Breve storia dell’industria californiana della marijuana

Mi chiamo Zachary Granger Moldof, e questo nome mi è stato dato in onore di un trafficante di cocaina. Mio padre iniziò la sua carriera come avvocato difensore nel sud della Florida durante gli anni ’70, e lì lavorò per un sacco di tizi poco raccomandabili. Stando a quello che mi ha raccontato, decise di darmi il nome di una delle persone più estreme che conosceva, per assicurarsi che ci fosse un po’ di sana avventura nella mia vita. A prescindere dall’efficacia della sua teoria, sono cresciuto con la piena consapevolezza che c’è la possibilità di fare un mucchio di soldi nel mondo delle droghe illegali, possibilità che allo stesso tempo comporta il rischio di severe ripercussioni a livello legale (senza parlare del rischio di essere derubati, malmenati, uccisi ecc).

Quando mi sono reso conto che non esistono dottorati in storia del campionamento o sul ruolo dell’hip-hop nella musica odierna, sono stato costretto a decidere cosa fare della mia vita. Dopo tre anni come cameriere a New York, mi è venuta in mente una mezza genialata: al giorno d’oggi una persona può trasferirsi in California (e in molti altri stati) per coltivare e vendere legalmente erba. E oggi come oggi, lavorare per se stessi invece che per qualcun altro è decisamente la cosa da fare. Così mi sono convinto, e ho iniziato ad organizzarmi.

Videos by VICE

Secondo alcuni dati, a LA ci sono approssimativamente 1,000 dispensari di cannabis medica. Pensavo fosse un buon mercato in cui iniziare, ma quello che mi era sfuggito era che il consiglio comunale di Los Angeles fa un po’ il cazzo che gli pare quando si tratta di regolarizzare l’uso di cannabis medica. Questo ha portato a una spaventosa crescita nel numero di dispensari, cosa che scatenato un eccesso di lamentele da parte della comunità, sia con motivazioni legittime (dispensari aperti in prossimità di cliniche di riabilitazione e scuole) che con motivazioni poco fondate (che i dispensari causeranno l’aumento di scontri tra gang). Le preoccupazioni della comunità sono arrivate all’indifferente governo locale, il quale ha messo in atto un nuovo sistema di regolamentazione, pensata per limitare i potenziali luoghi in cui i dispensari possono operare. Può darsi che l’imposizione di questi limiti abbia assicurato la rielezione dei burocrati che l’hanno proposta, ma allo stesso tempo ha trasformato LA in un posto ostile per gli imprenditori che cercano di affermarsi nell’industria della cannabis. Mi fa ancora strano scrivere questa frase senza scoppiare a ridere.

Mentre Los Angeles ha pressoché chiuso le porte al settore della marijuana, la città di Oakland ha guidato il movimento per la regolarizzazione dell’industria, diventando un vivaio per i nuovi modelli commerciali. Oakland è casa del Harborside Health Center, il dispensario americano con i maggiori ricavi lordi nel paese. Politici come Rebecca Kaplan, Nate Miley e Nancy Nadel hanno collaborato con un gruppo di professionisti nell’industria per regolarizzare e tassare la marijuana. La città di Oakland ha cominciato a regolarizzare i dispensari in modo ufficiale nel 2004 con il programma Measure Z, ben sei anni prima che la California decidesse con un referendum se il tutto fosse effetivamente una buona idea. In poche parole, avendo evitato la finta moralità di una campagna anti-spinello, Oakland rappresenta il futuro per il consumo d’erba in America. Se volete vedere cosa ne sarà dell’industria mano a mano che si sparge per tutto il paese, venite a Oakland.

