La misteriosa storia della flotta fantasma islandese
Foto: Daniel Sjöström/Flickr

La misteriosa storia della flotta fantasma islandese

Tutto è iniziato quando i Sigur Rós hanno incluso l’aereo nel loro documentario, poi sono arrivati i fan di Star Trek, e infine Justin Bieber.
8.7.16

Nel freddo inverno del 1973, Eriún Sæmunsdóttir stava lavorando ai ferri un maglione di lana nella sua camera quando guardò fuori dalla finestra e vide un aereo della marina militare americana precipitare dal cielo e schiantarsi sulla sua fattoria nel sud dell'Islanda.

Mentre l'aereo schizzava fuori dalle nuvole, Eyrún attorcigliava e stringeva il filo sempre più velocemente, fissando il velivolo in picchiata finché non scomparve dietro una duna di sabbia scura dove la sua proprietà incontra l'Oceano Atlantico. Quando lo stridio del metallo schiantatosi contro il basalto svanì, Eyrún guardò in basso e vide suo marito che la fissava attraverso il vetro. Rimasero pietrificati per alcuni secondi in attesa di qualcosa, finché, alla fine, Einar non fece cadere una balla di fieno sulla neve.

Mentre i colpi di vento smuovevano il loro tetto logoro, Eyrún si avvolse in una coperta e chiuse la porta sbattendola dietro le sue spalle. La loro fattoria sulla lingua del ghiacciaio Mýrdalsjökull distava più di 5 chilometri dal luogo dello schianto e il loro trattore era a corto di benzina. Non sapendo cosa avrebbero trovato, Eyrún e Einar iniziarono lentamente ad arrancare nel ghiaccio e nella nebbia, passo dopo passo, verso la spiaggia di Shóleimasandur.

Oggi l'aereo è ancora congelato su quella desolata spiaggia dalla sabbia nera, la sua carcassa è abbandonata in un'inquietante tomba post-apocalittica. Squarciato dai fori dei proiettili e scorticato da decenni di tempeste polari, tutto quello che rimane è la fusoliera vuota del C-117 e alcuni cavi attorcigliati che fuoriescono dal suo scheletro.

L'aeroplano congelato sulla spiaggia di Shóleimasandur. Foto di Eliot Stein.

Ma, dopo 43 anni di totale abbandono, è iniziato ad accadere qualcosa di strano: adesso, persone provenienti da tutto il pianeta arrivano fino alla fattoria per cercare i resti aggrovigliati dell'aeroplano.

Tutto è iniziato quando i Sigur Rós hanno incluso l'aereo nel loro documentario, Heima. Poi sono arrivati alcuni fotografi che volevano immortalare il relitto. Le immagini si sono diffuse molto velocemente, dopodiché, l'aereo è stato utilizzato come scenario per un film di bollywood, è servito da sfondo per alcune foto dei super fan di Star Trek e come location per i matrimoni. Un sacco di matrimoni. Poi, lo scorso Novembre Justin Bieber ha skateato sul tetto dell'aereo per un suo video musicale che ha totalizzato più di 200 milioni di visualizzazioni.

Oggi, ogni giorno, centinaia di persone seguono le coordinate GPS fino ad uno sperduto cancello non segnalato su un lato della strada e da lì partono per una camminata di quattro chilometri attraverso un deserto reso sterile dalla lava per vedere lo scheletro in decomposizione del velivolo. Su un'isola rinomata per le sue cascate che formano arcobaleni, i vasti paesaggi da favola e le luci danzanti dell'aurora boreale, questa carcassa malmessa è diventata uno dei luoghi più rappresentativi in Islanda.

Un uomo che fotografa la carcassa abbandonata dell'aeroplano. Foto di Thomas Leuthard.

Ma è diventato anche uno dei posti più pericolosi. Ironicamente, la stessa squadra di ricerca islandese che, più di quattro decenni fa, è stata mandata a cercare di salvare l'equipaggio sul luogo dell'impatto, adesso viene inviata ogni giorno a soccorrere turisti che cercano di trovare il punto dove si è schiantato l'aereo.

