Cultura

Le nuove regole delle relazioni secondo la generazione Z

Che differenza c'è nel sesso e nelle relazioni tra Millennial e Gen Z? L'abbiamo chiesto direttamente ai più giovani.
Nana Baah
London, GB
Giacomo Stefanini
traduzione di Giacomo Stefanini
IT
12.10.20
gruppo di giovani
Foto via Getty Images.

È pieno di statistiche sulla generazione Z che cercano di evidenziare tutte le differenze con le precedenti. Pare per esempio che chi è nato dopo il 1995 faccia meno sesso e sia meno interessato alle storie serie, ma al di là di questo non sorprende che il modo in cui gli adolescenti e i giovani adulti di oggi si avvicinano al mondo delle relazioni sia diverso da quello di boomer, generazione X e dei millennial—il gruppo più vicino per età ai cosiddetti zoomer.

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Allora, come funziona l’amore? Lo abbiamo chiesto direttamente ad alcuni ragazzi e ragazze tra i 18 e i 23 anni.

Quando si sta insieme, bisogna dirlo

Svariati appuntamenti, hai conosciuto i suoi amici, la sua famiglia sa che esisti. Daresti per scontato che tu e questa persona state insieme, giusto? Non per gli zoomer.

“Secondo me bisogna proprio dirlo, senza mezzi termini—mi dà molto fastidio dover seguire gli indizi,” spiega Maddie, 22 anni. “Mi sono vista tre volte con una ragazza, ma non so se stiamo insieme. Usciamo. Prima sono stata con uno per tipo cinque mesi e correggevo i miei amici ogni volta che lo chiamavano il mio ragazzo. Finché una volta ero ubriaca e gli ho chiesto: ‘Sono la tua ragazza?’ e lui ha detto di sì.”

I valori politici sono importanti

Alcune ricerche condotte dal think-tank americano Pew hanno dimostrato che gli zoomer si riconoscono per lo più in valori progressisti, un’analisi che trova un certo grado di conferma nel grande supporto ricevuto da Black Lives Matter tra i più giovani e nel coinvolgimento degli studenti anche più giovani nella lotta per il clima. Ma occorre stare attenti a chi predica bene e razzola male.

“È difficile distinguere tra chi si limita a postare cose vagamente politicizzate su Instagram e chi ci crede davvero,” dice Maddie. “Se si tratta di una botta e via, non è un problema. Ma se ci frequentiamo più a lungo e scopro che uno è razzista o misogino, tronco subito.”

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Altri, come Rory*, 21 anni, tastano il terreno ancora prima di uscire con una persona. “Non credo di essere mai uscito con persone della parte politica opposta,” dice. “Di solito comincio a parlarne da subito per vedere con chi ho a che fare, e finora è sempre andata bene.”

Foto di Sian Bradley

Foto: Sian Bradley

Il lavoro è più importante del sesso

I ricercatori amano concludere che la generazione Z è troppo occupata a stare sui social per interessarsi alla nobile arte amatoria, ma in realtà il discorso è un po’ più complesso. I giovani di oggi sono cresciuti nel mondo post-crisi del 2008, un mondo con poco lavoro, pochi soldi e ancora meno certezze. Se aggiungiamo l’emergenza climatica e la pandemia… hanno altro a cui pensare.

“Trovare un lavoro e una sorta di stabilità e di benessere sono cose che mi daranno più gioia di un fidanzato,” dice Sophie, 23 anni. “Lavoro sodo e sono ambiziosa, preferisco mettere la carriera davanti all’amore, a volte anche all’amicizia.”

Il ghosting lo fanno tutti (ma è da stronzi)

È capitato a tutti di pensare di aver trovato una persona ok su Tinder, parlarci per un bel po’, poi passare a WhatsApp e… scontrarci con un muro di spunte blu e zero risposte. Tutti siamo stati ghostati. Purtroppo, sembra che neanche la generazione Z abbia trovato il modo di risolvere questo problema.

“Quando inizio a parlare con uno, preferisco che sia lui a dire qualcosa che mi fa venire voglia di ghostarlo, che essere ghostata, perché almeno così ho il coltello dalla parte del manico,” dice Sophie. “Lo so che è brutto da dire, ma a volte è piacevole essere la persona che respinge tra i due, ti rafforza l’autostima, ti dici ‘Ah, non ho bisogno di lui’.”

James, 23 anni, ha ghostato una volta sola e dà la colpa alla confusione. “Lei ci è rimasta molto male quando ho smesso di risponderle. Non volevo ghostarla, ma pensavo di non piacerle,” dice. “Di sicuro usciva con altri in quel periodo, ma mi ha detto che aspettava che fossi io a ufficializzare la cosa.”

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E quale consiglio dà il giovane James a chi ha subito questo trattamento? “Mi è successo un milione di volte,” dice. “Non è così grave, passa presto.”

Cos'è l'amore per la generazione Z

Foto: Sian Bradley

Le app di incontri fanno sempre schifo

Maddie dice che le app come Tinder incoraggiano un certo tipo di “look” che spesso non corrisponde alla persona che poi incontri dal vivo. “Quando guardo il Tinder dei miei amici maschi, trovo tante ragazze molto piatte, convenzionali,” dice. “Ma ci sono anche ragazze queer che hanno dei profili esattamente uguali. È impossibile che abbiano scelto liberamente di essere tutte così. Sono tutte magre, con i capelli lisci, le ciglia finte e i tacchi alti. Ma poi le becchi dal vivo e vorresti dire: ‘Sei così carina, perché il tuo profilo Tinder fa schifo?’”

Foto di Sian Bradley

Foto: Sian Bradley

Nessuno è alla ricerca del grande amore

Gran parte dei millennial è venuta su a colpi di commedie romantiche, ma per i ragazzi della generazione Z, l’anima gemella è una favola a cui non vale la pena credere.

“C’è questo schema che dice ‘fai tutto il sesso occasionale che puoi prima dei 27 anni e sfogati, perché poi ti devi sistemare’,” dice Sophie.

Per Ryan, il concetto di “grande amore” è completamente privo di senso. “Non sono sicuro che esista più ormai, e comunque è improbabile che lo trovi su una app di incontri,” dice. “Magari è un’idea da vecchio, ma penso che la mia generazione stia cominciando a capire che una relazione funziona se ci si impegna a farla funzionare. Ma chi ha tempo per queste cose durante una pandemia?”

@nanasbaah