Enri Canaj: Shadows in Greece è un progetto personale che ho iniziato due anni fa. La serie documenta la vita quotidiana ad Atene alla vigilia della tremenda ondata di turisti durante le Olimpiadi del 2004 e il conseguente svuotamento della città. Quelli ritratti nella serie sono luoghi che una volta erano i quartieri più vivi della città, e ora invece marciscono abbandonati. La gente si aggira per le strade come ombre, testa e spalle basse, labbra serrate. Mentre le borse crollano, il tasso di suicidi sale. Ogni foto ritrae una persona con una sua storia da raccontare.

Inizialmente ero concentrato solo sulle crisi economiche e sociali più piccole che si stavano diffondendo giorno dopo giorno intorno a me. Però poi le cose sono cambiate immediatamente. Grandi scioperi, manifestazioni, gente arrabbiata che protestava e bruciava negozi ed edifici; cose che sono diventate la norma ad Atene. All'inizio fotografavo senza un obiettivo preciso. Persino per me era incredibile tutto quel che stava accadendo. Poi all'improvviso le mie foto mi hanno portato da un'altra parte.Il centro di Atene, come lo ricordo all'inizio, era pieno di vita. Nel periodo prima della Olimpiadi c'era stato un grande sviluppo. Ma dopo che tutti sono andati via, la città ha iniziato a deteriorarsi e gradualmente è tornata al suo stato originario: i rimastini, le bancarelle, gli immigrati e le prostitute. Ma per me quelle persone non se ne erano mai andate. Le avevo viste sin dal mio primo giorno ad Atene, quando avevo 11 anni.

Sono nato nel 1980 a Tirana, in Albania. La mia famiglia è emigrata in Grecia nel 1991, quando hanno riaperto i confini. Non capivo perché stessimo andando via; pensavo che l'Albania fosse bella. Abbiamo venduto quasi tutto quel che avevamo. Abbiamo preso un po' di foto di famiglia in bianco e nero e una borsa con i vestiti e siamo saliti su un bus. Mi sembrava tutto confuso e spaventoso finché non ho visto di fronte a me una strada piena di luci brillanti, cartelloni pubblicitari, negozi e bar dove avrei potuto assaggiare la mia prima Coca Cola.

Come tutti sanno, la situazione in Grecia è diventata molto complicata negli ultimi sei anni. Le cose vanno sempre peggio e la gente se la passa male. Si sentono persi e senza speranza. Stanno soffrendo e, nelle mie immagini, voglio mostrare questo. Non voglio nasconderlo.Questo è lo stesso motivo per cui penso che ci sia speranza. Guardare in faccia la realtà, anche quando è dura, ci fa trovare la speranza. Anche se alcuni di noi sono più fortunati, dobbiamo essere comprensivi e compassionevoli verso il dolore degli altri. Voglio che le persone si fermino per un minuto a pensare a questo.
Una stanza vicino al centro della città.
Un uomo in fila per ricevere il suo pasto.
Un poliziotto chiede i documenti a un immigrato.
Una ragazza mostra il suo tatuaggio, che recita "M di 'mamma'."
Un vicolo dietro Piazza Omonia molto frequentato dai tossicodipendenti.
Un uomo picchiato da un gruppo di ragazzi in centro.
Prostitute che si baciano per strada.
Mixalis, 28 anni e Eleni, 32, in una stanza di hotel. Sono entrambi tossicodipendenti ed Eleni lavora come prostituta. Ha due bambini e lo stato si prende cura di loro.
Immigrati afghani in una fabbrica abbandonata.
Xia, 32 anni, è una tossicodipendente che di sera si prostituisce per pagarsi la droga. Xia viveva con sua madre, che non sa del suo lavoro.
Un uomo mangia alla mensa dei poveri della Chiesa.
Immigrati afghani in una fabbrica abbandonata.
Joana, 22, si fa di eroina per strada. Lavora come prostituta di notte e vive sola in un motel.
La polizia arresta un rifugiato per aver rubato il cellulare di una donna nel centro di Atene.
Un immigrato afghano in una fabbrica abbandonata.
Una protesta contro il governo.
Questa foto è stata scattata durante una delle più grandi proteste ad Atene.