Uno studio ha provato il legame tra uso dei cellulari e cancro nei ratti. E ora?

L'unica cosa che possiamo fare, al momento, è aspettare.
30 maggio 2016, 10:03am

Gli smartphone sono talmente onnipresenti che sono quasi diventati un prolungamento di noi stessi. A questo proposito, i risultati di uno studio in merito risultano piuttosto inquietanti: i ricercatori del National Toxicology Program statunitense hanno scoperto che le radiazioni dei telefoni cellulari potrebbero essere connesse all'aumento dell'insorgere di certi tipi di cancro nei ratti.

I risultati resi noti sono parziali. (lo studio è ancora in corso e altri risultati verrano pubblicati nel 2017). In altre parole, non è ancora il momento di farsi prendere dal panico, perché non possiamo ancora dire che i risultati di questi test specifici valgano anche per gli esseri umani e i loro telefoni. Ad ogni modo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima circa 6,9 miliardi di abbonamenti di telefonia mobile in tutto il mondo.

Durante lo studio, vari gruppi di 90 ratti maschi—migliaia in tutto—sono stati esposti a 900 MHz in radiofrequenza (RF) solitamente utilizzate nelle reti del Nord America. L'esposizione iniziava quando il feto nel grembo materno aveva cinque giorni e proseguiva per nove ore al giorno, per due anni.

"Si tratta di un'area di studio ancora lontana dall'esaurirsi"

La zona che esponiamo normalmente ai telefoni cellulari si concentra in una piccola porzione della testa, le cavie, invece, sono state esposte ad un campo uniforme esteso a tutto il corpo, per tutta la durata della loro vita. Questi animali, sono stati immersi letteralmente all'interno del campo.

Lo studio ha esaminato tre diverse intensità di esposizione: 1,5 watt per chilogrammo; 3 watt per chilogrammo e 6 watt per chilogrammo. L'esposizione media a cui sono sottoposte le nostre teste quando parliamo al cellulare è di circa 1,6 watt per chilogrammo, secondo l'autore dello studio John Bucher.

Alla fine dell'esperimento, il 3,3 per cento dei ratti sottoposti alla più bassa dose di radiazioni ha sviluppato dei gliomi maligni, un tipo di tumore al cervello. Le stesse conseguenze sono state osservate nel gruppo a medio dosaggio. È interessante notare, invece, che solo il 2,2 per cento dei ratti trattati con la dose più elevata abbia sviluppato dei tumori. Nel gruppo di controllo che non è stato esposto alle radiazioni, nessuno degli animali ha sviluppato dei gliomi.

Infine, in tutte e tre le categorie di esposizione è stato rilevato un lieve aumento di un raro tipo di tumore al cuore, chiamato schwannoma, dal 2,2 per cento nella categoria di esposizione più bassa al 5,5 percento in più alta. Nessuno degli animali del gruppo che non è stato inondato di radiazioni ha sviluppato questo disturbo.

Gli autori dello studio hanno dichiarato che l'aumento dei tumori è statisticamente rilevante e che i loro dati sono stati esaminati dai migliori esperti del settore. Eppure, non hanno fornito alcuna spiegazione circa il motivo dietro questa incidenza.

"Ci sono una serie di studi in programma o già in corso che potranno fornire una risposta a livello molecolare della questione," ha dichiarato Bucher, direttore associato del National Toxicology Program.

"Le radiazioni del telefoni cellulari in radiofrequenza sono oggetto di studio da molto tempo e sotto una grande varietà scenari di esposizione. Si tratta di un'area di studio ancora lontana dall'esaurirsi. Grazie alle nuove tecnologie a nostra disposizione, potremo studiare a fondo se i tumori sono connessi alle radiazioni in RF."

Lo studio ha sollevato anche delle critiche. Nonostante Bucher abbia dichiarato ai giornalisti che il lavoro ha passato la maggior parte delle valutazioni della peer review, il Dr. Michael Lauer del National Institutes of Health, ha scritto che non accetta i suoi risultati e che l'Aumento dei tassi di cancro è attribuibile a dei "falsi positivi", oltre a sottolineare altri presunti difetti.

Bucher ritiene che questo studio abbia un valore in sé, se non altro per stimolare ulteriormente la discussione circa le potenziali proprietà cancerogene dei telefoni cellulari. Senza dubbio, si tratta di un'area di ricerca che merita di essere approfondita.

Invece, per quanto noi che dobbiamo capire se è il caso di buttare via i nostri telefoni, l'approccio migliore per ora sembra quello di attendere ulteriori sviluppi. (L'OMS ha indicato modi per limitare l'esposizione, ad esempio, l'utilizzo del vivavoce.) Bucher non ha intenzione di modificare le proprie abitudini d'uso del telefono cellulare—anche se ha specificato di utilizzarlo solo per un'ora al giorno.

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