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inchiesta

Cinema e abusi: nel mercato della prostituzione minorile a Napoli

La prostituzione minorile a Napoli è un fenomeno di proporzioni enormi, di cui però si parla poco o nulla: abbiamo cercato di capirne di più.

di Enrico Nocera e Francesca Saveria Cimmino
10 maggio 2017, 9:55am

Il cinema Argo di Napoli (Foto di Gaetano Capaldo)

Chi arriva a Napoli dall'autostrada riconosce subito l'odore forte e penetrante della benzina. Allo svincolo del quartiere San Giovanni a Teduccio, poco prima dell'ingresso al centro, la consistenza stessa dell'aria sembra quasi cominciare a cambiare. Sotto i viadotti che collegano la città al resto d'Italia, sorge uno spazio di circa 938mila metri quadri pieno di enormi serbatoi.

Lì ci sono alcuni dei depositi più grandi del paese, poco distante dagli altri quartieri che compongono la zona Est—Mercato, Poggioreale, Barra, Ponticelli. Trent'anni fa questa era la zona industriale di Napoli, fatta di quartieri operai sorti nel dopoguerra che hanno assorbito migliaia di lavoratori da tutta la città.

Oggi, disfatto il tessuto delle fabbriche, restano ampie zone di vuoto e degrado: a una certa ora della sera diventa difficile trovare qualcuno che si avventuri lungo strade e marciapiedi. È qui che donne e uomini di varie etnie ed età si prostituiscono, anche solo per pochi euro.

In tutta la Campania "il numero di persone coinvolte nel giro della prostituzione di strada si attesta fra le 900 e le 1.100 unità," si legge nel libro Vite clandestine curato da Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus. Di queste, quasi il 60 percento si concentrerebbe nella città di Napoli e nella sua provincia.

"Quando parliamo di prostituzione dobbiamo essere consapevoli della complessità del fenomeno," spiega a VICE News il curatore del testo. Una complessità che include anche i minorenni, "soprattutto fra le ragazze nigeriane vittime di tratta, alcune delle quali non arrivano nemmeno a 17 anni."

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Quello della prostituzione minorile è un problema col quale si fa fatica a fare i conti. A Napoli il fenomeno coinvolge i quartieri del quadrante orientale, ma anche zone vicine molto più frequentate—come la stazione ferroviaria o il centro direzionale, sede di numerosi uffici e istituzioni, dal tribunale all'università fino al Consiglio Regionale.

Proprio lo scorso 24 aprile, nella zona di Fuorigrotta e Agnano (i quartieri prossimi allo stadio San Paolo), gli agenti della polizia municipale avevano identificato sei ragazze, di nazionalità nigeriana e in Italia da poco tempo, tra cui una 16enne—come dimostrato dagli accertamenti medici condotti all'ospedale Santobono, specializzato nelle cure su bambini e adolescenti.

Ancora prima, nel maggio 2015, un 62enne napoletano era stato sorpreso a consumare un rapporto sessuale con una 17enne romena, a pochi passi dal centro direzionale. Nello stesso periodo, la polizia municipale aveva scoperto 15 minori intenti a prostituirsi a tutte le ore del giorno nei pressi della stazione centrale e dei grattacieli del centro direzionale.

Già nel 2010, il libro Vite clandestine rilevava come si stesse "registrando un progressivo abbassamento dell'età delle donne coinvolte, fino ad arrivare alla preoccupante situazione di oggi, che vede una diffusa presenza di ragazze giovanissime o minori (dai 16 ai 21 anni)."

Ma ad oggi, sette anni dopo, la situazione sembra non essere per nulla cambiata.

"Tutt'altro," spiega a VICE News Giuseppe Manzo, giornalista, direttore responsabile di Nelpaese.it, quotidiano online edito da LegaCoopSociali. "È pienamente confermata. La prostituzione minorile è ancora presente, giorno e notte, allargandosi pian piano anche verso le zone più residenziali."

