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Come la propaganda renziana su Facebook è diventata la copia di quella grillina

Leonardo Bianchi

Tra maiuscole, punti esclamativi e fotomontaggi gentisti, la comunicazione renziana sembra indistinguibile da quella del Movimento 5 Stelle.

Dopo la sconfitta al referendum costituzionale dello scorso dicembre, Matteo Renzi l'aveva detto chiaramente: "Abbiamo perduto la sfida del web. Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità." Il riferimento, ovviamente, era al MoVimento 5 Stelle.

Nel corso dell'assemblea nazionale del 7 maggio 2017 l'ex premier, fresco di rinomina a segretario del Partito Democratico, era tornato sulla questione. "Houston, abbiamo un problema con il web," aveva annunciato. "Il web è diventato un incredibile luogo in cui noi non siamo riusciti a stare da protagonisti. Noi abbiamo bisogno di strutturarci, di impostare in modo diverso."

Di queste ore è inoltre il lancio della piattaforma online—chiamata "Bob" in omaggio a Robert Kennedy e al momento non esattamente funzionante—con cui, come annunciato a marzo, si sarebbe voluta scrivere "una nuova pagina."

Ma al di là dell'app ufficiale di Renzi e di "Bob," è soprattutto sui social che c'è stato un cambio di passo—sintetizzato alla perfezione da queste due immagini che sono girate negli ultimi giorni.

partito democratico renzi facebook

Eppure l'utilizzo politico del ritiro di Totti—con tanto di travisamento dell'articolo del New York Times—è solo la punta dell'iceberg di una strategia comunicativa che sembra ricalcare quella grillina.

Ma andiamo per gradi. Da qualche settimana, infatti, la pagina Facebook del Partito Democratico pubblica a buon ritmo video e immagini che alternano la propaganda emotiva agli attacchi agli avversari politici (MDP e M5S su tutti, con tanto di hashtag appositi come #DottorBeppeMisterGrillo). Praticamente ogni meme è inoltre accompagnato dall'esortazione "CONDIVIDI!"

Per restare sul piano ufficiale—cioè quello direttamente riconducibile al partito e a Matteo Renzi—c'è poi la pagina di "In Cammino" (più di 200mila fan), che dall'inizio di marzo ha preso il posto del comitato referendario "Basta un Sì." Secondo l'Huffington Post, si tratta di un "gruppo di lavoro" e di un "network composto da sito web e account social strutturato intorno alle parole chiave del PD renziano: scuola, innovazione, fake news, lavoro, inclusione." Stando a un articolo de Il Messaggero il marchio sarebbe stato depositato lo scorso 14 febbraio da Stand By Me, una società di produzione televisiva e multimediale con sede a Roma che aveva già lavorato alla campagna per il Sì al referendum.

Oltre a rilanciare i post del sito e le frasi di Matteo Renzi, la pagina dedica parecchie attenzioni al M5S con un tono da "adesso sveliamo le magagne che nessuno vi dice." Per farlo, "In Cammino" pubblica brevi video che definiscono il blog di Grillo "il mistero più oscuro e opaco della politica italiana"; rilanciano il presunto "Caso Di Maio e la Camorra," condendolo con gli attacchi al "Falso Quotidiano"; e dipingono la Capitale—con tanto di musica angosciante di sottofondo—come una città "invasa dai topi," chiedendo di condividere e far girare (!1) le accuse.

Se vi suona molto simile alla comunicazione per cui si è sempre distinto il M5S, è perché lo è.

A fianco di "In Cammino" esiste anche una galassia di pagine pro-Renzi—formalmente non ufficiali—che impiegano un linguaggio gentista e uno stile aggressivo, ricalcando in tutto e per tutto il Facebook grillino.

La più celebre è sicuramente "Matteo Renzi News," presente anche su Twitter. La pagina, che si descrive come "la voce dei renziani sul web!", è attiva da novembre del 2014 e in maniera più massiccia dalla vittoria di Renzi alle primarie.

