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I regali che i detenuti vorrebbero ricevere per Natale

La libertà, certo. Ma non solo.

di Seth Ferranti; traduzione di Giulia Fornetti
27 dicembre 2018, 7:15am

Dal 1993 al 2015 sono stato in carcere per aver spaccio (di LSD), passando dentro in tutto 21 Natali. Da quando sono stato rilasciato, ho imparato ad apprezzare il Natale, dall'acquisto dei regali alle abbuffate. Negli ultimi anni il periodo delle feste ha assunto un significato tutto nuovo, ma quando ero in carcere tutto quello che mi potevo aspettare erano delle caramelle e un paio di libri che ricevevo per posta dalla mia famiglia. Alcune delle guardie che conoscevo cercavano di tirarmi su il morale, ma questo non faceva altro che rendermi più chiara la condizione squallida in cui ero costretto a vivere. Senza famiglia, cene sontuose o dolci invitanti, il Natale in carcere non faceva altro che ricordarmi tutto quello che non avevo.

In prigione, lontano dagli occhi e lontano dal cuore, è molto difficile che i detenuti ricevano regali o possano esaudire i propri desideri. Senza libertà e con così poche risorse a disposizione, la vita può davvero diventare insostenibile. Ma nonostante tutto, dietro le sbarre devi tenere duro e rimanere vivo, anche nello spirito. Molti dei ragazzi che conosco e che sono ancora in carcere non hanno rinunciato a vivere, e non hanno certo rinunciato a festeggiare. Ho parlato con alcuni di loro per sapere qual è il loro desiderio per questo Natale. Questo è quello che mi hanno detto.

CHRISTIAN FANNON
Condannato a cinque anni per aver contraffatto delle ricette mediche

Se potessi scegliere cosa ricevere in dono per Natale, sarebbe la libertà. L'opportunità di passare quel giorno speciale con le persone che amo. Sono lontano dalla mia famiglia da molti anni, e ho capito quanto siano importanti quei momenti insieme. Soprattutto perché in passato davo tutto per scontato. Con l'et diventa più difficile, soprattutto perché non riesco a smettere di pensare che ho irrimediabilmente danneggiato la mia vita e quella delle persone che amo. Anche loro soffrono per la mia assenza, soprattutto durante le feste. Ora che capisco quello che ho fatto ne soffro molto di più, mentre prima era come se fingessi di non vedere il problema.

Dal carcere vedo il Natale sotto un altro punto di vista. Non voglio regali o soldi, vorrei solo poter passare del tempo con la mia famiglia, in particolare con i miei genitori che ora sono molto anziani. Li vedo invecchiare nelle foto che mi mandano. Sarei davvero felice se potessi sedermi a tavola e fare una bella chiacchierata con i miei, senza il limite dei 15 minuti imposto alle telefonate dal carcere. Le persone dovrebbero capire e apprezzare il valore del Natale, perché non è solo un'occasione per spendere soldi, comprare l'ultimo iPhone e scriversi biglietti di auguri. È un momento speciale in cui costruire ricordi, e quelli rimangono molto più a lungo di qualsiasi smartphone.

WALTER JOHNSON
Condannato all'ergastolo

Vorrei che il clima politico nel mondo cambiasse. Vorrei che qualcuno si occupasse dei problemi più urgenti, come la sostenibilità e il futuro del pianeta. Il clima politico continua a cambiare in peggio. Tutti si preoccupano dei soldi che girano in politica invece che dei veri problemi umanitari. I politici ormai sono peggio di una gang, quando si tratta di clientelismo. E la nostra vita, la libertà e l'amore per il nostro paese? Che fine hanno fatto?

Il pianeta sta soccombendo e ci lancia continui segnali di allarme, ma la gente non si rende conto che ormai non conta più per quale partito voti. Quando l'ecosistema della Terra sarà completamente stravolto, la vita diventerà impossibile. Ci sarebbero davvero tantissime cose da fare, se solo chi è al potere prendesse delle decisioni e facesse un atto di altruismo. Nessuno si ricorderà di loro per i soldi, le auto o le proprietà. Quelli che passeranno alla storia saranno coloro che avranno capito le esigenze del prossimo e che faranno le scelte giuste per tutelarlo. Forse la pace nel mondo è chiedere troppo?

JEREMY FONTANEZ
Condannato all'ergastolo per omicidio e rapina

Tutte le ragazze con cui sono uscito adoravano mettermi le mani tra i capelli. I miei ricci sono molto spessi, e quando li faccio crescere sembrano piante. Questo sarà il mio 40esimo Natale, e il 15esimo dietro le sbarre. Se guardo indietro, ho passato praticamente metà della mia vita in prigione. Oggi non c'è una donna che passi le dita tra i miei capelli, e non ci sono più nemmeno i capelli. Nel 2002, a 26 anni, ne avevo tanti, ma in prigione sono difficili da curare così inizialmente li ho tagliati. Mentre li guardavo cadere sul pavimento, non mi ero reso conto che era l'ultima volta che li vedevo.

Il modo in cui ho perso i capelli è stato decisamente inusuale. Si è formata come un'isola di calvizie dietro la fronte, ben definita e separata dal resto. Durante i primi quattro anni di carcere ho capito che non avrei mai più avuto quei ricci. Ho dovuto accettarlo. Così mi sono rasato del tutto. Oggi mi rado ogni settimana. È una schiavitù. Ed è per questo che, oltre alla libertà, il mio desiderio per Natale è riavere i miei capelli. È davvero una rottura doverli rasare tutte le settimane.

ROBERT LUSTYIK
Condannato a 15 anni per corruzione

Sarebbe facile dare la classica risposta sulla famiglia, ma non è questo che ho imparato stando tra queste quattro mura. Praticamente ogni giorno passato in prigione ho sentito storie di uomini distrutti e messi in ginocchio per un errore commesso, tutto in nome della giustizia. Famiglie sventrate, matrimoni falliti e bambini che crescono senza un padre perché il sistema continui ad alimentarsi. Un sistema che è in completa contraddizione con il suo scopo originario. Ma diciamoci la verità, la reintegrazione nella società non si trova impacchettata sotto l'albero la mattina di Natale.

Semplicemente non esiste. È un mito, come Rudolph la renna con il naso rosso. All'interno del sistema giudiziario americano chi si occupa delle indagini riceve degli incentivi monetari per fare bene il proprio lavoro, ovvero per portare a termine più sentenze possibili: una sorta di corruzione legalizzata. Per questo, il mio desiderio per questo Natale è un po' diverso. Oltre alla risposta classica—la libertà—vorrei svegliarmi la mattina di Natale, accendere la TV e scoprire che è passata la riforma del sistema giudiziario. Vorrei che i miei compagni detenuti potessero festeggiare tutti insieme, discutendo dei cambiamenti positivi che questa riforma comporterebbe. Non è chiedere troppo, no?

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