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Questo ragazzo ha girato tutte le capitali d'Europa senza spendere un euro

Kris Mole è stato sei mesi in giro per l'Europa, percorrendo circa 16mila chilometri. Gli abbiamo chiesto come è stato viaggiare tra autostop e treni per cui non aveva il biglietto, ospiti arrapati, problemi di guardaroba e accuse di terrorismo.

di James Hocking
16 dicembre 2015, 2:15am

Kris Mole con Lenin in Polonia.

Nel 2007 Kris Mole ha deciso di andare in tutte le capitali d'Europa senza sborsare nemmeno un soldo. Ci ha messo poco meno di sei mesi e ha percorso circa 16mila chilometri. Durante la sfida è quasi morto di fame, ha improvvisato un discorso motivazionale per l'AIESEC, ha mangiato un piatto di pasta mentre un uomo si masturbava accanto a lui, e ha anche aiutato la raccolta fondi per la ricerca sul cancro.

Ovviamente un ragazzo che viaggia con lo zaino in spalla non è una novità, ma uno che si mette di proposito nei guai è una vera boccata d'aria fresca in mezzo ai soliti racconti di viaggio che ci propongono i media. L'ho contattato per capire come ha fatto.

VICE : Ciao, Kris. Perché hai intrapreso questo viaggio?
Kris Mole: Fondamentalmente perché volevo viaggiare e non avevo soldi. E c'entra anche la tradizione inglese di fare qualcosa di pazzo perché ormai hai detto che l'avresti fatto. Una sera ero ubriaco e ho detto a un amico che l'avrei fatto, e una settimana dopo avevo in mano un biglietto per la Svezia. Non ho organizzato assolutamente come avrei dovuto.

Il viaggio è nato proprio come sfida, ma quali sono stati i problemi maggiori che ti sei trovato ad affrontare?
Trovare un posto per dormire, e poi che non potevo comprarmi cibo. In aereo mi sono reso conto che non avrei potuto comprare nemmeno una bottiglia di Coca, per non parlare di un biglietto del treno dall'aeroporto alla città di Stoccolma, dove avevo appuntamento con un ragazzo che avevo trovato su CouchSurfing. Ma a parte Stoccolma, mi mancavano altre 26 capitali. È stato allora che per la prima volta ho pensato, "Un momento, cosa sto facendo?"

Lo pensavi spesso?
Tutti i giorni, ma era diventata una questione d'orgoglio. Anche la mia famiglia e gli amici mi avevano detto, "Dopo una settimana, dieci giorni al massimo, tornerai a casa." Ma posso dire in tutta onestà che avrei preferito morire sul ciglio di un'autostrada piuttosto che tornare a casa e ammettere di aver fallito.

È stata l'unica motivazione che ti ha spinto ad andare avanti per sei mesi?
Diciamo che è stata la più forte, ma poi tutto è diventato quasi ordinaria amministrazione. Mi svegliavo la mattina a Berlino, per esempio, sapendo che quel giorno avrei dovuto in qualche modo raggiungere la Polonia—come tu ti sveglieresti pensando che devi comprare il pane e pulire il pavimento. Era diventato un vero e proprio lavoro. Però ci sono anche stati momenti particolarmente difficili, per esempio la volta che dovevo andare da Varsavia a Vilnius—in Lituania. Avevo ingenuamente percorso la prima parte dell'Europa orientale con addosso un gigantesco cappotto ed ero preparato a tutte le condizioni climatiche.

Poi però mi ero spostato a ovest in Francia, Spagna e Portogallo, dove il clima era davvero primaverile—da maglietta a maniche corte—e avevo abbandonato da qualche parte cappotto e vestiti invernali, immaginando che le ultime tappe sarebbero state al caldo. Quando sono arrivato in Polonia faceva un po' più freddo, ma comunque c'era il sole. Quando il giorno dopo mi sono svegliato, c'era un metro di neve per terra. E questo è stato un grosso problema.

Mi sono ritrovato a fare l'autostop in mezzo a una vera e propria bufera di neve. Ero così affamato, infreddolito e stanco che ho avuto un momento di pazzia e ho deciso che avrei camminato 300 chilometri. Alla fine uno mi ha dato un passaggio ma poi mi ha scaricato in mezzo a un bosco, nel cuore della notte, e c'era ancora la bufera. Non c'era nemmeno una luce. E anche quando passavano le auto, io indossavo abiti scuri perciò nessuno mi vedeva. Continuavo a cadere nella neve perché avevo le scarpe fradicie. Mi sono ritrovato in alcune situazioni di questo tipo, ma quello è stato l'unico momento in cui ero praticamente certo di rimanerci secco.

Kris Mole ancora vivo da qualche parte in Europa.

Su quanti treni sei salito senza pagare il biglietto?
Non lo so con precisione, ma più di 30.

E come hai fatto con tutte le multe che ti hanno fatto?
Ho realizzato fin dalla prima volta che mi hanno chiesto di mostrare i documenti che sul mio passaporto non era riportato alcun indirizzo, perciò ho scritto l'unico altro indirizzo che so a memoria, un indirizzo di Londra. Credo che solo una compagnia ferroviaria tedesca sia riuscita a trovare il mio indirizzo vero, mi è arrivata una multa un anno e mezzo dopo.

