney devono essere invisibili, così finiscono per passare il 30 percento della loro giornata nel sottosuolo, manco fossero criceti. È un po' come ne I Trasfigurati, da fuori sembra tutto rose e fiori, ma dentro c'è del marcio. Ricordo che il primo giorno ci hanno portato in giro per una visita guidata, e una volta sceso nel tunnel mi sono imbattuto in Cenerentola. Era senza parrucca, attaccata a una sigaretta, e si lamentava di quanto fosse stanca. Poco dopo l'ho ritrovata in superficie, sorridente e intenta a mettersi in posa per le foto, mentre nella mia testa echeggiava ancora la sua frase di congedo, "Odio la mia vita."

Personaggi
I bambini erano sempre lì a tirarmi i pantaloni e a fare le stesse domande—"Posso salire sul tuo tappeto volante?", "Mi fai parlare col Genio?", "Sei più veloce di Tarzan?"—ma non ho mai provato il desiderio di ucciderli. I genitori, però, sì: dispensando sorrisi a destra e manca congetturavo su come spingerli nella laguna o picchiarli con la mia scimmia finta. I genitori che viziano i figli all'inverosimile sono malati, malvagi. Li odiavamo. Erano tutti insofferenti, maleducati, per lo più tedeschi, grassi e brutti.

Malanni ed emergenze
Una volta che togli il costume per prendere una boccata d'aria, la magia svanisce, e il bambino subisce un trauma. Nel corso di orientamento Disney, che dura circa una settimana, viene ripetuto fino alla nausea che bisogna conservare un alone di magia, perciò devi prepararti, e, se non è cosa per te, lasciar perdere. Non puoi MAI interrompere un'esibizione o un'altra qualsiasi delle attività del personaggio. Di conseguenza, c'è chi perde i sensi, chi si disidrata, chi vomita e chi piscia dentro il costume—non si può fare altrimenti. Una volta Winnie the Pooh è svenuto, e il presentatore ha prontamente annunciato al microfono "Guardate, Winnie the Pooh fa la nanna." I bambini hanno circondato il malcapitato per coccolarlo e rannicchiarsi al suo fianco, seguiti da altri personaggi accorsi a tirarlo su per condurlo all'ambulanza che aspettava dietro al set. Questo sì che è recitare.

Bambini scomparsi
Il dietro le quinte funziona come una milizia perfettamente addestrata. Basta pensare alla procedura per i bambini che si smarriscono: è rapida, immediata, strategica. Di' che hai quattro anni e ti sei perso e un dipendente armato di radiolina ti localizzerà e troverà i tuoi genitori. Poi entra in scena Topolino: è lui a riportarti da mamma e papà, non il tizio con la radiolina. Ti prende per mano e ti dice "Vieni con me." E per il resto della tua esistenza penserai che è stato LUI a salvarti la vita. Topolino. Il tuo cazzo di eroe.

Servizio clienti
Non dimenticherò mai la volta in cui Peter Pan ha mollato un ceffone a una mamma. I bambini aspettavano in fila per l'autografo, ma era l'ora della pausa, e Peter Pan stava per andarsene. A quel punto, una madre l'ha afferrato per il braccio e gli ha detto "Tu non ti muovi da qui." Peter Pan ha perso il controllo e le ha tirato una sberla in piena faccia, tutto questo di fronte al figlioletto incredulo. Risultato: dipendente licenziato e famiglia risarcita con una settimana di vacanza tutto compreso nel miglior resort del parco. Non puoi avere una brutta esperienza quando sei a Disneyland. Tutto è—e deve essere—perfetto, perché è questo che vendono, un'esperienza. In fondo, lavorare per loro non significa altro che sottostare a queste condizioni e vendere allegramente la propria anima.