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stili di gioco

Report post-partita, Italia-Inghilterra 4-2

L'Italia è in semifinale. Ecco come ci è arrivata.

di Daniele Manusia
25 giugno 2012, 2:00pm

Quando Barzagli in conferenza stampa ha risposto a una domanda su Rooney rivelando senza volere che l'Italia avrebbe giocato con 4 difensori (per la precisione, Barzagli ha detto che non sarebbero bastati i quattro di difesa per fermarlo), Prandelli lo ha guardato di traverso. Già contro l'Irlanda aveva mostrato di voler tenere segreto l'undici iniziale per avere un piccolo vantaggio, come lo ha avuto la Spagna contro di noi quando si è presentata senza centravanti al debutto. Ora, tralasciando che quella della Spagna è stata più una bella sorpresa che un colpo basso per l'Italia, il desiderio di segretezza di Prandelli riguardo la formazione non ha senso. 

Tutti ormai sanno che l'Italia può giocare in due modi: con il 3-5-2 o il 4-4-2 a rombo con un falso numero dieci (Thiago Motta o Montolivo). Il primo modulo è usato di preferenza contro avversari che giocano con una punta, un trequartista e/o due ali larghe capaci di rientrare verso il centro (4-2-3-1 o 4-3-3); il secondo contro formazioni più classiche con due attaccanti centrali (4-4-2). In sostanza: Prandelli sceglie il 3-5-2 quando è consapevole che non potrà dominare la partita contro avversari creativi (è una formazione più votata al contrattacco che al possesso; anche se non così difensiva come forse ha frainteso Blanc, che nel tentativo di emularla ha schierato contro la Spagna due terzini sulla stessa fascia, invitando così i terzini spagnoli a piantare le tende nella metà campo francese) e il 4-4-2 a rombo quando conta di schiacciare la squadra avversaria nella sua metà campo. Ed è così che è andata sia contro l'Irlanda che contro l'Inghilterra. In teoria il 4-4-2 è il modulo che preferisce, perché secondo le idee di Prandelli l'Italia dovrebbe/potrebbe controllare la partita contro qualsiasi formazione, ma in un certo senso è segno che Prandelli non rispetta le capacità degli avversari in fase di possesso.

Difensivamente i problemi che possono derivare da un modulo di questo tipo sono due. Da una parte si corre il rischio di restare 2 vs 2 in difesa (problema segnalato alla vigilia da Di Canio: "Italy has to be worried about the one-on-one for Leonardo Bonucci, as individually he tends to struggle. Welbeck and Rooney are frightening on the counter-attack and especially in the final 30 metres, as they know each other and can combine well"-ed è da notare che la coppia del Manchester United è riuscita a combinare qualcosa solo una volta, quando Welbeck è andato al tiro dopo che Rooney gli aveva restituito palla di tacco, evidenziando proprio i limiti di Bonucci). 

Secondo poi, contro squadre larghe come l'Inghilterra (solo il 25% degli attacchi inglesi in tutto il torneo prima del match con l'Italia erano passati per il centro), il rischio è di trovarsi in inferiorità numerica sulle fasce. Sacchi, sulla Gazzetta, aveva profetizzato: "I due sistemi di gioco prevedono una superiorità italiana nel centrocampo a cui si contrappone quella inglese sulle fasce". Nel dettaglio il rischio era quello indicato da Michael Cox sul Guardian: che il diamante dei centrocampisti italiani, stretto come lo concepisce Prandelli, si trovasse scoperto sui cambi di fronte (dovendosi spostare in blocco) lasciando in inferiorità il terzino sul lato debole. Una coperta corta in orizzontale, insomma. Per questo la capacità di Gerrard di cambiare gioco con lanci precisi, avrebbe potuto essere una delle chiavi della partita; anche se a posteriori non lo è stata (Gerrard ha cambiato gioco solo 3 volte in tutto, 2 con successo) è vero che uno dei modi con cui si può mandare in difficoltà l'Italia è semplicemente spostare la palla da destra a sinistra. Un problema che dovrebbe far riflettere Prandelli sul modulo da schierare contro la Germania, con Özil a fare da transizione per i due esterni (la Germania è una delle due sole altre squadre ad attaccare sugli esterni più dell'Inghilterra-vedi link sopra) e, fino a qui, il miglior sistema offensivo della competizione.

