James Ferraro

Costantino della Gherardesca intervista James Ferraro, pioniere del pop ipnagogico.

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apr 13 2012, 7:00am

Foto di Bea de Giacomo


Nel 1967 l’editore del seminale International Times, Barry Miles, diceva che l’underground di musicisti hippy e freak era l’equivalente dell’avanguardia parigina degli anni Venti, quella di Brancusi e Picasso. Quindi, secondo Barry, tanto valeva chiamare “avanguardia” i musicisti rock della scena inglese di allora, ad esempio quelli che hanno suonato al lancio dell’IT, come i Pink Floyd (con Syd Barrett), Sam Gopal, Arthur Brown e i Soft Machine. Oggi, il pensiero di Barry è istituzionalizzato, tant’è vero che The Wire, la rivista di musica più stronza in circolazione (classica contemporanea a parte), ha tirato fuori il suo disco dell’anno dalla simpatica scena di blog, hipster e fighismo percepito e non dal mondo di compositori con camicie nere e concerti al Barbican: sempre d’avanguardia si tratta. La scelta dei giornalisti era quasi unanime: il disco dell’anno è andato a James Ferraro, il pioniere dell’hypnagogic che ha dato un colpo di coda, smarcandosi dalle sonorità evocative e realizzando il disco più smaccatamente contemporaneo in circolazione: Far Side Virtual.

Prima di Far Side Virtual, James aveva già ottenuto il consenso dello Zeitgeist, come direbbe lui stesso, tramite un pop sperimentale che è stato identificato come successore del noise: il pop ipnagogico, termine coniato dal critico David Keenan. L’idea di una musica che rispecchi strutturalmente lo stato del nostro cervello tra la veglia e il sonno era già stata esplorata da musicisti come i Nurse With Wound e, come accade sempre, l’hype si è presto sgonfiato. Detto questo, James, un fuoriclasse sicuramente più estremo con le sue sonorità rispetto agli altri musicisti a cui era stato accomunato, è riuscito a strumentalizzare tutto a suo vantaggio. Anche i suoi hater ammettono che, per quanto riguarda la comunicazione, James è tutto fuorché il ragazzo rincoglionito che sembra in apparenza. Basta guardare su YouTube i video del suo lavoro per il progetto Lamborghini Crystal, o ascoltare i dischi del gruppo che l’ha fatto conoscere, The Skaters.

Per chi non l’avesse sentito, Far Side Virtual è un capolavoro che con i suoi suoni di Skype e musiche da telegiornale internazionale ha catturato l’estetica del digimodernismo e l’influenza delle nuove tecnologie nella nostra cultura. James, quand’era ancora a Los Angeles, andava fiero del parallelismo tra il suo lavoro e le teorie di Alan Kirby. Ma a Milano era ancora più felice: sospettando che James si fosse rotto i coglioni di discorsi troppo concettuali fatti da ermetici giornalisti di musica, ho deciso di fargli un’intervista il cui tema più “alto” fossero le serie televisive. Magari i fan dei Current 93 avranno da ridire, ma, come dicono al Vernacoliere, chistracazzosenefrega.

VICE: Trovo che il dibattito sulla pirateria sia abbastanza interessante, per via degli aspetti “legali”. Anche se la gente ne parla dagli anni Ottanta, dai primi campionamenti nel rap, tutto è diventato ancora più interessante con i Negativeland e poi con i V/VM di James Kirby, che da allora ha avuto un certo successo con la critica…
James Ferraro:
E John Oswald.

Certo, John Oswald dei Martha & The Muffins, che ha inventato Plunderphonics. Pensi che sia ancora rilevante ’sta roba del copyright? Nel tuo ultimo album ci sono molti campionamenti, come il suono dell’accensione di Skype. Dopotutto, il suono di Windows che si accendeva era una composizione di Brian Eno, originariamente.
Penso che oramai la questione sia abbastanza superata. D’altronde, l’arte del campionamento è progredita. Penso che sia un tema rilevante, ma datato.

