Foto dei membri della gang più pericolosa della Nuova Zelanda
Shano Rogue, 2010. C-Type Photograph, 1.9M x 1.5M

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Foto dei membri della gang più pericolosa della Nuova Zelanda

Il fotografo Jono Rotman ha fotografato 200 membri della Mongrel Mob, la gang più famosa della Nuova Zelanda.
29.5.15

Shano Rogue, 2010.

Negli anni Sessanta, un gruppo di adolescenti della zona di Hawkes Bay, in Nuova Zelanda, si riunì in una banda. Non giravano in moto, ma presto cominciarono ad adottare tutti gli accessori caratteristici dei club di motociclisti: le toppe, i colori distintivi e i riti di iniziazione particolarmente violenti. Divennero noti con il nome di Mighty Mongrel Mob. Oggi sono la gang più grande del paese, con 30 sezioni in entrambe le isole.

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È molto raro che i media riescano ad avere accesso ai riti e ai componenti della banda, ed è per questo che le foto di Jono Rotman sono così importanti. Jono, un fotografo nato a Wellington e ora residente a New York, si è fatto le ossa fotografando le prigioni e i reparti psichiatrici di tutta la Nuova Zelanda e poi, nel 2007, ha deciso di dedicarsi a fotografare la banda. Gli abbiamo chiesto come ha fatto a convincere i suoi membri a farsi fotografare e cosa ha imparato da questo progetto.

Notorious Snapshot #24, 2014.

VICE: Ciao Jono, come hai fatto ad entrare in contatto con queste persone?
Jono Rotman: All'inizio ho chiamato il funzionario della polizia della Nuova Zelanda che si occupava della gang e mi sono fatto dare una lista di numeri di persone che facevano da tramite tra il gruppo e la polizia. Quando ho iniziato, l'idea era di occuparmi di tutte le gang neozelandesi, ma alla fine mi sono dedicato solo alla Mongrel Mob.

Come hai fatto a convincerli a farsi fotografare?
Ho spiegato che non stavo cercando di "raccontare la loro storia", di esporli o stronzate del genere. Ho detto loro che volevo fargli dei ritratti da cui si vedesse tutta la loro forza. Sai, a prescindere dal modo in cui i membri della gang sono visti dalla società, si tratta comunque di uomini che hanno sposato una credo e combattuto battaglie, a volte mortali. Più si convincevano della mia sincerità, più capivano che volevo fare qualcosa più complesso di una cartolina folcloristica. Una volta ottenuto il permesso dall'alto, i membri del gruppo sono stati contenti di collaborare. È un'organizzazione con una gerarchia molto precisa. Ti sentivi intimidito?
Certo. La storia della banda è piuttosto sanguinosa. La Nuova Zelanda non è un paese violento, e questi ragazzi si sono guadagnati la loro reputazione sul campo. Forse è proprio per questo che non hanno niente da dimostrare e sono molto chiari nel rapportarsi con te. C'era sempre la tacita consapevolezza che mi avrebbero potuto uccidere, se avessi fatto qualche stronzata.

Denimz Rogue, 2008.

Mi parli del primo ritratto che hai realizzato?
La mia prima tappa è stata a Porirua, dove sono andato per fotografare Denimz, il ragazzo con i cani tatuati sulle guance. È una zona abitata prevalentemente da maori e indigeni delle isole del Pacifico, con un sacco di case popolari. La casa di Denimz è molto carina, ha una bella famiglia ed è un ragazzo ben organizzato. Credo che con l'età le loro prospettive diventino più ampie: diventa sempre meno una questione di guerra di territorio e sempre più una questione di benessere della comunità. Quando ci siamo incontrati ho cercato di essere il più diretto possibile. A quel punto non sapevo ancora con chi avevo a che fare, per cui ho detto semplicemente cosa volevo fare, e lui mi ha detto cosa non voleva fare.

Sean Wellington e i suoi figli, 2009.

In generale, come sono le case di queste persone?
Sono molto pulite. Molti di loro sono sposati, e molti sono stati in prigione e ne sono usciti con un atteggiamento intransigente in fatto di pulizia. Mi sono concentrato soprattutto sui membri più anziani, per cui in generale hanno la testa abbastanza a posto. Ma sono stato anche in posti molto squallidi. In generale, non sono ricchi e non c'è nessuna ostentazione.

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Come sono di persona?
Sono personaggi interessanti, forgiati da vite dure. Faccio il fotografo da molto tempo e ho avuto anche a che fare con gente famosa e rispettata, ma sotto molti aspetti ritengono che loro siano persone davvero notevoli. Ho scattato circa 200 ritratti. E non ho mai avuto un'esperienza davvero negativa, solo qualche problema iniziale legato all'inesperienza. A volte capita che qualcuno si faccia un'idea sbagliata di quello che vuoi fare, basata su voci e pettegolezzi.

Bung-Eye Notorious, 2008.

Ti è mai capitato di vedere qualcosa di sconvolgente?
Ti racconto una storia: stavo partecipando a una "memorial run," che in pratica è un viaggio attraverso il paese per visitare le tombe dei loro fratelli caduti. Guidano delle Ford V8 classiche, che chiamano 'Henries'. Eravamo una trentina di auto, diretti in una città controllata dalla Black Power. La loro gang rivale. I ragazzi della Black Power devono aver visto le prime macchine con i segni distintivi, e devono averlo annunciato ai loro compagni dall'altra parte della città. Fatto sta che, quando siamo arrivati lì, sono arrivati una dozzina di ragazzi armati di mattoni e mazze da baseball e hanno cominciato a sdraiarsi sulle macchine. Sono arrivate altre macchine della banda. Ne è nata una rissa proprio in mezzo alla strada principale della città. Per fortuna poi è arrivato il capo della banda e ha fermato tutto, altrimenti sarebbe stato un bagno di sangue; i Black Power erano molti di più.

Greco Notorious South Island, 2008.

Cosa hai imparato negli otto anni che hai passato con la banda?
Ho iniziato a vedere la Nuova Zelanda per com'è davvero—alcuni di questi ragazzi vengono da situazioni di vera povertà e da ambienti davvero difficili. Questo progetto mi ha aiutato molto a capire il mio paese. Se hai avuto una buona istruzione e cose così non ti unisci a una gang.

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Da artista, la cosa che mi interessa di più è indagare sulle condizioni umane. Per me, le gang rappresentano una serie di impulsi umani portati all'estremo. In un certo senso i membri delle gang sono puri. Era questo quello che volevo verificare, e in effetti la mia esperienza me l'ha confermato. Ma con l'evolversi della mia relazione con loro, il mio lavoro è diventato più difficile. Incontrare persone con una formazione così radicalmente diversa dalla mia mi ha reso più umile, il che è sempre un bene. Inoltre, questo progetto mi ha dato la possibilità di osservare le forze che hanno formato la Nuova Zelanda. Questi ragazzi hanno giocato un ruolo molto importante.

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