Ma anche se le immagini virali e i video musicali inducono le persone a visitare l'aereo abbandonato, la storia dietro il suo ultimo atterraggio è ancora un mistero. Nessuno sembra sapere perché si sia schiantato, perché sia stato abbandonato e perché giaccia ancora su quella spiaggia.

Secondo la teoria più comune, l'aereo si sarebbe schiantato perché a corto di carburante, o perché il pilota avrebbe accidentalmente selezionato il serbatoio sbagliato. Sebbene sia notoriamente conosciuta come la "carcassa del DC-3", in realtà l'aereo è un C-117 convertito. Anche la data dell'incidente non è chiara. Molte fonti dichiarano che l'aereo è caduto il 24 Novembre, ma un quotidiano islandese riportò la notizia diversi giorni prima.

Ho appreso queste cose dopo aver visto il relitto lo scorso Ottobre. Nel nostro ultimo giorno di permanenza in Islanda, io e mia moglie siamo passati attraverso una piccola apertura di una recinzione e abbiamo camminato nel bel mezzo di una violenta tempesta di sabbia per vedere l'aereo. E' un posto surreale. Sulla scocca di metallo sono incisi i nomi di persone provenienti dal Messico fino alla Moldavia, ma alle sei del mattino c'eravamo solo noi e il suono del vento che gemeva attraverso le finestre frantumate.

Il fatiscente aeroplano. Foto di Eliot Stein.

Mentre mi arrampicavo sulla fusoliera guardando verso la cabina di pilotaggio, non riuscivo a non pensare a come tutto questo fosse potuto accadere.

Dopo aver frugato negli archivi militari, rintracciato i sopravvissuti ed essermi recato in un paesino di 300 persone, ho scoperto che la storia nascosta dietro la carcassa dell'aereo più famosa al mondo è solamente una parte di un ben più grande cimitero presente in Islanda. E ora, le stesse forze che hanno buttato giù questo aereo, stanno dichiarando guerra ai visitatori.

* * *

Il 21 Novembre del 1973, il capitano James Wicke stava volando sopra l'Islanda in missione di routine, diretto verso la base area della aeronautica statunitense, quando il tempo iniziò a cambiare. La temperatura precipitò a -10°C, le raffiche di vento dell'Artico arrivarono fino a 60 miglia orarie e il carburatore iniziò a risucchiare il ghiaccio. Dopo aver affrontato una forte turbolenza, entrambi i motori si congelarono e si arrestarono. L'aereo era immerso in una nebbia così spessa che nessuno dei cinque passeggeri riusciva a vedere l'estremità dell'ala dal proprio finestrino, e così calò il silenzio.

L'aereo stava precipitando sopra Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d'Europa, abbattendosi verso una frastagliata sommità alta circa 1500 metri. Wicke diramò una richiesta di soccorso e provò freneticamente a riavviare i motori. Era la vigilia del Giorno del Ringraziamento e gli uomini a bordo sapevano che stavano per morire.

Proprio allora, il sottotenente Gregory Fletcher, un apprendista pilota di 26 anni che aveva volato per solo 21 ore su un C-117, si mise ai controlli e prese la decisione di virare a sud per ammarare sull'oceano. Sapeva che sarebbero andati in ipotermia dopo circa 15 secondi, ma se si fossero schiantati contro la rupe ghiacciata sarebbero morti sul colpo.

Quando l'aereo sbucò fuori dalle nuvole, a circa 750 metri dal suolo, Fletcher si rese conto che stavano atterrando sopra "una roba che sembrava la Luna". Fece abbassare l'aereo fino a che non fu parallelo alla costa, utilizzò la spiaggia nera come una pista di atterraggio e sbandò per 20 metri sopra una duna di sabbia prima di rallentare fino a fermarsi a 5 metri dall'oceano. Le eliche si erano piegate, le coperture del motore erano schiacciate e i serbatoi si erano rotti, ma Fletcher era riuscito a salvare tutti.

