Identità

'Solo al liceo ho scoperto che bisogna guardare le persone negli occhi quando ci parli'

Sandra, 31 anni, ci ha raccontato com'è crescere in una famiglia di non vedenti.
15 gennaio 2020, 10:13am
crescere con genitori ciechi
Sandra Muis. Foto di Gwen van der Zwan.

Sandra Muis, 31 anni, è cresciuta come l’unica persona vedente in una famiglia di ciechi. Sua mamma e sua sorella hanno l’aniridia, cioè l’assenza dell’iride in entrambi gli occhi, mentre suo papà ha perso la vista quando aveva 18 anni a causa del diabete. Ora Sandra lavora per un’organizzazione che sostiene le persone non vedenti in Olanda, la stessa in cui si sono incontrati i suoi genitori. Ci ha raccontato com’è crescere in una casa di non vedenti.

Sandra en haar vader

Sandra e suo padre.

Crescere in una famiglia di non vedenti ti fa vivere il mondo in maniera diversa. Per esempio, non sapevo che la gente potesse vedere quello che facevo fino a quando sono andata all’asilo. È stato uno shock. A casa, potevo mettermi le dita nel naso oppure prendere delle caramelle in più, ma all’asilo, la gente intorno a me si accorgeva delle mie azioni e me lo faceva notare. Mi sono improvvisamente sentita molto vulnerabile.

Alle elementari venivo spesso derisa. Mi chiamano "la figlia dei ciechi." Un giorno uno dei miei compagni di classe ha fatto un disegno in cui mio padre andava a sbattere contro un semaforo. Mi sono sentita da schifo. Ho capito che i miei erano diversi—ed io pure, per come ero stata cresciuta.

Al liceo ho imparato altre lezioni fondamentali. Non mi ero mai resa conto che bisognasse guardare la gente negli occhi durante una conversazione finché qualcuno me l’ha detto esplicitamente. Dopotutto, i miei non l’avevano mai fatto con me.

Ho compreso anche che l’aspetto conta, e che io non avevo assolutamente alcun senso dello stile. Andavo in giro vestita dalla testa ai piedi con abbigliamento della Disney. I miei genitori non si sono mai preoccupati del loro aspetto, preferivano essere pratici. Oggi, ci vestiamo tutti bene per le occasioni speciali perché a me piace. A Natale io e mia sorella ci mettiamo degli abiti carini e i miei genitori portano maglioni di Natale. Poi gli descrivo che aspetto hanno, e anche a loro fa piacere.

Een familiefoto van Sandra

Non mi sentivo a mio agio fra la gente normale perché non sapevo che tipo di look ci si aspettasse da me. Non l’avevo imparato a casa, ma avevo notato che era importante. Tutto questo mi ha resa estremamente consapevole del mio aspetto fisico. In un certo senso, sono sempre stata un po’ in guerra con la mia identità.

La verità è che mi vergognavo di mia mamma. Camminava sempre con il bastone, portava i capelli corti con sopra un cappello. Aveva un aspetto strano e le serviva il mio aiuto per andare in giro. Con il tempo, mia mamma ha fatto degli sforzi per curare di più la sua immagine e ora dice che le piace. Quanto a me, capire cosa mettere e come presentarmi al mondo rimane tutt’ora difficile.

sandra en haar zusje

Sandra e sua sorella.

Ho sempre fatto da guida ai miei genitori, sin da quando ho imparato a camminare. Quando mia mamma veniva a prendermi a scuola, dovevo sempre tenerle la mano—non solo perché non voleva perdermi, ma anche perché aveva bisogno di me per camminare in strada. Mi sentivo in colpa di essere l’unica vedente in famiglia. Ero sempre quella diversa, sia fuori che a casa.

Essere l’unica persona vedente voleva anche dire prendersi un sacco di responsabilità. Per esempio, dovevo controllare i vestiti dei miei familiari prima che andassero a letto per vedere se fossero macchiati o si potessero indossare anche il giorno seguente. Dovevo leggere la posta dei miei genitori a voce alta, aiutare mia mamma a prendere la roba al supermercato e recitarle la lista della spesa. Anche quando uno dei loro amici poteva darle una mano al posto mio, mi sentivo sempre in dovere di aiutare mia sorella.

Sandra met haar ouders in het zwembad

Una delle cose che mi mancava di più da piccola era possedere un'auto come tutti gli altri. Dovevamo sempre prendere i mezzi pubblici e ci mettevamo un sacco di tempo in più. Quando ho compiuto 18 anni, ho deciso che era tempo di andarmene.

Mi sono sempre occupata dei miei genitori e di mia sorella e sentivo il bisogno di capire cosa volessi dalla vita. Gli do ancora una mano, vado a trovarli un paio di volte al mese. Qualche volta quando gli faccio visita li trovo seduti al buio. Certo, la luce non gli serve in realtà, quindi la spengo sempre se resto a dormire da loro e vado a letto per prima, ma é talmente strano da vedere!

Nonostante tutto, se mi guardo indietro posso dire di aver avuto un’infanzia felice. Mia mamma ce la metteva tutta a risolvere i problemi senza addossarmi pesi. Ho tante foto e video di tutte le cose divertenti che abbiamo fatto insieme. Ovviamente ero sempre io a dover impostare la videocamera e tutta l’apparecchiatura, ma so che la mia famiglia adora ascoltare quei video tutt’oggi. Mia mamma fa ancora molte foto e le mette tutte in un grande raccoglitore. A volte, mi siedo con lei e gliele descrivo, in modo che possa apprezzare quei bei ricordi, anche se non può vederli per immagini.