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Vice Interviews - The Big Sleep

14.2.08

Avete presente quando rivedete il vostro vecchio professore di storia del liceo dopo dieci anni e insegna sempre le stesse cose e continua ad indossare la stessa giacca di tweed con quella macchia di senape sul risvolto? Ecco, questa è la sensazione che mi fanno provare i The Big Sleep. Mi spiego, non sono sicuramente il gruppo del momento, ne' tanto meno il più esaltante, ma sono affidabili e sinceri e intelligenti e riescono a farmi sentire al calduccio e mi fanno venire nostalgia dei tempi dell'università.
Se mi assomigliate anche solo un pochino, non appena sentirete questo terzetto nato a Philadelphia e trapiantato a Brooklyn vi immaginerete una versione di voi stessi più giovane e più hippy, seduta in terra a gambe incrociate, oscillando lentamente la testa al ritmo dei G!YBE e poi, bam!, head- banging come se non ci fosse domani. Ma a differenza dalla comune strumentale canadese, i Big Sleep non disdegnano l'utilizzo dei testi. Quindi tenete a mente i G!YBE, aggiungete una manciata di Sonic Youth ad alto volume, mixateci qualche fumoso effetto di chitarra alla MBV e qualche riff alla Black Sabbath, e otterrete i The Big Sleep. Non male, eh?

Perchè il nome The Big Sleep?  È tipo la morte, il romanzo di Chandler, o Humphrey Bogart? O tutte e tre? Danny: In tutta la stupidità della mia adolescenza, pensavo che sarebbe stato un gran bel nome per un gruppo. Adoro il film, amo il libro, ma non voglio realmente emulare Bogart o qualsiasi altra cosa del genere. Non ho niente contro Bogart, ma non è certo un modello a cui faccio riferimento.

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Da quanto tempo siete a Brooklyn?
Danny: Ci siamo trasferiti nella city nel 99 e poi a Brooklyn nel 2000. All'inizio, quando ci eravamo appena trasferiti, sembrava molto cool. Ma ora è un po' desolante vedere tutto lo sviluppo sfrenato.

Siete mai stati coinvolti romanticamente l'uno con l'altro?
Sonya: Sì, io e Danny siamo sposati dal 2005.

Wow! Fantastico. Ho sempre voluto avere un gruppo con il mio fidanzato. La musica vi aiuta in qualche modo a tenere vivo il rapporto?
Danny: Ti sembrerà stupido, ma entrambi odiamo parlare della nostra storia in riferimento alla musica. E' solo una questione personale e il modo in cui scriviamo musica ne è abbastanza distaccato.
Sonya: La nostra relazione si basa un po' sul modello di quella di Ike e Tina Turner.

Ok, quindi voi ragazzi scrivete della bellissima musica insieme e fate sesso. Come chiamereste i vostri figli?
Danny: Voglio dare ai miei figli i nomi dei miei chitarristi preferiti.

Il vostro vecchio album aveva un leone in copertina. L'ultimo ha un cavallo. Mi spiegate perché?
Sonya: Beh, credo che i cavalli abbiano una forza nobile, sottile e raffinata, con cui ci identifichiamo in modo particolare in questo album. Quell'immagine ritrae un cavallo in mezzo ad una tempesta di neve. Anche i pezzi strumentali parlano di avversità e di affrontare cambiamenti e in generale di cose che capitano e che vanno affrontate. Quindi era un'immagine perfetta, non è che ci siamo seduti in semicerchio e ci siamo detti all'improvviso "Ci piacciono i cavalli, usiamo un cavallo." L'immagine del cavallo che attraversa una tempesta di neve aveva proprio a che fare con quello che volevamo comunicare: il bisogno di affrontare i problemi e andare sempre avanti.

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Visto che entrambi cantate nell'album, entrambi scrivete i vostri testi?
Sonya: Di solito funziona così, ma a volte ci aiutiamo l'uno con l'altro. Non mi definirei una poetessa. Ci correggiamo a vicenda. Danny ha scritto Son of the Tiger anche se la canto io- la mia parte è basata su una vecchia poesia di guerra giapponese. Ne avevamo letto la traduzione in un libro e ci era sembrata molto bella.

Wow. Come l'avete trovata?
Sonya: Danny è un appassionato della seconda guerra mondiale, ha letto molti libri a riguardo e tra di essi anche quello in cui ha trovato la poesia.

Perchè proprio la seconda guerra mondiale?
Danny: Perché è stata la guerra più grande del mondo e non ce ne sarà mai più una così.

Quindi… ti piacerebbe fare il soldato?
Danny: È difficile da spiegare, ma ne sono attirato in un modo strano, sarà qualcosa che ha a che fare con la portata enorme di un evento del genere e per il fatto che ha coinvolto milioni di persone, e ha colpito tutti a livello personale. Leggo quasi solamente biografie e libri di storia. Però faccio delle eccezioni per i grandi scrittori di gialli come Chandler e Hammett, e qualsiasi cosa di Cormac McCarthy, ovviamente. Se dovessi scegliere, sarei un marine, ma sono felice di non dover scegliere. Non avrei mai voluto essere un soldato che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale. Non direi mai niente di così stupido.

Quindi la musica è una sorta di chiamata alle armi?
Danny: C'è una sorta di piacere egoista e personale nell'essere un musicista, e a prescindere da qualsiasi opinione politica o ragione che una persona possa avere per arruolarsi nell'esercito, c'è qualcosa di ammirevole nell'impegnarsi a servire la propria patria– nell'essere così altruisti. Comunque, la gente non si accorge di quanto sia importante sostenere l'arte, così sono felice di fare i sacrifici che faccio per cercare di fare musica. Detto questo, NON STO ASSOLUTAMENTE mettendo le due cose a confronto. Ovviamente fare il soldato è molto più pesante che fare il musicista. Io non faccio niente di pericoloso. A meno che non voglia.

CLAIRE MACDONALD

*Il nuovo disco dei The Big Sleep, Sleep Forever, è fuori su Frenchkiss.

Foto di Alex John Beck