Oltre che nei cambi di gioco, il rombo italiano può andare in difficoltà nei movimenti a scalare del centrocampo, semplicemente se il terzino avversario è abbastanza intraprendente da spingersi nella nostra trequarti. Come segnalato analizzando l'amichevole persa contro la Russia, si crea una sorta di effetto domino se anche un solo giocatore effettua il movimento in ritardo. La più limpida occasione da gol inglese (l'unico tiro in porta) è sorprendentemente simile a quella che ha portato al primo gol russo. Balzaretti preso al centro del triangolo Johnson-Rooney-Milner, De Rossi occupato da Gerrard, Montolivo che non è rientrato ad arco su Johnson e Pirlo troppo lento in copertura: in una sola azione tutti i problemi difensivi dello schieramento italiano. Subito dopo Prandelli ha chiesto a De Rossi di pressare e seguire Johnson, ma almeno fino alla mezz'ora gli inglesi sono stati in superiorità da quella parte grazie ai movimenti di Gerrard uniti alla spinta del terzino del Liverpool. 

Le cose sono cambiate quando Rooney, apparentemente senza motivo (scarsa forma fisica?) ha smesso di aiutare Welbeck nel pressing su Pirlo (come era successo con la Croazia con Mandzukic), lasciandolo impostare tra la sua area di rigore e la metà campo, in quelle acque profonde dove Pirlo diventa probabilmente il miglior giocatore dell'Europeo. Questo, unito al lavoro di Cassano che andava proprio alle spalle di Johnson a ricevere la maggior parte dei palloni, ha richiamato l'Inghilterra a un atteggiamento più prudente. Abbassando la linea difensiva e finendo a giocare, cioè, al limite della propria area di rigore per tutto il resto della partita.

La grande occasione capitata a Balotelli al 25°, e quella immediatamente successiva (il tiro al volo con coefficiente di difficoltà 100) segna proprio questo passaggio. Perdonate il fermo immagine sfocato, ma guardando il posizionamento dei giocatori si può vedere come Terry si sia dovuto allargare per controllare Cassano, allontanandosi da Balotelli solo contro Lescott e Cole (scavalcati dal lancio di Pirlo e lenti nel girarsi). Terry è stato costretto a un recupero che solo una manciata di difensori al mondo sarebbero stati in grado di fare: smorzando il pallonetto di Balotelli (inutile chiedersi dove sarebbe finito se Terry non fosse stato lì) in scivolata, di petto. Voglio dire, in scivolata di petto! Se non fosse che la carriera di Terry è stata consacrata agli scandali (le risse, il padre spacciatore, le accuse di razzismo) e segnata da un rigore sbagliato in finale di Champions League contro il Manchester e la finale vinta quest'anno da spettatore, probabilmente ci saremmo ricordati di lui come uno dei più forti difensori della storia. 

Da quel momento in poi l'Inghilterra ha abbassato il baricentro sul limite della propria area (unica eccezione, sul finire della partita, un altro lancio per Balotelli, questa volta di Marchisio, leggermente troppo lungo), con i 4+4 di difesa e centrocampo a formare un vero e proprio muro umano, capace di respingere 13 dei 36 tiri totali effettuati dall'Italia. Ovviamente questo ha significato la scomparsa, o quasi, di Cassano dal campo. Anche al Milan, Cassano è abituato a prendere palla con le squadre più lunghe, guadagnando la profondità anziché aspettare come ha fatto ieri sul limite dell'area avversaria. In altre parole il gioco di possesso palla italiano, lento e prevedibile, inibisce le sue potenzialità anziché esaltarle. Cassano è bravo negli spazi stretti, ma non del tutto senza spazi.

Si discuterà, adesso, se l'Italia abbia o meno problemi realizzativi. Finora, siamo stati capaci di vincere solo contro l'Irlanda e, a parte il gol di Di Natale, abbiamo segnato solo da calcio piazzato. La nostra media di conversione delle occasioni in gol è tra le più basse della competizione (e i tentativi velleitari con cui Balotelli ha cercato di mostrare il proprio impegno per evitare le stupide critiche ricevute nei giorni passati non fanno che abbassare la media generale e la sua personale: 20 tiri un solo gol). 