Quindi pensi che la guerra sia già stata vinta dalla pirateria?
Assolutamente. Cioè, io non mi faccio problemi quando scaricano la mia musica. Anzi, lo accetto volentieri. Dopotutto così la ascoltano.

Certo, ma tu sei l’esempio perfetto di artista di cui la gente vuole comprare, fisicamente, i dischi. Pagano per vederti dal vivo e la tua musica è “collezionabile”.
Certo. Capisco che ci siano problemi per le etichette che devono recuperare i soldi che investono nella produzione dei dischi. Ma penso che ci siano altri modi per recuperare, come ad esempio i concerti dal vivo. Uno può costruire la propria carriera anche grazie alla pirateria, oramai. Io non mi faccio problemi. Ci sono cose meravigliose che derivano dal campionamento. Tuttora, a volte, rappresenta la nuova frontiera della creatività. Specialmente nella musica elettronica, da un punto di vista post-moderno, il campionamento (anche illegale) è responsabile di una specie di Rinascimento.

Assolutamente.
Io lo accolgo a braccia aperte. Se qualcuno campionasse un mio disco e lo utilizzasse in un contesto diverso, io continuerei a vedere il mio disco come la “creazione”. A volte anche il riferimento del campionamento è importante, è interessante sapere da dove proviene.

Quindi saresti felice se un musicista follemente commerciale campionasse un tuo disco? Non so, Madonna per il suo nuovo singolo.
Sarebbe pazzesco, certo. Sì sì, assolutamente, non avrei nessun problema.

Senti, in molte interviste hai parlato di Michael Jackson e della sua arte, io trovo che sia diventato affascinante quando ha cominciato ad avvicinarsi alla fine. Quando è diventato, diciamo, più difficile da capire. Non so se ti ricordi il video per “Black or White”.
Certo.

Non c’era un filo conduttore logico, era folle. A proposito, come si chiamava quel genio della medicina, il suo dottore?
Conrad Murray.

Conrad Murray, ingiustamente condannato, stava solo facendo il suo lavoro. Se sei una star multimilionaria, vuoi avere un dottore che ti dà quello che vuoi.
Esattamente, assolutamente, assolutamente!

Io penso che il problema sia la professione medica, che tende a non capire l’arte.
Certo, totalmente!

Qual è il periodo di Michael Jackson che preferisci, quindi?
Ah, mi piacciono tutte le sue epoche. Penso che quando è diventato una celebrità mondiale non apparteneva più a nessuna “regione” del pianeta. Cantava di questioni di rilevanza globale, come la pace nel mondo e la carestia. Penso che sia molto interessante. Si, mi piace molto il periodo di “Black or White”, credo che sia nell’album Dangerous. Sai che io e la mia ragazza parlavamo di andare a visitare il Neverland Ranch?

Hai visto la puntata di Oprah dove visita il Neverland Ranch?
Sì, penso di sì.

È incredibile perché sembrava un enorme Luna Park costruito per sedurre i bambini.
Probabilmente.

Cosa ne penseresti di Oprah come presidente?
Sarebbe figo. Penso che nel 2016 potrebbe vincere, sai? Ho sentito dire che ha pensato di candidarsi come presidente ma ha troppa paura di essere assassinata. È il motivo principale per cui non si è voluta candidare. Sarebbe piuttosto radicale per la Casa Bianca, farebbe delle cose pazzesche. Secondo me, essendo ricca di suo, non avrebbe legami con le multinazionali. Farebbe dei cambiamenti folli e radicali.

Ma è un personaggio televisivo, quindi non si sa mai. Potrebbe sbroccare e far scoppiare una guerra nucleare.
Sì, potrebbe pigiare il bottone. È ancora più popolare di Michael Jackson, negli Stati Uniti.

