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Un paio di cose allucinanti che forse non sapevi sul dittatore dello Zimbabwe

Alcune curiosità su Robert Mugabe, il dittatore africano appena rovesciato da un golpe militare.

di Mattia Salvia
17 novembre 2017, 1:49pm

Robert Mugabe con la moglie nel 2013. Foto via Wikimedia Commons

Pochi giorni fa c'è stato un colpo di stato in Zimbabwe: l'esercito ha preso il potere e messo agli arresti Robert Mugabe. Mugabe, che ha 93 anni, era al potere praticamente dall'indipendenza del paese: prima come primo ministro e dal 1987 come presidente. L'intervento dell'esercito, definito dai militari "una misura correttiva senza spargimento di sangue," è avvenuto dopo che Mugabe ha deciso di licenziare il suo vicepresidente Chris Mutsvangwa —un veterano della guerra d'indipendenza sostenuto dall'esercito e visto come suo probabile successore—nel tentativo di passare il potere alla moglie Grace.

Al momento non si sa bene cosa sia successo, come si evolverà la situazione o chi sia al potere in Zimbabwe adesso. Il caos è totale: per 48 ore le principali testate mondiali, inclusa la BBC, hanno dato credito a un troll di Twitter che si è finto l’account ufficiale dello ZANU-PF, il partito al governo dello Zimbabwe che fa capo a Mugabe. Ieri i media di stato hanno diffuso una foto di Mugabe che sorride mentre stringe la mano al capo dell’esercito, il che fa pensare che si stiano tenendo dei negoziati, mentre ci sono indiscrezioni che vogliono la moglie Grace già scappata in Namibia.

In ogni caso è probabile che l’era Mugabe in Zimbabwe sia finalmente giunta al termine—nonostante poco tempo fa avesse annunciato l’intenzione di presentarsi alle prossime elezioni e restare alla guida del paese fino ai 100 anni. Il che rende questo il momento giusto per parlare delle cose più pazze e stronze che ha fatto negli oltre 30 anni in cui è rimasto aggrappato al potere.

LA STORIA DI MUGABE È LA CLASSICA STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO CHE VINCE E SCOPRE CHE IL POTERE NON È POI COSÌ MALE

Figlio di un carpentiere e nipote del braccio destro di un re tribale del 19esimo secolo, Mugabe è stato cresciuto da un padre gesuita irlandese che, che nella società razzista coloniale dell'epoca, predicava l'uguaglianza razziale e gli raccontava la storia della rivoluzione irlandese contro l'Impero britannico. Finiti gli studi Mugabe è diventato un insegnante e ha fatto vari viaggi in Sudafrica e in Ghana, dove si è avvicinato al marxismo. Quando la Rhodesia (governata da una minoranza bianca segregazionista) si è proclamata indipendente, Mugabe ha cominciato a fare politica, è stato in carcere e ha partecipato alla guerriglia che ha portato alle prime libere elezioni—stravinte dal suo partito, lo ZANU, che ha cambiato nome in ZANU-PF dopo aver assorbito l'opposizione nel 1987 al termine di una breve ma sanguinosa guerra civile. È diventato primo ministro e poi presidente e da allora non si è più mosso da lì, pensando ai fatti suoi e nel mentre mandando a rotoli l'economia del paese.

Durante una cerimonia pubblica, Mugabe si inchina di fronte a un ritratto di Mugabe


LA SUA EREDITÀ POLITICA PIÙ IMPORTANTE: AVER TRASFORMATO IL DOLLARO DELLO ZIMBABWE IN CARTA STRACCIA

Subito dopo l’indipendenza, l’economia dello Zimbabwe non se la passava male. Al momento dell’indipendenza il dollaro dello Zimbabwe valeva più del dollaro americano e nei primi anni il paese è cresciuto parecchio, trainato dall’industria agricola e del tabacco. La maggior parte delle terre però erano ancora in mano ai grandi proprietari (bianchi) del periodo coloniale, così all’inizio degli anni Novanta Mugabe ha deciso di espropriarli e ridistribuire le terre a piccoli coltivatori neri—una buona idea, non fosse che molti di questi non avevano mai gestito una fattoria in vita loro. Risultato: l’economia è esplosa, ma non in senso positivo.

Dal 1999 al 2009, la produzione di cibo in Zimbabwe è calata del 45 percento, quella manifatturiera intanto precipitava del 30 percento all’anno, il settore bancario è collassato, la disoccupazione è salita all’80 percento, l’aspettativa di vita è precipitata. L’inflazione ha cominciato a salire a tassi sempre più alti, nell’ordine del milione percentuale, i prezzi raddoppiavano da un’ora all’altra. Alla fine nel 2009 lo Zimbabwe ha smesso di stampare moneta—non ne valeva la pena, la carta costava più di quanto non valessero le banconote che ci facevano—e dal 2015 il paese usa il dollaro americano. Adesso le banconote da 100mila miliardi di dollari dello Zimbabwe si vendono su eBay.

