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Vice Blog

I MIEI GIORNI DA SPIA AL NEWS OF THE WORLD

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di it
08 luglio 2011, 4:53pm

Nella settimana in cui il News Of The World si appresta a chiudere tra le polemiche, Ben Myers ricorda la sua breve e fortuita esperienza di giornalista sotto copertura per il tabloid.

Ero un adolescente ingenuo e motivato coi capelli ossigenati. Fu proprio questo che spinse una giornalista di News Of The World a pensare che sarei stato la persona ideale da impiegare nelle indagini su un presunto giro di abusi sui minori che aveva la sua sede a Mile End Road, nell'East End di Londra.
Mentre le persone di una certa età ricorderanno affettuosamente l'estate del 1995 come quella del Britpop di "Roll With It" e "Country House" e della lotta di John Major per mantenere il controllo del Partito Conservatore, per me quei mesi rimarranno per sempre legati a microfoni nascosti, dossier inventati, dubbi lancinanti, ipocrisia, paranoia e disgusto. E assegni, ovviamente. Begli assegni.

Tutto è iniziato per caso: ero uno studente di Lettere desideroso di capire prima degli altri qualcosa sul giornalismo, e davanti a me avevo un'intera estate per provarci. Mi ero offerto di lavorare gratis e avevo scritto a ogni rivista o quotidiano di Londra. Ma niente.

Poi un amico che smistava la posta per News International a Wapping mi mise in contatto con una segretaria che conosceva qualcuno al News Of The World. Una telefonata dopo, mi dissero che avrei iniziato il lunedì successivo. Metti la cravatta, aggiunsero.

La prima settimana in quella grande redazione open space mi aprì gli occhi. Con ogni probabilità, tutto quello che uno può pensare su un tabloid corrisponde a realtà. Uomini con la camicia bianca a caccia di scoop. Revisori che masticano penne e verificano i fatti. Molta azione, molti caffè, molte sigarette. Celebrità che passano a salutare. Senso di urgenza generale. Assistendo alle riunioni di redazione, capii in fretta che si trattava soprattutto di frugare negli affari altrui: chi può dire cosa su chi—senza essere citato per diffamazione? Abbiamo delle foto? Il parroco indossava i calzini durante l'orgia?

Secondo molti, a piazzare il nuovo direttore, un trentenne oleoso di nome Piers Morgan, era stato niente meno che il despota di News Of The World, Rupert Murdoch. Prima Morgan lavorava per The Sun, e un anno dopo si era ritrovato a dirigere il suo equivalente domenicale. Rebekah Wade, la redattrice editoriale, era un'altra dei protetti di Murdoch. Giovane, coi capelli rossi e fidanzata con Ross Kemp, famoso per aver recitato in EastEnders nella parte di Grant Mitchell.

Mi furono assegnati tutti i compiti barbosi che ci si aspetta debba eseguire un lacchè. La mia ruotine era così fatta: controllavo la posta e la consegnavo a Michael Winner e Jonathan Ross, leggevo, deridevo e archiviavo le lettere per la rubrica sul sesso, e andavo a prendere sandwich e sigarette per Rebekah Wade. A volte mi veniva offerto qualche lavoretto di revisione—del tipo portare un pezzo su un'anteprima tv da 90 a 60 parole. Mi ci volevano cinque minuti, e venivo pagato con l'equivalente del mio affitto settimanale di studente.

La settimana successiva mi fu proposto un lavoro un tantino più complesso. Un reporter aveva scovato un annuncio per un club dell'East End rivolto a "giovani gay e lesbiche tra i 10 e i 16 anni." La cosa era sospetta, doveva trattarsi di un posto per pedofili. Mi chiesero quanti anni avessi. 19, risposi. Sembri più giovane. Saresti in grado di fingerti indeciso sui tuoi orientamenti sessuali di fronte ad altre persone? CERTAMENTE! Indosseresti una microspia? Non saprei. Ci inventeremo una storia che si adatti a te—e ti pagheremo, ovviamente. Quanto? 100 sterline. 100? Sì, all'ora.

Quella stessa notte mi ritrovai nel club a fare la parte del sedicenne confuso che si era appena trasferito. Ero in cerca di amici e, auspicabilmente (secondo il mio nuovo amico reporter), delle avance di qualche pedofilo. L'ideale sarebbe stato che io e, possibilmente, altri giovani membri del gruppo ci trasformassimo nelle fichette di un giro di abusi infantili.

Mi attaccarono addosso un dittafono e una cimice. Ero sudato. Terribilmente sudato. Neinte sembrava andare bene. Reporter e fotografo erano rimasti per tutto il tempo in strada, a rimpinzarsi di curry con gli obiettivi puntati verso di noi. Un'ora dopo andai in bagno per cambiare il lato della cassetta.

Il gruppo era guidato da due amorevoli lesbiche. Donne adorabili. Si occupavano dei ragazzini della zona—ragazzini che dovevano fare i conti col fatto di essere gay, che avevano brutte storie alle spalle ed erano senza un posto dove andare. Le due mi presero sotto la loro ala protettiva, mi presentarono agli altri e si offrirono di cercarmi un lavoro. Tutto questo per me, un diciannovenne del nord eterosessuale. Un estraneo.

Quando lasciai il club, l'unica cosa che mi chiese il reporter fu se qualcuno ci avesse provato con me. Avevano parlato di sesso? Se ci fosse stato qualche indizio di un giro di gay di minorenni avremmo potuto cavarne una storia. Avevo registrato qualcosa sulla cassetta?

No, no, e no, risposi. Sono brave persone, molto gentili, senza cattive intenzioni. Mi dissero che sarei dovuto tornare la settimana successiva, perché doveva esserci qualcosa sotto. Avremmo scoperto qualcosa. Non ti preoccupare, dissero. Troveremo qualcosa.

E così tornai, come un giovane a caccia di notizie desideroso di farsi un nome. A fine nottata, e dopo che reporter e fotografo si erano fatti un altro curry, ci incontrammo in un pub poco lontano. Era il ritrovo dei gemelli Kray, il Blind Beggar. Mi chiesero nuovamente del sesso. Possiamo incastrare le lesbiche? No, risposi. Avevo deciso che se anche ci fosse stato qualcosa non l'avrei certo detto a quei cretini perché potessero riempirci le pagine di un giornale che la domemica successiva sarebbe stato letto da tre milioni di persone. La cosa non avrebbe beneficiato che loro e i contabili di Murdoch.

Capii che stavo dalla parte di quelle donne, che dedicavano il proprio tempo ad aiutare ragazzini confusi. Lo ero sempre stato. Così come stavo dalla parte dei giovani che frequentavano il club e che mi avevano accolto nel gruppo.

In quel momento realizzai che la stampa scandalistica era diversa dal resto del giornalismo—non era vero giornalismo. E di certo non aveva alcun legame con la scrittura e la letteratura, le mie più grandi passioni.

Per lavorare a News Of The World bisognava mettere da parte l'etica personale. Bisognava essere spietati, affamati. Bisognava tirar fuori una storia con ogni mezzo. Tirar fuori una storia e fottere tutti. Sapevo che non avrei mai potuto fare una cosa del genere. Mi sentivo sporco, compromesso. Un completo impostore.

È proprio allora che ricevetti un'offerta da Melody Maker. Colsi immediatamente l'occasione e passai gli anni successivi a girare per il mondo, intervistando gruppi, spettegolando e comportandomi come una piccola merda presuntuosa. Una piccola merda presuntuosa che non ha mai dovuto incastrare qualcuno per pedofilia.

BEN MYERS