Nel suo stato naturale, la canapa matura e fiorisce solo in temperature calde (diversamente dalla canapa indiana che cresce anche in situazioni di clima stagionale). Iprimi coltivatori erano costretti a coltivare nel sud della California, dove coltivavano e incrociavano varietà diverse di canapa provenienti da aree come la Colombia, la Giamaica, il Messico e le Hawaii. Il prodotto dei coltivatori più seri era di una qualità più alta rispetto a quella della marijuana al suo stato naturale, e dava una fattanza più forte con effetti più costanti. Questi coltivatori erano professionisti – incrociavano fenotipi specifici per conservare e sublimare le caratteristiche della pianta, e man mano adattavano la marijuana alle loro esigenze commerciali. Ma la marijuana che girava in quegli anni era ancora molto diversa da quella che fumiamo oggi. Nonostante la varietà nei geni delle piante, a quei tempi non c’era ancora abbastanza diversità. Quella diversità sarebbe arrivata con la venuta della canapa indiana. Al contrario dello sballo frenetico e psichedelico della canapa, la canapa indiana crea una fattanza sedativa e fisica.

Il lavoro dei primi coltivatori iniziò a fruttare guadagni più alti, e man mano che si arricchivano, molti di loro si spostavano sempre di più al nord dello stato, per scappare ai controlli della polizia, comprando proprietà in zone remote nelle contee di Trinity, Humboldt e Mendocino. Oggi quest’area è conosciuta come il Triangolo di smeraldo, la principale regione per la produzione di cannabis negli Stati Uniti, composta da una gruppo di ecosistemi che hanno in comune una serie di condizioni climatiche e di qualità dei terreni. Questa zona ha costantemente prodotto la gran parte della marijuana fumata negli Stati Uniti per anni e anni, ed è tutt’ora il principale bacino produttivo.

La migrazione al nord dei coltivatori ha coinciso con l’introduzione della canapa indiana. La canapa Indiana cresce spontaneamente in Afghanistan, Pakistan e in altri luoghi caratterizzati da un clima stagionale. A differenza della canapa, la canapa indiana matura e fiorisce più tardi nelle stagioni, e proprio per questo si presta alle temperature più basse del Triangolo dello smeraldo. Quando i coltivatori iniziarono a incrociare la canapa con la canapa indiana quello che emerse è il tipo di erba che vediamo oggi, e quando si stabilirono definitivamente nel Triangolo dello smeraldo si formarono le basi dell’industria odierna.

Il Triangolo continua a fornire una grande quantità della marijuana fumata in questo paese. Continua anche a creare un’enorme flusso migratorio per la sua coltivazione. Una piccola fattoria agricola con circa sessanta piante necessita di sole tre o quattro persone per il suo mantenimento per un intera stagione, ma quando la marijuana dev’essere raccolta serve un’altra decina di persone dato che il processo di raccoglimento è lento e laborioso. Così i coltivatori assumono un mucchio di lavoratori stagionali ogni anno per la raccolta. Questi lavoratori vengono chiamati puntatori e di norma vengono pagati al grammo di marijuana processata. I puntatori tagliano i rami della pianta, selezionano i germogli, e infine spuntano i germogli inutilizzabili per rimuovere la materia vegetale in eccesso. Alcuni puntatori sono residenti della zona e lavorano tutto l’anno per coltivatori indoor, ma la maggior parte si presenta solo per la raccolta. Mentre la regolarizzazione si muove per riconoscere i diversi aspetti dell’industria, le fattorie agricole e la fase di potatura rimangono due degli ultimi aspetti del settore non regolamentati. Oltre ai limiti imposti sul numero di piante che ogni persona può coltivare, oggi non ci sono leggi sulle fattorie agricole.

In questo momento il campo è libero, e persone giovani e capaci come noi possono andarsi a creare un futuro, preparandosi per il più grande boom economico che la nostra generazione vedrà.

ZACH G. MOLDOF

http://twitter.com/imzachg#

Zach lavora nel settore della marijuana medica, e scrive aticoli a riguardo per il Mishka’s blog. Da adesso scriverà regolarmente robe di maria anche per noi.

Thank for your puchase!
You have successfully purchased.