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Ho visto impiantare un microchip in una mano e non è stato così strano

Amal Graafstra, amministratore delegato di DangerousThings.com è intervenuto alla conferenza From Now di Vancouver. E poi ha impiantato un microchip in un ragazzo.

di John Gray
14 giugno 2014, 7:43am
Radiografie di un altro test di impianto Dangerous Things. Immagine: Dangerousthings.com

Alla conferenza From Now tenutasi a Vancouver, il biohacker Amal Graafstra ha parlato del futuro della modificazione corporea davanti a circa cento attenti partecipanti. Temendo forse che il futuro delle implementazioni corporee non fosse risultato abbastanza chiaro, Graafstra ha concluso l'intervento inserendo personalmente un microchip nella mano dell'organizzatore della conferenza Nik Badminton, tra lo shock e lo sbalordimento del pubblico.

Non mentirò, osservare Graafstra, amministratore delegato di DangerousThings.com, inserire un chip nella mano sinistra di Badminton è stato surreale. Grazie a questo transponder RFID programmabile, Badminton ha già a disposizione dei possibili utilizzi, come l'archiviazione e la condivisione di “dati sanitari personali e collegamenti esclusivi con un progetto artistico.”

Nonostante fosse un tipo pieno di tatuaggi e piercing, è stato interessante osservare l'iniziale paura di Badminton, che poi si è trasformata in un senso quasi di indifferenza una volta che il microchip gli è stato impiantato—e sul serio, non è stata una procedura così strana. Badminton ha detto che il suo nuovo microchip potrebbe davvero essere la chiave per “il miglioramento dell'essere umano.”

Graafstra pensa che gli esseri umani siano ricettacoli viventi di informazioni, e quindi dei perfetti candidati per la tecnologia dell'implementazione, che potrà potenziare la nostra percezione della realtà. È anche uno dei pochi imprenditori che dirige personalmente la commercializzazione del body-hacking.

In futuro, i microchip inseriti nel corpo potrebbero essere il modo migliore per misurare, analizzare e trasmettere i dati chimici del nostro corpo, o procurarci una connessione fisica agli smartphone e altri apparecchi. Gli ostacoli tecnici, secondo Graafstra, sono relativi alla resa energetica e allo stoccaggio di elettricità in un'unità.

“È necessario che si arrivi a un mezzo in grado di immagazzinare energia in totale bio-sicurezza per almeno 30 anni senza degradarsi,” mi ha detto. Graafstra crede anche che gli strumenti impiantabili non solo saranno necessari, ma saranno un risultato diretto delle ricerche di biohacking della DIY, condotte da appassionati di tecnologia come lui, senza l'approvazione di gruppi come la FDA.

Nessuno si oppone all'implementazione di transponder RFID negli animali. In Nuova Zelanda, per esempio, è obbligatorio che tutti i cani possiedano un microchip sottopelle. Quindi perché non anche agli umani?

Quando si deve approvare una procedura medica su un essere umano, o impiantare qualcosa in un animale, c'è apparentemente un senso di accettazione collettivo. Ma quando si tratta di tecnologie da impiantare senza valide ragioni mediche, la gente si infuria.

Per non parlare di quelle leggende secondo cui saremmo vicini a un sistema orwelliano in cui il governo potrebbe seguire costantemente le nostre tracce attraverso i microchip. Queste discussioni spesso ignorano però le possibilità che questa pratica avrebbe nel rendere più semplice la nostra vita in questo Mondo delle Cose.

“È una questione di procedure di potenziamento versus procedure di guarigione,” ha detto Graafstra. “C'è una linea di demarcazione chiara, e i dottori hanno dei problemi con le procedure di potenziamento per chissà quali ragioni. Il pubblico è generalmente stranito perché per la maggior parte non comprende come queste tecnologie funzionino e di cosa siano capaci, e, cosa più importante, che cosa non siano in grado di fare.”

Quando faceva consulenze per alcune cliniche assicurandosi che i loro servizi informatici fossero compatibili con le norme dell'HIPAA, Grafstraa si ritrovò a fare la manutenzione di troppi edifici, a dover sbloccare troppe porte, portandosi in giro un portachiavi troppo ingombrante. Ha raccontato di essere addirittura demoralizzato dalla porta che conduceva al suo ufficio nel seminterrato, e “di volere che capisse che ero io, che si sbloccasse e si aprisse.”

“Ho osservato i sistemi di riconoscimenti biometrico, di scansione dell'iride, i lettori di impronte digitali e di riconoscimento facciale,” mi ha detto Graafstra. “A quel tempo e anche ora sono molto più costosi, scoordinati, difficili da usare e esposti al vandalismo rispetto ai transponder RFID.”

Secondo lui i transponder RFID sono semplici, comodi ed economici, e “puoi sviluppare soluzioni personalizzate con parti davvero poco costose.” Per Graafstra il prossimo passo è liberarsi della card del transponder RFID. Rendendosi conto che che gli animali domestici non avevano problemi con i microchip impiantati, non c'era ragione per cui non dovessero funzionare anche su di lui.

Alla fine ha impiantato un microchip più comune e di formato non proprietario, insieme all'apparecchiatura RFID. È stata una decisione semplice da prendere per lui. “È stato un attimo. Non ho dovuto pensarci, non ho avuto preoccupazioni di tipo etico o medico. È stata sicuramente la risposta giusta e la cosa ovvia da fare.”