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Vice Blog

Ruth Hogben, regista di fashion film

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di it
29.4.10

Ruth Hogben è una regista di fashion film. Una volta, solo gli stilisti che non potevano permettersi le sfilate facevano questo tipo di film. Ora, che qualunque testa di cazzo sulla terra possiede una videocamera, il mondo della moda si è dovuto adeguare.

Hogben ha iniziato la sua carriera come assistente di Nick Knight prima di mettersi a creare video per il suo sito SHOWstudio. Da allora, ha lavorato con Maison Martin Margiela, Gareth Pugh e Alexander McQueen. Ha appena terminato la messa a punto dell'ultimo tour di Lady Gaga, cosa che di questi tempi, in termini di popolarità iconografica, è come essere la designer dell'abito da sposa di Diana, o dei baffi di Hitler.

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Vice: Hai fatto da assistente a Nick Knight per un paio di anni. Come ci sei arrivata?
Ruth Hogben: Be', Nick era presente in tutti i miei libri di riferimento. Quindi, quando ho finito di studiare fotografia, ho iniziato a scrivergli. Gli ho scritto una volta al mese per sei mesi. Stavo per mollare il colpo, quando ho trovato una sua intervista sull'Evening Standard dove diceva di aver frequentato la mia stessa scuola media. Dopo questa notizia, ho scritto la lettera vincente.

Com'era come capo?
Impegnativo. Diceva, "Cosa fai questo fine settimana? Lavori? O esci? Dovresti uscire o dovresti lavorare? Vuoi essere la migliore? Allora esci di meno!" È un lavoro difficile, ma ho imparato tantissime cose. Deve essere un inferno se non capisci quanto ti stia dando in realtà.

Quando hai iniziato a fare film?
Nick voleva che si filmasse tutto per il suo archivio. A un certo punto io mi sono annoiata, ho preso la telecamera e ho iniziato a fare delle belle inquadrature e dei bei frame. Dopo un po' di tempo, gli ho chiesto se potevo usare il girato per editarlo.

Quindi è stato una specie di incidente?
Sì, lo è stato. Ero l'unica ragazza di un team pieno di maschi e in pratica me ne stavo seduta con la macchina fotografica in mano mentre gli altri cambiavano le lenti. Non ci vogliono quattro persone per un lavoro del genere. Passavo tutto il tempo a fare pratica con l'editing, facendo un sacco di errori e chiamando i miei amici editor, dicendo cose come "Oddio, il computer dice che non posso fare questa cosa e io devo assolutamente farla! Aiuto!"

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E ora fai film premiati ovunque per stilisti famosi in tutto il mondo. Fai tutto da sola, dal concepimento del soggetto fino al montaggio?
Sì, tutto quanto. Inizio incontrando lo stilista, guardando i materiali, cercando di capire qual è il mood. Dopo cerco l'apparecchiatura migliore, il team più adatto, le luci, cerco spunti dai libri, poi trasferisco il girato, lo sistemo, aggiusto i colori. A volte mi affido a un colorista di una agenzia che si occupa di editing, ma il più delle volte, visto che mi trovo con molti strati diversi, devo colorarli mano a mano. Altrimenti dovrei mettermi a separarli tutti e poi ricucirli insieme alla fine.

Tecnicamente è difficile?
Alcune cose sì. Per esempio, si possono usare solo fino a cento strati, ma devi tenere conto che hai bisogno di tanti strati quando metti diverse immagini una sopra l'altra. Io ne dovevo usare molti più di cento per l'ultimo film di Gareth Pugh, quindi ho dovuto esportarlo una prima volta e poi lavorarci di nuovo sopra. Poi, prima che possa essere visto, devi renderizzarlo, e i tempi diventano lunghissimi! Per il film di Pugh, quando ho cliccato su "renderizza" è apparsa la scritta "tempo mancante: circa due settimane"!

Come hai fatto in questo caso?
Ho dovuto trovare un altro modo per farlo. Mi piacciono questi problemi. Penso che con il fatto di essere una novellina in questo campo, se dovessi affidarmi ad altri per la post-produzione, finirei per perdermi nelle conoscenze di un altro. Non riuscirei a rendermi conto degli errori. Ah, comunque non conosco neanche gli shortcut.

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Gli stilisti sono noti per essere particolarmente esigenti quando si tratta di scelte creative. Quando proponi un'idea, ti capita di avere dei conflitti con lo stilista?
In realtà è il montaggio a farmi paura, perché quando si filma lo stilista è presente e tutte le scene sono concordate e approvate. Nella post-produzione però può venirmi fuori qualcosa di completamente diverso. Allora comincio a pensare che vedranno il video montato e non gli piacerà e vorranno cambiarlo tutto in due giorni.

Perché i tuoi tempi di lavoro sono sempre così stretti?
Perché gli abiti vengono prodotti poco prima delle sfilate. Mettono sempre le scadenze all'ultimo momento. Se non ci sono gli abiti nel video, come in quello per Alexander McQueen, è un altro discorso. Comunque io consegno sempre al limite ultimo possibile, a volte mi capita di renderizzare il video a mezz'ora dall'inizio della sfilata. Ho passato due mesi e mezzo a dormire tre ore per notte.

Nel video per McQueen con Raquel Zimmermann non c'erano gli abiti, come hai detto prima. Allora che senso ha?
Credo che in questo momento le persone che lavorano nella moda siano molto interessate ai film e alla comunicazione elettronica in generale. Il film di McQueen era anche parte di una messa in onda in diretta della sfilata.

Le telecamere in movimento sono state costruite apposta per lo show?
Credo fossero le stesse usate nello sport, tipo nel football o in atletica. I movimenti erano coreografati da Nick. Diceva, "Voglio che in questo momento si spostino, poi fatele girare all'indietro e poi devono arrivare in questo punto." Il suono era fantastico, davvero mostruoso.

Con i video, sembra che gli stilisti vogliano fare qualcosa che non sia solo fissare dei bei vestiti. È qualcosa di più simile al creare un nuovo mondo, una nuova esperienza.
Sì, hai ragione. È un modo fantastico per parlare di un marchio o di un'etichetta, o delle propria visione. È molto preciso. Ed è più attuale, ovviamente. Prendi uno come Gareth Pugh: è un ventenne, conosce internet e conosce il potere comunicativo che ha. Lo ha capito molto bene, meglio di altri designer più vecchi che non sanno neanche approcciarsi al mezzo.

C'è uno stilista che potrebbe trarre dei benefici dai video, che magari non li ha ancora presi in considerazione?
C'è un film per ogni designer. Pensa come sarebbe bello un film per Lanvin - elegante e spendido. E uno per Alexander Wang, invece, sarebbe assolutamente disgustoso. Quello per John Galliano sarebbe meraviglioso. Più lo stilista osa, migliore sarà il film.

ININA BYTTEBIER

foto di BEN RAYNER