Confessioni di un cliente di prostitute milanese

Illustrazione di Cei Willis.

La stanza principale del minuscolo bilocale in cui mi trovo è illuminata da una piccola lampada che emette una flebile luce spastica, coperta da un foulard verde. Malgrado l’oscurità quasi totale, le enormi macchie di umidità sulle pareti sono ugualmente visibili. L’aria è viziata dalla puzza di un lavandino otturato e dal dolce e nauseante profumo della crema per il corpo della padrona di casa, che esce dal bagno e mi fissa brevemente mentre finisco di sistemarmi la camicia.

Strascica i piedi fino alla porta con un’espressione finalmente umana e stanca, e apre un piccolo spiraglio che le consente di osservare il pianerottolo. Dopodiché si gira con un movimento fluido, mi saluta sbrigativamente parlando un italiano stentato e mi lascia uscire. Scendo le scale saltando gli scalini a tre a tre, e in pochi minuti sono in strada, in una zona nord di Milano. È pieno giorno. Credo che stavolta la transazione non sia durata più di 20 minuti.

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Mentre raggiungo la macchina mi guardo intorno per vedere se nessuno mi sta guardando e poter sputare liberamente per terra così da liberarmi del brutto sapore che ho in bocca. Ho 35 anni, un lavoro impiegatizio mediamente ben retribuito, una relazione consolidata di quattro anni probabilmente prossima alla convivenza, e per l’ennesima volta sono stato con una prostituta.

Non che mi senta in colpa o sia in vena di redenzione, eh. Faccio sesso a pagamento almeno 3-4 volte al mese, se non di più, e credo proprio che la cosa si ripeterà per molto tempo: ho provato un discreto numero di sostanze e di esperienze nella mia vita, ma niente riesce a darmi quella strana sensazione viscerale che provo pagando donne sconosciute. E nonostante io sia sinceramente innamorato della mia donna, nonostante il sesso con lei mi gratifichi, non riesco a smettere di farlo.

Negli ultimi dieci anni ho provato qualsiasi variante del cosiddetto “sesso mercenario”: ho caricato in macchina ragazze dell’est che non si toglievano la sigaretta di bocca; ho visitato praticamente ogni appartamento di Milano abitato da prostitute; ho pagato (l’ira di Dio) per poter andare con una spogliarellista in un locale di stripclub; sono stato nelle vetrine asettiche di Amsterdam con ragazze che sembravano modelle, e in un bordello della periferia di Berlino in cui la donna più giovane aveva minimo 45 anni; ho contrattato sul prezzo via telefono con il marito di una coppia scambista perché mi lasciasse fare sesso con la moglie; mi sono accordato via Whatsapp con una ragazza non professionista appena maggiorenne per incontrarci in un parcheggio di pomeriggio. Durante una vacanza a Barcellona ho inventato una scusa per potermi allontanare dai miei amici e avventurarmi in una stradina vicino alla rambla dove c’erano ragazze in strada 24 ore su 24. Ho dovuto supplicare mio padre da Las Vegas, tempestandolo di messaggi, perché mi ricaricasse la carta di credito: la notte precedente avevo speso uno sproposito con una donna giunonica che mi aveva avvicinato mentre giocavo alle slot machine.

Preparandomi a scrivere questa specie di confessione ho tentato di contare tutte le donne a cui ho dato del denaro, ma dopo un po’ ho lasciato perdere.

La prima volta avevo circa 23 anni. Non ero mai stato attratto dall’idea di pagare qualcuno per del sesso facile, e non avevo mai avuto particolari problemi a farlo con le mie coetanee. La verità è che decisi di contattare una prostituta perché volevo provare con una donna più grande. Era una semplice fantasia, e mi sembrava il modo più semplice per realizzarla. Così, dopo qualche tentennamento, ho chiamato uno dei numeri di telefono che avevo trovato nelle inserzioni in fondo a un quotidiano. La donna in questione diceva di essere brasiliana, di avere 38 anni, e una quinta naturale.

Mentre percorrevo un tratto a piedi fino alla via che mi aveva indicato, mi sentivo sempre più teso ed eccitato. Non avevo mai provato niente del genere. Non ricordo niente del tragitto, se non questo, ma so che quando sono finalmente arrivato di fronte al numero civico e l’ho chiamata per farmi aprire, avevo già un’erezione. Il resto, però, è stato totalmente deludente: lei aveva più anni di quanti aveva scritto nell’annuncio, eccessivi anche per la mia fantasia. La sua quinta naturale, poi, era legittimata da chili di troppo sparsi un po’ ovunque. Nonostante questo, però, sono rimasto.

Avendo intuito dalla mia giovane età e dal mio nervosismo che per me era la prima volta, mi aveva fatto pagare un prezzo esagerato per un misero quarto d’ora. Dopo avermi invitato più volte a sbrigarmi, mi ha obbligato a raggiungere l’orgasmo toccandomi da solo, e cinque minuti dopo ero di nuovo fuori da casa sua.

È facile ricordarsi la sensazione di disagio, delusione e pentimento che provai una volta finito: perché è la stessa che si ripresenta quasi ogni volta.

Forse chi ha provato l’esperienza potrà capire di cosa sto parlando: salvo rarissime eccezioni, per me il sesso a pagamento è totalmente deludente. È freddo, meccanico, e sbrigativo. Quando hai finito è come se ti sentissi violato da te stesso: ti chiedi per quale motivo hai buttato dei soldi per ritrovarti nel monolocale di una sconosciuta e ottenere la stessa gratificazione che potevi procurarti con una mano. Ti senti sporco: puzzi degli oleosi profumi che lei utilizza, ti ritrovi sdraiato su un letto su cui sono venuti chissà quanti altri uomini sudati, e devi rivestirti velocemente mentre lei risponde alla chiamata di un altro cliente.

