Intervista al tatuatore preferito dalla Yakuza
Horiyoshi 3 mentre tatua un membro della Yakuza
tatuaggi

Intervista al tatuatore preferito dalla Yakuza

"Quando qualcosa diventa di moda, perde tutto il suo fascino."
17.11.17

Sono cresciuto in una famiglia musulmana osservante dove se qualcuno dei miei cugini decideva di farsi un tatuaggio poi era costretto a tenerlo nascosto: i tatuaggi erano un tabù religioso e culturale. Quando veniva a trovarci mio zio dagli Stati Uniti e ci riunivamo a cena, gli sguardi di tutti andavano sui segni neri che si scorgevano sotto la sua camicia. Per noi erano un mistero, anche se sapevamo che per lui dovevano avere qualche tipo di significato mistico.

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Oggi la mia pelle è ricoperta da diversi tatuaggi: i nomi di amici morti, un ritratto di Gheddafi, le date in cui sono stato arrestato. Me li sono fatti sapendo perfettamente che i membri della mia famiglia li vedranno solo dopo che sarò morto, nel rituale islamico in cui si lava il corpo del defunto prima della sepoltura. Volevo che i miei tatuaggi raccontassero la storia delle idee e degli eventi che mi hanno formato.

Quindi, la domanda è: ci facciamo i tatuaggi per noi stessi o per mostrarli agli altri? Nel mondo occidentale probabilmente un po' tutte e due le cose. È per questo che ho sempre trovato così affascinanti i tatuaggi dei membri della Yakuza, la mafia giapponese. Per loro i tatuaggi sono privati, e si fanno ricoprire tutte le parti del corpo che possono rimanere nascoste sotto gli abiti. In questo modo, la cultura dei tatuaggi giapponese non entra nella sfera della vita pubblica.

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Horiyoshi 3, che vive e lavora a Yokohama, è probabilmente il più famoso di tutti i tatuatori giapponesi—nonché il tatuatore preferito della Yakuza. Quando ho preso il treno per andare a incontrarlo pioveva. Sono stato accolto sulla porta del suo studio da due uomini vestiti Burberry che mi hanno accompagnato all'interno, dove Horiyoshi era concentrato su un lavoro, zitto. Non ci ha degnati d'attenzione per oltre un'ora.

I due uomini all'ingresso facevano parte di una famiglia della Yakuza. Horiyoshi stava tatuando una carpa koi sulla pelle del loro capo, un uomo anziano che indossava una tuta della Champion. Mi hanno offerto una sigaretta e con una certa ansia ho chiesto loro se dovessi andare fuori a fumarla. Il ronzio dell'ago di Horiyoshi si è fermato all'improvviso, come se lui si stesse svegliando da un sogno lucido. "Tranquillo, stai qui e fuma," mi ha detto.

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VICE: Perché pensi che i membri della Yakuza si facciano tatuare proprio da te?
Horiyoshi 3: La Yakuza vuole sempre il meglio: indossare i vestiti migliori, frequentare i posti migliori, girare con le donne migliori, guidare le macchine migliori. Sono molto orgogliosi. E vogliono dei bei tatuaggi. Per questo vengono qui.

In Occidente, quando si pensa agli uomini giapponesi completamente tatuati, la prima cosa a cui si pensa è la Yakuza.
Il collegamento tra la cultura dei tatuaggi giapponese e la Yakuza o la criminalità è prevalentemente una cosa giornalistica. Fin da piccoli i bambini leggono storie sulla Yakuza e pensano che siano persone cattive. Ma io i membri della Yakuza li conosco personalmente e fanno un sacco di cose buone per le loro comunità. Quando c'è stato il terremoto hanno fornito aiuti alla popolazione più in fretta del governo. Quando la gente ha lasciato le proprie case è stata la Yakuza che si è assicurata che queste non venissero saccheggiate.

Due giovani membri della Yakuza si preparano a farsi tatuare

Ho letto che nel periodo Edo i criminali spesso venivano puniti con dei tatuaggi.
Nel periodo Edo i criminali si facevano tatuare il simbolo del casato Tokigawa sul collo per evitare la pena di morte, ma anche così spesso gli veniva semplicemente strappata quella parte di pelle prima dell'esecuzione. Tatuarsi il sigillo di una famiglia era un crimine molto serio, perché nel Giappone dell'epoca questi simboli avevano significati molto profondi. Avere un tatuaggio punitivo addosso in quel periodo non era una bella cosa perché voleva dire che eri stato arrestato per un piccolo crimine, altrimenti ti avrebbero giustiziato. Oggi invece la maggior parte dei tatuaggi che fanno sono scene da storie della tradizione folkloristica giapponese.