"Il miglior salvataggio a cui abbia preso parte", ha detto Howard Rowley, sergente maggiore dell'aeronautica militare.

Con il carburante che fuoriusciva dai serbatoi e la possibilità che l'aereo prendesse fuoco ed esplodesse, l'equipaggio aprì il portello e saltò fuori. Prima, però, il sergente maggiore Vernon Romskog prese il kit di sopravvivenza dell'aereo. Mentre Wicke metteva al sicuro l'aereo, Fletcher assemblò il kit di una vecchia radio WWII, se lo mise tra le ginocchia e cercò di accenderla più velocemente che poteva.

"Sembrava di essere in un film di John Wayne" ricorda Rowley. "Aveva la antenna su un filo che era collegato ad un aquilone completamente corroso". Ma un'ora dopo, sopra di loro comparve un elicottero di soccorso dell'aeronautica militare, arrivato per salvarli. I medici, alla base militare di Keflavík, esaminarono i sopravvissuti e constatarono che tutti ne erano usciti senza nemmeno un graffio.

Quando gli ufficiali sentirono il resoconto dell'equipaggio, la marina militare consegnò a Fletcher una medaglia dell'aeronautica con una stella di bronzo e gli offrì uno shot di whiskey. Oggi è un avvocato e vive a Memphis. Ha conservato la cloche dell'aereo e la tiene esposta nel suo studio.

"Cercai solo di fare la cosa migliore in una situazione disastrosa", ha detto Fletcher. "Feci del mio meglio".

* * *

Quando Einar e Eyrún riuscirono finalmente a raggiungere il luogo dello schianto, l'equipaggio era già stato tratto in salvo e i militari statunitensi avevano già iniziato a smantellare l'aereo. Le ali erano state segate, la cabina di pilotaggio smantellata e i motori estratti.

Una foto dell'aereo scattata dalla squadra di soccorso nel giorno dello schianto.

Presumendo che i militari recuperassero il telaio dell'aereo dopo averlo smantellato, Einar e Eyrún tornarono a casa. Nessuno andò mai a parlare con loro di quello che era successo e dopo che fu rimosso dal C-177 tutto ciò che era recuperabile, i militari statunitensi lasciarono lo scheletro di quattro tonnellate sulla spiaggia e se ne andarono.

Nei mesi successivi, Einar non era sicuro di cosa poter fare con il suo aereo cargo bimotore da poco ereditato. Essendo impossibilitato a spostarlo, iniziò ad utilizzarlo come capanno dove riporre i pezzi di legna trasportati a riva dall'acqua. Poi invitò degli amici a passare a trovarlo per divertirsi insieme a sparare qualche pallottola contro il relitto. Alla fine, tutto d'un tratto cominciò a non considerarlo più ed era felice che il tempo e la natura erodessero lentamente quel rottame aggrovigliato.

I militari abbandonarono l'aereo nel 1973 che da allora è rimasto sulla spiaggia nera. Foto di Eliot Stein.

"Erano altri tempi", ha detto Einar, ora novantenne, tirandosi su le bretelle nel suo soggiorno. "E queste sono cose che sono successe allora".

Einar Portseinsson, ora novantenne, e sua moglie, Eyrún Sæmunsdóttir nel loro salotto a Vík. Foto: Eliot Stein.

Effettivamente, sì. Queste cose sono accadute allora. E in continuazione. Infatti, l'Islanda era storicamente il triangolo delle Bermuda per gli aerei militari americani.

Essendo una delle zone con le condizioni climatiche più instabili e pericolose del pianeta, oltre a fare affidamento su un sistema di segnalazione primitivo, su questa minuscola isola, grande quanto il Kentucky, si sono schiantati più aerei americani che nel resto del mondo.

