Il benzinaio Stacchio è diventato il nuovo idolo dei razzisti italiani

Fin da subito, il 75enne che ha ucciso uno degli uomini coinvolti in una rapina vicino alla sua pompa di benzina ha chiesto di non strumentalizzare l'accaduto—cosa che, però, è puntualmente avvenuta.

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feb 19 2015, 1:41am

Foto dalla pagina "Io sto con Stacchio il benzinaio".

Come forse avrete sentito, nelle ultime settimane il vasto e multiforme mondo delle destre italiane ha trovato un nuovo, inconsapevole idolo. Questa volta, l'idolo sembra essersi reincarnato in un benzinaio del vicentino che, per difendere un negozio da una rapina, ha sparato a una rapinatore, ferendolo a morte.

Con ogni probabilità la vicenda la conoscerete già. In sintesi, i fatti sono questi: lo scorso 3 febbraio Graziano Stacchio, un benzinaio settantacinquenne di Ponte di Nanto, un paesino dalle parti di Vicenza, ha assistito a una rapina in una gioielleria vicino alla sua pompa di benzina. Il benzinaio ha allora deciso di intervenire e ha sparato ai rapinatori con il suo fucile: nello scontro a fuoco uno di questi, il quarantunenne Albano Cassol, è rimasto ferito a una gamba ed è poi morto dissanguato durante la fuga.

Fin dalle sue prime dichiarazioni, Stacchio è sembrato essere un tipo tranquillo, una persona che ha compiuto un atto dalle conseguenze più gravi di quanto non intendesse. Fin da subito, ha sostenuto di aver agito per legittima difesa, ha detto di essere molto dispiaciuto e che avrebbe voluto prestare soccorso al rapinatore ferito, perché "poteva essere salvato" e "bastava un laccio emostatico e ora sarebbe vivo." Inoltre, di fronte ai primi accessi di intolleranza dei suoi compaesani, si è premurato di ricordare che "non tutte le mele sono marce" e che "anche loro [i rom] hanno dei bambini." Ha anche chiesto di non strumentalizzare l'accaduto—cosa che, però, è puntualmente avvenuta.

Già nei giorni successivi, infatti, ha iniziato a montare l'onda delle manifestazioni popolari a sostegno della causa di Stacchio. La prima iniziativa di solidarietà è stata organizzata dal sindaco di Albettone, un paese vicino, che ha fatto stampare e messo in vendita delle magliette "Io sto con Stacchio," i cui proventi saranno utilizzati "per sostenere le spese legali" della famiglia del benzinaio. Il 10 febbraio, a Ponte di Nanto è stata organizzata una fiaccolata di solidarietà a cui avrebbero partecipato circa 1.500 persone, mentre qualche giorno dopo il segretario della Lega Nord di Vicenza, Antonio Mondardo, ha invitato tutti a i militanti ad andare a fare benzina al distributore di Stacchio.

Nel frattempo, il movimento d'opinione in favore del benzinaio si è diffuso anche e soprattutto su Facebook, dove hanno fatto la loro comparsa diverse pagine e gruppi per dar voce a chi "sta con Stacchio"—la più grande delle quali, "Io sto con STACCHIO il benzinaio," conta più di 70.000 fan. Una di queste pagine ha anche organizzato una raccolta fondi per aiutare il benzinaio a pagare le spese legali.

E proprio sull'onda della solidarietà e dell'indignazione popolare sono arrivate le prime strumentalizzazioni della vicenda, nel tentativo di fare di Stacchio—diventato nell'epica giornalistica il "benzinaio eroe"—un simbolo "dei cittadini lasciati soli da uno Stato assente e inefficace" e di sfruttare a fini elettorali il senso di insicurezza della popolazione.

