Ecco cosa succede all'ambiente quando compri il prosciutto in blister

Scommettiamo che non avrai più voglia di carne di maiale per un bel po' di tempo
Andrea Strafile
Rome, IT
26.4.18
Foto via Unsplash/Suzanne Tucker

È arrivato il momento di parlare di allevamento intensivo. Qualche giorno fa la onlus Terra! ha rilasciato un documento con tutti i numeri dell’allevamento intensivo di suini in Italia dal bel nome Prosciutto Nudo. Lo trovate qui. E ci sono dentro cose spaventose.

Cose che sapevamo - più o meno - tutti. Ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di sbirciare. In Italia 12 milioni di suini vengono allevati in strutture intensive, stipati in 500 nella stessa struttura, nutriti a mais e soia geneticamente modificata e pompati con una generosa dose di antibiotici.

Per un chilo di prosciutto 'finito', vengono usati 4 chili di mangime, 11 di merda, 6000 (s-e-i-m-i-l-a) litri d’acqua e 12 chili di Co2.

È la Lombardia la regione con il maggior numero di allevamenti di questo tipo. Per farvi un esempio, nella sola provincia di Brescia ce ne sono oltre duemila, che ospitano 1.289.000 capi di bestiame. Gli abitanti umani sono un milione duecento e spicci. Ci sono più porci che uomini.

Il documento della Onlus, realizzato grazie anche all’aiuto della Nando and Elsa Peretti Foundation nell’ambito del progetto “Scuola diffusa della Terra – Emilio Sereni”, si pone l’obiettivo di sensibilizzare su una pratica che è diventata seriamente insostenibile. Piccola parentesi. Tempo fa ero diventato vegano. Ogni giorno di più ero nauseato dall’idea di mangiare animali gonfi di tachipirina. Dato che però il sapore della carne mi piace, dovevo trovare una soluzione. Così ho preso coraggio, ho chiamato un allevatore e sono andato a vedere come funziona una fattoria normale, in cui agli animali è concesso il lusso di pascolare. Ho scoperto che esistono rivenditori e macellai che vendono una carne sana: costa di più, ne mangio di meno e se faccio le analisi del sangue non mi trovano residui di meticillina. Chiusa parentesi.

Nelle poche pagine, che potete leggere tranquillamente in meno di un’ora, si fa riferimento ai rischi ambientali derivati dall’uso della cacca dei maiali come concime. Pare non sia proprio il massimo concimare terreni con scorie di soia modificata in Argentina e i cari, vecchi antibiotici.

A tutto ciò si aggiunge che, per un chilo di prosciutto 'finito', vengono usati 4 chili di mangime, 11 di merda, 6000 (s-e-i-m-i-l-a) litri d’acqua e 12 chili di Co2. Che è in sostanza lo scarto dell’aria. Così, provate a immaginare di pesare un chilo d’aria: ci vorrebbe un palloncino bello grosso. Ecco, per ogni chilo di prosciutto ce ne sono dodici. Fabio Ciconte, direttore dell’associazione Terra! e curatore dell’indagine che ha portato a Prosciutto Nudo, ha detto che “È urgente costruire un modello di trasparenza in cui al consumatore siano indicati in etichetta i costi ambientali della produzione di carne. Bisogna rendere obbligatoria la dicitura 'da allevamento intensivo' per tutti i prodotti a base di carne, così da esplicitare il modo di allevamento e gli impatti associati, contribuendo a rompere quella distanza cognitiva che si è venuta a creare tra la carne che consumiamo e l’animale da cui proviene.”

E poi diciamocelo: i maiali allevati come si deve sono proprio più buoni. Segui MUNCHIES su Facebook e Instagram