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#FinoAlConfine: l’ossessione per la Champions League spiegata da uno juventino

Con l'eliminazione di ieri sera da parte del Bayern, si allunga di un ulteriore anno la striscia di delusioni della Juventus in Champions League. Sono un tifoso juventino, e ho cercato di capire perché questo succede.
Niccolò Carradori
Florence, IT
17.3.16

Sono da poco passate le 23 di ieri sera, e sono riverso sul mio letto, a fissare lo schermo del computer su cui passano le immagini di vari esponenti della Juventus F. C. Ognuno di loro tenta di riepilogare l'ennesimo fisting anale europeo che la mia squadra ha subito, eliminata dal Bayern Monaco dopo essere stata in vantaggio 0-2 e aver sperato di battere un avversario palesemente più forte. La partita dopo i tempi supplementari, infatti, è finita 4-2.

Ho passato le ultime due ore chiuso in camera, da solo, in pigiama, tenendomi la pipì perché pensavo che finché non fossi uscito dalla stanza la possibilità di tenere il 2-0 fino al 90esimo sarebbe stata possibile. Come se sacrificandomi anche io sarei riuscito a unire il mio sforzo, attraverso la ionosfera, a quello dei tizi che correvano sullo schermo. Non è la prima volta che faccio una cosa del genere: durante tutta la Champions League dell'anno scorso, ad esempio, a ogni partita ho indossato una tuta nera di acrilico che non ho mai lavato, da settembre a giugno.

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Quando ieri sera Thomas Muller ha infilato di testa il gol del 2-2, a tempo regolamentare praticamente finito, ho emesso un rantolo sordo. Per qualche minuto ho sentito i miei coinquilini che si aggiravano febbrilmente fuori dalla mia porta, forse convinti che sarebbe stata una buona idea entrare a vedere se avevo avuto un infarto.
Negli ultimi 20 anni, dall'ultima Champions League vinta dalla mia squadra, ho emesso quello stesso rantolo innumerevoli volte: per il gol di Ricken nel '97, per quello di Mijatović nel '98, per York e Cole nel '99, per i rigori di Manchester nel 2003, per un tale chiamato Pandiani, che non so nemmeno che fine abbia fatto, ma che ci eliminò nel 2004, e via così, di rantolo in rantolo, di eliminazione in eliminazione, di delusione in delusione, fino a ieri sera.

Subito dopo, animato da una furia quasi orlandesca, mi sono abbattuto su ogni commento ironico e presa per il culo postata da interisti, milanisti e tifoseria varia che la mia home di Facebook mi propinava in serie. Ho tentato di ribaltare lo scherno sostenendo che loro nemmeno la giocavano la Champions League, che da anni non si qualificano nemmeno, che siamo l'unica squadra italiana che in questo momento può giocarsela con le migliori d'Europa, che loro giocano con Abate e Nagatomo: ma la verità è che non è servito a niente.

FULL-TIME: Ce la siamo giocata ad armi pari, a testa alta, — JuventusFC (@juventusfc)March 16, 2016

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Nonostante la Juventus abbia vinto praticamente il doppio degli scudetti di qualsiasi altra squadra italiana, infatti, non riesce a vincere la Champions League. Ed è il momento di ammettere in modo pacifico e aperto, nonostante la baldanza che gli juventini ostentano, che è un'onta difficile da sopportare.

Spiegare per quale motivo la Champions League è un'ossessione per gli juventini a chi non interessa niente di calcio non è semplice, soprattutto perché la struttura stessa di fazionismo oltranzista, irrazionale e spesso ridicola, che fa parte di questo sport è difficilmente comunicabile. Ma vi assicuro che ogni anno il dolore che provo è sempre lo stesso. Ed è piuttosto cocente.

Le altre due grandi squadre italiane, Milan e Inter, hanno vinto più Champions League della Juve.

Il Milan in maniera netta, evidente e protratta nel tempo; l'Inter di una sola vittoria, ottenuta dopo 46 anni senza vederne una (e a 38 dall'ultima finale persa), ma comunque tale. Nonostante tutti gli ioni juventini si sforzino di sostenere che dall'ultima vittoria del '96 abbiano giocato altre quattro finali, infatti, l'Inter ne ha giocata una. L'Inter ha vinto e la Juve per quattro volte ha perso. Sostenere che l'Inter sia migliore in Europa della Juve è ridicolo—solo l'anno successivo alla vittoria del 2010 ne prese cinque in casa dallo Shalke 04—ma questo non toglie niente al senso di ingiustizia che prova il tifoso juventino.

