La Commissione Europea ha multato Facebook per 110 milioni di euro

Dopo le sanzioni dei singoli stati, oggi l'azienda di Zuckerberg ha ricevuto un multone da parte della Commissione Europea.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
18.5.17
Immagine via Flickr/HAMZA BUTT

Oggi la Commissione Europea ha multato Facebook per un importo pari a 110 milioni di euro per aver comunicato informazioni incorrette o fuorvianti durante le investigazioni della Commissione nel 2014, relative all'acquisizione, da parte del social network, del servizio di messaggistica WhatsApp.

La Commissaria europea Margrethe Vestager afferma, nel comunicato stampa, che "la decisione odierna manda alle aziende il chiaro segnale che devono rispettare tutti gli aspetti delle regole europee sulle fusioni aziendali."

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Infatti, quando nel 2014 Facebook aveva reso noto alla Commissione le sue intenzioni di acquisire WhatsApp, aveva anche rassicurato l'organo europeo sull'impossibilità di stabilire delle correlazioni automatiche tra gli account degli utenti Facebook e gli account di WhatsApp — affermazioni effettuate in ben due occasioni.

Ad agosto 2016, però, WhatsApp annuncia delle modifiche ai suoi termini di utilizzo ed alla policy per la privacy, introducendo la possibilità di collegare il proprio numero di telefono con l'identità del profilo Facebook.

La Commissione ha scoperto, inoltre, che questa funzionalità esisteva già nel 2014 e che i dipendenti di Facebook ne erano a conoscenza, contrariamente a quanto Facebook aveva già affermato.

Per stabilire l'importo della sanzione, però, si è tenuto in considerazione anche la collaborazione di Facebook nell'indagine — la società ha infatti riconosciuto la violazione — permettendo così alla Commissione di effettuare l'investigazione in modo più efficiente, e per questo alleviando la pena.

Infatti, secondo il regolamento europeo sulle fusioni aziendali, la cui ultima versione è stata aggiornata nel 2004, le sanzioni possono raggiungere l'1% del fatturato complessivo delle aziende coinvolte.

Vestager ribadisce l'importanza di avere accesso completo ad informazioni e fatti relativi alle operazioni di fusione in modo da garantire la corretta funzione di controllo della competizione economica.

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L'attenzione nei confronti di Facebook, però, non finisce qui: Francia, Spagna, Belgio ed Olanda hanno dato il via a un'azione congiunta con le rispettive autorità per la protezione della privacy contro il social network.

Le varie autorità hanno iniziato investigazioni nazionali relative alla qualità delle informazioni fornite agli utenti ed alla validità del consenso espresso dagli stessi per il trattamento dei dati personali a fini pubblicitari.

La Francia ha già emesso una sanzione di 150.000 euro contro Facebook poiché il social network non ha diritto di utilizzare tutte le informazioni degli utenti per mostrare pubblicità personalizzate ed inoltre definisce illegale il tracciamento eseguito ai danni degli utenti sui vari siti web che presentano il tasto social di Facebook: gli utenti non sono chiaramente e sufficientemente informati sul tracciamento a cui sono sottoposti.

Le altre tre nazioni — con l'aggiunta dell'autorità per la protezione dei dati di Amburgo — stanno valutando sanzioni simili.

Facebook continua a difendersi affermando che l'applicabilità delle leggi sulla protezione dei dati personali europee non è su base delle singole nazioni ma si deve invece fare riferimento a quella in cui Facebook ha sede legale, quindi in Irlanda.

Questa azione coordinata è molto importante in quanto segna una netta presa di posizione da parte di alcuni stati europei contro le modalità di trattamento dei dati personali da parte di Facebook, andando quindi a centrare il tema fondamentale dei dati che produciamo online.

Come afferma anche l'Economist, i dati digitali sono il nuovo petrolio e quindi l'intervento deciso dell'Europa può segnare finalmente una fase di maggior controllo e responsabilizzazione delle società tecnologiche, senza dimenticare, poi, che nel 2018 entrerà in vigore il Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali (GDPR) e le sanzioni saliranno notevolmente.