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Intervista a un rapinatore di bancomat

Quando stai lavorando, il cuore ti batte veramente veloce. Devi riuscire a rimanere calmo. Nelle settimane precedenti, cominci a monitorare lo sportello bancomat. Tutti i giorni. Ma se hai fatto tutto bene non hai nulla di cui preoccuparti.

di Soufiane Jbara
05 luglio 2016, 10:22am


Foto via Flickr.

Gli sportelli bancomat sono da tempo il punto debole nel cuore del sistema delle banche. Queste, oggi, difficilmente tengono contanti nelle loro sedi, ma gli sportelli ne sono colmi e attirano così i rapinatori. Nel 2011, per esempio, il Commissariato per la lotta contro la delinquenza itinerante ha contato in Francia 209 scassinamenti di sportelli, il 26 percento dei quali con l'uso di esplosivi.

Per far fronte a questo problema, il governo e le banche hanno tentato con varie misure di aumentare la sicurezza degli sportelli. Per esempio, oggi i tecnici sono autorizzati ad avere un'arma durante la riparazione degli sportelli e le banche stanno gradualmente incrementando un sistema di bombe d'inchiostro che esplodono sulle banconote in caso di scassinamento. Con queste misure di sicurezza, è molto raro che un colpo a un bancomat riesca.

Ma poi ho conosciuto Amine, un ragazzo che è riuscito a scassinare uno sportello bancomat. Sulla trentina, lavora nella vendita al dettaglio, ma non esita a incrementare il suo stipendio con i furti. A differenza degli altri ladri, è caratterizzato da discrezione e professionalità, e non è mai stato schedato. Ha accettato di raccontarci di uno dei suo colpi più importanti.

VICE: Ci racconti un po' la tua storia?
Amine: Credo che sia simile a quella di qualsiasi altro giovane criminale. Quando ero alle scuole superiori ho cominciato a spacciare e trafficare varie cose—erba, moto, motorini e macchine rubati—praticamente facevo qualsiasi cosa potesse farmi guadagnare.

Perciò ho presto smesso di dover chiedere soldi ai miei genitori. Non ero ricco, ma me la vivevo piuttosto bene senza fare troppa fatica. Andavo spesso in vacanza, potevo permettermi l'ultimo completo da calcio e vestiti di marca. Quando avevo 19 o 20 anni ho cominciato a lavorare, senza interrompere la mia attività parallela. Non mi hanno mai beccato—cosa che mi incoraggia a continuare.

Come sei passato da crimini minori agli sportelli bancomat?
Con le mie altre attività criminali ho incontrato le persone giuste. Ci ho fatto amicizia perché erano come me: pieni di risorse, seri e decisi a fare la maggiore quantità di soldi nel minor tempo possibile. Quindi abbiamo formato un piccolo gruppo di sei o sette persone. La nostra specialità erano le rapine, ma facevamo anche furti nelle case e rubavamo macchine. Ci accordavamo sempre prima sul numero di persone che dovevano partecipare: se si trattava di un piccolo furto, ci presentavamo in due. Di fatto eravamo una gang.

Ci siamo fatti una reputazione e abbiamo cominciato a lavorare solo quando c'era un piano concreto. Non lasciavamo mai nulla al caso. Le persone venivano a dirci che quel giorno ci sarebbe stato un pagamento in contanti in quel posto, o che un commerciante teneva dei soldi in cassa. Facevamo il calcolo costi/benefici e decidevamo se commettere o meno un determinato crimine. La maggior parte delle volte, erano le persone vicino alle vittime a farci la soffiata—spesso mogli che erano state tradite. Per loro è un modo per vendicarsi e al contempo farci qualche soldo.

Immagino che avrai ferito, in diversi modi, diverse persone. Ci pensi mai?
Non mi faccio troppi problemi con la morale. Non sono una specie di Robin Hood. Negozi o individui, a me non interessa. Preferisco che i soldi siano nelle mie tasche piuttosto che in quelle di qualcun altro. Non ho mai ucciso nessuno: quando le persone collaborano, non uso la violenza. Ma è vero che quando mi trovo di fronte a qualcuno che oppone resistenza, posso tirare qualche pugno o minacciare le persone con la pistola. Del resto credo sia parte del lavoro.

Per quanto riguarda il trauma psicologico di cui sono responsabile, il pensiero non mi toglie il sonno. Non ho mai incontrato le mie vittime e non penso mai all'impatto che le mie azioni hanno avuto su di loro.

Ok. Se ti va, raccontami di quella volta in cui hai scassinato uno sportello bancomat.
Una volta dei ragazzi della mia squadra hanno incontrato un ex criminale che sapeva come farlo. Non puoi semplicemente prendere una banca a caso e andare là senza un piano preciso. Preferisco rimanere sul vago, ma in alcune zone le ricariche degli sportelli bancomat vengono fatte da più persone. Quando questo avviene, parcheggiano parallelamente allo sportello del bancomat per evitare che si possa sfondare la porta con un'auto ariete. Ma in altri posti, il tecnico è da solo, ed è esattamente quello che cerchiamo. Nessuno vuole che per soli 40mila euro a persona finisca in un bagno di sangue. Un'altra cosa che bisogna tenere a mente è se lo sportello usa il sistema di bombe d'inchiostro oppure no. Ritrovarsi delle banconote ricoperte di inchiostro è incredibilmente frustrante.

