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Música

Candele votive su altari elettrici

Terence Hannum, fanzinaro, artista e membro dei Locrian, ci ha parlato dei suoi lavori pieni di ombre, ritualità e metallo pesante.
26.4.12

Terence Hannum è un tipo talmente iperattivo che negli ultimi dieci anni ha sviluppato due o tre personalità. La prima, quella di membro dei Locrian, è stata appena adottata da Relapse, la quale ha deciso di far arrabbiare lo zoccolo duro del suo pubblico metallaro accasando un gruppo che proprio metallaro non è. La seconda riguarda Land of Decay, la label che gestisce con l'altro Locrian Andre Foisy. La terza è quella dell'artista off cresciuto tra i giri hardcore californiani e la facoltà di arte e design a Chicago. Ripercorrendo le tappe del suo percorso, notiamo dei movimenti che ai più occhialuti tra voi non sembreranno poi così strani. Da una zine come HeartAttaCkbibbia didascalica per la scena hc/straight edge californiana—alle fotocopie a colori, fino al posh artigianale delle uscite più recenti in pergamena, guazzo e laser-cut.

L'inserimento di temi occulti e i chiari riferimenti metal lo candidano a pieni titoli a un gruppetto di personaggi che rappresenta la miglior faccia di quella scena post-tutto che gravita intorno a label di culto come Utech, Aurora Borealis o Beta-lactam Ring. Tra di loro troviamo metallari evoluti, hardcorer pentiti e darkettoni dalla mente aperta che stanno producendo zine, artwork, disegni e quant'altro che va ben oltre quanto già detto da pionieri e amici come Sunn O))) o Stephen Kasner. E se ormai non è una novità che quella scena si muova con una certa disinvoltura dai backstage dei locali più scaci alle gallerie, Terence ha recentemente portato in giro un paio di installazioni. La prima, Negative Litanies, è una specie di enciclopedia del post-metal DYI anni Dieci e la seconda, Negative Altars, parla di pogatori e ampli wattati a volumi tipo Melvins. Poi ha avuto l'idea di raccogliere una serie bimestrale di zine di cui l'ultima uscita, The Unholy Bow (5nakefork, 2011), ci ha dato lo spunto per una chiacchierata. VICE: Ho letto che The Unholy Bow rappresenta il tuo tributo al pogo. Come mai tanto interesse per un “rito” così diffuso anche al di fuori della cultura metal?
Terence Hannum: È un tema che ho ripreso dai miei primi disegni, dove c'erano spesso amplificatori, candele e gente che pogava. All'epoca dipingevo anche a olio spettatori ripresi di spalle. Per anni mi sono interessato al profil perdu e in seguito ho iniziato a isolare quelle teste fino a renderle simili a fantasmi. Mi piacciono Boucher e Watteau, e disegnare figure di schiena o riprenderne solo una parte del viso crea un'aria di mistero ed erotismo che mi affascina. Ho deciso di giocare con quella tradizione e di trasportarla nell'underground senza però attenermi ai classici cliché del metal.

Negative Altars è una specie di rompicapo. Hai, in ordine, disegnato ampli e speaker, poi hai sovrapposto ampli e speaker reali e hai registrato il suono che ne usciva in reel to reel. Non pago, hai tirato il nastro analogico fino a formare un pentagono invertito. Com'è nata questa idea? Che ne pensi della dimensione live che evoca?
L'idea è nata dalla mania di collezionare strumenti analogici e dall'uso creativo del registratore a bobinel, tipo Frippertronics, per intenderci. Il suono live è misterioso e diverso dall'ascoltare musica in casa. C'è una componente liturgica, il pubblico è davvero aperto ad accogliere un messaggio, quindi ho lavorato molto sul suono live della mia musica.