La produzione di materiale è intensissima—decine di post al giorno, video, curation dei commenti—e certamente non realizzata in maniera artigianale. L'ufficio stampa del PD sostiene di non averci nulla a che fare, e dentro il partito nessuno sembra sapere chi la realizzi concretamente. Secondo fonti interpellate da Gli Stati Generali, la pagina sarebbe "voluta dallo stesso Renzi, che ha commissionato il lavoro ad esperti, all'interno della comunicazione del PD." Il Corriere Fiorentino ha scritto che dietro a "Matteo Renzi News" ci sarebbe l'ex direttore di Gay.it Alessio De Giorgi, che da più di un anno si occupa di "comunicazione digitale, Internet e social network" per conto dell'ex premier.

I contenuti, come intuibile, sono smaccatamente a favore di Renzi e del Partito Democratico. Mentre gli avversari sono "asfaltati" dai vari eroi del partito, l'immagine dell'Italia che emerge dalla pagina è quella di un paradiso in cui funziona tutto, l'economia va a bomba e le mamme sono tutelate grazie a Matteo Renzi.

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Sempre Renzi, definito "grande" o "strepitoso," è accostato di frequente a Emmanuel Macron, Justin Trudeau e Papa Francesco.

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Molti dei contenuti di "Matteo Renzi News" ricircolano su pagine come "W il PD di Matteo Renzi"—che mutua il nome dall'omologa pagina grillina "W IL M5S"—e in gruppi che sono il doppio speculare del "CLUB LUIGI DI MAIO" o del Fan Club Alessandro Di Battista Luigi Di Maio. Tra questi: "Matteo Renzi - Il futuro è solo l'inizio"; "INFORMAZIONE LIBERA CON RENZI ED IL PD"; "Chi è renziano è mio amico"; "Matteo Renzi presidente"; "GIOIAeRIVOLUZIONE (xPDxRenzi)"; "per Matteo Renzi insieme", "- NOTIZIE ITALIA –"; e "SIMPATIZZANTI LIBERI PER MATTEO RENZI." Gli ultimi tre sono i più attivi e frequentati, aggirandosi tutti intorno ai 20mila iscritti.

Nonostante il nome neutro, "– NOTIZIE ITALIA –" rilancia quasi esclusivamente la propaganda renziana o linka articoli contro il M5S. I membri più attivi (nel senso che postano qualcosa a cadenza quasi quotidiana) sono Anna Rita Leonardi, che fa parte dell'assemblea regionale del PD Calabria ed è collaboratrice parlamentare del deputato Gennaro Migliore; e l'amministratore del gruppo Daniele Cinà, un influencer renziano che—in base a una biografia reperibile in rete—è un "esperto nel campo della comunicazione digitale" e "fornisce consulenze a numerosi politici, istituzioni e aziende pubbliche e private."

Per quanto riguarda "Per Matteo Renzi insieme" (di cui esiste anche una pagina), il suo piatto forte sono i fotomontaggi realizzati con font improbabili e dissolvenze da videoclip degli anni Ottanta.

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Su "SIMPATIZZANTI LIBERI PER MATTEO RENZI" i tre amministratori del gruppo—uno, in particolare, gestisce anche "CONTROMOVIMENTO 5 STELLE Lotta Democratica"—condividono meme legati all'attualità politica che sono in tutto e per tutto sovrapponibili all'estetica amatoriale dei Cinque Stelle.

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A completare la panoramica, infine, ci sono alcune pagine apparse negli ultimi mesi. La loro cifra è quella di pubblicare post molto simili, avere nomi vaghi e alternativi—"Cronaca Quotidiana", "Trecento," "Orgoglio democratico" o "Lasciatemi informare"—e occuparsi del M5S e degli avversari politici di Renzi.