"Capita, nella zona di via Gianturco, di trovare ragazze che si prostituiscono sul marciapiede a pochi passi da una fermata dell'autobus o da un negozio di giocattoli," continua. "Qualche tempo fa in un parcheggio della zona era stato esposto addirittura un cartello con indicate le tariffe per i clienti. Quel parcheggio è stato sequestrato dopo una denuncia a mezzo stampa, ma questo episodio è indicativo di come la situazione vada avanti sotto gli occhi di tutti."

A Napoli, quello della prostituzione minorile è un fenomeno relativamente recente, che viene—in qualche modo—tacitamente tollerato per una questione che potrebbe definirsi "urbanistica". Le zone a ridosso della periferia Est, infatti, sono formate da enormi stradoni poco popolati. E lo stesso agglomerato di uffici composto dal centro direzionale, presentato a inizio anni Novanta come un vanto dell'architettura internazionale più all'avanguardia, di sera sembra cambiare volto, assumendo i tratti di un deserto urbano percorso da sottopassaggi dove è facile appartarsi senza dare troppo nell'occhio.

Morniroli parla di tre modelli di prostituzione, sul territorio. "Quello relativo alla tratta, con ragazze africane costrette a prostituirsi perché la loro famiglia possa ripianare il debito contratto con chi ha permesso loro di arrivare in Italia; quello di chi individua, in tale attività, l'unico sbocco economico possibile in mancanza di altri lavori; e quello—infine—di donne che già si prostituivano nei paesi di origine, e che decidono di trasferirsi qui in Italia perché ritenuto paese più ricco, con clienti disposti a spendere meglio."

In città, oltre alla comunità nigeriana, secondo i dati raccolti dalla cooperativa Dedalus la prostituzione coinvolge per la maggior parte anche donne dell'Est Europa (in particolar modo Romania, Ucraina, Albania e Bulgaria), del Nord Africa, e rom di origine rumena—in quest'ultimo caso, precisa la cooperativa, "sembra vi sia uno sfruttamento collegato al nucleo familiare di appartenenza."

"Qualche tempo fa in un parcheggio della zona era stato esposto addirittura un cartello con indicate le tariffe per i clienti".

Le ragazze nigeriane "lavorano per circa 400 o 500 euro al mese, per singole prestazioni che a volte non raggiungono nemmeno i 15 o 20 euro," spiega Morniroli. "Sono quelle costrette ad accettare di tutto pur di ripianare in fretta il debito con i loro sfruttatori."

Come racconta un'operatrice sociale che ha lavorato nell'ambito del progetto "La Gatta" (organizzato dalla stessa Dedalus tra il 2000 e il 2007), "l'età media è compresa tra i 15 e i 20 anni, e in genere parlano pochissimo l'italiano—giusto le parole che servono per definire con il cliente il prezzo e la prestazione."

"Molte rimangono incinte perché hanno rapporti non protetti con i clienti." La concorrenza è tanta, continua, "quindi è più facile che le donne accettino di fare sesso senza protezioni, per guadagnare più delle altre—richieste che i clienti fanno quasi sempre, a volte arrivando a pagare tre volte il prezzo normale, o imponendosi con la forza."

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Al netto di denunce, sequestri e arresti "il fenomeno resta comunque poco noto," precisa a VICE News Maria de Luzenberger, procuratore del tribunale per i minorenni di Napoli, che ci conferma che "l'abuso sessuale sui minori è un fenomeno molto diffuso, in tutte le fasce sociali, e su tutto il territorio". Questo "anche perché se ne vuol parlare molto poco: ci vorrebbe una seria campagna di sensibilizzazione, anche a livello di operatori sociali, per individuare quelle situazioni che possono essere segnale di sfruttamento di un minore."

L'emersione del fenomeno è peraltro resa più difficoltosa dalla compresenza—assieme a quella "di strada"—della prostituzione "sommersa", quella consumata al chiuso degli appartamenti o persino nei cinema a luci rosse, dove anche le cooperative hanno parecchia difficoltà d'accesso.

Appena due anni fa, il 4 maggio 2015, la polizia municipale di Napoli ha posto i sigilli al cinema Argo, una struttura in pieno centro a pochi passi dalla stazione centrale e dalla vecchia zona dei Tribunali. Secondo la procura di Napoli, in quel cinema si sarebbero consumati rapporti sessuali con minorenni tra gli 11 e i 16 anni, al chiuso dei bagni o delle cabine.