Una volta che il tecnico comincia a caricare le banconote nella macchinetta devi considerare bene i tempi, altrimenti sei fregato. Da un punto di vista pratico, lo sportello bancomat deve essere in un posto dove puoi sfondarlo con l'auto ariete: usiamo la macchina per sfondare le porte da cui il tecnico fa avanti e indietro, vicine allo sportello. Quindi ci sono alcuni criteri tecnici: niente marciapiedi (possono rallentare la retromarcia) e non scegliere uno sportello in un'incassatura che non è larga almeno quanto la macchina.

Foto via Flickr.

Come vi siete preparati allo scassinamento?
Facevamo tutti un sacco di corsa per lavorare sul cardio. Nel caso ci sia qualsiasi problema, devi poter contare sulle tue gambe, e inoltre aiuta ad alleviare lo stress. Quando stai lavorando, il cuore ti batte veramente veloce. Devi riuscire a rimanere calmo. Poi, cominci a monitorare lo sportello bancomat. Parcheggi in un angolo tranquillo e sorvegli lo sportello per ore e ore, aspettando che i tecnici arrivino. Studi i diversi turni e le strade che fanno. Devi farlo diverse volte, tutti i giorni per qualche settimana, così al grande giorno non hai sorprese.

Ovviamente non puoi permetterti di farti notare dagli abitanti del quartiere. Noi ci organizziamo così: due persone stanno vicino allo sportello e altre due stanno alla fine e all'inizio della strada per assicurarsi che la polizia non stia sorvegliando—tutti in costante contatto telefonico. Per assicurarci l'anonimato, usiamo anche telefoni apposta, che accendiamo sul luogo e mai vicino alle nostre case.

Poi preparavamo un piano di fuga, e ci sono un sacco di cose da tenere a mente. Dovevamo conoscere la distanza tra lo sportello e la caserma di polizia più`vicina per sapere quanto ci avrebbe impiegato ad arrivare. Anche sapere dove erano posizionate le camere di sorveglianza in città era essenziale, in quanto la polizia le usa per poi investigare. A quel punto, abbiamo dovuto scegliere un posto per parcheggiare la macchina con cui fuggire che non fosse sotto gli occhi di tutti.

A livello materiale, di cosa hai bisogno?
Tre macchine rubate e una pistola, giusto per stare sicuri. Per le macchine, ci siamo affidati a persone terze. Puoi chiedere loro di rubare cose per te e loro si assicurano di rimuovere tutto il sistema satellitare che è sempre più comune nelle macchine grandi. Abbiamo chiesto tre macchine sportive e una 4x4 da usare come auto ariete. Il tutto per 9000 euro. Avremmo potuto farlo da soli, ma non avevamo molto tempo, dovevamo monitorare gli sportelli. Per rimediare le armi, invece, abbiamo sfruttato la nostra rete di contatti—ne abbiamo trovata una buona per 1500 euro.

Una volta che avete ultimato i preparativi e ottenuto tutto quello che vi serviva, cosa vi rimaneva da fare?
Avevamo l'ultima riunione tre o quattro ore prima dello scassinamento, per assicurarci che tutto fosse a posto e ognuno di noi sapesse cosa doveva fare. Dopo, uno di noi si è diretto a parcheggiare una macchina fuori città, in campagna—che sarebbe dovuta servire a tornare a casa sani e salvi. Una volta che tutto questo era stato fatto, ci siamo riuniti in un garage per distribuirci nelle due macchine. Io avevo il 4x4, l'auto ariete, e i miei tre partner erano in una macchina tedesca.

Ci siamo diretti verso lo sportello. Una volta là, abbiamo parcheggiato leggermente distanti. Abbiamo aspettato che arrivasse il tecnico. Ho avuto solo il tempo di recitare qualche preghiera prima che arrivasse. Ho fatto partire il conto alla rovescia e una volta che il tempo è scaduto ho sfondato con la macchina le porte dello sportello. Ha ceduto facilmente. I miei colleghi mi hanno seguito velocemente con l'altra macchina, due di loro sono corsi nella piccola stanza e uno ha tenuto il tecnico, mentre gli altri controllavano la porta con in mano una pistola. In tre minuti avevano riempito la macchina di banconote di colori diversi. Ho avuto giusto il tempo di dare fuoco alla 4x4 per eliminare le impronte digitali e le tracce di DNA. Poi siamo saliti tutti sulla macchina, e il mio collega ha guidato a tutta velocità fin quando siamo arrivati nelle campagne, dove avevamo parcheggiato. Andare a 180 chilometri all'ora, nella notte, in strade strettissime, senza fari—posso assicurarvi che è terrificante.

E poi cosa è successo?
In un posto nascosto ci siamo divisi i soldi, e poi ognuno ha preso la sua strada. Ho passato ore a contare le mie banconote. La prima notte ero troppo emozionato per dormire. Onestamente, contare grandi quantità di soldi è una delle cose migliori che puoi fare nella vita! Una volta che mi sono calmato mi sono preso una vacanza fuori all'estero. Anche perché nei due mesi precedenti avevo lavorato sette giorni a settimana.

Perché all'estero?
Be' non farti beccare dopo una rapina da 145mila euro non è un gioco da ragazzi. La polizia usa qualsiasi mezzo per trovarti. La cosa migliore è tenere un profilo basso. Solo le persone che hanno contribuito alla rapina devono esserne a conoscenza. La polizia è disposta a promettere la libertà ai piccoli criminali in cambio di una soffiata, e quando c'è di mezzo la pelle di qualcuno non ti puoi fidare. Una soffiata non era abbastanza per arrestarci, ma avrebbe aiutato la polizia. Loro sanno come mandare avanti le inchieste. Poi, se hai fatto tutto bene, non hai nulla di cui preoccuparti— a meno che non si trovino nuove rivoluzionarie tattiche investigative.

*Il nome è stato cambiato.

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