La più strutturata e professionale del lotto è senza dubbio "Adesso ti informo," aperta lo scorso 20 marzo e seguita da 14mila fan. Pur essendo in piedi da poco, la pagina scoppia di contenuti—spesso e volentieri fuorvianti—in caps lock. Qualche esempio: "+++NY TIMES : IL MOVIMENTO 5 STELLE FINANZIATO DAL CREMLINO+++"; "+++ TOTTI LASCIA IL CALCIO GIOCATO MENTRE ROMA AFFOGA FRA TOPI E RIFIUTI +++"; "++SCANDALO A 5 STELLE: GRILLO, CASALEGGIO E LA CASTA++".

Ogni fatto di cronaca in cui finisca un esponente dei Cinque Stelle è riutilizzato e montato in un video apposito—com'è successo, ad esempio, con un consigliere comunale di Alessandria colto in flagranza nell'atto di forzare armadietti in una palestra.

Sulla pagina, Luigi Di Maio è un "CODARDO E PAVONE" che, e qui si usano le stesse identiche argomentazioni di "Io Cammino", diventa #DonDiMaio per le sue presunte amicizie mafiose; oppure fa "+++ FIGURACCE IN DIRETTA+++" e non riesce a capire le domande che gli fanno i giornalisti. Alessandro Di Battista ha una relazione complicata con i congiuntivi ed è "++++++INDAGATOOOOOO+++++++++++." Beppe Grillo, invece, "TI FA MARCIARE PER LA POVERTÀ, MA LUI PREFERISCE GLI YACHT." Ma c'è spazio anche per Virginia Raggi, descritta come un'incapace, umiliata e "ASFALTATA" da Bruno Vespa, e criticata persino arruolando i calciatori della Roma Edin Džeko e Wojciech Szczesny.

"Adesso ti informo" è anche su Twitter, dove spinge hashtag come #BeppeRosica, #VirginiaRatti, #cinquestellefalse e così via. Spulciandoci un po' dentro non è difficile accorgersi che ricorre sistematicamente una trentina di account (la lista di quelli che ho raccolto è consultabile qui). La loro attività consiste in tre azioni: popolare l'hashtag di riferimento, retwittare deputati del PD e intervenire nei trending topic del momento per spammare immagini di propaganda.

Questi account sono stati tutti aperti tra il febbraio e l'aprile del 2017, e sono falsi: lo si capisce dal fatto che postano i medesimi contenuti, nonché dalle foto profilo di attori e modelle straniere rastrellate in giro per Internet.

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Un paio di account falsi che hanno twittato sull'hashtag #VirginiaRatti

Insomma: in quest'ultimo caso ci troviamo di fronte a un tentativo di fare astroturfing, ossia la pratica di marketing che punta a far credere che esista un consenso dal basso.

Come avevo ricostruito lo scorso novembre, era successo qualcosa di molto simile durante la campagna referendaria. All'improvviso erano spuntate pagine per il Sì che cercavano di insinuarsi nel mondo gentista e buongiornista; e altre pagine, che mai prima d'ora si erano occupate di politica, sponsorizzavano meme a getto continuo sul superamento del bicameralismo imperfetto e il taglio dei costi alla Casta.

Visto che non siamo (troppo) a ridosso di un appuntamento elettorale, la sensazione è quella di assistere a una mobilitazione perenne, in cui la comunicazione ufficiale si confonde con quella "non ufficiale," nel frattempo diventata molto più aggressiva e disinvolta. Personalmente, non credo che possa sfuggire l'ironia del tutto: da un lato il PD a trazione renziana e i suoi simpatizzanti passano le giornate a denunciare le "fake news," la post-verità, e l'ipocrisia del M5S; dall'altro stanno assumendo lo stesso linguaggio dei loro avversari politici, arrivando persino a scimmiottarne lo stile propagandistico.

Non so se una cosa del genere funzionerà—anche perché le reazioni di molti elettori, esponenti del partito e opinionisti sono state di sgomento e imbarazzo. Di sicuro, l'ultima volta non è andata proprio benissimo.

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