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Vice Blog

Londra - Due chiacchiere su Boyd Rice

11.11.08

Boyd Rice è sempre stato un tipo piuttosto impegnato. Ha trascorso gli anni '70 contribuendo a RE/Search, servendo a Betty Ford teste di pecora scuoiate su piatti d'argento, e andando in giro con Anton LaVey. Gli anni '80 li ha passati creando l'Abraxas Foundation e difendendo l'innocenza di Charles Manson editando The Manson File. E dagli anni '90 in poi ha fatto innumerevoli ricerche su gnosticismo, leggende del Santo Graal e tradizioni celtiche. Oh, e nel frattempo ha sempre coltivato una passione di lunga data per la cultura Tiki. Tutte cose che ti fanno chiedere dove abbia trovato il tempo per fare quella che forse è la musica più interessante ed innovativa dell'ultimo quarto di secolo con lo pseudonimo NON, non smettendo mai di ribadire le sue opinioni vagamente bizzarre su questioni come razza e nazionalismo. Quest'ultima parte è particolarmente interessante, soprattutto perché Boyd è il padre biologico del mio fratello maggiore. E mia madre è una gentile signora ebrea. Anche se Rice non ha mai partecipato attivamente alla mia vita di tutti i giorni (mio fratello aveva 18 mesi quando mia madre ha incontrato mio padre, e ha visto Rice per la prima volta quando aveva 20 anni), l'uscita di Skins & Punks di Gavin Watson—con i suoi ritratti di giovani bambini misti e il suo splendido, convincente sguardo all'interno di un movimento coperto da (spesso inutili) controversie—mi ha fatto pensare che certamente avevo ancora un paio di domande su Rice, sulla sua relazione con il nazionalismo e su quella con mia madre. Quindi l'ho chiamata. Lei stessa è una scrittrice prolifica che vive in California sotto il nome Laurie Lessen, ama davvero i libri (lo capirete) e per qualche motivo si riferisce ancora a Rice chiamandolo 'B'. Sono abbastanza sicura che non si stia riferendo a Blair Waldorf.

(Questa è mia madre mentre guarda un albero)

Vice: Ciao ma.
Laurie Lessen: Ehi tesorino!

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Mi racconti come hai incontrato Boyd?
Era il 1976, forse il 1977. Non mi ricordo con sicurezza, e anche se sono una grande archivista e ho all'incirca 147 diari da cui potrei risalire ai "fatti" del mio incontro con B., preferisco affidarmi esclusivamente alla mia memoria, sopratttutto perché è così poco affidabile, mutante, e indeterminata. Era il 1976, forse il 1977, diciamo il 1977, e avevo 22 anni quando ho lasciato Detroit, dove vivevo con un musicista. Così sono andata a fare visita a mia sorella che viveva a Mission Beach, in California, una cittadina di mare fuori San Diego. Adoravo l'oceano e ho finito per prendere un piccolo appartamento nei dintorni. Ora, è molto importante che ti parli brevemente dei libri che hanno fatto parte della mia vita in quel periodo, perché i miei libri hanno molto a che vedere con il mio incontro con B.

Non stai partendo per la tangente?
No!

OK.
Avevo appena scoperto i lavori dei simbolisti francesi: Rimbaud, Baudelaire, Nerval, Mallarmé, Leautreamont, Verlaine! Dovunque andassi, avevo sempre con me una copia di Una stagione all'inferno di Rimbaud. Andavo pazza anche per i dadaisti e i surrealisti: Breton, Tzara, Picabia, Hans Arp, Eluard, Michaux. Per me, una semplice ragazza del Midwest, era stato un po' come morire intossicata di poesia, e risvegliarmi in paradiso. Comunque, Mission Beach era un piccolo, adorabile mondo di surfisti, sportivi e spacciatori. Era meraviglioso. Quindi vuoi sapere come ho incontrato B.? Forse per via delle droghe, non mi ricordo il momento preciso. Credo di aver incontrato un amico di B. in spiaggia, e visto che i miei interessi coincidevano con i suoi e con quelli del suo amico, s'era deciso che li avrei incontrati entrambe ad una mostra in una delle università di San Diego. Era un giorno di sole e stavo camminando sul marciapiede quando ho visto il mio amico, e a fianco a lui un giovane ragazzo incredibilmente alto e sottile con capelli nero corvino, vestito completamente di nero a partire dalla camicia nera a maniche lunghe fino alle scarpe nere di tela. Quando ci siamo trovati faccia a faccia, ho visto i suoi scioccanti occhi blu e una struttura ossea cesellata. Alla fine della giornata avevo scoperto che questo giovane ragazzo, B., che al tempo aveva forse 19, 20 anni, era profondamente gentile e, per usare una parola proprio banale, carino.