Una banconota da 100mila miliardi di dollari dello Zimbabwe. Foto via Wikimedia Commons

LA SUA REPUTAZIONE IN MATERIA DI DIRITTI UMANI NON È PROPRIO DELLE MIGLIORI

Anche se in gioventù Mugabe è stato un marxista—il suo obiettivo iniziale era quello di trasformare lo Zimbabwe in uno stato socialista—dopo il crollo dell’URSS e il cambiamento degli equilibri geopolitici mondiali ha cambiato idea, introducendo l’economia di mercato e abbandonando ogni obiettivo politico che non fosse rimanere al potere: lo Zimbabwe è diventato una dittatura con forti restrizioni alle libertà civili e politiche. Secondo Amnesty International il governo di Mugabe avrebbe condotto "violazioni pianificate dei diritti umani" tra cui una campagna per eliminare le baraccopoli intorno alle grandi città che ha lasciato senza casa almeno 700mila persone. Tutto questo, unito alla crisi economica dei primi anni Duemila, ha portato moltissime persone a emigrare nei paesi vicini.

MA NONOSTANTE TUTTO, MUGABE RIMANE UN CRISTIANO DEVOTO

Da anni Mugabe è persona non grata per l'Unione Europea, il che significa che non può mettere piede sul territorio di nessuno degli stati della UE. L'unico posto europeo in cui può andare è il Vaticano (in base ai Patti Lateranenesi, l'Italia è obbligata a non ostacolare chi è diretto a San Pietro) e ci va abbastanza spesso: nel 2005 e nel 2011 è stato prima ai funerali e poi alla cerimonia di beatificazione di papa Giovanni Paolo II, nel 2013 ha presenziato alla prima messa di Papa Francesco e nel 2014 è andato di nuovo a San Pietro quando papa Giovanni XXIII e papa Giovanni Paolo II sono stati proclamati santi—suscitando ogni volta una scia di polemiche.

UNA VOLTA SI È INCAZZATO CON UNA CATENA DI FAST FOOD PER UNA PUBBLICITÀ CHE LO PRENDEVA IN GIRO

Nel 2011 Nando's ha realizzato uno spot pubblicitario intitolato "Last dictator standing" e in cui il protagonista era Mugabe che, dopo essersi intristito ricordando i bei tempi in cui faceva karaoke con Mao, giocava a gavettoni con Gheddafi e scherzava con Kim Il-sung, si consolava mangiando il nuovo menu di Nando's. Lo spot è bellissimo ma Mugabe non l'ha presa bene e alla fine il fast food è stato costretto a ritirarlo.

TRA LE COSE CHE RIMARRANNO DI MUGABE CI SONO SICURAMENTE LE SUE TORTE DI COMPLEANNO

La figura di Robert Mugabe si è distinta per tutta una serie di elementi folcloristici, tra cui spiccano le sue opulente feste di compleanno in cui venivano servite elaboratissime torte a tema. Ce n'era una a forma di cartina politica dell'Africa, ogni paese glassato di un colore diverso; in un'altra c'era un ritratto di Mugabe stesso sormontato da una torre; un'altra ancora raffigurava uno stadio pieno di gente con un'enorme fiaccola al centro. Torte che dovevano essere incredibilmente buone ma che ci ricordavano ogni anno di come Mugabe fosse rimasto uno degli ultimi rappresentati di quella schiatta di dittatori cleptocrati africani—che un tempo annoverava anche i vari Bokassa, Mobutu, Gheddafi—più interessati all'arricchimento personale che al benessere dei loro paesi.

AH, QUANDO ALLE CONFERENZE INTERNAZIONALI SEMBRA CHE DORMA IN REALTÀ STA SOLO RIPOSANDO GLI OCCHI

Negli ultimi anni sono circolate diverse foto di Mugabe addormentato durante dei summit internazionali più o meno importanti. Così lo scorso maggio un suo portavoce ha deciso di far sapere alla stampa una volta per tutte che quando il presidente sembra dormire in realtà non sta dormendo, sta tenendo gli occhi chiusi per proteggerli dalla luce. "Il presidente non può sopportare le luci troppo intense," ha detto il portavoce. "Se guardate la sua posizione vedete che guarda in basso, per evitare la luce diretta.”

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