Questa sensazione, però, dura poche ore. Tant’è che spesso mi è capitato di andare con due ragazze nello stesso giorno: perché la vera attrattiva dell’esperienza, il vero motivo per cui lo faccio, è riprovare ancora e ancora l’eccitazione che sperimentai la prima volta, mentre stavo per farlo. Per me è come una droga––mi è capitato spesso di fare cilecca con le mie fidanzate, ma ogni volta che mi presento di fronte alla porta di una prostituta, ce l’ho già duro. Per questo non riesco a smettere di controllare i siti di annunci, per questo continuo a perlustrare con lo sguardo i lati delle strade quando mi trovo, di notte, a girare in macchina da solo. Difficilmente mi è capitato di tornare dalla stessa ragazza. Cerco sempre qualcosa di nuovo.

E questo desiderio non se n’è andato nemmeno dopo aver provato le peggiori esperienze.

Una volta mi sono ritrovato in un parcheggio della zona industriale con una ragazza annoiata che, mentre me lo menava per farmi venire, parlava al telefono; e poi mi ha obbligato a portarla a fare un giro di mezz’ora in macchina perché fuori faceva freddo e io avevo il riscaldamento, rimanendo in silenzio per tutto il tempo. Un’altra, invece, ho preso su una donna albanese sui 40. Era bellissima: aveva un viso meraviglioso, e dalla scollatura spuntavano due seni enormi e sodi. Mi ha convinto a pagarla di più per andare a casa sua e fare con calma, ma durante il tragitto si è messa a chiacchierare della sua vita. Mi ha parlato del figlio, che era rimasto in Albania, e a cui mandava i soldi. L’effetto straniante di aver appena contrattato per fare sesso con lei e poi ritrovarmi ad ascoltare i suoi drammi familiari mi ha convinto a girare la macchina e riportarla sul suo marciapiede.

Ma l’esperienza più triste di tutte mi è capitata con una coppia mercenaria. Nell’aperta campagna, in periferia, ho scopato in macchina la moglie di un tizio, mentre lui si fumava una sigaretta e guardava nel vuoto. Ogni prostituta con cui sono stato comunicava una velata vena di tristezza e commiserazione, ma quella coppia è stata il punto più basso che ho toccato. Quasi tutte le coppie che mettono annunci su siti gratuiti sono mercenarie: se hanno un aspetto passabile, mettono il loro contatto telefonico e non vi chiedono vostre foto via mail, state sicuri che vorranno del denaro in cambio.

Poi, ovviamente, c’è la questione delle malattie veneree: io sono sempre stato estremamente attento, e utilizzo il preservativo anche durante i rapporti orali. Non è bello da dire, ma mi è capitato anche di rifiutarmi di fare sesso con una ragazza, pagandola ugualmente, perché non aveva un aspetto troppo sano. Sei anni fa, però, durante un rapporto, mi si è rotto il preservativo. Lei è corsa subito in bagno in preda al panico, e io ho tentato stupidamente di ripulirmi con tutto il pacchetto delle salviette detergenti che aveva sul comodino. I mesi che ho dovuto aspettare per essere sicuro che gli esami fossero definitivamente negativi sono stati terribili: non dormivo, non mi davo pace. Ma anche dopo quell’esperienza ho continuato a farlo.

Ormai il sesso a pagamento fa praticamente parte della mia vita: anche mentre sono in ufficio, se nessuno mi guarda, scrollo le home dei siti di annunci. Mi è capitato perfino di andare in trasferta in altre città, sprecando interi fine settimana, pur di provare qualche ragazza di cui mi erano piaciute le foto.

Arrivato a questo punto, dopo più di dieci anni, sono pienamente cosciente di aver sviluppato una dipendenza: per un certo periodo, quando ho conosciuto la mia attuale fidanzata, avevo deciso di smettere. Ma mi capitava di stare sveglio tutta la notte a toccarmi guardando le inserzioni, e alla fine ci sono ricascato. È frequentando i forum di recensioni sulle prostitute che mi sono reso conto del fatto che il mio rapporto con questa cosa è degenerato. Gli utenti di questi siti sono quasi tutti uomini di mezza età, magari sposati da anni e annoiati, che ogni tanto cercano di svagarsi. Spesso, leggendo quello che scrivono, sono ripugnato dalla loro laidezza: ma la verità è che nonostante il loro linguaggio da insider, nessuno di loro sembra mostrare la mia stessa morbosità.

La mia compagna non sospetta di niente: non corro il rischio di sollevare sospetti, perché è una realtà totalmente slegata dalla mia vita reale. È come avere una seconda vita, in effetti.

Il più delle volte mi sforzo di non pensarci. La considero semplicemente una specie di fuga dalla realtà e non un tradimento vero e proprio: perché, appunto, il sesso c’entra solo fino ad un certo punto. O almeno così mi sembra, o voglio credere.

Quando mi masturbo, però, ripenso sempre alle puttane con cui sono stato. Mai alla mia ragazza o a qualcuna che conosco. Non so, in realtà, se l’eccitazione sia anche in parte legata alla facilità con cui si può comprare l’intimità di un’altra persona e di violarla, o addirittura proprio dal degrado di tutta la cosa. So però che molto ha a che fare con la possibilità di scegliere con quale prostituta fare sesso. Tant’è che spesso mi basta chiamare e accordarmi sul prezzo, per poi non fare niente.

La verità è che forse non sono ancora in grado di fare i conti con questa dipendenza. Sono consapevole dei rischi che corro, e del fatto che probabilmente questa cosa un giorno mi si rivolterà contro. Ma credo che, arrivato a questo punto, non sarò mai in grado di smettere.

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