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Originariamente pensato come duetto con Freddie Mercury, Jackson preferì poi la voce di Jagger in quanto piu' rock.Che ci sia qualcosa che non va nei Jacksons è evidente quando nei video promozionali mancano le facce dei due fratelli più famosi, ovvero Michael e Jermaine (che negli anni Ottanta aveva un discreto successo). Una specie di sabotaggio al progetto, diciamo. Eh ma la vita mica è così semplice: ed ecco che i Jacksons (in grosse difficoltà finanziarie) propongono un bel tour di supporto all'album, che si preannuncia titanico. Michael a questo preferirebbe un trapianto di uccello, è riluttante. Ma alla fine accetta, sempre per i soliti intricati nodi familiari, convinto forse solo dalla promessa che il tutto si sarebbe imperniato principalemente sui suoi dischi solisti. Ecco che quindi "Michael Jackson and The Jacksons" prendono il via in questa impresa, anche se Victory non verrà performato—a parte un video di "Torture" in apertura—poichè probabilmente a Michael gli fa schifo al cazzo e/o non ha nessuna voglia di provare roba nuova. Soprattutto quella dei fratelli.
Il video ufficiale di "Torture": cantano Jermaine e Michael ma di loro non c'è traccia. Per quanto i fratelli cerchino di vestirsi come loro, non ce la danno a bere.Che l'operazione sia a scopo di lucro è evidente già dalle cifre assurde: il promoter Chuck Sullivan (affiancato da Don King che a differenza sua è un furbacchione) offre ai Jacksons un anticipo di 80 milioni di dollari (!!!) e gli assicura che si prenderanno l'83 percento sui biglietti sia venduti sia no, con dei punti percentuale all'epoca impensabili, roba da capogiro. Stadi enormi, location faraoniche, soldi spesi con eccessiva facilità affinché tutto sembri opera di Dio sceso in terra. Che il promoter sia un deficiente è da queste poche righe già chiaro, ma diventa evidente a proposito del sistema delle vendite dei biglietti: 30 dollari che all'epoca era già una cifra inaccessibile, con un sistema di lotteria per cui per comprare un biglietto ne dovevi per forza ordinare quattro (!). Padre, fratelli e promoters tutti a fregarsi le mani pensando agli interessi, l'unico a opporsi è Michael: sempre criticato per questa storia dello sbiancarsi—quando poi aveva solo la vitiligine—pensava alle sue origini di poveraccio negro sapendo che la gran parte del pubblico era del ghetto. A questo punto Michael dopo una lettera di protesta di una bambina, per la vergogna, rinuncia a essere pagato devolvendo il suo onorario in beneficienza: non prima di aver predetto un disastro imminente a causa di questo boomerang pubblicitario. Le cose quindi fra i Jacksons partono malissimo. Anche perché il promoter—da una spesa iniziale di un milione di dollari per spese legali e assicurazioni—si accorge di cominciare a spenderli alla settimana: molto presto si troverà ad abbassare il feed dei Jacksons del 75 percento, ma i casini non sono finiti.
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