La cosa interessante per quanto riguarda Oprah è che in alcuni Paesi europei, quelli più calvinisti o protestanti, trasmettono il suo programma in TV e ha successo. Ma nei Paesi con, diciamo, un po’ più di humour, come la Gran Bretagna o l’Italia, non ci cascano.
Certamente.

In Olanda e in Germania, però, la trasmettono.
È globale perché fa robe filantropiche. Va in Africa e costruisce le scuole, va in Australia e crea lavoro per gli aborigeni. Credo però che il suo fascino sia ristretto alla mentalità calvinista, protestante. Negli Stati Uniti, quelli che conosco che guardano Oprah vengono dai sobborghi, oppure sono casalinghe di retaggio cristiano. Gente che la considera una specie di guida spirituale.

Un altro trend televisivo è il cibo. Cibo e obesità.
Conosci l’Olive Garden? È una catena statunitense di ristoranti italiani. Si spacciano per ristoranti italiani autentici, ma è slime. Millantavano di mandare tutti i loro chef, di tutti i loro ristoranti, in Toscana, dove hanno un istituto. È stato uno scandalo. Hanno un edificio in questo paesino in Toscana, ma è completamente vuoto. E gli abitanti del paese non ci hanno visto anima viva in cinque anni. È stato molto divertente.

Gli italiani odiano una cosa in particolare, presente nella trasposizione statunitense del nostro cibo. La salsa marinara.
Sì, quella merda rossa di pomodoro! Sì sì, posso capire che sia un problema per le pubbliche relazioni.

In Italia nessuno usa tutto quell’origano secco.
Ma voi cosa ne pensate di tutti quegli italo-americani a cui piace identificarsi come “italiani”? [qui un coro di italiani presenti si scaglia contro gli italo-americani e Jersey Shore - NdR]. Spezzereste i loro cuori. Morirebbero.

Che programmi televisivi stai guardando?
L’ultima cosa che ho visto era Animal Autopsy, un reality britannico pazzesco. Fanno autopsie di animali selvaggi. C’era uno speciale lungo due ore dove squartavano una giraffa per sapere di cos’era morta. Non mi ricordo se il programma fosse girato in Africa, o se avevano esportato il cadavere.

Il mio programma preferito è Mysterious Diagnosis, un reality dove dei malati vanno dal dottore con un mal di testa e scoprono di avere la Sindrome di Zellweger. Finiscono sempre dal genetista. Credo che in futuro tutti faranno i test genetici e nessuno andrà più dal medico, quello con lo stetoscopio.
Forse, quando un essere umano va dal dottore, prova piacere a parlare con un’altra persona. Forse per questo la figura del dottore in carne e ossa non scomparirà.

C’è qualcuno esterno al mondo della musica che secondo te dovrebbe curare un festival?
Mi piacerebbe vedere qualcuno al di fuori della musica… fammi pensare… Karl Lagerfeld. Sarebbe fighissimo.

Pensi che il glam sia andato perso nella musica?
Sì. Sicuro. Penso che forse sia colpa della recessione.

Io preferisco il Brian Eno dell’epoca glam.
Oh sì, certamente! Sì, assolutamente! Come Here Come The Warm Jets. La roba old school. Cosa ne pensi di Lana Del Rey? Lei in teoria dovrebbe essere un po’ glam.

Non è abbastanza glam.
Sta fallendo?

Sì, penso che stia fallendo. Una non molto amata dai giornalisti seri di musica, ma che penso sia molto furba, è M.I.A. Forse la odi. Ma pensaci attentamente, è più vecchia di me.
Sì, ha tipo 37 anni.

Ecco, sa tutto, ha lavorato nella comunicazione, faceva la graphic designer, conosce la moda. Potrebbe avere tutti i vestiti che vuole, ma io credo che si vesta male apposta per sembrare più giovane.
Veramente? È un’ottima idea. Non vuole che la gente veda quanto gusto abbia?

