Ho ascoltato Despacito per 24 ore e adesso sono stupido

Ho ascoltato Despacito per 24 ore e adesso sono stupido

Per l'esattezza 378 riproduzioni e quindi più di 3000 'pasito a pasito, suave suavecito'
11 agosto 2017, 8:54am

Non è la prima volta che, nella mia baldanza e voglia di dimostrare duttilità come scribacchino di porcate, dicendomi disponibile ad affrancarmi dal mio amato death metal proletario in favore di esperimenti altri finisco col buscare chiavate clamorose. Come ad esempio dover ascoltare "Despacito" per ventiquattr'ore filate, tra l'altro ad appena settantadue ore dalla partenza per le vacanze, neanche troppo metaforica fatica ultima prima di prendere il largo verso lidi stranieri da cui mai più fare ritorno.

Ora, c'è una cosa di me che è bene chiarire: non sopporto la musica latina. Qualsiasi cosa abbia un ritmo anche solo vagamente sudamericano, venga cantato in spagnolo o abbia quegli arpeggini sculettanti che fanno tanto estate a me fa salire l'Anticristo e la necessità di epurarmi l'udito e l'anima con quattro ore di black metal norvegese registrato in presa diretta in una chiesa sconsacrata successivamente data alle fiamme in nome del revival etenista. Nella mia vita, le canzoni in spagnolo sono quelle che inneggiano al trumpismo dei Brujeria o che celebrano la divinità dei Looking For An Answer.

Alla luce di ciò, è evidente che ci sia più di una vena di sadismo nella mente dell'arguto editor di Noisey, quando chiede con finto disinteresse "quando parti per le ferie?", sapendo benissimo di avere ancora una finestra di quarantott'ore per infliggermi questo colpo basso. Fa il vago, accenna al fatto che metà dello staff è in vacanza, che è costretto a riassegnare alcuni compiti e a quel punto cala la mannaia, specificando che se proprio non mi va l'articolo lo può scrivere qualcun altro ma che sì, insomma, da parte mia sarebbe proprio un bel gesto.

Et voilà, in un pomeriggio con molto poco da fare in ufficio, visto che tutti sono già in ferie, mi ritrovo con i tre minuti e quarantotto secondi di Luis Fonsi e Daddy Yankee in cuffia, con il repeat di Spotify attivo e l'impietoso timer di Last.fm a conteggiare ogni singolo passaggio fino al raggiungimento delle ventiquattr'ore di riproduzione. Che per i 3:48 della superhit del 2017 significano 378,94 ripetizioni. Non credo di aver ascoltato così tante volte nella vita nemmeno "You Suffer". Ma i Napalm Death e la loro critica sociale feroce sono per le prossime ventiquattr'ore messi in secondo piano in favore del ballo suave suavecito che ha fatto impazzire il mondo e che rischia di diventare il video più visto dell'internet, superando anche See You Again. Visto che sono un fan di Fast & Furious della prima ora e Paul Walker ha lasciato un vuoto nella mia vita che nessun panino al tonno potrà mai colmare, tutto questo non fa che acuire il mio astio pregresso nei confronti di Luis Fonsi, che dopo il primo paio d'ore è in crescita verticale e non accenna a fermarsi. Inizio inoltre ad accusare i primi segni influenzali: un forte mal di gola mi opprime la laringe e le ossa dolgono, ma mi faccio forza e mi dico che le ferie sono già quaranta "Despacito" più vicine.

