Polaroid dalle piantagioni di marijuana della Papua Nuova Guinea
All photo by Joel Bouchier

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Polaroid dalle piantagioni di marijuana della Papua Nuova Guinea

Joel Bouchier ha passato un mese in un villaggio nell'entroterra della Papua Nuova Guinea che sopravvive grazie alla coltivazione di cannabis. Prima di tornare a casa, ha fotografato i suoi abitanti.

Mentre si trovava in Papua Nuova Guinea, il fotografo australiano Joel Bouchier è finito a vivere in un villaggio nella regione degli altopiani la cui economia era basata prevalentemente sulla coltivazione della marijuana. Molti anni prima una faida aveva lasciato orfani molti dei bambini, che sotto la direzione dei giovani del villaggio hanno imparato a fumare, coltivare e vendere l'erba.

Durante la sua permanenza nel villaggio, Joel ha scattato una serie di polaroid che sono ora in mostra all'edizione 2014 del Festival della Fotografia Indipendente di Melbourne.

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VICE: Perché hai scelto proprio la Papua Nuova Guinea?
Joel Bouchier: È vicina all'Australia, ma non è un luogo molto conosciuto. Volevo solo visitarla, non sapevo a cosa andavo incontro o cosa ci avrei trovato. Sono partito con la mia macchina fotografica, senza avere dea di quale storia sarebbe venuta fuori.

Come hai conosciuto i ragazzi e gli uomini che coltivavano l'erba?
All'inizio, dopo una settimana di viaggio, non avevo ancora scattato nemmeno una foto e non stavo arrivando a nulla. Ero distrutto, al verde, non potevo permettermi un alloggio e mi mancavano ancora due settimane prima di tornare a casa. Mentre aspettavo il tramonto ho incrociato un ragazzo che si è messo a parlare con me. Gli ho chiesto dove abitasse e mi ha detto di seguirlo. Abbiamo attraversato fiumi, scalato montagne e attraversato la giungla e poi siamo arrivati al villaggio.

Pensavo che mi sarei trattenuto per poco, ma gli abitanti hanno voluto che mi fermassi per la notte. Così ho pensato di fermarmi lì per un mese. Non ho cominciato a scattare foto subito; ci ho messo un po' di tempo, per rispetto. Poi, appena ho scattato una foto, tutti l'hanno vista e mi hanno chiesto di farne altre. In un certo senso, è stato facile.

Secondo Zack Arias il punto di forza delle Polaroid è che, avendo il risultato lì sul momento, sono uno strumento molto sociale.
Il fatto di dare agli abitanti del villaggio una copia di una foto che li ritraeva mi apriva molte porte, perché loro non si erano mai visti così.

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È stato difficile raccontare una storia del genere—una storia sulla droga e sui bambini, ma che non è del tutto negativa?
Innanzitutto la storia va contestualizzata: anche se quella zona è formalmente sotto il controllo del governo, è rimasta intatta per centinaia di migliaia di anni. Ho scoperto che molti di questi bambini non avevano genitori. Otto o nove anni prima in quel villaggio c'era stata una faida per una piantagione di caffè, e tutti i ragazzi del villaggio sono rimasti orfani dall'età di sei o sette anni.

C'erano alcuni ragazzi più grandi, sui 20 o 30 anni, che hanno cresciuto gli altri ragazzi. Tutti quanti fumavano marijuana. Insomma, sono solo un prodotto dell'ambiente in cui sono cresciuti.

Il modo in cui fanno uso della marijuana è diverso da come se ne fa uso in Australia? 
​È più una questione di dipendenza. La fumano da così tanto che per loro è come il tabacco. Penso che alcuni di noi non riescano a capirlo. Ma è anche vero che è una sostanza che potrebbe avere delle conseguenze sull'organismo, soprattutto vista la quantità che ne fumano. C'erano bambini di otto o nove anni che fumavano dal momento in cui si svegliavano a quello in cui andavano a dormire.

Io sono cresciuto in un'area rurale della Nuova Zelanda, e trovo delle somiglianze con i luoghi di cui parli. Anche dove sono cresciuto io c'erano bambini di sei anni che fumavano erba.
In molte di queste zone, l'alcol è costoso e difficile da ottenere—specie per le comunità che non hanno un sistema economico basato sulla moneta. Fumano erba perché è facile da ottenere. E penso anche perché ormai è una tradizione.

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Ti sei mai sentito in pericolo?
Port Moresby ha i suoi rischi. Ho assistito a furti d'auto. Ho visto una donna e la sua famiglia cacciati dalla città perché si credeva fossero maghi e streghe. Alcune delle pratiche e delle credenze di questa gente sono decisamente medievali. La città può esser pericolosa, ma io l'ho presa per quello che era. Di solito, chi te ne parla ti raccomanda di stare attento e ti racconta tutta una serie di storie terribili. Io ho sempre cercato di non ascoltare, visto che tanto mi trovavo già lì.

Il progetto fotografico di Joel,Kuka Boys, sarà in mostra al Loose Leaf dall'11 al 16 novembre, nell'ambito dell'edizione 2014 dell'Independent Photography Festival.

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