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Ho tenuto a chiarire questo punto proprio perché è utile a sostenere la mia tesi: essere la squadra storicamente più forte d'Italia e non riuscire a vincere in Europa porta con sé una considerazione che dal punto di vista tecnico e logico non dovrebbe aver alcun senso, ma che comincia ad averlo nella psicosfera di questo sport: la Juve ha qualcosa che le impediscedi vincere in Europa. Ma perché è così? Perché la Juventus non riesce a vincere questa coppa di merda?

Ogni mattina in Africa, a forza di uscire — Ruttosporc (@Ruttosporc)March 17, 2016

Negli anni i pareri di qualsiasi essere senziente sia mai passato per uno studio televisivo per commentare il gioco del calcio si sono sprecati: solo per fare l'ultimo esempio Arrigo Sacchi—ex allenatore del Milan, che di Champions ne ha vinte due— recentemente ha spiegato che la Juve non vince in Europa perché non ha la mentalità giusta: vincere, convincere, divertire. Secondo lui per vincere in Europa serve una mentalità più offensiva, fatta di bel gioco e attacco.

Quello dei mantra del milanismo in Europa, fatto di estro e offensivismo, è un discorso lungo e complicato, che dal mio punto di vista, a mente fredda, più che dalla mentalità potrebbe essere spiegato da una deduzione: i soldi di Berlusconi ti facevano comprare Van Basten, Rijkaard e Gullit. Ma la verità è che per diverso tempo ci ho creduto anche io alla storia della concezione tecnico/attitudinale fatta da Sacchi: pensavo che la Juve non riuscisse a vincere in Europa perché aveva un gioco troppo italiano, fatto di difesa e solidità fisica. Questa convinzione mi è rimasta finché l'unica squadra italiana che funzionava davvero in Europa era il Milan. Poi è successa una cosa: l'Inter nel 2010 ha vinto.

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E lo ha fatto esattamente con il tipo di gioco che Sacchi predicava essere deleterio per la Champions League: grande difesa, ripartenze, zero divertimento. L'unica vera dote mentale che aveva la squadra di Mourinho nel 2010 era la convinzione, non l'offensivismo. Ed è stato proprio il tecnico portoghese, all'inizio di quell'anno, a sancire questo cambio di mentalità, chiarendo che la Champions League era "un sogno e non un'ossessione". La differenza rispetto alle stagioni passate fu talmente netta da fare impressione.

Ed eccoci al punto. Il vero, profondo, motivo per cui la Juventus non vince in Europa—per come la vedo io—è proprio da ricercarsi nel dolore che provo ogni volta che veniamo eliminati, nei discorsi filosofico/tecnici che vengono fatti a posteriori e a priori a ogni Champions, e al senso di superiorità/inferiorità che la Juve vorrebbe dimostrare. La Champions League è talmente un'ossessione per i tifosi juventini che ormai l'ansia da prestazione nei giocatori si nota anche con le piccole squadre. Ogni volta che vedo Pavel Nedved in tribuna mangiarsi i polsi di mercoledì, ci penso.

Il Milan giocava con quella disinvoltura in Champions per un semplice motivo: non aveva niente da dimostrare, quindi poteva andare tranquillo, con quell'attitudine che dalle mie parti si definisce "a palle in mano".

Il vero problema è che la prova di come fosse possibile vincere la Champions anche per chi non aveva le virtù cardinali di Sacchi, ovvero la Champions League del 2010 vinta dall'Inter, più che convinzione ha messo ancora più pressione sulla Juventus. E a questo punto viene quasi da pensare che l'unico modo per pensare di vincere la Champions League—a meno che Agnelli nella prossima sessione di mercato non spenda un capitale—è quella di rinunciare all'ossessione.

L'ultima volta che la Juventus vinse una Coppa dei Campioni, come si chiamava un tempo, si presentava alla manifestazione dopo un'assenza lunga nove anni: non aveva nessuna vera pretesa di vincere, nessuna vera pressione, e in finale sconfisse la squadra che all'epoca era considerata la più forte del mondo.

Ma la dura realtà è che rinunciare non è possibile. Anche in questo mi arrivano messaggi ironici in posta privata che storpiano il motto sociale della Juventus #FinoAllaFine in meme ironici con su scritto #FinoAlConfine, e io già penso alla prossima Champions, alla possibilità di vincerla, e di rivalsa verso tutte queste brutture.

Con estrema lucidità penso che non succederà a breve, ma prima o poi so che capiterà: quindi sappiate che quel giorno, uno per uno, vi verrò a cercare a casa. Tanto state dentro il confine.

Thumbnail di Chiara Esposito. Segui Niccolò su Twitter

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