Uscito dall'ufficio, scopro con grande rammarico che le playlist da una singola canzone con Spotify free non sono accettate: volevo gabbare il sistema ascoltando il brano in loop anche da mobile, ma una volta terminata la prima riproduzione l'algoritmo dell'applicazione inizia a proporre una serie di alternative assolutamente indesiderate da aggiungere alla misera scaletta monotraccia. Tra queste: "Despacito versión Portugués", "Despacito - Version Salsa", "Despacito - Bachata Version", "Despacito - Major Lazer & MOSKA Remix", "Despacito - Remix", "Despacito - Versión Pop", "Despacito - CLUB VERSION", "Despacito - Acoustic", "Despacito - Reggae Version", "Despacito Mashup", "Despacito - Versión Urbana", e il mio occhio analitico cade su "Lentamente (Despacito Italian Version)". Intimamente sono molto grato a Spotify per aver tentato di ampliare i miei orizzonti musicali con la stessa canzone in quattrocentoventidue differenti versioni, ma io sono una persona integra, oltre che un po' autistica, e per queste ventiquattr'ore il mio obiettivo è concentrarmi solo e soltanto sull'originale, senza sconti. Anche se confesso che l'appeal di una "Black Metal Version" avrebbe potuto far vacillare le mie convinzioni, la "Kizomba Version" o il "Bossanova Mix" non sono abbastanza affascinanti, quindi arrivo a casa ed è subito favorito, favorito baby in cassa.

È a questo punto che mi accorgo che l'ambiente attorno a me è diventato ostile. Soprattutto i miei dischi, unico mio possedimento, sembrano delusi dalla mia improvvisa schizofrenia musicale, e il debutto dei Nyktalgia mi guarda dalla scrivania, esplicitando eloquentemente la sua opinione a riguardo, e io mi sento un po' Max Pezzali ne "Il Grande Incubo", impantanato in un loop surreale da cui fatico ad uscire.

Scappo da casa e mi dirigo da amici per una cena, dove purtroppo mi viene impedito di procedere con la missione: nessuno è intenzionato ad ascoltare "Despacito" a ripetizione. Anzi, nessuno è intenzionato ad ascoltare "Despacito" punto, nemmeno la Versiòn Urbana. Nell'arco del pomeriggio ho più volte tentato di perorare la causa coi miei futuri commensali, ma le risposte hanno oscillato tra un "non te lo permetto" e un "non entri in casa mia". A mali estremi, estremi rimedi, mi presento armato di lettore mp3 e cuffiette rosa, e via. Tornato a casa, la sfida continua: lo scrobbling su Spotify continua anche una volta a letto, con le casse che continuano a regalare emozioni latine pur se a volume opportunamente contenuto, ma arrivare in fondo non è facile.

Da bravo metallaro scemo, ormai da anni convivo con un perenne acufene in entrambe le orecchie, lascito di qualche concerto vissuto sotto cassa a volume eccessivo. Per mitigare il fastidio, sono abituato a dormire con lo stereo acceso e un qualche disco ambient a coccolare le sempre poche ore di sonno, e pensavo che sostituire "Despacito" a Eingya, in fondo, non sarebbe stato poi così difficile. E invece alle tre e mezza di mattina mi ritrovo sveglio: sudori freddi mi inzuppano e crampi allo stomaco allontanano qualsiasi mia speranza di potermi riaddormentare.

Ed è così, senza nemmeno rendermi conto di cosa stia succedendo, che mi ritrovo in bagno. Certo, i poteri forti tenteranno di farmi credere che la cena non fosse delle migliori, magari anche che io possa essere stato oggetto di un tentato avvelenamento da parte dei miei amici (plausibile), ma davvero è un caso che questo sia accaduto nell'unica notte in cui "Despacito" aleggiava nella stanza? No, io so qual è la verità. La canzone di Fonsi agisce ad un livello più profondo di quello meramente razionale, e questa ne è la prova. È uno strumento atto all'annichilimento della volontà individuale e del libero arbitrio, che se lasciato libero di agire porterà la società al collasso e al vero New World Order, e sono stupito che soltanto i Malesi se ne siano accorti.

Mi risveglio la mattina dopo e ormai sono completamente obnubilato: niente ha più senso nella mia vita se non è accompagnato da Daddy Yankee in controcanto, ormai non posso più fermare questo processo di involuzione mentale, ma con l'andare della giornata il counter di Last.fm si avvicina a grandi passi al fatidico numero. Ormai siamo oltre i 350 passaggi. Ancora 28,94 e sarà tutto finito. 358. Mi resta poco tempo. 363. E poi? 372. Cosa rimarrà? 377. La fine è vicina. 378. La finestra! La finestra!

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