In un video, Giorgia Meloni ha descritto il Veneto come uno scenario post-apocalittico dove "bande di nomadi armati fino ai denti" aggrediscono sempre più spesso i cittadini, dando la colpa di questa situazione al "fallimento delle politiche di integrazione"—nonostante il rapinatore ucciso da Stacchio fosse cittadino italiano.

Matteo Salvini, invece, ha preferito adottare una linea più morbida, affermando che "se quel bandito anziché andare a rapinare una gioielleria fosse rimasto a casa con i propri bambini e avesse fatto un lavoro normale staremmo parlando d'altro." Mentre la scorsa settimana Daniela Santanché e un gruppo di deputati leghisti si sono presentati in aula indossando magliette con la scritta "Io sto con Stacchio"—che, tra l'altro, sono ora in vendita a 9,70 euro anche su StileLegaNord.it.

Lo stesso Salvini, inoltre, ha voluto incontrare Stacchio per esprimergli di persona la sua solidarietà e il suo sostegno. I due hanno parlato in privato per una decina di minuti: il leader della Lega ha detto di aver ringraziato Stacchio perché "ci ha messo la faccia," ribadito che "i campi rom vanno chiusi" e aggiunto che il benzinaio "ha il sostegno di tutta la comunità e non deve passare nemmeno mezza grana." Stacchio, da parte sua, ha invitato Salvini "ad adoperarsi per trovare una soluzione per fermare questa escalation di violenza" e gli ha ricordato che "ad un Paese servono principalmente tre cose: istruzione, sanità e sicurezza." I due si sono poi fatti una foto insieme.

Ma, per quanto allucinanti, i vari tentativi di strumentalizzare la figura di Stacchio da parte delle destre non sono che la punta dell'iceberg di un fenomeno che, sommerso, ha dimensioni ben più grandi.

Per fare un esempio, la volante della polizia incaricata di presidiare la pompa di benzina di Stacchio—che tra l'altro ha detto di non aver ricevuto alcuna minaccia—nella fervida immaginazione di alcuni fascio-complottisti si è trasformata in una prova del fatto che "gli zingari vogliono farlo fuori." Allo stesso modo, alcune rapine in appartamenti avvenute a Ponte di Nanto durante la fiaccolata di solidarietà per Stacchio sono state subito interpretate come una "vendetta" degli "zingari"—anche se lo stesso sindaco del paese ha subito smentito la tesi.

In tutto questo, le reazioni dei commentatori non sono state meno isteriche. Sotto i vari post, i commenti più rappresentativi delle reazioni della gente andavano dal "10, 100, 1000 Stacchio" alla richiesta di reintrodurre la pena di morte. Sotto la foto di Salvini e Stacchio, un commento con una foto della doppia canna fumante di un fucile accompagnata dalla didascalia "le uniche canne da legalizzare" ha preso più di 2.000 mi piace.

Nel frattempo, sulle pagine Facebook e nei siti degli "italiani veri" l'ingrandimento epico della figura di Stacchio ha raggiunto il punto di non ritorno. Se per la politica il benzinaio è l'archetipo del buon cittadino vittima del sistema, per una sfilza di pagine Facebook populiste è diventato una specie di versione in abiti civili dei due marò. Una trasformazione resa evidente dalle stesse opere prodotte da queste pagine che, impegnate a sostenerne la causa sui social, hanno realizzato e diffuso dei fotomontaggi che sono splendidi esempi di Art brut.

Di recente, in un'intervista, il benzinaio ha detto che la sua famiglia sta soffrendo il clamore mediatico venuto a crearsi intorno alla sua figura e che lui stesso sta "vivendo una specie di incubo" e riesce a dormire "solo grazie all'assunzione di tranquillanti."

Ma nel frattempo, per la solidarietà interessata della politica italiana, il benzinaio vicentino è già diventato uno sceriffo che porta la giustizia in una landa desolata infestata dai predoni, un supereroe che difende i più deboli là dove Stato—rappresentato anche da chi va a farsi le foto insieme a Stacchio—latita.

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