Secondo i registri pubblici dell'aviazione militare e della marina, dal 1941 al 1973, l'anno in cui l'aereo precipitò sulla fattoria di Einar, in Islanda si sono verificati 385 incidenti dell'aviazione militare americana. Circa un incidente ogni 31 giorni per 33 anni di seguito. Considerando che gli Stati Uniti non sono mai stati in guerra con l'Islanda, che nessuna nazione ha attaccato l'Islanda negli ultimi 70 anni e su questa isola remota non c'è nemmeno un esercito, tutto questo è assurdo.

"Bisogna tenere in considerazione che le condizioni climatiche in Islanda sono davvero influenti", ha detto Fletcher. "Forse cambiano più velocemente rispetto ad ogni altra parte del mondo tranne che ai Poli, dove di solito evitiamo di volare".

L'esercito americano, invece di pagare per rimuovere gli aeroplani dopo lo schianto, è sempre stato propenso a spogliarli di tutto ciò di valore che vi era rimasto, per poi abbandonare il telaio e lasciare il compito di ripulire agli islandesi. Stranamente, tutto questo non solo è legale, ma sembra anche che stia bene alla maggior parte degli islandesi.

La fusoliera dell'aereo. Foto si Eliot Stein.

Secondo Friðþór Eydal, che dal 1983 al 2006 è stato ufficiale per le relazioni pubbliche nelle Forze di Difesa islandesi comandate dagli Stati Uniti sulla base dello Status of Forces Agreement, c'era un accordo per il quale se un aereo americano si fosse schiantato in Islanda, gli Stati Uniti avrebbero pagato l'85% del costo di recupero, ma il governo islandese si sarebbe dovuto occupare della rimozione.

"Gli americani avrebbero portato via tutto solamente se un proprietario terriero avesse compilato una richiesta per rimuovere il relitto", ha detto Eydal. "E in un posto come l'Islanda, non è praticamente mai accaduto".

Perché? Secondo Eydal ci sono due motivi. Primo, su un isola che è per l'80% disabitata e dove più del 60% del territorio è coperto da ghiacciai e da deserti lavici—come la spiaggia di Einar— ci sono molti posti in cui si può schiantare un aereo, ma a nessuno importa.

Secondo, a causa del suo clima rigido e delle risorse naturali limitate, l'Islanda è costretta ad importare praticamente tutto. Di conseguenza, gli islandesi tendono a non sprecare mai i materiali e a riciclare creativamente quel poco che hanno. E così, per decenni, quando questi apparecchi cadevano e i militari se ne andavano via, le imprese locali li trasformavano segretamente in tetti, recinzioni, e in altri oggetti domestici.

"Quest'isola era così piena di relitti che le aziende cominciarono ad utilizzarne il materiale per farci pentole e padelle", ha spiegato Eydal.

Anche se la maggior parte di questi aerei sono stati fusi o venduti per essere demoliti, alcuni islandesi li hanno convertiti in cose come ovili, o in piccoli musei per turisti.

Un contadino di Sauðanes utilizza questo USR4D sfasciato come ovile. Foto di "Stuck in Iceland".

Altri sono stati molto più ambiziosi.

Un mese e mezzo dopo che la formazione di ghiaccio fece schiantare l'aereo sopra la fattoria di Einar, condizioni climatiche violente hanno fatto abbattere un aereo sulla proprietà di un certo Helgi Jónsson. L'aereo di Helgi era decollato dalla stessa base aerea statunitense dell'aereo di Einar, due modelli pressoché identici della marina militare. Visto che nessuno contattò mai Helgi per sistemare il tutto, lui e suoi amici lo hanno usato per vent'anni come capanno da pesca sulla riva del lago Þveit.

Successivamente voleva trasformarlo in una casa. Il problema è che gli mancava la coda. Così, nel 1994, ha guidato fino a casa di Einar e ha bussato alla sua porta.