Non vuole vestirsi con cose che le starebbero bene perché sembrerebbe una celebrity qualunque. Il look “da celebrity” invecchia.
Ah, quindi sì! Mantiene continuamente con l’immagine dell’“emergente”. Sì, assolutamente. Si vede.

Un’altra roba pazzesca è che mentre comunicava l’immagine della proletaria rivoluzionaria cingalese, usciva col figlio del presidente della Warner. Queste contraddizioni sono molto moderne. E non c’è niente, da un punto di vista comico, che faccia più ridere dell’ipocrisia. No?
A me fa ridere, molti invece non ne ridono. Ma a me diverte la nostra cultura mediatica sensazionalistica. Anche i notiziari.

Fox News, anche se è un orrendo canale di destra, ha completamente cambiato la televisione con la sua velocità. Durante la guerra in Iraq passavano in un secondo da Abu Ghraib a uno special sui manny, gli uomini che fanno le baby-sitter.
Non ti lasciano a ruminare, è quasi subliminale. Fox fa molto ridere. Molta roba comica passa prima attraverso una fase tragica. Mi ricordo durante la guerra in Iraq, ero tornato negli Stati Uniti da Londra, ed ero rimasto scioccato perché i servizi della Fox sembravano I Griffin. Mi ha fatto uscire di testa. All’inizio li criticavo, poi ho capito il ritmo. Non dicono nulla, manipolano la mente come le pubblicità, è geniale. Per quanto riguarda I Griffin, la transizione da I Simpson a I Griffin rispecchia la capacità intellettuale dell’americano medio. I Simpson a volte erano intelligenti, mentre I Griffin riprendono l’America post-NFL ipersteroidale. Le battute sono iniezioni di aneddoto puro, non c’è sostanza.

A proposito di semiotica. Nelle visuali del tuo concerto c’era l’insegna del Hummer.
Fa parte di quest’installazione che sto preparando per una galleria a New York. È parte di un progetto che si chiama NZT48, ho ripreso il nome dal film Limitless. È un nuovo stupido film che parla di un poveraccio che scopre una droga che ti fa diventare un genio. È tipo anfetamina, lui diventa una specie di prodigio della finanza e fa miliardi di dollari. Ma poi il governo si rende conto che ha un segreto, questa droga, l’NZT48. L’installazione sarà praticamente del ghiaccio secco dentro un Hummer, con varie luci. Voglio concentrarmi sulle arti visive. Per quanto riguarda la musica ho un nuovo gruppo, si chiama Bodyguard. Siamo in tre, e sarà il mio sfogo musicale.

Nel tuo ultimo album c’era il “dial-up sushi”. Chiami un numero dove puoi ordinare la consegna a domicilio, e pigiando numeri della tastiera scegli diversi tipi di maki. I miei connazionali vogliono il progresso tramite i diritti civili, ma io voglio il “dial-up sushi” più di qualsiasi altra cosa. Dove l’hai trovato?
L’ho inventato io, usando “text and speech”, quando scrivi qualcosa e il computer te la dice.

Oh, quindi non esiste. Che delusione.
Volevo simulare l’app di un telefono, tipo un’app che si occupa di consegna a domicilio di sushi. È interessante perché una settimana dopo l’uscita del disco c’era un cartellone pubblicitario per un servizio simile con su scritto: “Che tipo di sushi gradirebbe, signore?” Una coincidenza incredibile. Penso che il sushi sia globale, un cibo universale che va bene a tutti. Una razza, un alimento. È quasi utilitaristico, è utopico perché è più o meno “sano”, contiene tutti i principi nutritivi necessari, ed è simmetrico.

Hai fatto una conquista bellissima. Il tuo nome può essere usato per descrivere qualcosa. Il sushi a domicilio tramite app, ad esempio, è molto James Ferraro. Non credo si possa dire di molti altri musicisti contemporanei.
Questo è veramente figo. È un complimento. Grazie.
 

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