I Locrian ne sono un esempio lampante. Dal vivo ma anche su disco, dove riuscite a recuperare una dimensione molto vicina a quella live nonostante tu, Steven e André viviate lontanissimi l'uno dall'altro…
Difatti sarebbe difficile creare quel tipo di suono registrando i layer ognuno per sé e inviandosi i file su Dropbox… Quindi si prenota il volo e si parte, una volta lì si registrano live insieme pochi strumenti e poi si aggiungono parecchi layer. Dal vivo si cerca di fare lo stesso ma i crescendo diventano a volte difficili da controllare! Ne so qualcosa… Tornando agli hannumtronics, da una parte noto che celebri il culto dell'ampli e dall'altra riscontro una vena critica. Il "santuario di amplificatori" è buono o cattivo?
Penso che i santuari che disegno siano ambivalenti e ciò che mi interessa è il sublime, la trasformazione. Nella nostra epoca, terrore e bellezza coesistono fianco a fianco. Prendi i miei ultimi lavori, in cui le immagini sono figure isolate e anonime, che non hanno un'identità o propositi espliciti. Qualche volta mi chiedo quali siano le loro intenzioni!

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Disegni spesso candele e amplificatori. Dov'è che ricerca sonora e spiritualità si incontrano?
Credo che suono e culto siano connessi in modo naturale. Quasi tutte le religioni usano la musica, corale, percussiva o altro. Penso sia una forma di espressione culturale essenziale. Musica e fede si accompagnano come i loro tabù ed io sono particolarmente interessato ai culti ascetici che proibiscono certe pratiche espressive. Lo stesso fanatismo si ritrova nelle nicchie musicali, nei discorsi riguardo un disco o un gruppo, nonché nei comportamenti che fanno parte di una determinata sottocultura.

Già. Anche nell'ambito post hc/metal di questi anni, no? Certi temi sembrano essere estremamente diffusi…
Penso che con internet le idee non abbiano più il potere di influenzare la gente in modo profondo, come in passato. E poi il fanatismo e il senso di appartenenza a una scena nascondono la transitorietà della stessa. Diciamo che oggi rispetto a ieri è più eccitante far parte di una nicchia che non essere un outsider. La nostalgia è una trappola in cui cadono quasi tutti. Approfondendo il discorso sulla spiritualità, da New Rites in poi hai inserito elementi magici nei tuoi lavori, quali sono stati i riferimenti iniziali e come si sono trasformati oggi?
Io mi limito a collezionare ciò che trovo interessante: registrazioni, foto di cerimonie, zine, film, di tutto. Cerco e trovo cose in modo spontaneo. Così il mio percorso è ovunque. Bisognerebbe seguire la propria curiosità senza preoccuparsi di dove porti. Io mischio vari elementi: cataloghi di amplificatori vintage, immagini religiose, foto di concerti per creare collage. La differenza rispetto al passato è che oggi tutto è più curato e io ho le idee più chiare. A proposito, il video flip-through di Purification è davvero efficace a livello promozionale. L'uso del bianco sorprende dopo anni di predilezione per il nero-grigio. Cosa lo ha ispirato?
Purification rappresenta certamente un cambiamento per me, ho realizzato sculture col laser-cut e le ho invertite per ottenere delle immagini raster. Adoro il risultato. Negli ultimi anni alcune realtà legate a tematiche occulte sono diventate hype, come ti rapporti alla cosa?
Penso che in giro ci sia una quantità enorme di immaginari riciclati, di cliché. Credo che sia necessario guardare fuori e poi guardarsi dentro, le domande devono diventare più serie a quel punto. Tutte le sottoculture possono trasformarsi in una trappola creativa; il loro linguaggio è di solito definito in modo rigido e loro stabiliscono molto velocemente il sacro e il profano… è difficile trovare qualcosa di nuovo al loro interno, a parte i soliti toni nostalgici. Io provo continuamente ad allontanarmi da queste nicchie per trovare altre idee e ispirazioni.