Senza alcuna esitazione, Einar ha lasciato che Helgi si recasse sulla spiaggia con una gru e un autoarticolato, che asportasse la coda del suo C-117 per poi riportarla indietro fino ad Hoffel. Helgi ha poi fuso la coda dell'aereo di Einar al corpo del suo R4D , l'ha dipinta e, 22 anni dopo, vive ancora dentro il telaio svuotato di due aerei dell'esercito americano sfasciati assieme alla sua famiglia.

In realtà questo è solo uno dei tanti eventi bizzarri connessi agli aerei deceduti della flotta fantasma islandese. In qualche modo, sembrano tutti ricollegarsi al paesino di 300 abitanti di Vik e ad un uomo chiamato Reynir.

* * *

Mentre, nel 1973, il tenente Fletcher evitava con il suo C-117 la montagna ghiacciata, la marina militare americana ricevette la chiamata di emergenza e contattò immediatamente l'ICE-SAR, il sistema nazionale di squadre di soccorso e volontariato presente in Islanda. Basandosi sulla velocità e sull'altezza dell'aereo, il dispatcher stimò che il velivolo sarebbe atterrato da qualche parte tra il ghiacciaio di Mýrdalsjökull e il mare. Cercò l'unità locale più vicina e contattò il suo comandante, Reyinir Ragnarsson. In pochi minuti, Reyinir aveva mobilitato la sua squadra e, da Vík, era partito con una super Jeep per cercare l'aereo.

La squadra arrivò sul luogo dello schianto proprio mentre i sopravvissuti venivano portati via dall'elicottero di soccorso. Tuttavia, mentre l'esercito smantellava l'aereo, i militari cedettero con piacere all'unità di soccorso gli 800 litri di benzina che era rimasta nei serbatoi. Con una tale quantità di carburante, le motoslitte della squadra avrebbero avuto energia per molti anni a seguire e la marina militare sapeva che non sarebbe passato molto tempo prima che li avrebbero chiamati di nuovo.

Þórir Kjartansson e Reynir Ragnarsson dentro il quartier generale dell'ICE-SAR di Vík. Foto di Eliot Stein.

L'Islanda non ha molti agenti di polizia e non ha un esercito, ma ha vulcani, terremoti, inondazioni, valanghe, maremoti e tempeste. Dopo aver combattuto condizioni inospitali per migliaia di anni, l'ICE-SAR è stato creato per proteggere gli islandesi dall'Islanda. Quando i suoi 10.000 volontari non sono impegnati ad arrampicarsi su per le cappe di ghiaccio o a calarsi giù nei canyon per cercare le persone scomparse, passano molto tempo a cercare gli aerei americani sperduti—e questo soprattutto nell'aerea attorno a Vík.

Nel 1975, gli stessi uomini che erano stati mandati alla fattoria di Einar, erano stati chiamati per andare a cercare un aereo che era scomparso sopra Eyjafjallajökull (il vulcano che aveva fatto rimanere a terra tutti gli aerei del mondo quando eruttò nel 2010). Dopo diverse ore, la squadra scoprì che il velivolo era entrato in collisione con la cima del vulcano e si era rovesciato. I passeggeri erano morti sul colpo e Reynir e i suoi uomini estrassero i loro corpi freddi dalla cabina di pilotaggio.

Poi, nel 1977, un elicottero si schiantò lungo il deserto vulcanico del Mælifellssandur. I due uomini sopravvissero alla collisione e procedettero a stento per 7 o 8 chilometri prima di arrendersi. "Io e Reynir li trovammo il giorno seguente", ha detto Þórir Kjartansson, che faceva parte della squadra di salvataggio di Vík. "Ma arrivammo troppo tardi. Erano già morti congelati".

Nel 1981 un pastore notò qualcosa che sporgeva dal ghiaccio nel ghiacciaio di Mýrdalsjökull e contattò l'unità ICE-SAR di Vík. Reynir e Þórir scavarono con un punteruolo nel ghiaccio e trovarono un aereo da pattugliamento marittimo americano e i corpi di otto soldati della marina che erano sperduti dal 1953. L'esercito aveva provato a salvarli poco dopo lo schianto, ma quando i loro elicotteri erano stati inghiottiti in una tempesta di neve, furono costretti a tornare indietro. "Dopo 28 anni il ghiacciaio aveva spostato i loro corpi di 5 chilometri", ha detto Reynir. "La natura ha una forza sovrumana".