Hai bevuto molto durante il viaggio?
L'alcol mi ha davvero aiutato: è un ottimo modo per stringere legami. Ogni volta che arrivavo a casa di qualcuno mi veniva offerto un drink—senza eccezioni. A volte magari non mangiavo da qualche giorno, ma avevo 24 anni e non avrei mai rifiutato un drink.

Non si può rifiutare una gentilezza. Hai soggiornato anche da qualche personaggio strano?
Il più strano è stato un uomo francese in Lussemburgo. L'ho trovato su CouchSurfing e si è masturbato davanti a me. Be', non letteralmente davanti a me, ma ha iniziato a masturbarsi con la mano in tasca mentre mangiavo un piatto di pasta che mi aveva preparato. È stato un po' sgradevole.

Ma la pasta l'hai finita?
Sì, certo. Avevo fame.

Se pensi alle milioni di persone che cercano di trovare rifugio dalla violenza e dalle atrocità dei loro paesi, come ti senti per il fatto che tu invece puoi girare per l'Europa come vuoi?
Mi sembra paradossale. Ho potuto fare questo viaggio solo perché ho il passaporto che ho. Voglio dire, in Europa orientale le persone avevano quasi paura a trattarmi male a causa delle possibili ripercussioni diplomatiche. So che è un cliché, ma il fatto di essere un europeo bianco mi ha aiutato molto. È così.

Hai pubblicato un libro sul tuo viaggio, com'è stata l'accoglienza?
Ho ricevuto un'email da un giornalista che aveva sentito la mia storia e voleva raccontarla su Yahoo Travel, e mi è sembrata un'ottima idea per farmi pubblicità. Il problema è che il giornalista ha omesso il fatto che stessi viaggiando per beneficenza e così mi hanno dipinto come un barbone che cercava solo di scroccare in giro per l'Europa.

In ogni caso, ho scoperto che le persone che leggono Yahoo Travel non sono a postissimo. Metà dei commenti mi accusavano di essere "uno sporco rifugiato siriano" o "uno sporco rifugiato afghano." Alcuni sospettavano addirittura che fossi un terrorista dell'ISIS.

Kris e i manifesti con le foto segnaletiche dei membri dell'ETA.

Sì, non è stato un viaggio immune da episodi di razzismo.
Sì, un paio di volte non hanno creduto che il mio passaporto fosse vero e mi hanno fatto altri controlli. Mi chiedevano da dove venivo, io dicevo, "Inghilterra" e loro, "No, dove sei nato." Peraltro mi è successo al confine tra Francia e Spagna, a Hendaye, dove hanno un problema con i separatisti baschi. La mattina che mi trovavo lì avevo notato un manifesto con foto segnaletiche di terroristi baschi. Mi assomigliavano tutti, potevano essere miei fratelli. Stavo seduto alla stazione e mi facevo i fatti miei. All'improvviso quattro poliziotti armati si sono avvicinati a me e mi hanno preso il passaporto—se lo sono tenuto per dieci minuti buoni. Non credevano fossi inglese. Alla fine mi hanno lasciato andare, anche se non erano ancora certi che fossi chi dicevo di essere.

Che consigli ti senti di dare a chi vuole viaggiare senza spendere un euro?
Di usare siti come CouchSurfing o Hospitality Club. In sostanza, cercare di trovare persone che la pensano come loro e siano disposte a ospitarle. Bisogna ricordarsi che c'è tutto uno spirito dietro, non è come andare in hotel—si tratta di uno scambio culturale. Ora consiglierei l'autostop. Allora non lo usavo spesso perché non ci ero abituato, ma in seguito l'ho usato un sacco. Informatevi bene: su Hitchwiki ci sono le esperienze e le recensioni di un determinato percorso di migliaia di utenti. Se volete correre il rischio di prendere il treno senza biglietto, dovete avere una bugia pronta e nessuna remora a usarla. Io mi dicevo che una grande azienda ferroviaria non ci avrebbe perso nulla se un ragazzo viaggiava gratis. E non rifiutatevi di pagare a muso duro—se avete una buona scusa semplicemente vi sbatteranno giù dal treno. Fare gli spavaldi non serve a nulla.

Credi che quest'avventura abbia cambiato il tuo modo di vedere la vita?
Quando sono partito pensavo che la maggior parte della gente fosse una merda egoista. Quando sono tornato avevo una visione un po' hippy, pensavo, Wow, no, sono tutti meravigliosi. Ora ho ritrovato un equilibrio e so che ci sono un sacco di belle persone ma anche un sacco di teste di cazzo.

Hai qualche altra sfida in programma?
Sì, un paio. In un anno voglio essere di nuovo in viaggio, ma quest'anno con un budget. Non rifarò mai quello che ho fatto perché è stata davvero un'esperienza difficile. Ho perso quasi 13 chili—e già non sono una persona massiccia. Ero completamente alla mercé degli altri: se non mi aiutavano gli altri non avevo speranze. Credo che la prossima volta mi piacerebbe essere dalla parte di chi aiuta.

Il libro di Kris sulla sua esperienza, Gatecrashing Europe, è disponibile qui.

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