Balotelli ha concluso male nell'azione di cui ho parlato sopra ma non è mai facile controllare un pallone a quelle velocità, oltretutto sia Terry che Hart hanno difeso eccezionalmente bene. Proprio allo scontro con Lescott e Terry (i due dovevano pensare praticamente solo a lui e ad intercettare i tiri dal limite, con Lescott a uomo e Terry al raddoppio) dovrebbero guardare secondo me i suoi detrattori. Non sono riuscito a trovare un video che si riferisca solo alla rovesciata eseguita nel secondo tempo, dopo aver stoppato la palla di petto proteggendola da Terry (mai visto così in difficoltà sul gioco aereo), ma se la ricordate e la sommate al pallone sradicato dai piedi di Sergio Ramos (e alla mezza rovesciata contro l'Irlanda) ne viene fuori il ritratto di un giocatore in grado di competere con i più forti difensori al mondo, fisicamente e tecnicamente. Al di là del pericolo che la sua sola presenza in area costituisce per gli avversari, Balotelli fornisce un'alternativa indispensabile alla prevedibilità del nostro gioco fatto di passaggi brevi, ancora poco fluido e per il momento fossilizzato sulla ricerca dello scambio con Montolivo (vedi più avanti). Come Thiago Motta contro l'Irlanda, anche Montolivo ha avuto sempre il problema di dover gestire il pallone spalle alla porta e, come l'oriundo brasiliano, anche Montolivo non è esattamente il giocatore più rapido del mondo a girarsi. Insomma, sempre lo stesso problema della mancanza di un vero numero dieci, capace di muoversi tra le linee con creatività. 

Sia ieri che (meno) contro l'Irlanda ci siamo trovati in difficoltà nel penetrare un sistema difensivo estremamente organizzato (nonostante la povertà del gioco, l'Inghilterra di Hodgson è uscita dal torneo imbattuta sul campo). Anzi, siamo stati tutto sommato bravi a creare le poche vere occasioni avute nel secondo tempo (De Rossi e Nocerino) tagliando dietro la difesa inglese nei pochi metri disponibili. Anche in questo caso c'era troppo poco spazio tra l'ultimo difensore avversario e il portiere, e il nostro gioco lento e prevedibile ha sempre permesso alla difesa inglese di chiudersi. Non sono un grande estimatore di questo modulo ma penso che il problema principale risieda nei limiti degli interpreti. Nessuno tra Marchisio, Pirlo e De Rossi garantisce la necessaria fluidità e tasso tecnico sufficiente per giocare in spazi così stretti e paradossalmente, con un gioco tutto palleggio e dominio territoriale, finiscono per diventare fondamentali i terzini, gli unici in grado di allargare il gioco e le maglie difensive avversarie. Il ruolo in cui l'Italia ha prodotto meno talenti da dieci anni a oggi (l'ultimo grande terzino italiano resta Zambrotta). 

Sarebbe il caso, allora, di dire una verità sullo stile di gioco italiano: il possesso palla per come lo intende Prandelli è una pura tattica difensiva. O, quantomeno, è anzitutto una tattica difensiva, il cui scopo principale è impedire la possibilità agli avversari di partire in contropiede (così come si è visto anche quando la Spagna in vantaggio contro la Francia). Solo con una teoria complottista che veda l'Italia di Prandelli come schieramento difensivo, nonostante le belle parole, si spiega l'utilizzo di Thiago Motta o Montolivo come trequartisti. Se così fosse la sua tattica ha funzionato benissimo: ogni volta che perdevamo palla nella metà campo avversaria il rombo, o diamante che dir si voglia, si chiudeva su se stesso intorno al malcapitato avversario. Una tattica ai limiti del bullismo in alcuni casi.

Prandelli però ne farebbe una ragione di equilibrio. Nel suo libro elenca gli insegnamenti ricevuti dall'allenatore di allenatori Franco Ferrari a Coverciano: "Un sistema può essere oggettivo come idea e struttura, ma deve "adattarsi" negli equilibri alle capacità, qualità e valori dei singoli giocatori". Seguono i differenti moduli possibili. Considerando che i giocatori a disposizione sono questi e all'orizzonte non si profila nessun Messi o Özil, Prandelli potrebbe non avere tutti i torti. 

A Prandelli va il merito di aver costruito un gruppo consapevole dei propri limiti e mezzi, sano dal punto di vista psicologico e in grado di giocarsela con tutti (speriamo De Rossi riesca a recuperare in tempo per giovedì). E poi, vogliamo parlare del rigore di Pirlo?

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