Le tue prime esperienze con le zine sono legate ad HeartattaCk e alle collaborazioni con band come Chokehold e The Antiques, punti di riferimento della scena DYI californiana dei primi Duemila. Che ricordi hai di quel periodo?
Wow, qua ci vuole la macchina del tempo. Quando disegnavo nel 2001 non avevo molto da dire e non sapevo cosa sarei stato in grado di fare. Mi limitavo a dipingere e disegnare qualcosa, che fosse pornografia, foto di concerti o altro. Avevo varie immagini di gruppi hc on stage come gli Assück o i Portraits of Past ed erano veramente interessanti: roba con colori ad acqua molto delicati di tizi sudati che suonavano sotto al palco (moshpit style), foto “didattiche” di band straight edge o altro. Le immagini hanno iniziato a circolare e ad avere una certa risonanza. Negli anni avevo collezionato tonnellate di zine, vhs e foto di gruppi e avevo una pila di numeri di HeartattaCk e decisi che avrei ridisegnato le foto dei gruppi usando l'inchiostro. L'aspetto un po' comico era che la zine non era incentrata sulla musica ma piuttosto sullo strano mondo che la circondava. Io la usavo come oggetto di studio disegnando band come i Policy Of 3 o His Hero is Gone, gruppi che mi hanno influenzato. Tutto ciò è stato per lo più spazzato via da label più grosse, magazine patinati e agenzie di pierraggio. Non sono molto nostalgico riguardo a quel periodo, davvero pochi di quei dischi sono invecchiati bene e le orrende discussioni dibattute al loro interno suonano ormai incredibilmente banali. All'epoca si sentiva che il vento stava cambiando, internet uccideva pian piano le zine. Per me quello è stato l'inizio di quel percorso che mi ha portato dove sono ora. Capivo che l'unico modo per poter continuare a far vivere le zine era farle uscire in edizioni limitate. Era una questione di principio, volevo lavorare in quel formato che molti stavano abbandonando. Ha funzionato perché ho promosso una serie di grandi lavori come quelli di Ed Ruscha, Dieter Roth e Ari Marcopoulos.

Tornando agli anni recenti, hai collaborato tra gli altri con i Sunn O))). Quali sono i punti in comune tra di voi?
Rispetto i Sunn O))) e penso che le loro performance e i miei lavori abbiano molti punti in comune. Loro portano le esibizioni live dove vogliono, trasmettono un'esperienza e ne mostrano il rituale. Lavorare con loro è molto semplice e ispirante. Prima di allora non avevo mai girato una video installazione e invece ci sono riuscito pur non avendo idea di cosa sarebbe venuto fuori. O'Malley è tra l'altro un ottimo grafico, ma i lavori che preferisco sono quelli con Banks Violette, dove cura la parte audio.

I Locrian invece si concentrano più sul suono… Mi chiedo se avete mai pensato di mascherarvi…
No, noi non usiamo costumi, ma solo luci e pesticidi. Una volta abbiamo considerato per due secondi di "mascherarci" ma sarebbe stato un completo fiasco, una via di mezzo tra Portal e i Village People. In più dal vivo faccio già molto con la strumentazione e il controllo luci e quindi non mi sembra il caso di occuparmi anche di altro!

Oltre a Sunn O))) hai collaborato con gente come Paul Nudd e più recentemente con Scott Treleaven ed Elijah Burgher, in che rapporti siete? Si può parlare di una vera e propria scena di artisti con un'estetica comune? A chi ti senti più vicino?
Innanzitutto tutti loro sono miei amici e io ho condiviso idee e lavori con ognuno per anni. Molte pubblicazioni sono nate dopo lunghissime conversazioni. Io ed Elijah andavamo a scuola insieme e lui mi passava dischi in continuazione (è un vero cultore del metal). La sua arte è sorprendente. Invece con Paul avevo molti amici in comune e ammiravo i suoi lavori da un po' di tempo, lui è divertente, ha un umorismo piuttosto volgare ed è davvero appassionato al suo lavoro, abbiamo parlato tantissimo di Amphetamine Reptile e buon metal. Invidio davvero i suoi lavori! Scott l'ho conosciuto quando lavoravo in una galleria a Chicago e siamo subito andati d'accordo poiché abbiamo in comune la buona musica e un salutare scetticismo riguardo a tutto ciò che viene considerato "sacro" in quell'ambito. Ultima domanda (di gossip poiché son brutti tempi e bisogna portare il pane a casa). So che stai per diventare papà per la seconda volta, hai pensato a un nome magico per il bambino e ad una lista di album e disegni da fargli ascoltare/vedere?
Oh, il nome del bambino sarà Edward Joseph. Non è così magico poiché ha a che vedere con nomi di famiglia. Mi piace suonare per i bambini in utero, ma lui è molto tranquillo rispetto a mia figlia che si muoveva tantissimo quando suonavo per lei. Ora ha dei gusti decisamente discutibili, ma ha tre anni quindi perdoniamola.