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Per la Yakuza queste scene tratte dalla mitologia giapponese servono a esprimere quello che è davvero l'organizzazione, fuori dagli stereotipi?
Se i membri della Yakuza volessero usare i tatuaggi per mostrare pubblicamente che fanno parte di una gang si farebbero tatuaggi molto visibili. Ma non sono stupidi. Non penso che si facciano fare tatuaggi per questo. Molto spesso per riferirsi alla Yakuza si usa la parola ninkyō, che letteralmente vuol dire "aiutare le persone sotto di te." I membri della Yakuza si dedicano ad aiutare gli altri, la Yakuza è questo, tradizionalmente. I tatuaggi mostrano che loro hanno la forza di aiutare i più deboli. Ma non dev'essere una cosa da mostrare in pubblico.

Ti sei mai rifiutato di fare un tatuaggio?
Sì, non faccio mai tatuaggi sul collo o sulle mani. Penso che la bellezza stia nelle cose che non puoi vedere. Il bello è diverso per ogni persona. Può essere qualcosa che ha anche fare con le profondità della storia personale o della cultura di qualcuno. L'estetica giapponese è molto diversa da quella Occidentale. Se pensi al seppuku, il suicidio rituale giapponese, ti rendi conto che abbiano una certa estetica per il suicidio e la morte. È molto semplice ma anche molto precisa e molto forte. Le cerimonie del tè, le composizioni floreali, le spade dei samurai—c'è tutto uno stile molto consapevole dietro.

Pensi sia importante che i tatuaggi rimangano nascosti?
In Giappone la cultura dei tatuaggi è ancora un tabù, ed è proprio per questo che è così bella. Le lucciole si possono vedere solo di notte. La loro bellezza è visibile solo col buio, non può essere apprezzata alla luce del giorno. Quando una cosa diventa una moda perde tutto il suo fascino. Nella cultura occidentale una cosa può andare di moda e diffondersi, ma in Giappone ci piacciono i tatuaggi proprio perché non puoi vederli, perché restano nascosti. Tutta la cultura giapponese gira intorno al rimanere nell'ombra. In Occidente le chiese sono luminose e opulente mentre qui sono spoglie e oscure. Nella cultura giapponese la luce è una conseguenza delle ombre. Le ombre dei buddha sono più importanti dei volti delle sue statue. Qui la gente che si fa i tatuaggi se li fa sapendo che non li mostrerà quasi mai, ed è per questo che non li prendiamo alla leggera. Quando li mostriamo li tiriamo fuori dal buio. È questo il loro fascino.

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Un giovane membro della Yakuza mostra il tatuaggio che ha sulla schiena

È un'interpretazione interessante.
È nella natura umana provare attrazione per l'oscurità. Anche della notte ad affascinarci non è la luce della luna ma il buio delle tenebre. I giapponesi sono molti bravi a usare le ombre per dar senso alla luce. Nella cultura occidentale invece si parte dalla luce per capire le ombre.

In Giappone c'è una forma di teatro musicale chiamata Noh, inventata prima dell'elettricità. Nei tempi antichi la gente faceva un falò e faceva teatro intorno al fuoco. Ovviamente il fuoco è molto diverso dalle luci di scena, non puoi vedere perfettamente quello che succede sulla scena ma alla luce delle fiamme i costumi decorati con oro e argento scintillano in un modo particolare. Se la scena fosse perfettamente illuminata il pubblico sarebbe in grado di vedere l'oro, ma con la luce delle fiamme quell'oro scintilla e diventa davvero vivo.

Un anziano membro della Yakuza si fa tatuare una carpa koi. Secondo il folklore giapponese le carpe koi sono in grado di risalire le cascate e nuotare contro le correnti più forti

Perché ti rifiuti di definirti un artista?
Non è che mi rifiuto. Io sono un artigiano. Se qualcuno vuole definire arte quello che faccio sono affari suoi. Io sono un artigiano.

Horiyoshi 3 nel suo studio

La gente mi chiede sempre cosa penso che sia l'arte. Non so dove stia la linea che permette di dire cos'è arte e cosa no. Nei fogli giapponesi tradizionali la massima forma d'arte è quando non c'è alcun disegno nell'intero rotolo, la bellezza sta nello spazio e nell'immaginazione dello spettatore.

Nell'arte moderna, se una persona famosa raccoglie un sasso e lo mette in una galleria quel sasso diventa arte. La sua descrizione diventa arte anch'essa. Castelli, spade, vasi: tutto può essere arte. Dove sono i confini? Personalmente penso che le cerimonie del tè giapponesi siano arte. Per questo non so più dire cosa sia arte e cosa no. Dipende da chi osserva? Cos'è che ha valore oggi?

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