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Questa ricerca dimostra che chi guarda la TV tende a votare populista

Ma questo non significa che "la TV ti rende stupido e se sei stupido voti Berlusconi. È un discorso molto più sottile."

di Federico Martelli & Gianluca Liva
03 aprile 2017, 10:47am

Per la prima volta è stato quantificato in maniera scientifica il contribuito apportato ai successi elettorali di Forza Italia dalle persone che hanno avuto accesso ai programmi TV di Mediaset diversi anni prima del resto del paese.  Gli autori del paper che esamina la questione hanno calcolato l'influenza che l'esposizione ai programmi di entertainment trasmessi da Fininvest (a cui da ora in poi nel resto dell'articolo ci riferiremo anche come Mediaset) — prima che il network raggiungesse la quasi totalità della popolazione italiana — ha esercitato sulle scelte di voto seguenti alla scesa in campo di Silvio Berlusconi avvenuta nel 1994 e nelle successive elezioni. 

Il risultato è stato pubblicato in una ricerca intitolata "The Political Legacy of Entertainment TV" condotta da tre ricercatori italiani: Paolo Pinotti (docente di analisi delle politiche e management pubblico all'Università Bocconi), Ruben Durante (professore di economia all'Università Pompeu Fabra di Barcellona e all'Istituto dei Studi Politici di Parigi) e Andrea Tesei (ricercatore del centro di economia politica alla Queen Mary University di Londra).

Prima d'ora, erano stati esaminati solo gli effetti a breve termine dei programmi di informazione sulle elezioni oppure l'influenza dell'entertainment sulle capacità cognitive degli spettatori. Lo sviluppo di Mediaset negli anni Ottanta rappresenta un caso di studio unico per due motivi: per qualche anno la sua programmazione è consistita solo di programmi di intrattenimento — i primi notiziari sono andati in onda nel 1991 — ma sopratutto, negli anni in cui la sua copertura di segnale non era uniforme su tutto il territorio italiano, il fatto che fosse raggiunta solo parte delle popolazione costituisce la migliore approssimazione possibile della condizione sperimentale ideale: ovvero, prendere in esame due comunità simili e sottoporre solo una delle due a un determinato stimolo — in questo caso, la fruizione di programmi Mediaset. Abbiamo contattato uno degli autori, Ruben Durante, per farci spiegare come si è svolta la ricerca.

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi

LE PREMESSE STORICHE

il Prof. Durante ha iniziato spiegandoci il contesto dell'avvento delle tv private: "Silvio Berlusconi partì nel 1980 con Canale 5 come tv locale. Poco a poco, ne acquisì delle altre. Ai tempi non era possibile un broadcasting nazionale, e per bypassare questa restrizione legislativa ha aggregato varie stazioni locali che trasmettevano in contemporanea gli stessi programmi, superando in questo modo i limiti legali. Di acquisizione in acquisizione, si è formato il Gruppo Fininvest."

Queste prime avventure della televisione non statale si sono svolte in un ambito di vuoto legislativo, ha continuato Durante, "anche Rizzoli e altri avevano i loro canali e tutti capivano che si trattava di un mercato molto promettente. Silvio Berlusconi è stato quello più disposto a rischiare. Nella prima metà degli anni '80, Berlusconi comprò le reti dei suoi concorrenti e formò il Gruppo Fininvest ."

Al momento giusto, la strategia adottata da Berlusconi ha dato i suoi frutti: "man mano che le autorità di varie città iniziarono ad essere più severe nell'applicazione delle leggi che penalizzavano le emittenti private, i concorrenti si spaventarono pensando fosse inutile investire in un settore così rischioso. Nel 1985, infatti, in alcune città venne ordinato lo spegnimento di alcuni trasmettitori. Poco dopo, però, ci fu il famoso decreto di Bettino Craxi che sdoganò di fatto le TV commerciali a livello nazionale. A quel punto, il Gruppo Fininvest aveva già acquisito una posizione dominante," ha proseguito Durante.

Silvio Berlusconi e Mike Bongiorno

I DATI

"Siamo entrati in contatto con Mediaset e abbiamo raccolto i dati per ogni trasmettitore attivo nel 1985" ha spiegato il ricercatore. "In questo modo abbiamo ottenuto una fotografia del network composto da tutti i ripetitori Fininvest. Di ogni ripetitore sappiamo le esatte coordinate e le informazioni sulla sua potenza di segnale."

I dati sono stati poi messi in rapporto alla conformazione del territorio: "abbiamo utilizzato un approccio abbastanza comune in questo genere d'indagine: abbiamo combinato i dati ottenuti da Mediaset con una mappa orografica dell'Italia in modo da sapere quali fossero tutti gli ostacoli alla diffrazione del segnale per ogni comune. Dopo di che abbiamo cercato di calcolare quale fosse, in ognuno degli 8.000 comuni italiani, la potenza del segnale," ha proseguito Durante. 