Da anni, in fatti, sembra che il cinema Argo si vantasse—con insegna a caratteri cubitali—di essere l'unico in Italia provvisto di singole video-cabine dove i clienti potevano scegliere il loro film preferito per guardarlo in tutta tranquillità, magari in compagnia di un'altra persona che spesso risultava essere poco più di un bambino. Alla fine gli agenti hanno arrestato il titolare, un 53enne della zona, con l'accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

"Mando i soldi a casa. Mia mamma sa che ho aperto un negozio, posso comprare quello che voglio".

Per quella consumata nei cinema, negli hotel a ore o al chiuso degli appartamenti, si tratta per lo più prostituzione maschile. Un fenomeno sempre abbastanza invisibile ma pervasivo, che sul territorio napoletano—secondo Morniroli—coinvolgerebbe "maschi di età compresa tra i 15 e i 24 anni, tutti ragazzi che pensavano di trovare in Italia un benessere poi rivelatosi irraggiungibile a causa della mancanza di lavoro."

Una storia raccolta nel libro Vite clandestine su tutte può aiutarci a capire meglio questo modello. "Dopo pochi giorni che ero arrivato" in Italia, racconta il tunisino diciottenne M., "quasi subito trovai lavoro in un cantiere: facevo il manovale e venivo pagato 15 euro a giornata per circa 10 ore di lavoro pesante. Adesso, invece, grazie a tutti i ricchioni che ci sono nel vostro paese guadagno tanto. Mando i soldi a casa. Mia mamma sa che ho aperto un negozio, posso comprare quello che voglio, ho una casa mia che affitto con un altro ragazzo."

Capire chi ci lucra su questo mercato non è affatto semplice. Secondo Andrea Morniroli "la camorra non c'entra. Almeno non direttamente sui circuiti legati alla prostituzione: ciò che la camorra fa è chiedere un vero e proprio 'pizzo' per l'occupazione di suolo, di una specifica strada o marciapiede. Non sempre c'è un 'sistema' alle spalle, certe situazioni nascono ibride per definizione, a seconda della tipologia di sfruttamento che abbiamo di fronte."

Lo 'schiavista' nigeriano, insomma, ha poco a che vedere col 'marito-padrone' delle donne dell'Est, così come non ha nulla da spartire con chi si prostituisce in modo indipendente per veder crescere il proprio stile di vita.

In pratica, è difficile dire con sicurezza se esiste un'unica organizzazione che trae vantaggio sulla pelle degli sfruttati. La realtà, ancora una volta, è talmente varia che gli operatori sociali sono costretti ad agire caso per caso, in base alla storia personale di ognuno.

"Ogni intervento che sia solo repressivo per noi diventa un problema, perché spinge nel sommerso," spiega Morniroli. "Prendiamo ad esempio una vittima di tratta: se passa la polizia in strada per tre giorni di seguito, lo sfruttatore la prende e la mette in un appartamento. Non è che non la fa 'lavorare' più, tutt'altro. Ogni intervento di sicurezza urbana, se pensato solo su questo livello, colpisce solo chi è già vittima."

Altro problema, poi, è la gestione dei flussi. Come spiegato da Morniroli, le vittime di tratta spesso arrivano in Italia assieme ai rifugiati e ai richiedenti asilo. "L'anno scorso ne sono entrate quasi 11mila. Sono le politiche di emergenza ad aver creato questo casino, perché se da 15 anni le frontiere sono chiuse, la gente non è che smette di arrivare: semplicemente arriva nell'unico modo possibile: sui barconi che attraversano il Mediterraneo."

"L'unica soluzione è offrire a queste ragazze un'alternativa di tipo economico. Ripeto: quando parliamo di prostituzione non parliamo di escort o olgettine, ma di redditi che spesso non raggiungono i 400 euro al mese, almeno nel caso della tratta delle ragazze nigeriane," conclude. "Per questo dico che gli interventi vanno pensati caso per caso, senza fare allarmismo o sensazionalismo. E soprattutto, non bisogna affidarsi sempre alle politiche di emergenza, perché queste ultime creano solo caos e confusione."

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Foto di Gaetano Capaldo