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Che non è esattamente quello che verrebbe da pensare dopo un ascolto veloce di un album di NON, credo.
Lo so. Aspetta, c'è altro. Quindi c'è questo ragazzo bello e gentile, ma per meglio dire c'è questo ragazzo che conosce ogni singolo poeta ed artista per cui ho una passione! Questo sancisce l'amicizia. Almeno per un po'. Così siamo diventati amici e nulla più. La nostra amicizia è diventata fisica dopo tre o quattro anni, quando vivevo in Nord California. La new wave e il punk erano già esplosi sulla scena. Anche se alla mia migliore amica piacevano la musica country e il rockabilly e andava a letto con Sam Shepard, io ero più il tipo che se ne stava in piedi negli angoli bui, passavo pomeriggi da sola ai Mabuhay Gardens di San Francisco, o nel mio appartamento ad ascoltare gli Stranglers, Nina Hagen, Echo and the Bunnymen e Patti Smith. Andavo in giro con tutti quei fattoni, che avevano davvero dei gran cuori d'oro. A quel tempo B. era sparito dalla mia vita, ma di punto in bianco ero venuta a sapere della sua invenzione: NON. Ci siamo rimessi subito in contatto. Ora, B. non era uno skinhead, non ancora. Durante il breve periodo in cui stavamo "insieme" il suo carattere non mi era sembrato così diverso da quando l'avevo incontrato per la prima volta. Forse vagamente più spigoloso, ma lo ero anch'io. Mi sembrava fosse rimasto gentile, ma più passavamo del tempo insieme, più mi accorgevo che era in qualche modo spaventato dalle cose, non dalle cose ovvie, sembrava spaventato dalla morte, mentre io non lo ero. So che è un'affermazione scandalosamente soggettiva, ma la farò comunque. Mi sembrava spaventato dalle piccole cose come un poliziotto con la pistola, cose per cui io non battevo ciglio. La morte non mi spaventava, mentre sembrava che B. la sentisse tremare dentro la cassa toracica!  Cosa che, al tempo, mi aveva molto sorpresa.

Quindi che parallelo c'è tra quella persona e il "personaggio" che ha sviluppato nel decennio seguente?
Non ho seguito l'evoluzione del personaggio. Inavvertitamente, ho ricevuto il dono di una gravidanza che mi ha salvata dall'esistenza distruttiva che stavo vivendo. B. ed io siamo stati insieme durante le piogge torrenziali e l'alluvione del Nord della California, nel gennaio del 1982, e in quel periodo molte cose di me sono state lavate via, ma molte altre sono entrate a far parte di me. Quando aveva smesso di piovere, B. se n'era andato e dopo poco tempo era diventato totalmente irrilevante per la mia esistenza.

Come concili il tuo essere una donna ebrea con il fatto che lui abbia attivamente sostenuto l'odio razziale?
Non posso e non riuscirò mai a riconciliarmi con il "personaggio skinhead-razzista" che B. stesso si è definito al telefono anni più tardi. Lascia che te lo ripeta: non posso e non riuscirò mai a riconciliarmi con il suo "personaggio skinhead-razzista". Un personaggio è, dopotutto, ciò che vogliamo far credere di essere agli altri. L'immaginario e il simbolismo dell'odio non mi appartengono. Ogni esperienza artistica prodotta e circondata dall'odio, come quelle di B., non fanno altro che mortificarmi. Come poetessa e scrittrice, vivo la mia vita secondo un codice di, per mancanza di una parola migliore, "verità," e l'odio è comunque una parte della verità umana. Coltivare l'odio, nella mia testa, non può essere altro che l'opposto del genio, perché lascia da parte tutta la complessità e l'innovazione. L'odio è vecchio, vecchio, vecchio, antico. Nella mia testa, l'amore e la tolleranza rimangono le posizioni più radicali che una persona possa prendere. So che sto divagando, scusami. E' solo che quando penso all'odio non riesco a trattenermi. Cristo, è così facile odiare. La cosa difficile da fare è amare. Chi è abbastanza coraggioso da farlo? Forse B., ora che è invecchiato? Non saprei. Non lo so e credo di non volerlo sapere. Voglio essere circondata da persone che mi possono essere d'insegnamento. I miei figli lo sono. Così come mio marito, con cui sono sposata da quasi 24 anni! E la poesia. Rimbaud e Baudelaire!

Come ti senti a non essere stata menzionata all'interno di nessuna delle biografie, ufficiose o ufficiali, su di lui, NON e l'intero movimento?
Ho dei sentimenti contrastanti riguardo alla mia non-menzione. Mi sento perlopiù enormemente sollevata. Non avrei mai voluto che le scelte che ho fatto nei miei primi vent'anni contaminassero la vita dei miei figli. Ma, siccome mi occupo sempre delle questioni riguardanti le donne, del fatto che vengano spesso, casualmente, e tipicamente escluse dalla storia, a volte mi sono ritrovata a pensare, "Ehi! Cosa ne è stato di me! Anche io ero parte della sua vita!" Ma è solo per via della ragazzina capricciosa che c'è in me. Voglio essere ricordata per i miei successi, la mia poesia, le mie storie, i miei diari voluminosi, i miei collage e i disegni strani. Ma il mio goal non è, comunque, 'essere ricordata'. Il mio goal è continuare a lavorare. Lavorare e lavorare, poesia dopo poesia, giorno dopo giorno.

ARIANNA REICHE