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Ho provato a divertirmi al Concertone del Primo Maggio

Indovinate com'è andata.

di Matteo Contigliozzi
02 maggio 2017, 8:25am


Tutte le fotografie sono di Melania Andronic.

Quando il mio caporedattore mi ha detto Matteo, ci servirebbe qualcuno che copra il concertone del primo Maggio, non è che per caso tu potresti… non sapevo proprio come prenderla; inizialmente ho pensato che mi stesse facendo uno scherzo, come quella volta che mi ha detto Matteo, perché non vai ad un concerto di Povia a Papozze, in provincia di Rovigo, senza rimborso spese?

Poi mi sono ricordato che in effetti la proposta non era affatto uno scherzo, e per proprietà transitiva non doveva essere uno scherzo nemmeno quest'ultima. Tre ore dopo ero in metropolitana, diretto a Piazza San Giovanni, ultimo anello di una catena di inviati al primo maggio di Noisey che va avanti ormai da ben due anni.

L'autore, ancora pieno di belle speranze.

Dei ragazzi con forte accento salentino cantano a squarciagola prima I ricchi e poveri, poi Mannarino e io inizio a sentirmi estremamente a disagio. Sono al concertone solo da un minuto e già voglio andare via?, penso tra me e me. Si sta un po' strettini qui. Me la ricordavo più grande Piazza San Giovanni… Guardandomi meglio intorno realizzo di essere ancora dentro la metropolitana e più precisamente dentro al vagone del treno. Trattengo un attacco di panico.

L'articolo comunque potrebbe concludersi qui, perché questo scimmiesco siparietto nel vagone riassume perfettamente lo spirito del concertone romano. O almeno del concertone come lo ricordavo io, che non mettevo piede a San Giovanni per il concertone da almeno sei anni. La lineup del concertone sembra un'accozzaglia di ingredienti presi da ricette diverse e infilati a forza in un calderone: i partecipanti attesi erano CINQUECENTOMILA, una cifra altissima messa insieme dividendo il concertone (giuro che non lo scrivo più) in varie fasce orarie, ciascuna corrispondente a un target ben preciso.

L'autore perpetua la dab, ignaro della dichiarazione della sua morte da parte di Quavo.

Gli hipster sono stati accontentati dalle esibizioni pomeridiane di Ex-Otago, Motta, Le luci della centrale elettrica, Levante, Brunori SAS e Lo stato sociale, CONCERTONE, ed è subito zucchero (loro) per diabetici (me); il pubblico generalista ha potuto plaudire, tra gli altri, Francesco Gabbani (che incredibilmente si è esibito dopo Brunori: forse gli organizzatori lo hanno scambiato per Francesco Bianconi, e possiamo biasimarli vista anzi sentita "Occidentali's Karma?" La versione brutta di un pezzo bello dei Baustelle?), poi Fabrizio Moro ed il mitico e redivivo Edoardo Bennato, che in molti pensavano deceduto da anni e invece no, eccolo ancora lì alla veneranda età di settant'anni a spaccare i culi con la sua chitarra indiavolata come direbbe il maestro Lo Sgargabonzi—vero grande assente della serata, che ci avrebbe parlato del problema purtroppo del precariato, molto meglio degli ospiti che di tanto in tanto inframezzavano le esibizioni degli artisti. Samuel dei Subsonica non so proprio in quale fascia collocarlo, se in quella hipsterica o nell'altra generalista, ma gli organizzatori che lo hanno fatto esibire di sera sembrano aver tagliato la testa al toro.

L'autore dopo essersi reso conto di non avere abbastanza soldi da prendersi una maglietta del suo gruppo preferito, i Brunori Sas.

All'entrata, anche per il rischio attentati particolarmente alto, la sicurezza ci perquisisce sbrigativamente prima di farci entrare nell'area del concerto; concerto il cui clima, in ogni caso, continua ad essere sfacciatamente adolescenziale, proprio come lo ricordavo. Questi ragazzi con i cartoni e le bottiglie di vino e gli occhiali tondi e le collane di fiori a cingergli il capo sono lontani(ssimi) discendenti degli astanti di Woodstock, però con le t-shirt de Le luci della centrale elettrica.

Poco dopo essere entrato, vengo a sapere del forfait di Sfera Ebbasta e inizio a Disperare. Basta che qualcuno mi dica di essere venuta per Lodo Guenzi e sento che non risponderò più delle mie azioni. Piccolo rantolo di gioia quando Clementino, il presentatore del CONCERTONE, parlando della new wave italiana nomina i Diaframma—un momento di refrigerio che mi rende appena appena meno malmostoso e più aperto al dialogo con chi mi sta intorno.

L'autore contro il bottiglione e il ricordo di Che Guevara.

Un tizio con l'apparecchio ai denti e la maglia di Che Guevara tenta di farmi bere birra da una bottiglia di plastica, e a nulla vale spiegargli che sono astemio cazzo. Quando finalmente credo di essermelo tolto di torno, lui mi abbraccia fortissimo prendendomi alle spalle e mi strizza un capezzolo talmente forte che adesso immagino sia violaceo e grosso come il CONCERTONE.

Qualcun altro mi confessa di essere lì non tanto per la musica, quanto per che ci stavo a fare a casa?, una vera e propria confessione di non essere riuscito a resistere al tropismo invincibile del concertone, un evento sociale più che musicale.

Saggio le conoscenze musicali di un paio di ragazzi, chiedendogli se siano dispiaciuti del malore che impedirà a Paolo Benvegnù di esibirsi regolarmente, mi rispondono serafici: "Paolo chi?", per poi aggiungere: "Siamo qui soprattutto per Lo Stato Sociale, e per Francesco De Gregori… Cioè volevo dire Edoardo Bennato, li confondo sempre. Anche Gabbani ci piace molto".

Io personalmente mi sento gabbato del mio tempo e maledico il mio caporedattore per avermi spedito dritto dritto nella trincea del nemico: ho giurato a me stesso che mai sarei andato ad un concerto de Lo stato sociale. Mantengo la promessa fatta a me stesso andandomene prima del loro inizio; precisamente, lascio il concerto alla fine della (molto buona) esibizione di Motta, e ancora più precisamente lascio il concerto non appena sui maxi-schermi compare il viso di Vasco Brondi.

L'autore si abbandona al ritmo della rivoluzione.

Immancabile Bella ciao, immancabili i polverosi slogan di rito urlati dal palco (vorremmo dedicare questa canzone a chi un lavoro non ce l'ha… bisogna scendere in piazza per cambiare le cose… ), immancabili le t-shirt dei Modena City Ramblers. Questo per confermare, anche quest'anno, che il concertone del Primo Maggio è una promessa insieme immancabile e perennemente mancata, una premessa cerimoniale e vuota come l'articolo 1 della nostra carta costituzionale, una celebrazione museale che puntualmente si risolve in un festival della retorica bolso, fuori forma e fuori tempo. Un po' come Bennato.

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