Oggi, le stesse forze che hanno che hanno fatto schiantare tutti questi aerei in Islanda, fanno decollare il turismo. Rispetto al 2010, il numero di visitatori che arrivano sull'isola è raddoppiato, perché è un posto dove si possono raggiungere facilmente i vulcani ricoperti dal ghiaccio, le cascate e i relitti degli aerei per poi postare delle belle foto su Instagram. L'unico problema è che non è sempre così facile.

Ironicamente, 43 anni dopo che i membri dell'ICE-SAR erano stato mandati a Sólheimasandur per soccorrere i soldati in difficoltà, i loro figli sono stati mandati a Sólheimasandur per andare a salvare dei turisti nei guai.

Ogni giorno, centinaia di persone camminano per 8 chilometri, tra andata e ritorno, per vedere il relitto di questo aereo. Foto di Eliot Stein.

Alcune persone provano a guidare le loro macchine a noleggio dal cancello non segnalato fino al relitto e affondano nel campo di lava. Altri si incamminano a piedi e rimangono bloccati in una violenta bufera di neve quando cambia il tempo. Altri ancora vagano semplicemente attraverso lo sterile paesaggio che ricorda la luna in cerca del relitto per ore, fino a che non chiamano i soccorsi.

Quando lo fanno, la chiamata di solito arriva a Þráinn Ársolsson, un giovane soccorritore dell'ICE-SAR di Vík, che deve abbandonare il suo lavoro nella carrozzeria del padre per dirigersi verso la spiaggia di Sólheimasandur.

"Da quando l'aereo è diventato virale, devo salvare qualcuno ogni giorno", ha detto Þráinn, "agganciando una catena al suo furgone, che ha poi legato attorno ad una macchina sprofondata, circondata da quattro turisti malesiani. "Questa è la mia sesta chiamata, oggi".

Oggi, persone da tutto il mondo arrivano fin qui per vedere questo aereo e arrampicarcisi sopra. Foto di Eliot Stain.

Le chiamate d'emergenza, infatti, sono diventate così asfissianti che la minuscola squadra di volontari dell'ICE-SAR di Vík non riesce più a gestirle. E così hanno iniziato ad inviare le chiamate a Þráinn che adesso, come secondo lavoro, salva le persone con il suo furgone. Ha stimato che durante il corso dell'anno, è stato chiamato per andare sulla spiaggia più di 350 volte.

"Non mi viene in mente un altro posto in Islanda dove accada una cosa del genere", ha detto Þráinn. Ha ragione, e a giudicare dai numeri, nessun altro luogo nel mondo ci si avvicina minimamente.

Un turista argentino fa volare un drone sopra l'aereo per filmare il tramonto. Foto di Eliot Stein.

Secondo Ólöf Baldursdóttir, responsabile dell'informazione nazionale, la zona di salvataggio più attiva della nazione ha registrato solo 127 chiamate nel 2015. Comparare le missioni ufficiali dell'ICE-SAR con i salvataggi privati di Þráinn non ci fornisce un dato scientifico, ma si può tranquillamente dire che, non solo questo aereo ha causato più danni alla persone ben dopo essersi schiantato, ma è anche diventato uno dei posti più pericolosi in Islanda.

Nel tentativo di ridurre le loro spedizioni verso la spiaggia, la squadra dell'ICE SAR di Vík ha esposto un cartello che invita le persone a guidare nel campo di lava con grandi veicoli a quattro ruote motrici. Hanno anche piantato dei picchetti per tracciare un sentiero che conduca le persone dal cancello non segnalato fino all'aereo distrutto. Tutto questo non è servito. E così lo scorso mese, sotto loro richiesta, l'attuale proprietario del terreno (che gestisce una compagnia di viaggi che trasporta le persone fino all'aereo con dei quad) ha chiuso il cancello in modo da non lasciar passare le persone che cercano di avventurarsi fin sulla spiaggia con la macchina.

