Una breve storia del sesso vero nel cinema

Molti, anche tra coloro che non si ritengono minimamente pudici, hanno definito l'ultimo film di Gaspar Noé pornografia mascherata da cinema sperimentale. Eppure è solo l'ultimo di una lunga serie.
28.4.16

Molti, anche tra coloro che non si ritengono minimamente pudici, hanno definito Love di Gaspar Noé pornografia mascherata da cinema sperimentale. Eppure, almeno a me, pare che un gran numero di film ben rispettati abbia utilizzato questa tecnica negli ultimi anni—Nymphomaniac, Starlet e Lo sconosciuto del lago, tanto per citarne un paio. La maggior parte, ovviamente, è stata prodotta al di fuori degli Stati Uniti e ha avuto una distribuzione limitata in America, senza essere ostacolata più di tanto dai divieti sui minori (se non altro, lo status di Nymphomaniac e Love come prodotti di nicchia ha permesso di fare leva sul contenuto sovversivo a partire dalle stesse locandine).

Anche per questo motivo, ho pensato di fare un servizio utile alla collettività—e in primis al pubblico americano—compilando una lista di film meno conosciuti contenenti alcune delle scene esplicite più trasgressive del cinema.

Un primo esempio è Un chant d'amour, un corto francese di 26 minuti del 1950. Con una trama voyeuristica, il film di Jean Genet racconta la storia di una guardia carceraria che si eccita guardando un detenuto masturbarsi e, dopo un piccolo diverbio con quest'ultimo, lo costringe a succhiare la sua pistola. Ai tempi è stato censurato non solo per le scene esplicite ma anche per le sue connotazioni palesemente omosessuali, che per molti rappresentavano l'aspetto più discutibile. Anche per questo motivo, Genet non ha mai più diretto alcun film.

Nei decenni successivi altri film hanno subito la stessa sorte, in Danimarca (Il dono, 1966), nella Germania dell'ovest (Hotel by the Hour, 1970) e in Svezia (They Call Us Misfits, 1968). Misfits scampò la censura solo per l'intervento del Ministero dell'Istruzione. La Scandinavia ha dominato questo mercato per un po', e molti film di questo genere (il più famoso dei quali è la serie Zodiac) hanno ricevuto un trattamento normalissimo: recensioni sui quotidiani nazionali e solo pochi casi di censura. Jens Jørgen Thorsen, il cui adattamento di Giorni tranquilli a Clichy di Henry Miller ricalcava l'originale nelle scene di sesso hardcore, era quasi riuscito ricevere i fondi dell'istituto danese per il Cinema per un progetto successivo—almeno finché Papa Paolo VI non si è scagliato pubblicamente contro il contenuto blasfemo.

In America non sono mai stati accettati nella stessa maniera. Come per molte altre cose, dobbiamo ringraziare John Waters per aver portato le scene di fellatio non simulate sui nostri schermi. Oltre a trasformare Divine in un culto generazionale, Fenicotteri Rosa è stato censurato in Australia, Norvegia e Canada. Quando è stato ridistribuito negli Stati Uniti nel 1997, in occasione del suo 25esimo anniversario, la MPAA [l'organizzazione americana dei produttori cinematografici] ha deciso di vietarlo ai minori di 17 anni. Al di là della faccenda della coprofagia, pare non avessero per niente apprezzato il finale con il pompino di Divine. Chissà.

Ma forse l'episodio di sesso vero e proprio sugli schermi che non possiamo assolutamente dimenticare è Ecco l'impero dei sensi, un film giapponese che ha avuto "fortuna" solo perché ufficialmente riconosciuto come una produzione francese. Nella sua carriera Nagisa Oshima ha raccolto tanto consensi quante polemiche, ma mai come in quel caso. La natura esplicita del film ha creato problemi di censura e il ritiro dalle sale negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Canada, in Portogallo e nel suo paese d'origine, tra gli altri. Vanta anche un posto nella Criterion Collection, sul cui sito internet compare con il disclaimer: "ATTENZIONE: QUESTO FILM HA CONTENUTI SESSUALI ESPLICITI."

Meno conosciuto è invece Caligola, i cui eccessi sono rimasti memorabili per tutte le ragioni sbagliate. Probabilmente è la produzione più costosa di questo elenco (17,5 milioni di dollari nel 1979), e contiene una lunga orgia, oltre a numerose scene di sesso. Al Pacino e William Friedkin hanno fatto il loro ingresso nella scena un anno dopo con Cruising, in cui un Pacino in versione poliziotto sotto copertura indaga su una serie di omicidi nei locali gay di New York. La maggior parte dell'azione avviene sullo sfondo, ma non è difficile da notare. In un lampo, Friedkin è poi riuscito a demolire la buona reputazione che si era creato con Il braccio violento della legge (che ha vinto un Oscar) e l'Esorcista dirigendo Il salario della paura, il suo film del 1977 che parla di un gruppo di sbandati che trasporta nitroglicerina altamente volatile nel Sud America verso grandi impianti di perforazione. Ma anche Cruising non gli ha portato nulla di buono.

Nessuno di questi registi, tuttavia, ha fatto scelte discutibili come Vincet Gallo, il cui controverso The Brown Bunny culmina con una scena in cui il suo personaggio riceve un pompino da Chloë Sevigny (una sua ex nella vita reale). Il film è stato messo alla gogna fin dall'anteprima a Cannes nel 2003, fino a portare a un battibecco tra Gallo e Roger Ebert, che lo ha descritto come il peggior film presentato a Cannes. In quell'occasione Gallo rispose dando del ciccione a Ebert; Ebert si vendicò parafrasando Churchill; Gallo augurò una brutta fine al colon di Ebert; Ebert rispose dicendo che un video della sua colonscopia sarebbe stato comunque più interessante di The Brown Bunny. Un punto per Ebert.

Non tutti sono stati così indelicati (anche lo stesso Ebert ha poi risposto positivamente a una versione rivisitata della pellicola), ma il film ha continuato a essere ricordato principalmente per quella specifica scena—fatto che potrebbe costituire la principale obiezione al sesso esplicito nei film. Può diventare una distrazione, un modo di incasellare qualcosa. La vera sfida, quindi, potrebbe risiedere nel non lasciare che questo aspetto determini le sorti dell'intero film.

Ma cosa aggiunge il sesso esplicito a un film? In fondo, è come per tutte le altre cose: dipende dal film stesso. Tra i più recenti, Starlet è sicuramente l'esempio migliore. Perché quando il sesso funziona, si intreccia tranquillamente con la trama. Non c'è mai un problema di shock o di sfruttamento, come dire: il sesso serve alla narrazione, non al regista.

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