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La prima traccia di maturità parla di cambiamento climatico!

Presto ne parleranno anche sui biglietti del bus, ed è la cosa migliore che potrebbe succedere.

Oggi è stata inaugurata la prima giornata degli esami di maturità del 2017 con la prima prova, ovvero quella di italiano. Tra temi storici e saggi brevi — con un articolo sulla robotica e il futuro del lavoro del Sole24Ore —, la comprensione del testo proposta nella prova arriva con un poesia del poeta e critico letterario italiano Giorgio Caproni. Il tema dell'opera: la Terra, l'ecologia e il cambiamento climatico.

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Come ben sappiamo il nostro pianeta sta andando allo scatafascio a velocità strabilianti attraverso fenomeni e dinamiche che, se non mettessero a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza nell'ecosistema, dovrebbero quasi renderci fieri di star riuscendo ad impattare così rapidamente sull'equilibrio di una grossa palla di roccia fluttuante nello spazio.

Le temperature medie globali stanno salendo a vista d'occhio, gli indici di CO2 nell'atmosfera non accennano a scendere e sopratutto, ogni giorno che passa renda il problema del cambiamento climatico più esponenzialmente difficile da risolvere — Non è una cosa su cui si può temporeggiare granché, perché si tratta del problema più urgente della storia dell'umanità visto che non risolverlo significherebbe estinguersi in tempi non esattamente geologici.

Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l'uomo, la terra.

Ed è importante non dimenticarsi che le scale di grigio che separano il paradiso terrestre dai panorami post-atomici sono popolate di altrettante dinamiche assolutamente preoccupanti, come per esempio le migrazioni di massa previste a causa del cambiamento climatico.

Proprio per questo motivo, quando questa mattina il Miur ha reso pubbliche le tracce della prima prova di maturità, non ho potuto fare a meno di ritenermi per una volta soddisfatto della divulgazione sul tema climatico, visto che la poesia proposta in comprensione del testo di Giorgio Caproni, versicoli quasi ecologici, parla proprio di cambiamento climatico.

versicoli quasi ecologici, di Giorgio Caproni — Raccolta Res Amissa
Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l'uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L'amore
finisce dove finisce l'erba
e l'acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l'aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l'uomo, la terra.

La poesia sottolinea con accezione fortemente negativa l'impatto dell'uomo sulla Terra evidenziando gli interessi economici degli umani sulle risorse e le specie che popolano la terra. Per Caproni, "l'amore finisce dove finisce l'erba," e se dovessi azzardarmi una licenza poetica maturati in mesi di frustrazione a furia di tentare di parlare di cambiamento climatico, più che l'amore è la nostra presenza sulla Terra che finisce quando finisce l'erba.

Per questo motivo, qualunque siano i risultati degli studenti che si cimenteranno nell'analisi di questo testo, non può che essere positivo che il Miur abbia deciso di portare una tematica del genere in una prova così seguita come quella di maturità. Speriamo possa ispirare qualche ragazzo o ragazza a solcare il mare di angoscia che circonda l'isola del cambiamento climatico superando, anche solo per un attimo, l'ormai stantio arcipelago dei 'pinguini carini quasi morti', e approdando magari nella penisola del 'nel 2100 in Italia ci sarà un metro di acqua in più, cosa faccio ora con la mia casetta a Bergeggi?'