"Non possiamo obbligare le persone a smettere di venire", ha detto Þráinn. "Devono solo essere consapevoli che a Vík le condizioni climatiche sono davvero imprevedibili e che ti possono mettere nei guai".

Proprio il giorno dopo mi sono reso conto di cosa può succedere.

Durante l'ultimo giorno del mio viaggio in Islanda, mi stavo preparando per un'ultima intervista nella mia stanza, quando una donna di nome Æsa mi ha urlato dal piano di sotto. Gestisce l'ostello dove alloggiavo e si da il caso che fosse la nipote di Reynir. Æsa ci aveva presentati il giorno prima, e adesso aveva bisogno del nostro aiuto. C'era stato un incidente.

Sono montato in macchina e mentre ci dirigevamo a tutta velocità verso la costa, lei spiegava che un turista era appena stato trasportato in mare sulla spiaggia nera di Vík, proprio lungo la strada che porta al relitto dell'aereo. Non appena la chiamata era arrivata all'unità ICE-SAR di Vík tutti i membri di ricerca e salvataggio del paese erano stati mobilitati—incluso anche Reynir.

Ormai 81enne, Reynir non riesce più a tirar fuori dei corpi dalla cabina di pilotaggio o a muoversi sui ghiacciai, ma è ancora in grado di guidare il suo piccolo aereo Cessna. Era entrato a far parte dell'unità di soccorso quando aveva 13 anni e adesso era determinato a seguire la missione di salvataggio dall'alto. Dovevamo solo spalar via una trentina di centimetri di neve dalla porta del capannone dove teneva l'aereo. Una cosa veloce.

Il capannone dell'aereo di Reyinr, dopo che abbiamo spalato quanta neve bastava per trascinare fuori il suo Cessna. Foto di Eliot Stein.

Reynir Ragnarsson utilizza la spiaggia nera gelata come pista per il decollo e esce fuori in cerca di un turista che è stato trascinato in mare. Foto di Eliot Stein.

Quando siamo arrivati, il figlio di Reynir era già là a scavare freneticamente. Abbiamo preso due pale e ci siamo messi a zappare più in fretta che potevamo. Nessuno ha proferito parola fino a che Reynir non ha spalancato la porta del capannone e ci ha detto di aiutarlo a spingere fuori l'aereo. Si è infilato i guanti, ha allacciato il suo cappello di lana e ha usato la spiaggia nera come pista per decollare per poi sparire lungo la costa—proprio come il tenente Fletcher 43 anni prima di lui.

Come Fletcher, sapevamo che in queste condizioni l'ipotermia sarebbe scattata dopo 15 secondi, e così abbiamo aspettato ansiosamente nella macchina di Æsa. I minuti passavano e non avevamo ancora ricevuto nessuna chiamata da Reynir. Era chiaro che questo salvataggio era diventata una missione di recupero.

Alla fine il telefono di Æsa ha squillato. Reynir ci ha detto che una nave dell'ICE-SAR aveva appena avvistato il corpo dell'uomo che fluttuava nell'acqua. Era troppo tardi.

Più tardi quel giorno, è stato reso noto che l'uomo stava facendo delle foto sulla spiaggia dalla sabbia nera quando un'onda incredibilmente forte si è schiantata sulla riva. Dopo aver tentato di fuggire, è stato trascinato in mare davanti a sua moglie e ai suoi figli.

Io e Æsa non abbiamo parlato lungo la strada di ritorno verso l'ostello. Qualche ora più tardi ho fatto la valigia e sono sceso per fare il check-out.

"Fai attenzione lungo la strada per l'aeroporto", mi ha detto Æsa. "Sembra che il tempo stia cambiando".