I CALCOLI

Come ha raccontato Durante, "nel 1990, Fininvest aveva ormai una copertura nazionale totale, uguale a quella della Rai. Volevamo determinare chi vi avesse avuto accesso alcuni anni prima rispetto alla totalità." Non esistendo dati sullo share delle tv private di quegli anni, "abbiamo quindi calcolato l'effetto sul voto che ha comportato ricevere i canali Fininvest per alcuni anni in più o in meno."

Il calcolo svolto è quello della regressione, ovvero della messa in relazione tra ricevere il segnale di Mediaset nel 1985 in un dato comune e i risultati elettorali di quel dato comune nel corso degli anni.  Nell'analisi sono state incluse altre variabili che avrebbero potuto influenzare l'esito del voto, come per esempio le attività economiche o l'urbanizzazione. I comuni comparati appartengono allo stesso collegio elettorale e mercato del lavoro, oltre a presentare caratteristiche geografiche e socio-economiche simili. L'unica differenza è la ricezione del segnale.

L'assunto è questo: se nel 1980 l'esposizione ai programmi Mediaset era nulla e nel 1990 la sua copertura era pressoché totale, il 1985, con la sua copertura ancora non completa, rappresenta un'ottima via di mezzo per le condizioni sperimentali ideali.

"L'effetto della TV su questo tipo di elettori non è necessariamente rivolto a un partito. È possibile che i codici linguistici che la TV di intrattenimento contribuì a diffondere possano avere un effetto più generale sugli elettori, abituandoli a messaggi più semplici."

I RISULTATI

Secondo i calcoli contenuti nel paper, nelle aree esposte prematuramente alla TV d'intrattenimento Fininvest fra il 1980 e il 1990, l'esposizione ha procurato un vantaggio elettorale dell'1% a Forza Italia nelle elezioni del 1994. "L'interpretazione è complicata: le persone che avevano visto maggiormente Fininvest votavano per Forza Italia perché Berlusconi aveva fatto una campagna atta ad attirare proprio quelle persone. Per questo si potrebbe dire che abbia in un certo senso contribuito a 'creare' il proprio elettorato." 

Ma l'aspetto più straordinario è che questo effetto sul voto alla coalizione di centro-destra guidata da Berlusconi persiste nel tempo. "Se lo hai votato la prima volta, lo voti anche dopo. Il fenomeno presenta un'estrema persistenza fino alle elezioni del 2008, con una dimensione quantitativa che non accenna a diminuire" continua Durante. "Abbiamo stimato la relazione tra la percentuale di voto di Forza Italia nel 1994 e l'esposizione potenziale ai canali Mediaset nel 1985. Abbiamo poi ripetuto la stessa analisi separatamente per le elezioni del 1996, del 2001, del 2006 e del 2008."

Tuttavia, nelle elezioni del 2013, "l'effetto positivo dell'esposizione prematura a Mediaset non più ha premiato Forza Italia. Nel 2013, le aree esposte prematuramente a Mediaset negli anni Ottanta mostrano un maggiore consenso elettorale per il Movimento 5 Stelle. Per capire meglio questo punto, occorre fare un passo indietro. L'effetto della TV su questo tipo di elettori non è necessariamente rivolto a un partito in particolare. È possibile che i codici linguistici che la tv di intrattenimento contribuì a diffondere possano avere un effetto più generale sugli elettori, abituandoli a messaggi più semplici, rendendoli più vulnerabili ai populisti." 

Beppe Grillo, secondo la ricerca, il politico che con il Movimento 5 Stelle ha saputo sfruttare meglio la retorica populista negli ultimi anni di vita politica italiana.

Insomma, l'influenza della TV di intrattenimento non è ascrivibile ad una corrente politica precisa, ma piuttosto al tipo di linguaggio sfruttato da un determinato partito. "Dal punto di vista ideologico, i messaggi di Berlusconi e di Grillo sono molto diversi, è proprio ciò a rendere la questione ancora più interessante: la tv non ti ha fatto diventare più di destra o più di sinistra, ti ha fatto diventare vulnerabile a un certo tipo di messaggio."

L'obiezione che si potrebbe porre è che un partito come il Movimento 5 Stelle ha sfruttato dei mezzi di comunicazione differenti da quello televisivo. Anche Durante si è interrogato sulla questione. Per questo, dice, era molto importante verificare che l'effetto dell'esposizione a Mediaset negli anni 80 non avesse relazioni con l'accesso a Internet 20 anni dopo, "con altri colleghi ho pubblicato un'analisi su come l'accesso alla banda larga abbia influenzato la partecipazione elettorale in Italia e la partecipazione attiva ai movimenti di protesta locali che poi si sono evoluti nel Movimento 5 Stelle." 

