tony effe untouchable analisi
Tony Effe, foto di Bogdan Plakov

Capire 'Untouchable' di Tony Effe

'Untouchable', il nuovo album di Tony Effe, è un disco importante per il rap italiano e per i fan della Dark Polo Gang—ma ci ha messo qualche dubbio.
MR
Milan, IT
7.6.21

“Tutti i nemici sono spaventati / So che stavate facendo preghiere / Che Side e Tony non tornassero assieme”: questi versi sanciscono definitivamente la pace ormai insperata tra due fra i maggiori colossi della trap italiana. Tony e Side—al di là del fenomeno Dark Polo Gang al completo—hanno messo in piedi una realtà che va ben oltre la musica, ma anche oltre i contesti ad essa legati, come lo stile di vita, la moda o il linguaggio.

In un certo senso, per molto tempo Tony e Side hanno insegnato al pubblico della Dark Polo Gang come si lavora con un amico, come si porta avanti un ideale artistico insieme a una persona alla quale si è legati da prima del successo. Hanno anche fatto vedere come tutto questo può annullarsi in pochissimo tempo, come anni di progetti—di vita, al di là della musica—possono sgretolarsi e le strade separarsi. Sia chiaro, il loro ritorno non significa anche un vero e proprio ritorno alle origini, che sarebbe impossibile e anacronistico, ma ci permette di farci aspettative buone sulla musica e sul loro orientamento artistico. Per loro due avrà un significato più profondo, che resterà nella sfera privata.

Se il ritorno alle origini della gang non è plausibile, e forse nemmeno auspicabile, in Untouchable è invece molto chiaro un ritorno all’immaginario del Tony di inizio carriera. Poco dopo Crack Musica, Tony sembrava già volersi allontanare dai contesti di strada, desiderare la “nuova” fama, fatta di soldi, piscine e collane. Era diventato un personaggio pop, con tutta le accezioni positive e negative possibili del termine, a seconda dei punti di vista.

Oggi, dopo cinque anni di successo su tematiche per la maggior parte molto leggere e anche vuote di significato, sembra aver sentito il bisogno di tornare a parlare di altro, o almeno di qualcosa, nel dettaglio di crimine. Il che non significa che dopo Untouchable Tony tornerà a spacciare nei vicoli, anche perché lo dice chiaro e tondo in “Colpevole”: “Prima solo reati nonstop […] Ora nuova lifestyle / Moda, droga, impicci mai più”. Anche se qualche verso dopo, dice: “Roma, vicoli, soldi, crimini / Non cambio, rimango qui / Siamo nati colpevoli”. Insomma, Tony, sei cambiato o no?

La sua non è una rivendicazione, forse non è nemmeno una mossa volta alla classica celebrazione della vita di strada, che ormai ha raggiunto livelli di plastificazione tali che per lui non avrebbe nemmeno più senso farlo. La questione è molto più semplice: è lealtà nei confronti di sé stesso e nei confronti del riscatto che si è potuto prendere. Riscatto che altri non hanno avuto, come gli amici in cella, quelli ancora fuori a sparare mentre i loro padri stanno al 41-bis.

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L’affronto di questi argomenti, dei quali Tony parla con reale cognizione di causa e mettendocisi totalmente in mezzo, sta a indicare non tanto un’improvvisa comprensione di chissà quali segreti dietro la facciata da popstar, che tutti conosciamo, quanto più un bisogno di ricordarli. Di droga ne parla anche nei pezzi più superficiali della sua discografia eh, ma siamo d’accordo che l’approccio qui sia decisamente diverso; un conto è dire in maniera vaga e astratta “DPG triplo sette questa è mafia”, un conto è fare i nomi di chi sta in carcere e fare riferimento a 41-bis, piazze di spaccio e vero crimine organizzato. Non è un caso che lo faccia ora in un album da solista, che si presenta come un lavoro generalmente introspettivo, tolti i pezzi alla “lei mi vuole” d’ordinanza, tipo “Escort Lover” con il feat di Gué Pequeno

Tony Effe Untouchable analisi

Tony Effe, foto di Bogdan Plakov

Ma quindi, il vero Tony qual è? Quello che si crogiola nel proprio agio pur sempre ricordando con amore e rispetto il proprio passato e coloro che ne hanno fatto parte, o quello che apprezza e ringrazia per la propria fortuna ma il passato gli brucia dentro davvero come se fosse ancora lì, con la Glock sempre in tasca? Secondo noi, e da quello che sembra trasparire da Untouchable, Tony ha spremuto fino all’osso l’ostentazione di un lusso quasi nauseante che l’ha accompagnato negli ultimi cinque anni, ha deciso di salvarne una parte—ci mancherebbe altro—e di fare spazio per ciò che per lui agli inizi contava davvero.

Il fatto che tutto questo lo faccia in compagnia di Side, Pyrex e Wayne è anche meglio (è anche molto interessante il fatto che all’uscita della tracklist questi feat abbiano causato quasi più hype di quello con Gucci Mane): la presenza di tutti e tre nel disco è, come accennato prima nel discorso su Side, un sintomo di volontà di riappropriazione di un qualcosa che, per esempio, si era perso totalmente in DARK BOYS CLUB. La questione ovviamente va molto più indietro di DBC, anzi. Quel sentimento dark degli albori non tornerà mai più, e va bene così, è solo bello che non sia mai stato rinnegato ed è altrettanto bello sentire Pyrex in “Romolo e Remo” dire “Diamanti al collo freddi come ghiaccio / Non mi stancherò mai di ricordarlo”. 

Il problema, e anche bello grosso, è nella realness. Tony ormai da anni conduce una vita fatta di popolarità e ricchezza, è un imprenditore con una marea di progetti in corso e uno stile di vita esclusivo. Sia chiaro che nessuno spera né ipotizza che Tony sia segretamente un gangster, siamo tutti d’accordo che queste storie sono trap (bro). Ma il rischio è che evocare tutte queste armi, questi impicci e questi soldi sporchi risulti poco genuino, poco real. L’eterno dilemma è: come fa un rapper di questo livello, non più ventenne e con una carriera alle spalle che ha toccato estremi completamente opposti, a risultare sincero ripercorrendo un passato che non gli appartiene più? 

Un conto è toccare estremi completamente opposti in termini di genere musicale, di approccio al mestiere o di spinta motivazionale, un conto è in termini di tematiche. Tony si merita tutto il rispetto della strada, non l’ha mai rinnegata, però è inevitabilmente e irrimediabilmente cambiato. O meglio, ha cambiato tanto di quello che ha attorno, dalle persone alle cose, e stonano versi come: “Avevo cose in casa, ora ho una nuova casa / Vengo dal crack in casa, la strada è la mia casa.” Qual è l’obiettivo di Untouchable e dei suoi testi gangsta? È di usare il proprio potenziale per spostare l’attenzione su chi quei problemi li vive ancora giorno per giorno? O vuole servire da marmo finto per un castello che non esiste? È il problema di quando il tuo personaggio, da sempre sopra le righe, cerca di nascondere la persona che c’è dietro. Capire questo con Tony è più complesso che con altre figure—italiane e non—e, per quanto possa suonare banale, sarà il tempo che questo album troverà a dircelo meglio, se non ce lo dirà Tony stesso.

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