"All'inizio, i comuni che hanno avuto maggiore accesso a internet hanno visto diminuire la partecipazione elettorale," ha riportato Durante. "Ci riferiamo a un periodo tra il 2001 e il 2008, caratterizzato da una miriade di scandali politici. Chi erano le persone che per prime si disaffezionavano alla politica? In base agli studi, quelle che votavano per i partiti più estremi, sia di sinistra che di destra, che hanno trovato in internet altre vie per esprimere la propria passione politica. Il Movimento 5 Stelle è stato molto più bravo di altri a sfruttare le potenzialità del nuovo mezzo."

CHI CORRE PIÙ RISCHI

Il team di ricercatori ha poi utilizzato una serie di inchieste elettorali condotte dall'Istituto Cattaneo di Bologna su un campione rappresentativo di cittadini italiani. "I nostri risultati a livello comunale sono stati confermati da quelli a livello individuale. In questo caso non parliamo più di aree geografiche più o meno esposte ma di persone," ha precisato Durante. "Usando questi dati, abbiamo dapprima individuato i segmenti di popolazione che hanno subito maggiormente l'influsso delle reti Fininvest negli anni Ottanta: giovani tra gli 8 e i 12 anni circa e anziani, ovvero, quelli che nel 1985 avevano più di 55 anni. Per questi gruppi l'effetto sul voto per Forza Italia è molto più pronunciato, fino a punte del 10%."

L'uso di dati individuali ha anche permesso di analizzare i possibili meccanismi attraverso cui la televisione commerciale ha potuto influenzare il comportamento elettorale. Due risultati interessanti sono emersi in questo senso. "Il primo è che le persone esposte a Fininvest da piccole risultano essere meno partecipative alla vita sociale e meno attive in tutto ciò che è comunità. Il secondo è che, utilizzando dati dell'OCSE sulle capacità cognitive degli adulti, troviamo che gli adulti di oggi che erano stati esposti da piccoli a Fininvest presentano un livello cognitivo meno elevato." Insomma, questa ricerca contiene del materiale che scotta

"Di sicuro, bisogna evitare di affermare che 'la tv è stupida e ti rende stupido e se sei stupido voti per Berlusconi.' È un discorso molto più sottile."

Ci siamo fatti spiegare meglio il concetto da Durante. "Esiste un'ampia letteratura in medicina e psicologia sugli effetti negativi della tv sulle capacità cognitive dei bambini. Guardare la tv sottrae tempo ad attività intellettualmente più stimolanti quali la lettura. Altri hanno invece sottolineato l'effetto della tv sulle attitudini civiche degli individui. Per esempio, nel suo celebre lavoro sul declino del capitale sociale negli Stati Uniti, Putnam dice che la TV commerciale può avere effetti negativi sulla partecipazione sociale dei giovani. Infine, individui cognitivamente meno sofisticati e socialmente meno coinvolti sono più vulnerabili alla retorica dei populisti. Questo susseguirsi di effetti viene confermato dai nostri risultati."

Secondo Durante, quest'ultimo gruppo di persone è da distinguersi dagli attivisti che partecipavano ai MeetUp che si sono sviluppati nei primi anni di diffusione di massa di internet in Italia "Chi vota per il Movimento 5 Stelle e gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono persone molto diverse. Non si prende il 30% solo con gli attivisti veri e propri. Prendi milioni di voti tra le persone che prima andavano a votare per altri o non andavano a votare, magari quelle più vulnerabili alle logiche populiste. Di fatto, non c'è alcuna relazione significativa tra l'esposizione ai canali Fininvest negli anni 80 e la presenza di gruppi MeetUp grillini alla fine del 2000."

In definitiva, il senso dello studio è ciò che la gente guarda influenza il modo in cui pensa e sente, ha concluso Durante, "E ciò influenza il modo di pensare alla politica negli anni seguenti. Il fatto che Donald Trump con i suoi messaggi abbia successo su una generazione che è stata esposta per tutta la vita a dei codici linguistici semplici non è un caso. Ovviamente le origini del populismo sono da cercarsi in dinamiche sociali ed economiche molto più complesse e profonde. La tv non genera il populismo ma fornisce ai populisti un codice linguistico per raggiungere le persone con quello stesso tipo di linguaggio. Di sicuro, quindi, bisogna evitare di affermare che 'la tv è stupida e ti rende stupido e se sei stupido voti per Berlusconi o per chiunque altro.' È un discorso molto più sottile."